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Autosvezzamento

Al tempo dei social, tra ostetriche e ingegneri? No, grazie!

Il divezzamento, anche detto (meno correttamente) svezzamento, descrive il periodo di tempo in cui una progressiva riduzione dell’allattamento al seno o dell’alimentazione con il latte formulato, lascia il posto ad una graduale introduzione di alimenti complementari non lattei (beikost).

Ciò avviene in maniera progressiva e porta il bambino a raggiungere il modello alimentare di un adulto entro il secondo anno di vita.

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) raccomanda l’allattamento al seno esclusivo per i primi sei mesi di età e, ove possibile, l’allattamento al seno complementare almeno fino al secondo anno di età.

Secondo l’OMS, l’introduzione dei beikost dovrebbe essere sicura, tempestiva e adeguata; dovrebbe iniziare quando l’allattamento al seno esclusivo non può più fornire sufficienti nutrienti ed energia per la crescita e lo sviluppo del bambino, e dovrebbe contenere alimenti che offrono questi nutrienti ed energia.

Il periodo del divezzamento è un momento cruciale nella vita di un bambino poiché non solo comporta una grande quantità di rapidi cambiamenti, ma è anche associato allo sviluppo delle scelte alimentari, dei comportamenti alimentari e del peso corporeo nell’infanzia, nell’adolescenza e in età adulta (primi 1000 giorni di vita).

Proprio per questo il divezzamento deve essere condotto esclusivamente dal pediatra, professionista esperto della nutrizione e dei fabbisogni dei bambini e non, come spesso accade, da altre figure paramediche (ostetriche, ingegneri), dal passaparola o da notizie di dubbia provenienza e ricavate da chat, forum e/o dai social.

Nei bambini vengono tradizionalmente introdotti per la prima volta alimenti solidi usando il cucchiaino per composti cremosi.

Successivamente, in relazione all’età del bambino e al suo sviluppo, gli alimenti offerti gradualmente si orientano verso i cibi consumati abitualmente in famiglia (1).

Negli ultimi 10-15 anni, un approccio alternativo noto come baby-led weaning (BLW) o svezzamento guidato dal bambino e/o “autosvezzamento”, è cresciuto in popolarità, in particolare nel Regno Unito e in Nuova Zelanda e più recentemente anche in altri paesi in Europa.

Il BLW è un metodo di alimentazione infantile che promuove l’autoalimentazione dei neonati a partire dai sei mesi di età con gli alimenti comunemente consumati in famiglia.

Uno degli aspetti critici dell’approccio BLW è che non esiste alcuna definizione formale; nella sua forma più pura, il BLW non dovrebbe includere l’alimentazione mediante il cucchiaino e il bambino stesso dovrebbe mettere gli alimenti in bocca servendosi delle mani.

Tuttavia, questo approccio provoca preoccupazioni nei pediatri e spesso nei genitori stessi, relativamente a possibili carenze nutrizionali (es. ferro), nell’assunzione di energia e per il maggior rischio di soffocamento (2,3,4).

Il soffocamento può facilmente verificarsi nei bambini che imparano a mangiare, perché muovono i cibi intorno alla bocca, masticando e mordendo per le prime volte; a sei mesi, il bambino potrebbe non aver ancora sviluppato le adeguate competenze neuro-motorie del cavo orale necessarie per ingerire in sicurezza cibi interi, come la masticazione e la deglutizione (5).

Dai risultati dello studio osservazionale di Townsend et al.(6) è emerso che i bambini sottoposti ad autosvezzamento avevano un ridotto accrescimento ponderale statisticamente significativo rispetto ai bambini divezzati in maniera classica e questo, pur se in misura minore, anche seguendo le indicazioni del sistema BLISS (Baby-Led Introduction to SolidS).

Da sei mesi in poi, l’allattamento al seno non fornisce al bambino abbastanza ferro per soddisfare i requisiti; pertanto, è necessaria una maggiore quantità di ferro mediante alimenti complementari.

Per raggiungere questo scopo, vengono generalmente offerti alimenti per l’infanzia prodotti a base di carne.

I neonati BLW possono essere a rischio di un’assunzione inadeguata di ferro poiché la consistenza di tali alimenti “casalinghi” li rende difficili da assumere per i bambini.

D’altra parte, gli alimenti più facilmente assimilabili, come frutta e verdure cotte al vapore e che sono i più comunemente introdotti durante BLW, sono noti per essere generalmente a basso contenuto di ferro (7,8).

Gli alimenti per l’infanzia o le pappe preparate in casa non includono generalmente zucchero aggiunto e sale. Comunque i cibi “familiari” potrebbero non essere sempre adatti ai bambini, perché è comunque importante avere una buona educazione alimentare.

Ad esempio, se la famiglia è solita consumare alimenti trasformati o cibi salati, aromatizzati o dolci, è probabile che questi vengano offerti anche al bambino.

Ricordiamo come l’assunzione di cibi inappropriati potrebbe comportare abitudini alimentari eccessivamente dolci o salati con potenziali futuri rischi per la salute.

I fautori del BLW sostengono che questo metodo consente di partecipare più facilmente ai pasti rispetto ai bambini divezzati in maniera tradizionale, perché mangiano gli stessi cibi con il resto della famiglia.

Allo stesso tempo, poiché i bambini BLW non sono mai costretti ad assumere cibo, ci può essere meno pressione e ansia da parte dei genitori.

Tuttavia, uno studio cross-section non comparativo ha rilevato che BLW non migliora lo stile alimentare della famiglia (11).

Le madri, se ben condotte attraverso indicazioni nutrizionali fornite dal pediatra, riducono il tasso di ansia in quanto optare per un approccio tradizionale al divezzamento vuole dire intraprendere un percorso codificato da decenni di letteratura scientifica.

La stragrande maggioranza dei pediatri sono convinti che il divezzamento non può e non deve essere libero e che deve, comunque, essere condotto dal pediatra che per sua stessa natura ha la professionalità e la competenza per condurre il lattante nel “mondo dei grandi”, anche per quanto riguarda l’alimentazione.

Quindi bando alla superficialità e al pressapochismo spesso imperanti. Oltrepassare i limiti delle proprie competenze non giova a nessuno.

La prima pappa dovrebbe essere dolce o sapida?

Non esistono particolari raccomandazioni all’uso dell’uno o dell’altro tipo di pappa e ciò si riflette sulle opposte indicazioni fornite dalle varie scuole pediatriche.

Peraltro, sembra logico sostenere che, dovendo «educare» il bambino fin dalle prime scelte alimentari, a una dieta variata, sarebbe preferibile affiancare al latte un pasto non dolce, che lo abitui a sapori diversi.

Pochi concetti di base stanno a fondamento di un corretto divezzamento: la gradualità nell’offerta degli alimenti (parliamo quindi di “timing” del divezzamento), il rispetto dell’autonomia di scelta del bambino (nei limiti del ragionevole!), l’opportunità di evitare trucchi come dolcificare un pasto sapido per renderlo più gradito, la cautela di non aggiungere sale ai cibi prima almeno del 12° mese di vita, devono essere alla base di un divezzamento consapevole.

Rispettando queste premesse, l’offerta della carne, tra il 5° ed il 6° mese, privilegia le carni ipoallergeniche (agnello, coniglio, e in secondo luogo pollo e tacchino) inizialmente liofilizzate od omogeneizzate, e solo dopo l’anno di vita – meglio ancora verso i 18 mesi, quando il bambino ha già erotto qualche molare e può quindi masticare più agevolmente – tritate grossolanamente.

Il pesce (platessa, trota, salmone, sogliola) andrebbe somministrato dal 6°-7° mese, di nuovo dapprima omogeneizzato, solo più tardi come pesce del commercio.

Particolare attenzione deve essere posta al carico proteico (non più di 1 grammo al giorno ogni kg di peso), spesso eccessivo fin dalle prime epoche di vita, e foriero spesso di sovrappeso e obesità.

Il glutine dovrebbe essere introdotto verso il 6° mese.

Per tutti gli alimenti a maggior rischio di allergenicità, l’introduzione nella dieta del divezzo andrebbe effettuata più tardivamente, rispetto all’inizio del divezzamento; per i soggetti con familiarità per allergia o francamente allergici essi stessi, le epoche segnalate dovrebbero essere ulteriormente posposte di 2-3 mesi.

L’uovo (come tuorlo cotto) e il succo di arancia possono essere introdotti all’8°-9° mese, mentre l’albume (di nuovo cotto) e il pomodoro – in forma di pappa al pomodoro – solo dopo il 12°-14° mese.

Così facendo si evita uno degli errori più comuni che è l’introduzione troppo precoce dei diversi alimenti, senza rispettare la maturazione anatomo-funzionale del bambino.

Pertanto agire in questa fase in maniera scomposta e disinformata, comporta spesso un aumento di malapporti dei nutrienti e l’incremento di forme allergiche negli anni successivi.

Dal punto di vista della composizione pratica, per i primi pasti, semisolidi, in questo modello “classico” di divezzamento si è soliti utilizzare alimenti per l’infanzia (cosiddetti baby-food), dunque carne o pesce saranno di preferenza liofilizzati o omogeneizzati.

A questo proposito deve essere sottolineato con forza che la legislazione di controllo sui prodotti destinati all’infanzia è decisamente più restrittiva rispetto a quella per qualsiasi alimento destinato al consumo comune, inclusa quella per gli alimenti “biologici” o “da filiera controllata”: in forza dei cosiddetti principi “di precauzione” e “di sicurezza”, la tolleranza ammessa per tali cibi è mediamente 10 volte più stretta di quella degli analoghi destinati al commercio libero.

Torniamo sulla frequente ed erronea pratica casalinga di aggiungere sale alle prime minestrine.

È dimostrato come il fabbisogno di sodio sia più che abbondantemente soddisfatto già senza alcuna integrazione domestica di sale.

Combattere questa pratica può avere un effetto preventivo sullo sviluppo di uno stato ipertensivo, almeno in soggetti nei quali i livelli pressori sono sodio-dipendenti.

Oltre agli errori suddetti, le inchieste alimentari condotte su bambini nel primo anno di vita hanno evidenziato squilibri nutrizionali di ampia diffusione, quali l’assunzione elevata di aminoacidi essenziali, l’apporto lipidico basso (con quota troppo elevata di grassi saturi rispetto ai grassi insaturi) e ridotti apporti per alcuni micronutrienti considerati essenziali, come ferro, zinco, iodio.

All’adulto viene richiesto particolare attenzione e disponibilità nel riconoscere i gusti del bambino e consentirne le tendenze esplorative e l’espressione dei gusti mentre nel contempo, fermamente ma non rigidamente, si propone l’esecuzione di comportamenti utili alla crescita.

Se ad es. un bambino all’inizio del divezzamento rifiuta i cibi sapidi sarà bene riproporglieli senza insistere troppo ma senza neanche zuccherarli.

Se, quando inizia a mangiare da solo si sporca, sarà bene seguirlo dolcemente durante il pasto perché impari ad alimentarsi, senza pretendere che mangi come un adulto, ma senza neanche impedirgli, imboccandolo, di fare da solo le sue esperienze.

Deve anche essere ricordato che la grande maggioranza delle famiglie italiane non segue affatto un’alimentazione corretta (che dovrebbe essere varia, equilibrata, moderata nelle quantità), come dimostra l’elevata prevalenza di obesità e di malattie cronico-degenerative, il che aggrava il rischio per il bambino di essere esposto a stili di alimentazione inadeguati.

È vero che prima o poi lo stesso bambino vi sarà inevitabilmente esposto, ma se l’alimentazione dei suoi primi mille giorni è stata corretta, vi giungerà più preparato a difendersi sia per l’età maggiore che per maggiore maturazione del suo microbiota intestinale e dei suoi sistemi metabolici.

Ultimo punto cui accennare è l’alimentazione complementare dei diversi stili vegetariani.

Tutti gli stili che accettano alcuni alimenti di origine animale (latto-ovo-vegetarianismo, pesco-vegetarianismo, latto-vegetarianismo) non presentano particolari rischi, anche se meritano una qualche attenzione in più per essere certi che non si verifichino carenze di alcuni nutrienti critici, quali il ferro, il DHA, la vit. B12, la vit. D.

Non si può dire lo stesso per gli stili più estremizzanti (veganismo, fruttarianismo, crudismo vegetariano, macrobiotica, ecc.), per ognuno dei quali sono presenti una o più delle seguenti criticità, con tanto maggiore probabilità di verificarsi quanto più estremo e restrittivo è lo stile adottato: malnutrizione globale per difetto (scarsa densità calorica); deficit di aminoacidi essenziali e semi-essenziali; carenza di oligoelementi (ferro, rame, zinco); carenza di vit. B12 e vit. D; carenza di DHA (per scarsa efficienza dei meccanismi di trasformazione da ac. Alfalinolenico a ac. Docosaesaenoico DHA]); eccesso di fibre alimentari (12).

Per concludere, alcuni consigli pratici:

  • Evitare di favorire le esigenze di fretta e perfezione dell’adulto impedendo al bambino di imparare a fare da solo. Piuttosto insegnargli a diventare autonomo.
  • Evitare di offrirgli cibo per farlo stare buono, o per farlo dormire e/o perché obbedisca ad altri comandi,
  • Evitare che i pasti durino ore, con gli adulti che giocano e vezzeggiano, perché il cibo è una necessità e un piacere di per sé ed è opportuno che il pasto duri 15-30 minuti e non di più.
  • Non limitarsi a pochi alimenti, ma offrire invece ampia varietà di gusti, perché il bambino impari a mangiare tutto e a capire che il cibo è un piacere vario e multiforme che esprime tradizioni e cultura.

Bibliografia essenziale.

  1. World Health Organization. Infant and Young Child Feeding . Model chapter for textbooks for medical students and allied health professionals. Geneva: World Health Organization; 2009
  2. Cameron SL, A-LM H, Taylor RW. Healthcare professionals’ and mothers’ knowledge of, attitudes to and experiences with, baby-led weaning: a content analysis study. BMJ Open. 2012;2:e001542.
  3. Carter RC, Jacobson JL, Burden MJ, Armony-Sivan R, Dodge NC, Angelilli ML, et al. Iron deficiency anemia and cognitive function in infancy. Pediatrics. 2010;126:e427–e434.
  4. Alvisi P, Brusa S, Alboresi S, Amarri S, Bottau P, Cavagni G, et al. Recommendations on complementary feeding for healthy, full-term infants. Ital J Pediatr. 2015;41:36.
  5. Daniels L, Heath AL, Williams SM, Cameron SL, Fleming EA, Taylor BJ, et al. Baby-led introduction to SolidS (BLISS) study: a randomised controlled trial of a baby-led approach to complementary feeding. BMC Pediatr. 2015;15:179.
  6. Townsend E, Pitchford NJ. Baby knows best? The impact of weaning style on food preferences and body mass index in early childhood in a case-controlled sample. BMJ Open. 2012;2:e000298.
  7. Cameron SL, Taylor RW, Heath AL. Parent-led or baby-led? Associations between complementary feeding practices and health-related behaviours in a survey of New Zealand families. BMJ Open. 2013;3:e003946.
  8. Cameron SL, Heath AL, Taylor RW. How feasible is baby-led weaning as an approach to infant feeding? A review of the evidence. Nutrients. 2012;4:1575–1609.
  9. (Daniels L, Heath AL, Williams SM, Cameron SL, Fleming EA, Taylor BJ, et al. Baby-led introduction to SolidS (BLISS) study: a randomised controlled trial of a baby-led approach to complementary feeding. BMC Pediatr. 2015;15:179.
  10. Shi L, Krupp D, Remer T. Salt, fruit and vegetable consumption and blood pressure development: a longitudinal investigation in healthy children. Br J Nutr. 2014;111:662–671.
  11. Rowan H, Harris C. Baby-led weaning and the family diet. A pilot study. Appetite. 2012;58:1046–1049.
  12. Manuale di pediatria generale e specialistica. Margherita Bonamico pg 22-30. Società editrice Esculapio, 2017.

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