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Bambini e obesità

Quanto influiscono gli stili di vita alimentari dei genitori?

Il rapporto tra genitori e figli a tavola rappresenta l’argomento centrale della ricerca effettuata dall’osservatorio di Genz commissionato a Nomina da UniSalute. In relazione alle abitudini alimentari dei giovani (dai 6 ai 19 anni) i risultati emersi sono stati presentati per la prima volta al Convegno Nazionale sull’Obesità Infantile tenutosi a Bologna, a cura della società del Gruppo Unipol.

Bambini e obesità

I genitori attenti alle abitudini alimentari dei figli e alla loro attività fisica avranno bambini in forma ed in salute, al contrario di chi invece trascurerà tali importanti accortezze. Ciò è emerso dall’Osservatorio Genz a cura di Nomisma e commissionato da UniSalute, compagnia del Gruppo Unipol, da sempre impegnato nella prevenzione e nell’assicurazione sanitaria.

Resi noti i primi risultati della ricerca effettuata dall’Osservatorio di Genz

Per l’occasione, durante il Convegno Nazionale “La Salute si impara da piccoli. Corretti stili di vita per #CrescereInSalute” sono stati presentati i risultati emersi. Il convegno è stato realizzato il giorno 8 settembre a Bologna a cura di UniSalute.

Oltre 4000 gli studenti delle scuole italiane che sono stati coinvolti per la realizzazione di questo studio. Essi sono stati chiamati ad esprimere la loro opinione attraverso questionari online e immagini, il cui obiettivo principale era quello di valutare le loro abitudini alimentari, il modo in cui trascorrevano il tempo libero e la sensibilità mostrata verso l’ambiente.

Nel corso del convegno è stato possibile ascoltare diversi interventi di medici ed esperti del settore che hanno affrontato particolari tematiche legate all’alimentazione nell’infanzia e nell’adolescenza.

Stando alle parole della Responsabile Market Intelligence di Nomina, Silvia Zucconi “Ciò che emerge in maniera forte dallo studio è il ruolo fondamentale dei genitori che sono degli influencer negli stili alimentari e negli stili sportivi.

Abbiamo visto una correlazione fortissima tra i genitori che fanno sport e la pratica sportiva nei relativi figli, la stessa cosa riguarda lo stile alimentare dei genitori normopeso: se hanno una forte attenzione nei confronti dell’alimentazione hanno anche bambini con stile di vita alimentare più salubri”.

Risulta inoltre un dato molto positivo: la maggioranza dei bambini e degli adolescenti italiani hanno principalmente abitudini corrette ad eccezione di una piccola minoranza.

In particolare coloro tra i 12 e i 19 anni tendono ancora a trascurare la colazione: solo il 76% dichiara di fare colazione tutti i giorni.
Buona risulta essere inoltre la propensione verso lo sport.

Riguardo il consumo quotidiano di frutta e verdura, i dati non risultano molto rassicuranti:

  • il 14% dei bambini tra i 6 e gli 11 anni non mangia la frutta
  • il 32% dei bambini tra i 6 e gli 11 anni non mangia la verdura
  • il 18% degli studenti della scuola secondaria non mangia frutta
  • il 21% degli studenti della scuola secondaria non mangia la verdura

Il consumo delle bibite gassate continua ad essere ancora molto alto, arrivando spesso a sostituire l’acqua durante i pasti principali. Circa il 20% dei bambini arriva a consumarle anche tre volte al giorno.

Presente al convegno anche Marco Bianchi, divulgatore scientifico per la Fondazione Veronesi e Food Mentor. Egli ha ribadito l’importanza del seguire un corretto stile di vita e una sana alimentazione sin dall’infanzia , includendo la frutta e la verdura nei pasti quotidiani.

Secondo l’OMS, in questo modo si potranno prevenire più dell’80% delle malattie Cdv.

La prevenzione contro il sovrappeso e l’obesità nell’infanzia inizia con la giusta educazione da parte della famiglia

Seguire una sana e corretta alimentazione sin dall’età pediatrica è fondamentale per poter prevenire forme di sovrappeso e di obesità e l’insorgere di patologie più gravi in età adulta.

Andrea Pession, Direttore Responsabile Pediatra Policlinico Sant’Orsola Malpighi Bologna, sottolinea che oggi non si dovrebbero più raccomandare solo diete che abbiano un approccio dietetico – restrittivo, ma che bisognerebbe seguire un approccio più educativo e di tipo cognitivo-comportamentale.

Questo deve essere centrato sul supporto della famiglia e deve essere in grado di portare alla riduzione del peso attraverso un cambiamento dello stile di vita.
A tal fine diventa utile presenziare ai diversi colloqui motivazionali che offrono le giuste informazioni riguardo a quelli che possono diventare i problemi derivati dalle cattive abitudini alimentari.

Ciò è molto utile per rafforzare ed incrementare le proprie conoscenze e competenze sul tema tenendo bene a mente che crescere in un ambiente psicologicamente sano aiuta a tutelare il bambino dall’insorgere di patologie stigmatizzanti.

Dieta psicologica: il giusto supporto da parte della famiglia

“Patologie della comunicazione” è il nome che il Direttore Responsabile Neuropsichiatra Infantile del Policlinico di Sant’Orsola Malpighi di Bologna Emilio Franzoni, associa ai disturbi alimentari cronici che nascono all’interno delle relazioni familiari e si estendono nei diversi contesti della propria vita.

Sedersi a tavola con la propria famiglia rappresenta un momento di forte unione e di aggregazione in cui si parla, ci si confronta e ci si relaziona. Sempre più spesso tale momento tende ad essere vissuto in maniera più sbrigativa e superficiale, distratti soprattutto dalla televisione.

Da un questionario somministrato a 160 bambini è emerso infatti che solo quattro di loro hanno dichiarato di cenare senza tenere accesa la televisione. Non riuscendo ad attirare a sè l’attenzione della propria famiglia quando si avverte un disagio interiore, si finisce spesso per farsi del male seguendo delle pratiche sbagliate nella propria dieta e nella propria alimentazione. Queste sono anche in grado di modificare in maniera negativa il rapporto con il cibo.

L’ambiente vissuto nei primi 1000 giorni di vita influenza il benessere psico-fisico dell’individuo

Il periodo che inizia poco prima del concepimento e arriva al compimento del secondo anno assume un ruolo basilare per il benessere del bambino e per l’adulto che sarà. Esso rappresenta il periodo di sviluppo in cui la plasticità è massima e risente in maniera positiva o negativa dell’ambiente, degli stili di vita, dei comportamenti ecc. che circondano i futuri genitori, la madre e l’infante.

È quanto afferma Sergio Pecorelli, Professore Ordinario di Ginecologia e Ostetricia all’Università degli studi di Brescia e Presidente della Giovanni Lorenzini Medical Foundation e promotore del “Progetto 1000 giorni”, che prevede dei programmi di valutazione clinico-molecolare dell’individuo, attività di educazione/formazione personalizzata, utilizzo di dispositivi portatili per il monitoraggio in real-time dei parametri clinici.

Dal palco dell’Oratorio San Filippo Neri commenta infine l’Amministratore Delegato di Uni Salute, Fiammetta Fabris: “UniSalute è sempre attenta alla promozione dei corretti stili di vita come forma di prevenzione primaria.

Per noi è importante che i clienti abbiano consapevolezza di tutto ciò che si può e si deve fare per risolvere tutte le problematiche che intervengono sulla salute.

Il compito che ci siamo dati quindi è anche quello di tradurre l’informazione scientifica in termini di comunicazione, per sensibilizzare le persone su questi temi e permettere a tutti di familiarizzare con certi contenuti. L’obesità infantile sta diventando un problema importante, particolarmente in Italia, maglia nera in Europa.

Oggi per UniSalute è indispensabile investire sul tema della prevenzione che non può prescindere dal dedicarsi ad una corretta alimentazione e costante attività fisica. Per questo ha progettato una serie di servizi, iniziative e coperture sanitarie ad hoc per la famiglia, che integrano l’assistenza pediatrica con consulti specialistici e con un percorso di rieducazione al benessere divertente e semplice da seguire”.

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