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Il pasto in famiglia. Una terapia efficace per tutti.

di Giorgio Pitzalis

Lo sviluppo sano degli adolescenti è influenzato da una miriade di fattori familiari. Ambienti familiari sani, inclusa la coesione familiare (cioè sentimenti di amore, calore e cura dei genitori) si sono dimostrati protettivi nei confronti della salute mentale o dei comportamenti psicosociali patologici.

Un semplice e quotidiano intervento che potrebbe facilmente essere applicato per aumentare sani ambienti familiari sono costituiti dai pasti in famiglia. I pasti in famiglia potrebbero servire come un’arena per aumentare la coesione familiare, la stabilità e la connessione o per potenziare i beni dello sviluppo adolescenziale, come “coping” incentrato sui problemi e lo sviluppo socio-emotivo.

In psicoterapia cognitiva e psichiatria il termine coping (termine inglese traducibile con “strategia di adattamento”) indica l’insieme dei meccanismi psicologici adattativi messi in atto da un individuo per fronteggiare problemi personali ed interpersonali, allo scopo di gestire, ridurre o tollerare lo stress ed il conflitto. I meccanismi psicologici di coping sono comunemente chiamati strategie di coping.

Il termine coping viene solitamente riferito alle strategie adattive (cioè costruttive), ovvero strategie che cerchino di ridurre lo stress.

Inoltre i rituali e le routine familiari, come il pasto in famiglia, potrebbe offrire coerenza e spazio per il check-in con i familiari, e per imparare e insegnare comportamenti e attitudini alimentari sani.

I pasti familiari sono stati valutati quale marcatori del benessere adolescenziale, relativamente ai tassi di consumo di sostanze e il comportamento alimentare disordinato.

I pasti in famiglia mostravano una relazione generalmente positiva tra pasti familiari frequenti e un minor coinvolgimento degli adolescenti nel comportamento a rischio, compreso il comportamento estremo di controllo del peso (definito come ingestione di pillole dimagranti, vomito autoindotto, uso di lassativi o uso di diuretici per controllare il peso).

A questo proposito ricordiamo che l’anoressia nervosa (AN) è un grave disturbo psichiatrico, con conseguenze fisiche e psicologiche solitamente devastanti.

È caratterizzata da un basso peso, restrizione alimentare e intensa paura di aumentare di peso e può anche essere associato con comportamenti anomali per prevenire l’aumento di peso, come un intenso esercizio fisico, uso di lassativi o diuretici, o auto-provocazione del vomito.

Si manifesta più frequentemente nelle donne che negli uomini e tende a debuttare nell’adolescenza o nella prima età adulta.

La sua diffusione a livello mondiale è dello 0,4%. Sebbene la sua prevalenza sia inferiore rispetto ad altri disturbi psichiatrici, la sua tendenza alla cronicità e la gravità delle sue conseguenze sono notevoli.

Anche se il trattamento ambulatoriale dell’anoressia sia il più possibile privilegiato, i rischi associati alla scarsa risposta al trattamento o alla mancanza di aderenza del paziente o della famiglia, richiedono la possibilità di ricovero in qualsiasi momento della malattia.

Anche in queste patologie del comportamento alimentare ritrovarsi frequentemente in famiglia è associato a migliori esiti psicosociali per i bambini e gli adolescenti. In generale, i frequenti pasti in famiglia sono inversamente associati a consumo disordinato, consumo di alcool e sostanze, comportamento violento e sentimenti di depressione o pensieri di suicidio.

C’era una relazione positiva tra pasti familiari frequenti e maggiore autostima e impegno per l’apprendimento o una media scolastica più alta.

Tuttavia, i risultati evidenziano anche le differenze nei risultati per maschi e femmine, nel senso che le femmine apparentemente ottengono maggiori effetti protettivi rispetto ai maschi. Ovviamente molteplici sono le barriere socio-economico-pratiche che impediscono di avere pasti familiari frequenti: impegni di entrambi i genitori e degli adolescenti, motivi logistici e temporali.

Consideriamo però che l’abitudine di pasti familiari ha esiti psicosociali dagli effetti bidirezionali (genitori-figli ma anche figli-genitori).

Quindi, se possiamo, torniamo a casa per mangiare insieme! Il pasto in famiglia. Una terapia efficace per tutti.

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