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Food delivery

Ma davvero la cucina non serve più?

Food delivery. Parliamoci chiaro. La cucina è ancora il centro della casa, legata alla famiglia e agli affetti, il luogo in cui si preparano i cibi, in cui ci si ritrova per mangiare e non solo?

E ancora, dove sta andando la cucina italiana?

Parliamone qui visto che in giro trovi soltanto pubblicità di giovani e meno giovani che, quando compare un certo languorino, non trovano di meglio che con le app farsi recapitare la pappa buona!

Cucinare no? Assolutamente no!

Non è trendy, fashion e glamour. E poi prima di cucinare si dovrebbe fare la spesa.

Ed è faticoso e comporta attivazione di neuroni. Quindi meglio ordinare di tutto, mentre giochi o vedi la tua serie preferita.

Indiscutibilmente la nostra società sta vivendo in questi anni profonde evoluzioni comportamentali.

I ritmi della nostra esistenza stanno rapidamente modificandosi, con cadenze di accelerazione mai tanto radicali e violente.

Vanno mutando regole e consuetudini secolari, con impressionanti riflessi anche sui contenuti, sui modi di vivere il cibo, sul mangiare, perfino sui gesti e sul lessico alimentare.

Detto tutto questo, è dignitoso per noi stessi evitare il rapporto con i fornelli e lasciare che siano dei giovani a portare le cibarie ad altri giovani? Personalmente non lo trovo etico. O meglio non può diventare una sistematica abitudine. E poi, il solito hamburger, la solita pizza, il solito sushi non rischiano di diventare una stucchevole routine?

D’altra parte canali dedicati, decine di trasmissioni, tv, libri, blog e film dedicati alla gastronomia, anche di un certo livello, continuano ad esistere e ad essere seguiti.

Viviamo davvero una sorta di schizofrenia alimentare? Fra il dire e il fare continua ad esserci il solito mare, anche alimentare?

Il sito www.giustopeso.it dal 1998 vuole farti riscoprire il fai-da-te in cucina, che comunque ti fa risparmiare, divertire e, cosa non da poco, può anche migliorare il rapporto con la nostra salute. L’importante è sapere cosa e quanto mangiare per una corretta alimentazione per te e per i tuoi bambini.

Invece e fuori dai dettami di una corretta dieta mediterranea, trovi sempre più persone che scelgono di affidare la propria alimentazione a grandi strutture di food delivery, un settore che negli ultimi anni ha registrato una forte crescita, e che, specialmente in questo periodo in cui gli spostamenti sono limitati, sta giocando un importante ruolo per il settore della ristorazione.

Food delivery. Partiamo dai runner. Personalmente trovo che siano una moderna forma di sudditanza economica. E, per cortesia, non tiriamo fuori la scusa che offriamo loro un “lavoro” e delle piccole mance!

Costo. Il Food delivery non è poi un sistema economico: i costi di consegna si aggirano da 2 a 9 euro.

Igiene e sicurezza. Spesso le posate non sono confezionate oppure i piatti o le bevande arrivano o troppo freddi o troppo caldi, elemento che incide sia sulla bontà del pasto che potenzialmente sulla salute dell’utente.

Nel 25% dei casi non è presente una lista di ingredienti utilizzati per le ricette, nell’85% non è possibile deselezionare gli ingredienti e solo due ristoranti evidenziano gli allergeni sul menù della piattaforma come previsto dalla legge (dati Altroconsumo).

Temperatura degli alimenti.

Sempre da Atroconsumo, al momento della consegna, è stata analizzata la temperatura degli alimenti. Per una corretta conservazione, si consiglia che i piatti freddi non superino i 10°C e i caldi non dovrebbero scendere sotto i 60°C.

Meno problematici i piatti caldi, che in 1/3 dei casi sono arrivati a destinazione ad una temperatura superiore ai 60°C.

Tutt’altro che buoni, invece, i dati sui piatti freddi: la temperatura media delle consegne rilevata è di 23.5°C arrivando fino ad oltre 30°C in due ordini. Quanto a sicurezza microbiologica, nel 38% dei casi non è stata raggiunta la sufficienza.

Insomma, per tutti questi buoni motivi…

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