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I latti di crescita

Una carenza o un eccesso di uno o più nutrienti durante la fase precoce (i primi 1000 giorni dal concepimento) e sensibile della crescita e dello sviluppo può avere effetti a lungo termine (anche per tutta la vita) di un soggetto.

Ad esempio, l’eccesso proteico precoce (quota energetica > 14% tra 6 e 24 mesi), conduce ad un aumento della concentrazione dei fattori di crescita (IGF-1).

Quindi dell’insulina, con un’ipertrofia ed una iperplasia delle cellule adipose, nonché ad una stimolazione della differenziazione da preadipociti in adipociti.

Il tutto concorre a formare un deposito adiposo maggiore, con un maggior rischio di obesità (Rolland-Cachera et al. Acta Paed 1999;88.365).

È quindi indispensabile evitare il precoce innalzamento del BMI (adiposity rebound) considerando che soprattutto le proteine assunte con il latte stimolano la secrezione d’insulina e di IGF-1 in età pediatrica (Am J Clin Nutr 2009;89:1836-1845).

Apporto proteico

Come varia l’intake proteico in base al tipo di latte? Il latte materno fornisce circa 1,1-1,2 g/dL (di questo solo 0,7g/dL ha un effetto “nutrizionale”).

In media i latti formulati di tipo 1 e di tipo 2 (follow-up formulas), apportano da 1,2 fino a oltre 2 g/dL, mentre il latte vaccino si pone su valori pari a 3,5 g/dL.

I latti di crescita (1,5-2,7 g/dL)

Hanno sicuramente un apporto proteico ridotto rispetto al latte vaccino e possono essere quindi impiegati con maggiore tranquillità.

Ricordiamo che gli apporti giornalieri proteici (LARN 2014) per bambini e adolescenti non devono superare 1g/kg/die.

È consigliabile, quindi, mantenere l’allattamento materno quanto più possibile ma, in caso di necessità, tendere a impiegare latti di crescita formulati a ridotto contenuto proteico, anche dopo il primo anno di vita, contenendo l’apporto proteico entro l’8-12% (How much protein is safe? Agostoni et al. Int J Obes 2005,29:S8-S13).

Il problema del ferro

Un apporto ottimale di ferro nell’infanzia si associa positivamente ad indici di crescita e di sviluppo psico-intellettuale.

Il periodo di maggior rischio di carenza di ferro nell’infanzia è fra 6 e 18 mesi e si sovrappone al periodo critico di sviluppo cerebrale.

Una carenza di ferro durante la primissima infanzia potrebbe perciò associarsi ad alterazioni dello sviluppo intellettivo, oltre che ad anemia.

Il fabbisogno di ferro tra 1 e 3 anni è pari a 7 mg/die, mentre la percentuale di biodisponibilità di ferro varia con gli alimenti.

L’assorbimento migliore è dato dal latte materno (50%), seguito da formule fortificate (assorbimento medio del 20%), mentre il latte vaccino ha un assorbimento decisamente ridotto (10%).

Tra l’altro gli alimenti ricchi in proteine possono sia aumentare che ridurre l’assorbimento del ferro.

È fondamentale la composizione aminoacidica dei singoli alimenti.

In particolare l’unico aminoacido in grado di aumentare l’assorbimento del ferro è la cisteina.

In questo senso, mentre carni e pesce sono ricchi di cisteina, il latte vaccino ha un ridotto contenuto di cisteina, conseguente all’elevato tenore di caseina.

Inoltre, il contenuto di calcio del latte vaccino è quattro volte maggiore del latte materno e questo comporta un effetto interferente sull’assorbimento del ferro.

La precoce introduzione del latte vaccino si associa a un rischio aumentato di deficit di ferro, sia attraverso microemorragie intestinali (J Clin Gastroenterol 2008,2:152-156) che mediante la presenza d’inibitori dell’assorbimento del ferro.

Vitamina D

Nel latte vaccino è pari a 5-40 U.I. di vit.D /dL, mentre nei latti di crescita è maggiore 48-60.

Un consumo abituale di latte fortificato con vitamina D (apporto medio pari a 4 microg/dL) è in grado di mantenere adeguati livelli sierici di 25(OH)D.

DHA

I bambini hanno e assumono ridotti livelli di DHA (importante acido grasso della serie omega-3).

Questo nutriente riduce le concentrazioni ematiche di trigliceridi e colesterolo LDL, protegge il sistema nervoso centrale, ha proprietà antiossidanti ed antinfiammatorie.

Un incremento dell’apporto di DHA potrebbe migliorare lo sviluppo e il benessere respiratorio (Prostaglandins, Leukotrienes and Essential Fatty Acids 82(2010) 287-293).

Per questo il latte vaccino non dovrebbe essere somministrato fino ai 2-3 anni per i seguenti motivi:

  • eccesso proteico
  • deficit di ferro
  • microemorragie intestinali
  • elevato carico renali di soluti
  • elevate perdite idriche
  • stipsi (se assunto in elevate quantità), possibili reazioni allergiche (Efsa scientific report 2009,231:1-107).

I risultati Studio Nutrintake nel bambino da 6 a 36 mesi hanno condotto alle seguenti conclusioni:

nei soggetti esaminati di età inferiore ai 12 mesi, praticamente tutti i bambini non raggiungono il fabbisogno consigliato di ferro.

Dopo il primo anno di vita questa percentuale si riduce (per così dire) fino all’80%.

Relativamente al sodio, a 18 mesi il 50% dei bambini ne consuma oltre la quantità massima raccomandata; man mano che il bambino cresce la situazione peggiora.

Apporto proteico: entro il primo anno di vita il 50% dei bambini ne assume il doppio rispetto al fabbisogno raccomandato.

Oltre i 12 mesi il 50% dei bambini ne assume quasi tre volte rispetto al fabbisogno raccomandato. (Zuccotti et al., Nutrients 2014, 6, 3169-3186; doi:10.3390/nu6083169).

Le caratteristiche nutrizionali del latte vaccino vanno a coincidere con i «difetti» nutrizionali del bambino da 6 a 36 mesi: elevate quantità di proteine, elettroliti, ridotte quantità di ferro, vitamine D, C, A, E, Ω3 e Ω6.

L’organizzazione mondiale della sanità (OMS) consiglia di allattare fino ai 2 anni di età ed oltre, se mamma e figlio lo desiderano.

In assenza del latte materno, e in attesa di somministrare il latte vaccino, una valida alternativa è rappresentata dai latti di crescita, che introdotti negli anni ’90, sono definibili come preparazioni lattee (derivate dal latte di mucca) indicate i bambini da 12 a 36 mesi di vita.

Dal punto di vista normativo sono inseriti sia nel decreto legislativo 111/92, che nel nuovo regolamento europeo (1925/2006), sui cosiddetti alimenti arricchiti, che oltre ad avere una composizione particolare per il bambino, sono anche integrati con vitamine e minerali.

Quali sono i possibili vantaggi dei latti di crescita?

  • hanno un ridotto apporto proteico (prevenzione del sovrappeso/obesità infantile)
  • adeguato apporto di micronutrienti (ferro, zinco) e quindi un migliore sviluppo del sistema immunitario e neurologico.
  • adeguato apporto di vitamine e acidi grassi essenziali con conseguente crescita e sviluppo neuro-comportamentale adeguati
  • migliore digeribilità per la presenza dei polisaccaridi, più digeribili e meno fermentescibili rispetto al lattosio.
  • aggiunta di fibre.

Caratteristica peculiare dei latti di crescita è inoltre la composizione organolettica:

  • Il 40-60% è costituito da latte parzialmente o totalmente scremato. Il resto può essere costituito da amido di patata, olio di pesce, saccarosio.
  • Zuccheri (saccarosio, glucosio, fruttosio e maltosio).
  • Grassi. Nel latte vaccino si trovano essenzialmente acidi grassi saturi, mentre nei latti di crescita prevale l’aggiunta di acidi grassi polinsaturi.
  • Sali minerali
  • Vitamine
  • Carboidrati complessi
  • Additivi (emulsionante, vanillina, estratto di mela).

In conclusione il pediatra deve comunque fare prevenzione, consapevole degli effetti a medio/lungo termine degli alimenti consigliati per il bambino.

Il costo medio del latte vaccino intero è pari a 0,80-1,60 euro/litro, mentre i latti di crescita sono offerti, in media, a 2 euro/litro.

Quindi, riguardo ai latti di crescita, come comportarsi?

Deve essere una scelta obbligata, consigliabile o solo consapevole? L’importante è non rimanere senza corrette basi conoscitive.

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