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Obesità infantile: in Italia il problema è serio

Intervista di Miriam Cesta al dott. Giorgio Pitzalis

Riguardo all’obesità infantile, sul banco degli imputati non solo consumo esagerato di zuccheri e grassi e alimentazione sbilanciata, ma anche il poco movimento fisico.

In Italia il fenomeno dell’obesità infantile è in crescita, con la percentuale di bambini e adolescenti obesi aumentata di quasi 3 volte nel 2016 rispetto al 1975.

In Europa, intanto, l’obesità è in aumento in tutti i Paesi dell’Unione, e si contano sovrappeso un bambino su tre e obesi uno su dieci.

Il rapporto Unicef

Nel nostro Paese l’obesità infantile sta diventando un problema sempre più serio, e sta assumendo le caratteristiche di una vera e propria epidemia.

Nel rapporto Unicef “Diamogli peso. L’impegno dell’Unicef per combattere la malnutrizione”, il Fondo delle nazioni unite per l’infanzia parla di una quota di bambini sedentari nel nostro Paese molto alta nella fascia di età 3-5 anni (48%, quasi uno su due) che diminuisce nelle età successive, ma che inizia nuovamente a risalire e si mantiene elevata intorno ai 18-19 anni (20%), aprendo in molti casi la strada a sovrappeso e obesità nella vita adulta.

Un problema dei Paesi ricchi

Quando si parla di malnutrizione, si legge nel report dell’Unicef, siamo portati a pensare a situazioni legate ai Paesi più poveri: “malnutrizione”, però, non significa solo non avere da mangiare a sufficienza, ma anche mangiare in modo errato o malsano.

E quindi anche l’obesità può essere considerata una forma di malnutrizione.

A livello globale nel 2000 i bambini sotto i 5 anni in sovrappeso erano poco più di 30 milioni; nel 2017 erano più di 38 milioni.

Attualmente è in sovrappeso il 5,6% della popolazione infantile mondiale. E il problema riguarda soprattutto i Paesi benestanti e sviluppati.

Obesità infantile, un fenomeno in crescita

Le più importanti istituzioni sanitarie nazionali ed internazionali, ormai periodicamente, stanno mettendo in guardia il nostro paese sulle dimensioni che sta assumendo il fenomeno dell’obesità infantile: secondo l’ultima indagine condotta dall’osservatorio “Okkio alla Salute” dell’Istituto Superiore di Sanità il 9% dei bambini/e coinvolti nell’indagine è obeso e circa il 21% in sovrappeso.

Gli errori più frequenti

La varietà del cibo proposto, la presentazione, il contesto in cui lo si consuma, le abitudini familiari, gli stimoli che si ricevono dalla scuola e i messaggi pubblicitari: i fattori che possono influenzare le scelte alimentari dei bambini sono diversi, e può quindi accadere che sia i bambini, sia le famiglie, commettano degli errori che non vanno sottovalutati, perché possono condizionare la salute nel lungo a termine.

Ecco i principali:

  • la prima colazione è spesso frettolosa o incompleta;
  • lo spuntino del mattino è frequentemente ipercalorico;
  • il consumo di latte viene precocemente interrotto e sostituito con bevande gassate e zuccherate;
  • vengono assunti in eccesso nutrienti quali proteine animali, grassi saturi e sodio, mentre si registrano carenze di carboidrati complessi (amidi), fibra alimentare, calcio, ferro, zinco e acido folico;
  • il pranzo è spesso incompleto e veloce;
  • la merenda del pomeriggio, carente di latte o yogurt o frutta, è basata perlopiù su cibi industriali (snack dolci o salati);
  • la cena, che in molti casi è l’unico momento di aggregazione familiare, tende a essere il pasto principale della giornata, spesso ipercalorico e il più delle volte carente di verdure e frutta.

Infine la diffusione, anche all’interno delle scuole, di distributori automatici con snack ad alto contenuto di grassi e di zuccheri semplici e di bibite zuccherate facilita i comportamenti alimentari scorretti.

La corretta giornata alimentare

Per alimentarsi in modo corretto l’ideale è mangiare cinque volte al giorno (prima colazione, spuntino del mattino, pranzo, merenda, cena).

Sembrerebbe infatti che concentrare i pasti in 2 o 3 “grossi appuntamenti con il cibo” comporti più facilmente l’assunzione di alimenti più grassi.

Orientativamente la suddivisione percentuale dell’apporto calorico all’interno della giornata dovrebbe rispettare le seguenti proporzioni:

  • colazione 15% delle calorie totali che vanno introdotte quotidianamente;
  • spuntino di metà mattina 5%;
  • pranzo 40%;
  • merenda 5% e cena 35%.

Un menu equilibrato.

Ecco un esempio di un menu giornaliero equilibrato per un bambino:

colazione:

  • latte o yogurt parzialmente scremato + amidi (biscotti o fette biscottate o pane) o frutta;

spuntino:

  • latte o yogurt o panino o cracker o biscotti o frutta (anche frullata);

pranzo:

  • pasta o riso o patate, carne o pesce o formaggio, verdure, pane, olio, frutta; merenda: latte o yogurt o panino o cracker o biscotti o frutta (anche frullata);

cena:

  • carne o pesce o formaggio, verdure, pane, olio, frutta.

In pratica

Ecco una traccia per organizzare un menu giornaliero equilibrato per un bambino.

  • Colazione: un bicchiere di latte o un vasetto di yogurt parzialmente scremato + 2 biscotti o 2 fette biscottate o una fettina di pane e/o un frutto;
  • spuntino: un bicchiere di latte o un vasetto di yogurt o panino o una confezione di cracker o 2-3 biscotti e/o un frutto (anche frullato);
  • pranzo: pasta o riso (senza esagerare con le quantità: 25-30 grammi tra 1 e 3 anni di età, 40-50 grammi tra i 4 e gli 8 anni di età, e in ogni caso mai superare i 70 grammi, anche negli anni successivi), carne o pesce o formaggio (70 grammi di carni bianche o 80 grammi di pesce o 30 grammi di formaggio), verdure in quantità libera, pane (una fetta a pasto), frutta in quantità libera;
  • merenda: un bicchiere di latte o un vasetto di yogurt o panino o una confezione di cracker o 2-3 biscotti o un frutto (anche frullato);
  • cena: carne o pesce o formaggi (vedi pranzo), verdure, pane, frutta.

No alla fretta e alla tv.

Per dare al cervello il tempo di registrare il senso di sazietà che arriva dallo stomaco pieno sono necessari circa 20 minuti.

Se si consumano i pasti velocemente, quindi, si rischia di introdurre più cibo di quanto ne servirebbe per sentirsi sazi.

È quindi importante mangiare con calma, masticando lentamente e facendo una pausa tra la prima e la seconda portata.

Per evitare di mangiare più del necessario, poi, è importante non consumare i pasti davanti alla televisione, perché mangiare meccanicamente davanti al video è il modo migliore per perdere il controllo e riempirsi di cibo senza accorgersene.

Non saltare la colazione

Per contrastare l’obesità è molto importante non saltare la colazione.

I bambini che saltano il primo pasto del mattino rischiano di ingrassare quattro volte di più rispetto ai coetanei, perché iniziano la giornata con un debito calorico che tendono a riempire in eccesso nel corso delle ore.

No alle scorte di “cose buone”

Merendine, biscotti, dolci, patatine fritte e altri cibi che possono essere consumati senza controllo, soprattutto se i bambini ormai grandicelli rimangono spesso soli in casa, non dovrebbero essere in dispensa.

Poiché, però, non si può sempre dire di “no”, è importante contrattare le occasioni in cui certe golosità sono concesse.

Allo stesso modo particolare attenzione va prestata alle bevande gassate, ricche di zuccheri: mai lasciare in frigo bottiglie dalle quali attingere liberamente.

Povertà minorile, il legame con l’obesità.

Gli ultimi dati Istat (l’Istituto nazionale di statistica) indicano che la povertà minorile in Italia è una vera emergenza: più di un 1 milione e 200 mila bambini e adolescenti non hanno l’indispensabile per una vita quotidiana dignitosa e più del 20% delle famiglie con tre o più figli minori si trova in questa stessa condizione.

Tra le deprivazioni maggiormente emerse da tutte le indagini svolte emerge che la mancanza di cibo in quantità e di qualità è sempre al primo posto.

Se, quindi, nell’immaginario collettivo la povertà viene solitamente messa in relazione con la denutrizione, i numeri indicano invece che nelle aree geografiche con maggiori difficoltà economiche e socioculturali bambini e adolescenti soffrono di problemi legati a sovrappeso e obesità.

Obesità infantile e bullismo.

Non solo obesità. Il rapporto dell’Unicef evidenzia che a livello internazionale il 7% dei ragazzi e il 13% delle ragazze nella fascia di età compresa tra i 9 e i 14 anni presenta disturbi del comportamento alimentare (non solo obesità, quindi, ma anche anoressia, bulimia e binge eating) che si manifestano in particolare nei Paesi industrializzati e ad alto reddito. Disturbi che portano alla luce una forma crescente di disagio tra gli adolescenti e prestano il fianco a un’altra problematica, quella del bullismo legato all’immagine fisica.

Un bambino su tre rifiuta frutta e verdura. Importanti gli stimoli che arrivano dalla mensa di scuola.

In generale un bambino su tre rifiuta frutta e verdura. La refezione scolastica, in questo senso, è la sede più adeguata per interventi di educazione alimentare, per favorire un percorso educativo e formativo che attraverso l’apprendimento di sapori alternativi e modalità di presentazione diverse dei cibi, possa correggere abitudini consolidate e non rispondenti a una dieta equilibrata e salutare.

Certo, è importante anche a casa cercare di stimolare i bambini al consumo di questi alimenti, considerando da una parte le loro preferenze (la scarsa accettazione delle verdure, ad esempio, può essere data dal sapore, ma anche dalla modalità di cottura e di presentazione) e, dall’altra, coinvolgendoli nella preparazione delle pietanze: avranno poi curiosità nell’assaggiarle, almeno.

Così come può aiutare offrire loro delle alternative sane e buone nonché colorate, come degli spiedini di frutta fresca di stagione, anche in occasioni come feste di compleanno in cui solitamente la fanno da padrone patatine e snack di ogni tipo.

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