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Vivi Kronos o vivi Kairos?

Erich Fromm scriveva: “L’uomo moderno crede di perdere il tempo, quando non fa le cose in fretta; eppure non sa che cosa fare del tempo che guadagna, tranne che ammazzarlo”.

Oggi, se non facciamo le cose in fretta ci sembra di perdere tempo, e proprio perché non sappiamo cosa fare del tempo, o meglio non sappiamo come viverlo e gustarlo, lo riempiamo e quindi lo ammazziamo.

Tutti in parte lavoriamo, mangiamo, dormiamo, studiamo. In sostanza la maggior parte del nostro tempo è occupata da cose incombenti, necessarie e primarie. La differenza sta nel come passiamo il tempo rimanente, e di come lo viviamo.

Io considero in maniera corretta il tempo, lo vivo come dono, come spazio importante della mia vita o lo vivo come spazio da riempire, come qualcosa che passa senza dover per forza lasciarmi qualcosa d’importante?

Kronos e Kairos

Gli antichi greci avevano due parole per definire il tempo: kronos e kairos.

Kronos é il tempo quantitativo, quello dello scandire cronologico, inesorabile e preciso.
Kairos
, il tempo qualitativo, quello indeterminato e indefinito in cui ci accade qualcosa di speciale (e il senso della specialità è del tutto personale).

C’è una corsa al tempo, lo rincorriamo, c’è la necessità di avere tempo ma forse lo scopo non è l’averne, ma il riempirlo. Quante volte rincorriamo il tempo, nell’affanno di poter concentrare il tutto in poco, per averne di più da riempire.

Questa è una realtà che rasenta l’assurdo. Noi corriamo non per aver tempo libero, ma per averne di più da riempire.

Sulla questione del tempo dibattono tutti, giovani e anziani: i giovani si lamentano di non aver tempo, ma poi scopriamo che passano più di due ore al giorno sui social.

Non godiamo il tempo in pieno

Riempiamo il tempo ma non lo godiamo in pieno, non lo viviamo come luogo della propria realizzazione.

Ma chiediamoci, è davvero tempo sprecato, quello utilizzato per la relazione? È tempo sprecato quello usato per aiutare il prossimo?

Oppure il tempo sprecato è quello che usiamo per riempire quello vuoto, il tempo trascorso su Facebook senza un reale motivo, il tempo passato alla Tv, alla play-station?

Non importa cosa faccio, ma sapere il perché, se il mio tempo è riempito di mille cose e se sono convinto che non tutte siano importanti allora è chiaro che mi devo dire perché riempio il mio tempo, di azioni, parole, rumori.

Perché appena esco da casa, mi metto le cuffie del mio smartphone? Perché studio con lo stereo acceso? Perché se sono in casa da solo, ho la Tv accesa, anche se non la guardo?

Come considerate il tempo?

Allora, attenzione: se considero il tempo solo come spazio da trascorrere, allora il mio modo di pensare è Kronos, tempo che passa.
Se invece considero il tempo come spazio costruttivo e qualitativo che mi possa far crescere, donandomi soddisfazioni allora il mio modo di pensare è Kairos.

Il pensiero comune non è vivere il tempo, ma farlo passare, perché siamo convinti che il tempo non colmato, non passi.

Siamo, però davvero sicuri di quest’affermazione,  siamo certi che il tempo non riempito non passi, o in realtà ne siamo solo impauriti?

Abbiamo così paura di quello che può succedere nel tempo vissuto ascoltandolo, che lo riempiamo di azioni, di parole, di rumori e di cose da fare. L’uomo non è importante in conformità a ciò che fa, ma è importante poiché esiste.

Non è il tempo occupato che dà importanza alla mia esistenza, ma è essa che dà importanza al tempo.

Non bisogna essere schiavi del tempo

Vorrei che tutti noi riuscissimo a saper gioire del tempo e a non esserne schiavi, saper godere del tempo vissuto, senza sciuparlo e senza programmarlo rigidamente riempiendolo solo per il gusto di farlo o per la paura di trascorrere del tempo “vuoto“, non consumato, comprendendo e amando il tempo senza dissiparlo, o esserne travolto.

C’è una parabola giudaica che dice così: “L’angelo Gabriele fu mandato da Dio per far dono della vita immortale a chi avesse un momento di tempo per riceverlo. Quando l’angelo fece ritorno disse: Avevano tutti un piede nel passato e uno nel futuro, non ho trovato nessuno che avesse tempo”.

L’oggi può essere il tuo paradiso o il tuo inferno in base a come lo vivi.

L’uomo non ama più l’oggi, l’istante da assaporare, il presente da valorizzare.

Gli eternamente giovani vivono come se il tempo non passasse mai

Molte persone (e spesso sono quelle non sono più giovani), vivono come se il tempo non passasse mai, gli eternamente giovani (adulescenza). Sono quelli che si vestono come gli adolescenti, anche se non lo sono più da un pezzo, che si tingono i capelli, che si fanno i lifting.

Queste persone spesso dicono di sentirsi giovani, ma in realtà lo mostrano soltanto, solo perché hanno paura di mostrare gli anni che hanno.

Il motivo è il non dichiararsi la verità che è semplicemente che loro stanno invecchiando.

Poi ci sono quelli, spesso adolescenti che saltano gli anni, e che quindi si ritrovano a fare cose a quindici anni che forse sarebbe meglio che facessero a venti. Questi non si accorgono di perdere cinque anni, perché a venti non puoi più fare le cose che facevi a sedici, non puoi più pensare come un ragazzo di sedici anni, e quindi i loro 16, 17 e 18 anni non li hanno vissuti come tali.

L’importanza di vivere il presente senza rammaricarsi del passato e senza affannarsi a rincorrere il futuro, il vivere l’oggi ascoltando cosa ha da dirti, perché ciò che l’oggi ha dirti non te l’ha detto ieri, e non può dirtelo domani, ma te lo deve dire ora, e puoi ascoltare solo se riesci a fermarti, solo fermandoti riuscirai ad ascoltarti.

Stare in silenzio in attesa non è tempo sprecato. Il fermarsi a pensare non è un tempo vuoto.

È durante questo tempo che l’uomo si riempie di sapienza, di verità, di forza e di amore.

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