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Quanto può essere educativa una tv ossessionata da cuochi e cibo?

La grande ondata di innovazione e di evoluzione data dalla modernità ha portato ad una completa ridefinizione degli stili di vita, dei consumi e delle abitudini alimentari.

 

La cucina, considerata da sempre il focolare domestico per eccellenza, un luogo di unione, di socializzazione e di sperimentazione, oggi si ritrova ad aver subito importanti cambiamenti che hanno modificato il rapporto che gli individui instaurano con il cibo.

Tali trasformazioni hanno portato in primis ad una riduzione del tempo che viene passato davanti ai fornelli

Nelle grandi città sono ormai sempre più coloro che, per lavoro o per studio, si trovano costretti a dover pranzare fuori casa in strutture come mense, bar, uffici, scuole, università, ecc.
Ciò causa una sorta di impoverimento del tradizionale tessuto culinario delle regioni italiane.
Stando a quanto è emerso da diverse indagini di mercato:

  • circa 1/3 degli italiani dedica alla cucina all’incirca 5 ore settimanali (ovvero meno di 40 minuti al giorno)
  • 1/3 dedica invece alla cucina tra le 6 e le 10 ore settimanali
  • il 16% non cucina mai

Un tale scenario presenta così delle forti ripercussioni sulle pratiche di preparazione dei pasti, sulla tipologia dei piatti mangiati, sui momenti di consumo e sulla creatività delle ricette.

Tutto ciò viene spinto verso una sorta di omologazione dei pasti e dei gusti locali o, in particolare modo, dei sapori tipici della cucina italiana.

I piatti simbolo della nostra cultura, considerati un vero e proprio patrimonio della nostra civiltà e della nostra identità, rischiano di scomparire e di venir sostituiti da piatti meno laboriosi e che richiedono una preparazione più semplice e sbrigativa.

Ma se da una parte si va verso questa crisi della “vera cucina”, dall’altra si assiste alla sua ribalta.

Il desiderio di avvicinarsi ai sapori ed ai prodotti tradizionali della buona tavola diventa sempre più forte e travolgente.

Oggi si parla di cucina ovunque: all’interno dei programmi televisivi, nei salotti, nei ristoranti ma anche nel web e nei social network.

E’ proprio in tali ambienti che gli utenti si divertono inoltre a far sentire sempre più il loro coinvolgimento e la loro partecipazione attraverso la pubblicazione di recensioni, post, foto o commenti.

I dati emersi parlano chiaro:

  • oltre la metà degli italiani guarda programmi televisivi sulla cucina almeno una volta alla settimana
  • il 14% li guarda tutti i giorni
  • il 28% ha dichiarato di leggere riviste di enogastronomia
  • il 34% tende ad acquistare libri dedicati a tale argomento
  • il 57% partecipa spesso e volentieri a feste, sagre ed eventi sui prodotti tipici alimentari

In un tale contesto, i ristoranti cercano sempre più di rievocare i piatti ed i sapori tipici della cultura tradizionale

Come affermava lo scrittore polacco Joseph Conrad nella prefazione al libro di ricette pubblicato nel 1923, “La buona cucina è un fatto morale”.

Il cuoco diventa così un portavoce della memoria, incaricato di mantenere vivo e ben saldo il rapporto con le tipicità locali e ed il patrimonio enogastronomico tradizionale.

Il modo in cui le famiglie o i gruppi sociali si riuniscono attorno alla tavola, rappresenta un tratto caratteristico del loro grado di socializzazione.

Alimentarsi rappresenta un processo semplice e complesso allo stesso tempo in cui non conta solo la soddisfazione di un bisogno primario di nutrizione, ma anche la ricerca del gusto e la soddisfazione del piacere personale.

Il cibo rappresenta infatti il nostro primo oggetto d’amore e il momento dell’allattamento costituisce un momento di fondamentale importanza per la nostra crescita. Tale relazione si carica infatti di emozioni e conflitti.

Un’alimentazione regolare o irregolare è un segnale di relazioni orientate fra l’agio di un rapporto sereno ed il disagio di un conflitto.

Oggi si assiste ad una proliferazione di programmi televisivi dedicati alla cucina

Ma fino a che punto si può dire che essi veicolino delle corrette informazioni dal punto di vista nutrizionale?

I cuochi che lavorano in televisione all’interno di questi programmi che vengono visti da una grande fetta della popolazione italiana e mondiale, costituiscono un forte fattore di influenza sulle scelte nutrizionali dei consumatori.

Per capire quanto tali ricette si possano definire aderenti alle linee guida degli esperti, a quelle dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della UK Food Standards Agency (FSA), è stata realizzata un’indagine.

Un gruppo di ricercatori della NHS Tees and Newcastle University ha analizzato il contenuto calorico e la composizione di 100 ricette tra quelle proposte in televisione da cinque cuochi molto famosi in Gran Bretagna e altre cento confezioni di cibi pronti venduti dalle tre principali catene di supermercati inglesi.

Come scrive il British Medical Journal, la conclusione è stata abbastanza deludente.

È risultato infatti che:

i pasti preconfezionati e venduti nei supermercati hanno una qualità migliore rispetto a quella dei cuochi e permettono inoltre di capire cosa si sta mangiando grazie alle etichette nutrizionali applicate sulla loro confezione.

Considerando infatti le disposizioni dell’OMS:

  • il 18% dei cibi pronti rispetta i quantitativi consigliati di carboidrati
  • solo il 6% dei cibi che vengono proposti in televisione rispetta i quantitativi consigliati di carboidrati

Stesso discorso vale anche per gli zuccheri semplici:

  • l’83% dei cibi pronti rispetta i quantitativi consigliati
  • l’81% dei cibi che vengono proposti in televisione rispetta i quantitativi consigliati

A proposito delle fibre invece:

  • il 14% dei cibi pronti rispetta i quantitativi consigliati
  • il 56% dei cibi che vengono proposti in televisione rispetta i quantitativi consigliati

In relazione al contenuto di sale invece:

  • il 4% dei cibi pronti rispetta i quantitativi consigliati
  • il 36% dei cibi che vengono proposti in televisione rispetta i quantitativi consigliati (è bene notare che il dato potrebbe essere falsato perché non è stata quantificata la concentrazione di sale negli alimenti)

E ancora per quanto riguarda le calorie:

  • i cibi pronti presentano un quantitativo calorico pari a 293 kcal
  • i cibi che vengono proposti in televisione presentano un quantitativo calorico pari a 604 kcal

per le proteine:

    • i cibi pronti presentano un quantitativo proteico di 27,9 g in media a porzione
    • i cibi che vengono proposti in televisione presentano un quantitativo proteico di 37,5 g a porzione

per i grassi:

      • i cibi pronti presentano un quantitativo di grassi pari a 17,2 g e di grassi saturi pari a 6,8 g
      • i cibi che vengono proposti in televisione presentano un quantitativo di grassi pari a 27, 1 g e di grassi saturi pari a 9,2 g

E per finire, per quanto riguarda le fibre:

      • i cibi pronti presentano un quantitativo di fibre pari a 6,5 g
      • i cibi che vengono proposti in televisione presentano un quantitativo fibre pari a 3,3 g

Nessuna delle due categorie ha in effetti raggiunto risultati soddisfacenti.

È fondamentale sapere cosa e quanto mangiare, leggere bene le etichette nutrizionali, scegliere alimenti e prodotti sani, equilibrati e di stagione e privilegiare i metodi cottura non troppo elaborati.

Oggi sul web si trovano centinaia di siti, blog o forum dedicati al cibo ed alla cucina, soprattutto nei social network.

Circa 500.000 italiani hanno dichiarato infatti di essere iscritti e regolarmente attivi nelle community sul web dedicate al cibo e all’alimentazione.

Anche i libri di cucina tendono ad essere sempre più acquistati dai consumatori, così come anche le app di cucina per i dispositivi mobili.

Di fronte a tali fenomeni anche i consumi tendono a seguire tale linea di tendenza.

Secondo i dati della Coldiretti, a fronte di un taglio della spesa per 1,1 miliardi di euro dei prodotti confezionati, si registra un boom negli acquisti di ingredienti come:

      • la farina (8%)
      • le uova (6%)
      • lo zucchero
      • il burro (4%)

tale da non essersi mai verificato dal dopoguerra con un calo dell’1,5% degli alimenti registrato nella grande distribuzione.

Sempre secondo un’ulteriore indagine della Coldiretti/Swg:

      • 1 italiano su 3 tende a preparare più spesso la pizza fatta in casa rispetto al passato
      • il 19% prepara già frequentemente anche il pane
      • il 18% prepara marmellate, sottoli o sottaceti
      • il 13% prepara la pasta
      • l’11% prepara i dolci

Tali dati sono molto significativi perché dimostrano che i consumatori vanno verso la ricerca di una qualità migliore all’interno della propria alimentazione provvedendo alla preparazione fai da te.

La preparazione fatta in casa garantisce un risparmio economico e una maggiore qualità degli ingredienti utilizzati e mangiati.

Tale forma di “rinascita del cibo” negli ambienti televisivi e nel web, cdimostra che siamo passati dal nulla al troppo, senza occuparci molto della qualità di ciò che ci viene trasmesso.

Il più delle volte infatti ciò che vediamo in tv non ci dice nulla sulla sua vera identità e sulla stagionalità dei prodotti. A volte finisce per comunicarci anche dei valori sbagliati sia per la nostra salute che per le conseguenze a livello ambientale, politico ed economico.

In relazione a ciò, considerare la tv come unica fonte di informazione diviene sbagliato e diseducativo.

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