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Test per le intolleranze alimentari? No, grazie!

Accanto alle procedure comunemente utilizzate nella diagnosi di allergia alimentare vera e propria, esistono metodiche di cui manca una evidenza scientifica di attendibilità. Vi sono addirittura chiare dimostrazioni della loro inaffidabilità.

Test di citotossicità (o test di Bryan)

Consiste nell’aggiunta di un allergene al sangue del paziente con modificazioni delle cellule fino alla loro rottura in caso di allergia all’alimento.

L’American Academy of Allergy and Immunology ritiene il metodo inattendibile nella diagnostica allergologica e per questo test non è prevista negli Stati Uniti la rimborsabilità.

Diversi studi controllati, volti a valutare la correlazione fra i risultati del test e rezioni allergiche o indesiderate ai cibi, hanno riscontrato risultati inattendibili o quanto meno contrastanti. In particolare, non c’è correlazione tra i risultati del test e sintomatologia allergica, e nello stesso paziente test ripetuti danno risultati diversi.

Le modificazioni di forma o di dimensione dei globuli bianchi, sono verosimilmente da imputarsi a variazioni di pH, temperatura, osmolarità e tempo di incubazione.  Anche una variante automatizzata del test (ALCAT) non ha mostrato attendibilità diagnostica.

I Test elettrici

Ad esempio:

  • l’ elettroagopuntura di Voll (EAV);
  • Bioscreening;
  • Biostrengt test;
  • Sarm test
  • Moratest
  • Vega Test

misurano, lungo i meridiani classici dell’agopuntura cinese o altri canali studiati successivamente, una microcorrente elettrica.

Il presupposto teorico è che è possibile leggere i potenziali elettrici cellulari. Dalla variazione di questi e dalla rapidità di trasmissione dello stimolo elettrico è possibile ricavare informazioni circa la funzionalità dei distretti interessati.

Sono divenuti popolari a causa della sua non invasività e semplicità

Purtroppo, fin dal 2001, è emersa la loro completa inaffidabilità. Peraltro, il principio che una reazione allergica modifichi il potenziale elettrico cutaneo non è mai stato dimostrato.

Inoltre, ripetendo l’esame più volte sullo stesso paziente e sul sangue ottenuto dal medesimo prelievo in centri diversi si possono ottenere risultati del tutto differenti.

Ciò vale anche per il test Vega: in questo caso l’esito dipende in gran parte, oltre che dall’operatore, anche dal tipo di strumento usato. La scarsa ripetibilità è proprio uno dei motivi per cui i test non convenzionali sono invisi alla scienza ufficiale.

Misurazione della tensione muscolare

Un’altra categoria di metodiche di valutazione si avvale della misurazione della tensione muscolare. Si assume che l’assunzione o il contatto con alimenti o sostanze disturbanti, diminuisce la forza muscolare.

Peraltro non è stato mai documentato un interessamento dell’apparato scheletrico in corso di reazioni allergiche.

Metodo kinesiologico

Il metodo kinesiologico “testa” la diminuzione della forza in modo manuale, prendendo in esame la muscolatura della mano oppure delle braccia e/o delle gambe.

Il test DRIA utilizza lo stesso principio, ma le rilevazioni sono fatte tramite un sistema computerizzato.Alcune varianti sono ancora più bizzarre.

La diagnosi in età pediatrica viene fatta al genitore mentre tiene in braccio il bambino e successivamente da solo ed ogni differenza fra i due test è attribuita al bambino.

Test di provocazione/neutralizzazione

Esistono poi i test di provocazione/neutralizzazione con somministrazione della sostanza ritenuta responsabile di allergia o intolleranza per via intradermica o sublinguale.

Diversi studi in doppio cieco e con casistiche numerose, ne hanno negato validità e riproducibilità.

Analisi del capello

L’analisi del capello viene utilizzata correttamente per finalità tossicologiche ma anche per valutare un eventuale eccesso di metalli pesanti ( mercurio, cadmio), posti in relazione alla sindrome ipercinetica del bambino.

Altro “utilizzo” di questa metodica è la carenza di oligoelementi (selenio, zinco, cromo, magnesio, manganese). In entrami i casi la metodica non è affidabile e costituisce una perdita economica.

Iridologia

L’osservazione diretta dell’iride consentirebbe, secondo chi la pratica, di valutare il livello di salute di un soggetto. In particolare, esame iridologico sarebbe in grado di rilevare alcune tendenze patologiche prima della comparsa della sintomatologia.

Anche per questa tecnica, non invasiva,  viene negata la validità scientifica.

D’altra parte l’impiego di questa, come di altre metodiche, può condurre ad un ritardo diagnostico, con grave rischio per la salute dei soggetti.

Biorisonanza

La biorisonanza si basa sulla convinzione che un individuo possa emettere onde elettromagnetiche e che, attraverso un apparecchio, possano essere rimandate “riabilitate”.

Gli studi a riguardo hanno dimostrato la mancanza di valore diagnostico e terapeutico della metodica.

Pulse Test

Last but not list, il Pulse test, si basa sulla teoria che l’allergia sia in grado di modificare la frequenza cardiaca.

Altro test, privo di fondamento scientifico e razionale, è il test del riflesso cardiaco-auricolare: l’alimento viene posto ad 1 centimetro dalla cute e la sostanza in questione dovrebbe modificare il battito cardiaco!

In conclusione

I test adottati dalla medicina complementare e alternativa (CAM), hanno decenni di vita ed hanno già avuto risposte (negative) da parecchi anni in relazione alla loro attendibilità.

Questo è un fenomeno certamente strano ed in controtendenza con la Medicina Tradizionale nella quale si privilegia, talvolta anche esasperatamente, la ricerca dell’indagine più recente nell’ottica di un progresso diagnostico.

Un altro elemento di riflessione è che gran parte degli studi (favorevoli) vengono da medici non specialisti, talvolta cultori della medicina non convenzionale. Sono pertanto privi di una cultura specifica della branca.

I presupposti razionali, pur accattivanti dal punto di vista filosofico, non sono mai chiaramente dimostrati sul piano scientifico e pertanto viene a mancare un sicuro razionale al test.

Conseguenze dell’abuso di questo tipo di diagnostica

Ma l’aspetto più preoccupante è rappresentato dalle possibili conseguenze dell’abuso di questo tipo di diagnostica.

In età pediatrica infatti è stato documentato un deficit nella crescita in bambini erroneamente ritenuti allergici e che erano stati sottoposti ad inutili restrizioni dietetiche.

Nell’adulto deve essere attentamente considerata la rilevanza che i risultati di questi test impongono sulla vita di relazione o sulla qualità di vita. Sovente questi soggetti sono costretti a diete incongrue per periodi molto lunghi ed è resa quasi impossibile una normale vita sociale. Ancor più subdolo, e potenzialmente più grave, è il rischio di un ritardo diagnostico.

La conclusione di questi “test” è che l’alimento o il gruppo di alimenti è spesso troppo comune (cioè contenuto in tantissimi alimenti “normali”), e che la dieta diventa praticamente impossibile da seguire. In più il paziente entra in un vortice ossessivo ed inizia a considerare ogni alimento un potenziale nemico.

A questo punto è il caso di arrivare ad nuovo approccio riguardo le “intolleranze alimentari”. Molte delle quali potrebbero essere dovute a fattori contingenti (coloranti, conservanti, additivi) e in particolare a un’alimentazione scorretta.

Spesso, semplicemente mangiando bene, le ”intolleranze” scompaiono. È perciò fondamentale che il soggetto impari a mangiare ed abbia una cultura alimentare.

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