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La tosse psicogena nel bambino

La tosse psicogena, si caratterizza per il timbro metallico e per gli accessi, che si presentano solo quando il bambino è sveglio e che per lo più si evocano in presenza dei genitori, degli insegnanti o di operatori sanitari. Non ha eziologia organica ma si manifesta...

I latti di crescita

Ad esempio, l'eccesso proteico precoce (quota energetica > 14% tra 6 e 24 mesi), conduce ad un aumento della concentrazione dei fattori di crescita (IGF-1). Quindi dell'insulina, con un’ipertrofia ed una iperplasia delle cellule adipose, nonché ad una stimolazione...

Probiotici e Covid-19

Da dicembre 2019, diversi casi di polmonite di eziologia sconosciuta sono stati segnalati a Wuhan, nella provincia di Hubei, in Cina. Il 7 gennaio 2020, un nuovo coronavirus è stato identificato da un campione di tampone della gola di un paziente dal Centro cinese per...

Efficacia del Lactobacillus rhamnosus GG

L'Organizzazione mondiale della sanità e il Fondo internazionale per le emergenze dei bambini delle Nazioni Unite definiscono la diarrea come più di tre feci molli o acquose durante un periodo di 24 ore. Una durata di 14 giorni è il criterio proposto per distinguere...

Covid-19 e mascherine di protezione: quale scegliere?

In Italia è definito dall’UNI, l’Ente nazionale italiano di unificazione. Le norme relative ai dispositivi di protezione per le vie respiratorie sono elaborate a partire dagli standard europei di riferimento (EN) e, a seconda della conformità alle diverse normative,...

Aspetti emotivi e relazionali della nutrizione dalla gravidanza alla terza età

A cura di Rossella Aromando – Psicologa Psicoterapeuta – rossellaaromando@gmail.com


Rubrica 3.
Il rapporto delle donne con il corpo che cambia nella maternità.

La maternità prevede grandi cambiamenti fisici, emotivi e relazionali per la donna.

Questa fase del ciclo vitale comporta solitamente una rielaborazione delle proprie esperienze psichiche e della propria identità femminile, l’acquisizione di un maggiore livello di integrazione e una rivisitazione del processo di separazione-individuazione dalla propria madre.

Allo stesso tempo, però, la neomamma si ritrova a contatto con le proprie fragilità più intime e infantili e necessita di un sostegno uterino e contentivo da parte della propria famiglia d’origine e del proprio compagno.

Nella maternità spesso si alternano emozioni positive e negative, gioie e timori, aspettative e delusioni.

Non viene vissuta da tutte le donne nello stesso modo: ci sono neomamme che la vivono come un’esperienza meravigliosa, tendenzialmente idealizzata e altre, invece, che riattivano conflitti infantili e mai elaborati, che non tollerano le trasformazioni corporee e che, addirittura, arrivano a sperimentare vissuti angosciosi.

In una sana posizione intermedia, vi sono le donne che riescono ad accogliere i cambiamenti che la maternità comporta con un sentimento di accettazione dei complessi e ambivalenti vissuti emotivi che possono affiorare, senza negare o sopprimere eventuali preoccupazioni, insicurezze o ostilità.

Il primo cambiamento riguarda la propria immagine corporea, il corpo diventa lo specchio della propria femminilità e della propria maternità.

Per alcune donne può essere difficile accettare l’aumento di peso e le relative difficoltà a svolgere le attività quotidiane; altre, invece, rinunciano a fatica allo stato di gravidanza e all’immagine rassicurante della pancia.

Sono quelle mamme che non riescono a separarsi dal bambino interno e che potrebbero manifestare disagi nel rapporto affettivo con il bambino reale.

La neo mamma può temere di fallire nel suo ruolo e questo procura ansia e, talvolta, uno stato depressivo.

Le manifestazioni più comuni sono:

  • il Maternity Blues
  • la Depressione Post-partum.

Il Maternity Blues:

Rappresenta un disturbo emotivo comune, lieve e transitorio, è caratterizzato dalla tendenza al pianto, dall’irritabilità, dalla labilità dell’umore e dai disturbi del sonno.

La Depressione Post-partum:

Si presenta (anche in gravidanza) con tristezza eccessiva, sentimenti di colpa o di autosvalutazione inappropriati ed invalidanti, difficoltà di concentrazione, astenia e alterazioni del sonno e dell’appetito.

Sono comuni anche i sintomi d’ansia, non solo per il ruolo in sé, ma anche per il cambiamento fisico e la concezione di se stesse, per la sensazione di perdita della libertà.

In alcuni casi, le neo mamme entrano in crisi per la propria identità femminile e riportano vissuti di non accettazione di sé e del proprio corpo che cambia e si trasforma. La gravidanza solitamente aumenta le preoccupazioni per l’alimentazione e per il peso perché, nutrendosi, ci si prende cura del proprio corpo e dello sviluppo equilibrato del nascituro.

Se però la futura madre soffre di qualche disturbo dell’alimentazione, dalla bulimia nervosa all’anoressia, fino agli ancora più comuni disordini atipici, i cambiamenti corporei della gravidanza possono generare maggiori disagi.

Queste mamme sono più esposte al rischio della depressione post-parto, all’interruzione precoce dell’allattamento naturale e ai disturbi della relazione madre-bambino, soprattutto durante i pasti.

La pregoressia, noto anche come mammoressia, è un disturbo alimentare che colpisce le donne in gravidanza, sempre più diffuso nei paesi occidentali.

Non si tratta di un deficit riconosciuto dalla comunità scientifica ma identifica un disturbo alimentare che affligge quelle donne incinte che non vogliono aumentare di peso durante la gravidanza e, per questo, si sottopongono a diete ipocaloriche e ad allenamenti prolungati, ripongono un’attenzione eccessiva al corpo e percepiscono un senso di inadeguatezza fisica.

Sono donne che parlano della gravidanza in modo distaccato e irrealistico; donne che presentano un problema di percezione della propria immagine e di ambivalenza nei confronti della maternità, che richiede profondi sacrifici fisici e mentali.

Esprimere, accogliere ed elaborare le proprie preoccupazioni, i dubbi e i sentimenti ambivalenti costituisce un passo fondamentale per salvaguardare il proprio benessere psicofisico e quello del proprio bambino.

Questi disturbi hanno infatti delle conseguenze, sia a breve che a lungo termine, sul neonato e sulla relazione di attaccamento con la madre. Una precoce individuazione dei sintomi diventa, dunque, fondamentale per poter intervenire tempestivamente ed evitare che il disagio si aggravi.

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