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Autosvezzamento

Il divezzamento, anche detto (meno correttamente) svezzamento, descrive il periodo di tempo in cui una progressiva riduzione dell'allattamento al seno o dell'alimentazione con il latte formulato, lascia il posto ad una graduale introduzione di alimenti complementari...

Noci e malattie cardiovascolari (CHD).

(Ros E Br J Nutr. 2015 aprile; 113 Suppl 2: S111-20) In virtù della loro composizione unica, è probabile che le noci influiscano positivamente sulla salute cardiovascolare. Studi epidemiologici hanno associato il consumo di noci con una ridotta incidenza di CHD in...

Gamberi e uova sono dannosi per il colesterolo?

In particolare, negli Stati Uniti, circa uno su quattro decessi si verificano a causa di malattie cardiache. La causa principale del CVD è l'aterosclerosi, che è una condizione infiammatoria cronica legata dalla deposizione di colesterolo e dei tessuti fibrosi nelle...

L’importanza di giustopeso.it

Obiettivo. Esaminare l'impatto dell'influenza dei social media sul marketing degli alimenti (sani e malsani) sull'assunzione di cibo da parte dei bambini. Per questo sono stati esaminati 176 bambini (9-11 anni, media 10,5 ± 0,7 anni), assegnati in modo casuale a...

Il calcio nella dieta

E mangiare in maniera equilibrata significa soprattutto "ruotare" i cibi presenti nel mondo animale ed in quello vegetale. Anche per quanto riguarda i minerali è indispensabile variare giornalmente le pietanze. Il calcio è il minerale più abbondante dell'organismo, è...
Latte Sano, chi pensa Sano ama il buono della vita.
La paura di non esistere

La paura di non esistere

“La paura di non esistere” (dall’inglese “FoMO – Fear of Missing Out”) è un altro sintomo di dipendenza dell’era dei social

In pratica la FoMO è la preoccupazione che eventi sociali, o altre attività, possano avvenire senza la presenza del giovane “addicted”.
Ecco perché si sente la necessità di essere costantemente collegato a quello che fanno gli altri.

La FoMO si associa a disturbi dell’umore e a una minore soddisfazione della propria vita

La dipendenza da internet in età pediatrica e adolescenziale ha ormai assunto una rilevanza tale che in Italia, al Policlinico A. Gemelli, è stato recentemente inaugurato il “Centro Pediatrico Interdipartimentale per la Psicopatologia da web”.

Questo Centro, multidisciplinare, integra nell’offerta assistenziale la pediatria, la neuropsichiatria infantile e la psichiatria per l’area delle dipendenze da sostanze e delle dipendenze comportamentali.

Sulla dipendenza dai social media ricordiamo che:

  1. I social media sono stati descritti quali mezzi che creano più dipendenza delle sigarette e dall’alcol
  2. L’uso dei social media è legato a un aumento dei tassi di ansia, depressione e deprivazione di sonno
  3. Il bullismo informatico è un problema crescente
  4. I social media possono migliorare l’accesso dei giovani alle esperienze di altre persone in materia di salute e informazioni sanitarie da parte di esperti
  5. Coloro che utilizzano i social media riferiscono di essere più emotivamente supportati proprio attraverso i loro contatti social

Cosa fare in caso di dipendenza da social

  1. Introdurre un meccanismo di “pop-up” che avvisi il giovane quando ha superato i limiti di tempo di utilizzo di social media
  2. Favorire l’uso di programmi e di piattaforme che mettano i evidenza i trucchi usati per manipolare in modo digitale le foto delle persone
  3. Seguire le campagne informative sui danni da iper utilizzo dei social media
  4. Divulgare materiale di insegnamento da utilizzare e distribuire nelle scuole
  5. Formare il personale medico che ha contatto con il giovane e con la sua famiglia
  6. Favorire ulteriori ricerche da svolgere sugli effetti dei social media sulla salute mentale dei giovani.

Il nostro consiglio!

Parlare e confrontarsi sempre con i ragazzi, senza inutili proibizionismi, ma tenendo sempre gli occhi aperti su quanto viene fatto durante la permanenza online.

(fonte: “Adolescenza e transizione dal pediatra al medico dell’adulto”. Guida pratica intersocietaria. 2017)

Vivi Kronos o vivi Kairos?

Vivi Kronos o vivi Kairos?

Erich Fromm scriveva: “L’uomo moderno crede di perdere il tempo, quando non fa le cose in fretta; eppure non sa che cosa fare del tempo che guadagna, tranne che ammazzarlo”.

Oggi, se non facciamo le cose in fretta ci sembra di perdere tempo, e proprio perché non sappiamo cosa fare del tempo, o meglio non sappiamo come viverlo e gustarlo, lo riempiamo e quindi lo ammazziamo.

Tutti in parte lavoriamo, mangiamo, dormiamo, studiamo. In sostanza la maggior parte del nostro tempo è occupata da cose incombenti, necessarie e primarie. La differenza sta nel come passiamo il tempo rimanente, e di come lo viviamo.

Io considero in maniera corretta il tempo, lo vivo come dono, come spazio importante della mia vita o lo vivo come spazio da riempire, come qualcosa che passa senza dover per forza lasciarmi qualcosa d’importante?

Kronos e Kairos

Gli antichi greci avevano due parole per definire il tempo: kronos e kairos.

Kronos é il tempo quantitativo, quello dello scandire cronologico, inesorabile e preciso.
Kairos
, il tempo qualitativo, quello indeterminato e indefinito in cui ci accade qualcosa di speciale (e il senso della specialità è del tutto personale).

C’è una corsa al tempo, lo rincorriamo, c’è la necessità di avere tempo ma forse lo scopo non è l’averne, ma il riempirlo. Quante volte rincorriamo il tempo, nell’affanno di poter concentrare il tutto in poco, per averne di più da riempire.

Questa è una realtà che rasenta l’assurdo. Noi corriamo non per aver tempo libero, ma per averne di più da riempire.

Sulla questione del tempo dibattono tutti, giovani e anziani: i giovani si lamentano di non aver tempo, ma poi scopriamo che passano più di due ore al giorno sui social.

Non godiamo il tempo in pieno

Riempiamo il tempo ma non lo godiamo in pieno, non lo viviamo come luogo della propria realizzazione.

Ma chiediamoci, è davvero tempo sprecato, quello utilizzato per la relazione? È tempo sprecato quello usato per aiutare il prossimo?

Oppure il tempo sprecato è quello che usiamo per riempire quello vuoto, il tempo trascorso su Facebook senza un reale motivo, il tempo passato alla Tv, alla play-station?

Non importa cosa faccio, ma sapere il perché, se il mio tempo è riempito di mille cose e se sono convinto che non tutte siano importanti allora è chiaro che mi devo dire perché riempio il mio tempo, di azioni, parole, rumori.

Perché appena esco da casa, mi metto le cuffie del mio smartphone? Perché studio con lo stereo acceso? Perché se sono in casa da solo, ho la Tv accesa, anche se non la guardo?

Come considerate il tempo?

Allora, attenzione: se considero il tempo solo come spazio da trascorrere, allora il mio modo di pensare è Kronos, tempo che passa.
Se invece considero il tempo come spazio costruttivo e qualitativo che mi possa far crescere, donandomi soddisfazioni allora il mio modo di pensare è Kairos.

Il pensiero comune non è vivere il tempo, ma farlo passare, perché siamo convinti che il tempo non colmato, non passi.

Siamo, però davvero sicuri di quest’affermazione,  siamo certi che il tempo non riempito non passi, o in realtà ne siamo solo impauriti?

Abbiamo così paura di quello che può succedere nel tempo vissuto ascoltandolo, che lo riempiamo di azioni, di parole, di rumori e di cose da fare. L’uomo non è importante in conformità a ciò che fa, ma è importante poiché esiste.

Non è il tempo occupato che dà importanza alla mia esistenza, ma è essa che dà importanza al tempo.

Non bisogna essere schiavi del tempo

Vorrei che tutti noi riuscissimo a saper gioire del tempo e a non esserne schiavi, saper godere del tempo vissuto, senza sciuparlo e senza programmarlo rigidamente riempiendolo solo per il gusto di farlo o per la paura di trascorrere del tempo “vuoto“, non consumato, comprendendo e amando il tempo senza dissiparlo, o esserne travolto.

C’è una parabola giudaica che dice così: “L’angelo Gabriele fu mandato da Dio per far dono della vita immortale a chi avesse un momento di tempo per riceverlo. Quando l’angelo fece ritorno disse: Avevano tutti un piede nel passato e uno nel futuro, non ho trovato nessuno che avesse tempo”.

L’oggi può essere il tuo paradiso o il tuo inferno in base a come lo vivi.

L’uomo non ama più l’oggi, l’istante da assaporare, il presente da valorizzare.

Gli eternamente giovani vivono come se il tempo non passasse mai

Molte persone (e spesso sono quelle non sono più giovani), vivono come se il tempo non passasse mai, gli eternamente giovani (adulescenza). Sono quelli che si vestono come gli adolescenti, anche se non lo sono più da un pezzo, che si tingono i capelli, che si fanno i lifting.

Queste persone spesso dicono di sentirsi giovani, ma in realtà lo mostrano soltanto, solo perché hanno paura di mostrare gli anni che hanno.

Il motivo è il non dichiararsi la verità che è semplicemente che loro stanno invecchiando.

Poi ci sono quelli, spesso adolescenti che saltano gli anni, e che quindi si ritrovano a fare cose a quindici anni che forse sarebbe meglio che facessero a venti. Questi non si accorgono di perdere cinque anni, perché a venti non puoi più fare le cose che facevi a sedici, non puoi più pensare come un ragazzo di sedici anni, e quindi i loro 16, 17 e 18 anni non li hanno vissuti come tali.

L’importanza di vivere il presente senza rammaricarsi del passato e senza affannarsi a rincorrere il futuro, il vivere l’oggi ascoltando cosa ha da dirti, perché ciò che l’oggi ha dirti non te l’ha detto ieri, e non può dirtelo domani, ma te lo deve dire ora, e puoi ascoltare solo se riesci a fermarti, solo fermandoti riuscirai ad ascoltarti.

Stare in silenzio in attesa non è tempo sprecato. Il fermarsi a pensare non è un tempo vuoto.

È durante questo tempo che l’uomo si riempie di sapienza, di verità, di forza e di amore.

Il bambino è “lento” o ipercinetico: ecco le cause alimentari

Il bambino è “lento” o ipercinetico: ecco le cause alimentari

L’ipercinesia infantile (solitamente denominato bambino iperattivo) è una sindrome piuttosto comune e per la quale si è parlato di un possibile ruolo scatenante di certi alimenti.

Il ruolo del saccarosio

Si trovano in letteratura ricerche sul ruolo causale del saccarosio (zucchero bianco) sull’iperattività del bambino.

In linea di massima gli studi appaiono concordi nel negare, a differenza di quanto ritenuto in passato, un ruolo specifico del saccarosio nella sindrome ipercinetica. Altri alimenti quali:

  • il caffè;
  • il tè;
  • la cola;
  • il cacao;
  • gli energy drinks

sono invece ritenuti eccitanti e possono essere responsabili di ipercinesia, insonnia, tremori, tachicardia.

Non dimentichiamo i minerali e le vitamine

Se le proteine ed i carboidrati sono i fattori più importanti in grado di influenzare il comportamento umano, non deve essere dimenticato che anche alcuni minerali nonchè molte vitamine sono stati spesso chiamati in causa, quando deficitari, come fattori implicati soprattutto nella genesi dei disturbi dell’apprendimento.

In conseguenza di ciò sono stati utilizzati, sulla base più o meno sperimentalmente dimostrata, nella terapia di tali disturbi.

La carenza di ferro e dello zinco

La carenza di ferro può incidere sul comportamento e sullo sviluppo intellettivo del lattante e del bambino.

Un effetto sul comportamento è stato dimostrato anche dallo zinco che entra a far parte di oltre 200 enzimi. Ridotti livelli di zinco possono provocare:

  • apatia;
  • anoressia;
  • depressione;
  • deficit di memoria;
  • letargia.

Anche il rame è essenziale per la crescita e la maturazione cerebrale.

La quasi totalità delle vitamine idrosolubili (Vit. B6, folico, vit. B12, niacina, vit. C) hanno un effetto sulla sintesi e sul metabolismo dei neutrotrasmettitori.

Non sempre le vitamine migliorano le prestazioni intellettive

Comunque, non sempre un supplemento vitaminico è necessario a migliorare le prestazioni intellettive e comportamentali dell’uomo.

Non è dimostrato l’effetto positivo delle somministrazioni di dosi elevate di vitamine idrosolubili, fino a 100 volte le dosi terapeutiche, nella terapia dei disturbi dell’apprendimento.

È invece importante comprendere come alte dosi di vitamine liposolubili (vitamine A, D, E, K) possono risultare tossiche.

In conclusione

Anche il sistema nervoso e quindi un comportamento più o meno favorevole nei nostri confronti o verso gli altri, può derivare da errori alimentari o da una alimentazione monotona.

In pratica, l’insonnia o l’ansia immotivata possono essere conseguenza di scarsa assunzione di calcio (contenuto nel latte e derivati) o magnesio (presente nei cereali, frutti di mare, verdure).

D’altra parte, una scarsa concentrazione o una facile stancabilità fino a stati depressivi possono essere il risultato di un carente apporto di ferro, potassio o rame, presente nelle carni, pesce, legumi e frutta fresca.

Non ultimo, l’esercizio fisico allontana la mente dai pensieri negativi e permette di affrontare esperienze nuove in maniera positiva.

Alcuni studi hanno dimostrato che correre per 30 minuti tre volte alla settimana è altrettanto efficace nei confronti della depressione rispetto alle sessioni di terapia.

In che modo il cervello reagisce all’atto di uccidere?

In che modo il cervello reagisce all’atto di uccidere?

Cosa accade nel cervello umano quando si uccide una persona e in che modo cambia l’attività cerebrale se si crede di aver compito un’azione giustificata dagli eventi?
Domande alle quali hanno provato a rispondere i ricercatori della Monash University guidati da Pascal Molenberghs

Lo studio

Lo studio ha visto coinvolti alcuni volontari e si è svolto in questo modo.
I partecipanti hanno giocato ad un videogioco nel quale potevano uccidere civili innocenti (omicidio ingiustificato) o soldati nemici (omicidio giustificato).
Mentre giocavano sono stati sottoposti a risonanza magnetica funzionale.

Quando hanno colpito civili innocenti la risonanza ha evidenziato una maggiore attività nella corteccia orbitofrontale laterale (OFC). Questa è un’area del cervello che svolge un ruolo chiave quando si devono prendere decisioni di tipo morale.

“Quando i giocatori colpivano persone innocenti si verificava una maggiore attivazione nella zona interessata, mentre quando uccidevano i nemici l’attività in questa zona del cervello diminuiva”. Spiega sulle pagine di Cognitive Affective Neuroscience il coordinatore della ricerca.

I risultati mostrano che i meccanismi neurali che sono implicati nel creare danno agli altri diventano meno attivi quando la violenza viene vista come giustificata.

Uno spunto di riflessione interessante nel momento in cui si intende studiare il modo in cui le persone commettono violenze estreme contro gli altri in specifiche situazioni, come la guerra, o come avviene il processo di desensibilizzazione alla violenza in alcune persone.

I nostri risultati mostrano che quando una persona è responsabile di una violenza, giustificata o ingiustificata, è mossa da sentimenti di colpa diversi che sono riferiti a una specifica attivazione cerebrale”, spiega Molenberghs.

 

Quale rapporto tra rabbia e cibo?

Quale rapporto tra rabbia e cibo?

Si sa che il cibo che consumiamo influisce sulla nostra salute e sui livelli di energia, ma potrebbe influire anche sulle nostre relazioni?

Lo studio

Alcuni team presso la Ohio State University, Columbus, l’Università del Kentucky e l’Università del North Carolina hanno reclutato 107 coppie sposate.  Queste hanno equipaggiate con misuratori di glicemia, bamboline vudù e 51 spilli, per registrare i loro livelli di glucosio e di rabbia nel tempo.

La rivista Science riferisce che per 21 giorni le coppie hanno usato i dispositivi per misurare i loro livelli glicemici ogni mattina prima di colazione e ogni sera prima di andare a letto.

Hanno inoltre valutato quanto erano arrabbiati con il proprio coniuge alla fine di ogni giornata. Ciò registrando quanti dei 51 spilli avevano conficcato nelle loro bamboline vudù appena prima di andare a letto. Infine, dopo 21 giorni, i loro livelli di aggressività sono stati testati in laboratorio.

Live Science descrive le attività di laboratorio

Nella seconda parte dell’esperimento, i partecipanti hanno gareggiato contro i propri coniugi. Vinceva il coniuge che premeva più velocemente un pulsante quando un quadrato diventava rosso sullo schermo. Ogni volta che vincevano, i partecipanti potevano far ascoltare al proprio coniuge dei rumori mediante delle cuffie“.

Questi rumori sgradevoli includevano delle unghie che graffiano una lavagna, le sirene di un’ambulanza e il trapano di un dentista.

Lo studio ha rivelato che sia a casa, sia in laboratorio, i coniugi con i livelli più bassi di glucosio alla sera mostravano più rabbia e aggressività verso il loro partner.

In realtà – riferisce Live Science – i partecipanti allo studio con i livelli di glicemia più bassi, conficcavano più del doppio di spilli nelle bamboline vudù rispetto ai soggetti con i livelli glicemici più alti.

Perché avviene questo?
Nel riepilogo dello studio, pubblicato online su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences), si legge: “L’autocontrollo degli impulsi aggressivi richiede energia, e gran parte di questa energia è fornita dal glucosio ricavato dal cibo che mangiamo“.

Quindi, se state per affrontare una discussione potenzialmente animata, assicuratevi di non arrivarci affamati, perché le persone affamate sono spesso persone arrabbiate.

Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS)
http://www.pnas.org/content/early/2014/04/09/1400619111

Consigli per vivere al meglio

Consigli per vivere al meglio

-Evitare di appesantire il fisico con alimenti, bevande e sostanze nocive, e lo spirito con emozioni negative.
-Scegliere un’alimentazione semplice e naturale e bere tanta acqua
-Respirare in modo consapevole per qualche minuto diverse volte al giorno
-Ricordarsi di cambiare l’aria in casa e nell’ambiente dove si lavora per 5′ ogni 3 ore.
-Ascoltare la saggezza del corpo
-Cercare il contatto con la natura, guardando il cielo ed accorgendosi del cambiamento delle stagioni
-Regalarsi una passeggiata al parco o nei boschi ogni volta che è possibile
-Imparare a rilassarsi in un minuto e farlo ogni ora
-Ridere e sorridere il più possibile
-Ritagliarsi ogni giorno almeno 10-15′ per il silenzio e la meditazione
-Prendersi il tempo che serve
-Ricordarsi che il sonno è molto importante
-Osservare la realtà con uno sguardo sgombro da pregiudizi e mettere a fuoco le vere priorità
-Coltivare la comprensione verso gli altri e accettarsi per ciò che si è
-Cercare di capire che, reagendo con rabbia a una persona o a una certa circostanza, in realtà ci si scontra con se stessi: le reazioni più intense, di amore come di odio, sono generalmente proiezioni del proprio mondo interiore.
-Rendersi conto che preoccupazione, incertezza e dubbio neutralizzano il grande potere racchiuso nei desideri e nelle intenzioni
-Esercitarsi a sostituire i pensieri negativi generati dalla paura con emozioni positive, perchè il coraggio è subito dietro la paura: basta oltrepassarla, invece di darsi alla fuga
-Vivere nel presente, qui e ora: è l’unico momento che si ha davvero a disposizione
-Dare spazio alla spiritualità, per raggiungere maggiore consapevolezza
-Sentire che la vita è un’impresa creativa in ogni suo momento.