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La dieta mediterranea e ADHD in bambini e adolescenti.

Sebbene il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) sia stato correlato a carenze di nutrienti e diete "malsane", abbiamo ipotizzato che una scarsa aderenza ad una dieta mediterranea sarebbe positivamente associata ad un aumento della diagnosi di ADHD....

Disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD)

Cosa è noto su questo argomento dedicato al disturbo da deficit di attenzione e iperattività: I modelli dietetici non salutari (di solito ricchi di grassi saturi, zuccheri raffinati e alimenti trasformati e poveri di frutta e verdura) sono spesso associati a disturbo...

Al mattino, fai sempre colazione: ti conviene!

Si presume che conferisca una serie di benefici per la qualità della dieta, la salute e le prestazioni cognitive e accademiche. Quindi, fai sempre colazione! Bambini e adolescenti che consumano abitualmente la colazione hanno maggiori probabilità di avere una migliore...

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Latte Sano, chi pensa Sano ama il buono della vita.
Latte vaccino

Latte vaccino

Il recupero post-esercizio è un processo complesso che varia in base alla natura dell’esercizio, al tempo che intercorre tra le sessioni di allenamento ed ai diversi obiettivi dell’operatore.

Da un punto di vista nutrizionale, le principali considerazioni sono:

  1. ottimizzazione del turnover delle proteine ​​muscolari;
  2. risintesi del glicogeno;
  3. reidratazione;
  4. gestione del dolore muscolare;
  5. gestione appropriata del bilancio energetico.

Il latte è approssimativamente isotonico (osmolalità di 280-290 mosmol / kg) e la miscela di proteine, carboidrati, acqua e micronutrienti di alta qualità (in particolare sodio) lo rende particolarmente adatto come bevanda post-allenamento in molte discipline sportive.

La ricerca ha dimostrato che l’ingestione di latte vaccino post-esercizio ha il potenziale di influire positivamente sul recupero acuto e sull’adattamento all’addestramento cronico.

Il latte aumenta la sintesi e la reidratazione delle proteine ​​muscolari post-esercizio, può contribuire alla risintesi del glicogeno post-esercizio e attenua la dolenzia ed eventuali deficit funzionali muscolari post-esercizio.

Per questi aspetti del recupero, il latte è una salutare e valida alternativa alle bevande di recupero disponibili in commercio, ma è più completo ed economico.

È stato anche dimostrato che l’ingestione di latte post-esercizio riduce il successivo apporto energetico e può portare più facilmente a cambiamenti della composizione corporea, unitamente all’esercizio fisico.

Ciò significa che coloro che esercitano per scopi di gestione del peso potrebbero essere in grado di influenzare in modo benefico il recupero post-esercizio, pur mantenendo il deficit energetico creato dall’esercizio.

Cow’s milk as a post-exercise recovery drink: implications for performance and health. Lewis J.J et al. European Journal of Sport Science Volume 19, 2019 – Issue 1: Exercise Nutrition for Health

 

LA STORIA DELLA PRIMA COLAZIONE

LA STORIA DELLA PRIMA COLAZIONE

È improbabile che la prima colazione sia esistita prima dello sviluppo dell’allevamento, dell’agricoltura e dell’acquisizione della capacità di conservare il cibo.

Prima di allora “il pasto” in generale era il risultato di una caccia fortunata o di fortuiti ritrovamenti di erbe, radici, frutti, fiori, larve o insetti.

La prima colazione, in particolare, richiedeva e tutt’oggi prevede la preventiva acquisizione di cibo.

Di fatto, le prime notizie sulla “prima colazione” si trovano nell’Odissea (VIII sec. a.C.) dove il pasto di Ulisse di primo mattino è costituito da avanzi di maiale consumato la sera precedente, accompagnati da pane e vino con l’aggiunta di miele (Odissea, Libro 16).

“E di nuovo Ulisse si pose a sedere. E il porcaio verdi virgulti al suolo dispose; e di sopra una coltre; e quivi allor sedè d’Ulisse il diletto figliuolo.

Ed il porcaro ad essi sui piatti le carni arrostite mise dinanzi, rimaste dal giorno innanzi alla mensa, entro i canestri ammucchiò sollecito il pane, ed infuse entro una coppa d‘ ellera il vino piú dolce del miele; ed egli stesso sedè dinanzi ad Ulisse divino”.

Nel Vangelo secondo Luca, la colazione dei pescatori del lago di Tiberiade (Luca: 5, 1-11) che avevano trascorso la notte in mare a pescare, consisteva, invece, in pane e pesci abbrustoliti sul fuoco.

Un giorno, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genèsaret e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, vide due barche ormeggiate alla sponda.

I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca.

Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone:

«Prendi il largo e calate le reti per la pesca».

Simone rispose:

«Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».

E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano.

Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli.

Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano.

Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo:

«Signore, allontanati da me che sono un peccatore».

Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto; 1così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».

Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Come testimoniato negli epigrammi di Marziale, la prima colazione sembra essere stata una presenza importante nell’antica Roma, come parte di un modello alimentare già strutturato in tre pasti:

  • colazione (ientaculum)
  • pranzo (prandium)
  • cena (caenam).

Questo modello invece venne meno nel corso del Medio Evo a seguito delle discese dei “barbari”, con il sopravvento della cultura germanica e di quella anglosassone.

Le tribù germaniche infatti consumavano due soli pasti al giorno, il principale dei quali al mattino e uno più leggero nel pomeriggio.

In tempi in cui ci si svegliava all’alba per eseguire i primi lavori della giornata, si faceva un abbondante pasto (curiosamente chiamato “dinner”) intorno alle 9.00 del mattino.

Probabilmente, anche a causa del miglioramento delle condizioni di vita, l’illuminazione artificiale e la moderna organizzazione del lavoro, nel corso dei secoli quest’orario si è spostato progressivamente in avanti fino a fondere addirittura il dinner con il pasto serale (“supper”) e a rendere indispensabile l’introduzione di un altro pasto al mattino presto.

Dunque, il breakfast di oggi è quello che era il dinner di un tempo, termine derivante dal tardo latino disjejunere, cioè interruzione del digiuno.

Anche la religione ha influenzato in qualche modo l’atteggiamento nei confronti della prima colazione, relegata da Tommaso D’Aquino tra i peccati di gola (Summa Theologica,1265-1274).

Di fatto, probabilmente fino al XV secolo, l’abitudine prevalente era il consumo di soli due pasti al giorno.

I moralisti non vedevano di buon occhio l’interruzione del digiuno notturno ad un’ora troppo mattutina, quindi i membri della chiesa e le classi medio-alte evitavano di farlo.

Per ragioni pratiche, la colazione del mattino veniva comunque consumata dalle classi lavoratrici ed era tollerata per i bambini, per le donne, per gli anziani e gli ammalati.

Dal momento però che la chiesa predicava contro i peccati di gola e le altre debolezze della carne, gli uomini tendevano a vergognarsi dell’abitudine alla colazione, considerata segno di debolezza.

A partire dal XVI secolo però si riafferma l’idea che la prima colazione sia un pasto importante. In quel periodo i più poveri consumavano per colazione farinate a base di avena, riso e altri cereali, mentre i nobili e i più ricchi aggiungevano uova e carne.

L’abitudine al consumo di una colazione abbondante, ulteriormente arricchita dall’arrivo in Europa del tè, del caffè e del cacao, prese piede anche negli Stati Uniti.

Per concludere, la prima colazione è davvero fondamentale.

Al risveglio è necessaria una buona carica di nutrienti per affrontare l’intera giornata.

Per questo motivo deve rappresentare circa il 20% dell’apporto calorico giornaliero.

Fare colazione aiuta a bilanciare la fame che si ha durante il giorno, regola la produzione della massa muscolare e aiuta a perdere peso più facilmente.

Inoltre la colazione è un bellissimo momento da passare in famiglia.

Svegliarsi tutti insieme e mangiare qualcosa prima di dividersi per le proprie faccende è un momento davvero magico della giornata, per alcuni il più bello.

Purtroppo, in Italia, la prima colazione è spesso screditata o saltata e un ridotto o assente consumo di latte o yogurt, costituisce il primo e più diffuso errore alimentare.

Con il miracolo economico dei primi anni Sessanta, le abitudini alimentari degli italiani tendono a omologarsi ai Paesi più ricchi.

Fino agli anni Cinquanta il caffè era considerato un alimento prezioso perché costoso, un bene di lusso da offrire agli ospiti.

L’orzo era il solo “compagno” del latte nella colazione del mattino.

Con il boom economico il caffè diventa la bevanda più frequente nella giornata degli italiani, “sociale” per eccellenza.

Anche oggi nella prima colazione italiana il caffè resta l’elemento principe, in molte preparazioni diverse.

Il cappuccino ne è la variante “friendly”. Quindi, convincere gli italiani a non bere il solito caffè può essere una impresa complessa ma non impossibile.

È comunque urgente porre mano a questa problematica nutrizionale, anche perché si vanno diffondendo nuove “mode”, assolutamente non salutari, circa nuove bevande, erroneamente chiamati “latti” e che, se da un lato riducono l’apporto del latte “vero”, dall’altro trascinano la salute sociale verso territori non esplorati e di dubbio giovamento.

In Italia negli ultimi 5 anni il consumo pro-capite di latte è sceso del 24,5% (40 kg/anno).

La crisi economica ha comportato un maggior acquisto di latte a lunga conservazione, molto più economico di quello fresco, e di formaggi freschi, meno costosi di quelli stagionati.

Il consiglio:

cerca di fare sempre la colazione del mattino.

Fra gli alimenti scegli latte o yogurt con fette biscottate o biscotti secchi.

Ricorda:

né il tè né i succhi di frutta possono sostituire il latte! Puoi aggiungere a questa colazione anche della frutta di stagione.

Tratto da:

  • Società Italiana di Nutrizione Umana e Società Italiana di Scienze dell’alimentazione. Documento SINU – SISA per la Prima Colazione. Roma: SINU, SISA 2018.
  • Giorgio Pitzalis “Il latte, compagno di vita”. 2018. Latte Sano. Roma
Diete di esclusione nei bambini autistici

Diete di esclusione nei bambini autistici

Bambini autistici. Ecco cosa riporta la letteratura medica. Quindi diffidate dai tanti medici, paramedici o peggio: sono tante sirene ammaliatrici.

Gluten- and casein-free diet and autism spectrum disorders in children: a systematic review.
Piwowarczyk, A., Horvath, A., Łukasik, J. et al. Eur J Nutr (2018) 57: 433.

Mancano trattamenti efficaci per i sintomi fondamentali dei disturbi dello spettro autistico (ASD).

Abbiamo sistematicamente aggiornato le prove sull’efficacia di una dieta priva di glutine e caseina (GFCF) come trattamento per l’ASD nei bambini.

I database della Biblioteca Cochrane, MEDLINE ed EMBASE sono stati cercati fino ad agosto 2016, per studi randomizzati controllati (RCT); riferimenti aggiuntivi sono stati ottenuti da articoli recensiti.

Sono stati inclusi sei studi randomizzati (214 partecipanti).

Con poche eccezioni, tra i bambini autistici non ci sono state differenze statisticamente significative nei sintomi fondamentali del disturbo dello spettro autistico tra i gruppi, misurati con scale standardizzate.

Uno studio ha rilevato che rispetto al gruppo di controllo, nel gruppo dietetico GFCF ci sono stati miglioramenti significativi nei punteggi per il sottodominio “comunicazione” del Programma di osservazione diagnostica autistica e per il sottodominio “interazione sociale” della scala di valutazione dell’autismo Gilliam.

Un altro studio ha riscontrato differenze significative tra i gruppi nei punteggi post intervento per i sottodomini “tratti autistici”, “comunicazione” e “contatto sociale” di un sistema danese standardizzato.

Le differenze rimanenti, se presenti, si riferivano a strumenti di valutazione basati sui genitori o ad altre funzionalità relative allo sviluppo / ASD.

Conclusioni.

Nel complesso, ci sono poche prove che una dieta GFCF sia benefica per i sintomi dell’ASD nei bambini.

Gluten-free and casein-free diets in the therapy of autism.
Klaus Lange., Joachim Hauser., Andreas Reissmann. Current Opinion in Clinical Nutrition and Metabolic Care. 18(6):572–575.

Lo scopo di questo studio è discutere il ruolo delle diete prive di glutine e caseine nel trattamento dell’autismo.

In un recente sondaggio condotto nel Regno Unito, oltre l’80% dei genitori di bambini con disturbo dello spettro autistico ha riportato un qualche tipo di intervento dietetico per il proprio bambino (dieta priva di glutine e caseina nel 29%).

Alla domanda sugli effetti della dieta priva di glutine e caseina, il 20-29% dei genitori ha riferito miglioramenti significativi delle dimensioni del nucleo del disturbo dello spettro autistico.

I risultati di questo studio suggeriscono effetti aggiuntivi di una dieta priva di glutine e caseina su problemi di comorbilità di autismo come sintomi gastrointestinali, concentrazione e attenzione.

I risultati di un’altra recente indagine hanno suggerito che l’età e alcuni composti delle urine possono prevedere la risposta dei sintomi dell’autismo a una dieta priva di glutine e caseina.

Sebbene questi risultati debbano essere replicati, evidenziano l’importanza dell’analisi dei sottogruppi di pazienti.

La maggior parte delle indagini che valutano l’efficacia di una dieta priva di glutine e caseina nel trattamento dell’autismo sono gravemente imperfette.

Le prove a sostegno del valore terapeutico di questa dieta sono limitate e deboli.

Una dieta priva di glutine e caseina deve essere somministrata solo se viene diagnosticata un’allergia o un’intolleranza al glutine nutrizionale o alla caseina.

The Gluten-Free/Casein-Free Diet: A Double-Blind Challenge Trial in Children with Autism.
Susan L. Hyman, Patricia A. Stewart, Jennifer Foley, Usa Cain, Robin Peck, Danielle D. Morris, Hongyue Wang, Tristram Smith. Journal of Autism and Developmental Disorders. January 2016, Volume 46, Issue 1, pp 205–220

Per ottenere informazioni sulla sicurezza e l’efficacia della dieta priva di glutine / caseina (GFCF), abbiamo messo 14 bambini con autismo, di età compresa tra 3 e 5 anni, sulla dieta per 4–6 settimane e poi condotto un doppio cieco, studio di verifica controllato con placebo per 12 settimane mentre si continua la dieta, con un follow-up di 12 settimane.

Le sfide dietetiche sono state consegnate tramite spuntini settimanali che contenevano glutine, caseina, glutine e caseina o placebo.

Con la consulenza nutrizionale, la dieta era sicura e ben tollerata.

Tuttavia, le difficoltà dietetiche non hanno avuto effetti statisticamente significativi sulle misure di funzionamento fisiologico, problemi comportamentali o sintomi di autismo.

Sebbene questi risultati debbano essere interpretati con cautela a causa delle dimensioni ridotte del campione, lo studio non fornisce prove a supporto dell’uso generale della dieta GFCF.

Il latte, un abbraccio mattutino.

Il latte, un abbraccio mattutino.

In Italia, la prima colazione è spesso screditata o saltata e un ridotto o assente consumo di latte o yogurt, costituisce il primo e più diffuso errore alimentare.

La prima colazione è davvero fondamentale.

Al risveglio è necessaria una buona carica di nutrienti per affrontare l’intera giornata.

Per questo motivo deve rappresentare circa il 20% dell’apporto calorico giornaliero.

Fare colazione aiuta a bilanciare la fame che si ha durante il giorno, regola la produzione della massa muscolare e aiuta a perdere peso più facilmente.

Inoltre la colazione è un bellissimo momento da passare in famiglia.

Svegliarsi tutti insieme e mangiare qualcosa prima di dividersi per le proprie faccende è un momento davvero magico della giornata, per alcuni il più bello.

Con il miracolo economico dei primi anni Sessanta, le abitudini alimentari degli italiani tendono a omologarsi ai Paesi più ricchi.

Per esempio il caffè. Fino agli anni Cinquanta era considerato un alimento prezioso perché costoso, un bene di lusso da offrire agli ospiti.

L’orzo era il solo “compagno” del latte nella colazione del mattino.

Con il boom economico il caffè diventa la bevanda più frequente nella giornata degli italiani, “sociale” per eccellenza.

Anche oggi nella prima colazione italiana il caffè resta l’elemento principe, in molte preparazioni diverse.

Il cappuccino ne è la variante “friendly”.

Quindi, convincere gli italiani a non bere il solito caffè può essere una impresa complessa ma non impossibile.

È comunque urgente porre mano a questa problematica nutrizionale, anche perché si vanno diffondendo nuove “mode”, assolutamente non salutari, circa nuove bevande, erroneamente chiamati “latti” e che, se da un lato riducono l’apporto del latte “vero”, dall’altro trascinano la salute sociale verso territori non esplorati e di dubbio giovamento.

In Italia negli ultimi 5 anni il consumo pro-capite di latte è sceso del 24,5% (40 kg/anno).

La crisi economica ha comportato un maggior acquisto di latte a lunga conservazione, molto più economico di quello fresco, e di formaggi freschi, meno costosi di quelli stagionati.

Comunque latte e uova sono fonti di proteine nobili a buon mercato.

Composizione del Latte

Il latte (da intendersi come latte vaccino) è composto da acqua per l’87% circa e contiene, in media, il 3,9% di grassi, il 3,4% di proteine e il 4,8% di lattosio.

Nel latte destinato al consumo alimentare diretto, il contenuto di grasso è standardizzato al livello previsto per le tre tipologie commerciali: latte intero (>3,5%), parzialmente scremato (1,5-1,8%), scremato (<0,5%).

I grassi, costituiti per il 98% da trigliceridi, sono rappresentati da acidi grassi saturi per il 65%, (acido palmitico, acido miristico e acido stearico) e da acido oleico per una percentuale compresa fra il 26 e il 28%.

La componente glucidica del latte è rappresentata quasi esclusivamente da lattosio, un disaccaride composto da glucosio e galattosio, la cui digestione da parte dell’uomo è vincolata alla presenza della lattasi, l’enzima in grado di idrolizzare il legame tra i due zuccheri rendendoli disponibili per l’assorbimento e il metabolismo. La frazione proteica del latte è costituita per l’80% da caseine o aggregati di proteine o micelle e per il restante 20% da sieroproteine o proteine solubili.

Le proteine del latte vaccino sono, nel complesso, di alto valore biologico, sia perché soddisfano completamente il fabbisogno aminoacidico dell’organismo umano, sia per l’elevata digeribilità e biodisponibilità che le contraddistinguono.

Tra i minerali presenti, oltre al calcio (119 mg/100 ml), vanno segnalati il fosforo, del quale il latte rappresenta una buona fonte, il potassio, il magnesio, lo zinco e il selenio.

Il latte apporta anche vitamine idrosolubili del gruppo B (vitamina B2 e B12) e vitamine liposolubili in concentrazioni direttamente proporzionali al tenore lipidico.

… to be continued.
Tratto dal testo distribuito da Fattorie Latte Sano. Roma

Bere acqua dell’acquedotto

Bere acqua dell’acquedotto

Chi sono i più grandi bevitori di acqua minerali al mondo?

Ovviamente gli Italiani, con 221 litri a testa ogni anno.

Il tutto pari a 15 miliardi di bottiglie inquinanti presenti nelle nostre case e intorno a noi.

Quando riusciremo a comprendere che l’acqua che arriva al nostro rubinetto di casa è, nella grande maggioranza dei casi, ottima e controllata più volte al giorno?

Bere acqua è un’esigenza naturale ed imprescindibile per la vita stessa.

Per comprendere meglio la necessità di assunzione dei liquidi, è sufficiente pensare che un essere umano può sopravvivere per più di 30 giorni senza cibo, ma senza bere acqua solo per pochi giorni.

Detto questo, era ovvio che il business alimentare non poteva disinteressarsi a questo essenziale bisogno umano.

Più precisamente parliamo di 14,8 miliardi di euro nel 2018!

E vogliamo, solo per un momento, considerare che tutto questo non è senza conseguenze per l’ambiente dato l’impressionante volume di contenitori plastici (derivati dal petrolio) e per l’aspetto economico legato al loro trasporto?

Un adulto di medio peso ha bisogno di 1,5-2,5 litri di liquidi al giorno.

I soggetti che svolgono attività fisiche o che vivono in ambienti dal clima caldo-umido ne richiedono quantità maggiori.

I bambini fisicamente attivi sono maggiormente sensibili agli stimoli del calore rispetto agli adulti perché non sono in grado di disperderlo in modo altrettanto efficiente.

I bambini e gli anziani poi possono non avere l’istinto di bere quantità sufficienti di liquidi a sostituire quelli persi.

Nonostante una parte del fabbisogno di liquidi venga soddisfatto dall’acqua contenuta nei cibi, una grande quantità (da 1 a 2 litri), deve essere assunta attraverso l’acqua, le bibite, i succhi di frutta ed altre bevande.

Senza un sufficiente apporto di liquidi il corpo umano si disidrata.

La disidratazione può verificarsi con maggior frequenza quando si svolgono attività sportive o in casi di malattia con febbre, in cui è importante reintegrare le quantità di liquidi perse.

La disidratazione non consente al corpo di regolare la propria temperatura e può provocare stress da calore.

Tra le conseguenze della disidratazione vi è la stanchezza, il mal di testa, la difficoltà di concentrarsi ed un malessere generale.

Bere i quantitativi giusti di liquidi aiuta a sentirsi bene per tutta la giornata.

L’acqua del rubinetto domestico deve essere considerata al primo posto, anche se spesso viene considerata “demodé”.

È necessaria per il metabolismo e per le normali funzioni fisiologiche, non apporta calorie e può fornire minerali essenziali (calcio, magnesio, fluoro).

L’acqua, dunque, potrebbe da sola coprire praticamente tutte le nostre necessità di liquidi, anche se, per consentire una certa varietà e per venire incontro ai gusti personali, la dieta salutare può includere altre bevande.

Ma allora dovete considerare l’apporto calorico presente nei soft-drink e nei succhi di frutta che, inevitabilmente, andranno a “pesare sul vostro peso corporeo.

L’acqua è contenuta in diversi alimenti di uso quotidiano.

In particolare il cetriolo è l’alimento con la percentuale maggiore di acqua: il 96,5% del peso!

Inoltre, insieme ai finocchi (93,2%), il cetriolo è un ottimo spezzafame a calorie ridotte. Anche l’anguria, la lattuga e i pomodori contengono, rispetto al loro peso, oltre il 90% di acqua.

Ottimi per l’apporto idrico dell’organismo sono anche broccoli, cavolfiori, fagiolini, melone, bieta, cicoria, mele e pere.

Ricordiamo infine che il contenuto idrico del latte parzialmente scremato è pari all’88,5%.

Quindi bere latte è anche un ottimo alimento per introdurre calcio, principi nutritivi e acqua, nel rispetto dell’apporto calorico.

Zuccheri. bere solo latte o acqua

Zuccheri. bere solo latte o acqua

Il consumo di zuccheri, delle bevande zuccherate o bevande che contengono addolcitori calorici aggiunti (ad esempio saccarosio, sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio, concentrati di succo di frutta) nei bambini e negli adolescenti europei, supera le attuali raccomandazioni ed è aumentato drammaticamente negli ultimi decenni tra bambini e adulti.

Nel Regno Unito, le bevande analcoliche hanno fornito quasi un terzo dell’assunzione di zuccheri estrinseci non lattici nei bambini di età compresa tra gli 11 ei 18 anni.

Anche biscotti, focacce, dolci e budini, dolciumi e succhi di frutta hanno contribuito in modo significativo.

Uno studio tedesco ha riportato un consumo di bevande analcoliche di 480 ml/giorno nei ragazzi e 280 ml/giorno nelle ragazze di età compresa tra 12 e 17 anni.

Uno studio sloveno ha riferito che il consumo di SSB (compreso quello zuccherato di tè e sciroppi) di 683 e 715 ml/giorno nei ragazzi e ragazze di età compresa tra 14 e 17 anni; superiore a quello del latte e dei prodotti lattiero-caseari (455 e 479 g/giorno nei maschi e femmine).

Il consumo di succo di frutta era di 114 e 102 ml/giorno nei ragazzi e nelle ragazze.

Gli SSB hanno contribuito al 9% e al 10% del consumo totale di energia in ragazzi e ragazze, rappresentando la fonte primaria di zuccheri liberi nella dieta degli adolescenti sloveni.

Gli zuccheri si trovano naturalmente in frutta, verdura, alcuni cereali, latte umano, latte e prodotti lattiero-caseari (zucchero naturale), ma vengono anche aggiunti agli alimenti durante la lavorazione, la preparazione o direttamente in tavola.

Gli zuccheri aggiunti addolciscono il sapore di alimenti e bevande, migliorano la loro appetibilità, come la viscosità, la consistenza, il corpo e il colore (capacità di doratura).

Una dieta sana e ben bilanciata contiene zuccheri presenti in natura come componenti integrali di cibi integrali (ad es. frutta intera, verdura, latte e latticini e alcuni cereali).

La dolcezza non è tutta uguale.

La dolcezza è definita rispetto al saccarosio, che ha un valore di dolcezza di 1,00 (o 100%).

Il fruttosio è il più dolce (dolcezza relativa: 1,17), seguito da saccarosio (1,00), glucosio (0,74), maltosio (0,33), galattosio (0,32) e lattosio (0,16).

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) definisce gli zuccheri come “zuccheri totali”, compresi gli zuccheri naturalmente presenti negli alimenti come frutta, verdura, cereali e lattosio nei prodotti lattiero-caseari e zuccheri aggiunti.

Il termine “zuccheri aggiunti” si riferisce al saccarosio, al fruttosio, al glucosio, agli idrolizzati di amido (sciroppo di glucosio, sciroppo ad alto contenuto di fruttosio, isoglucosio) e ad altri preparati isolati di zucchero usati come tali o aggiunti durante la preparazione e la fabbricazione degli alimenti.

Per gli alimenti per lattanti, il lattosio è lo zucchero preferito, mentre il saccarosio, il glucosio e il fruttosio non sono consentiti.

Glucosio e saccarosio possono tuttavia essere aggiunti a formule per lattanti prodotte con idrolizzati proteici per mascherare il gusto amaro.

Per gli alimenti di proseguimento, l’aggiunta di saccarosio e fruttosio può essere accettabile, poiché la maggior parte dei bambini sarà esposta a questi zuccheri in alimenti complementari.

È interessante notare che è consentito aggiungere zuccheri agli alimenti a base di cereali e agli alimenti per l’infanzia per neonati e bambini piccoli.

I succhi di frutta non sono SSB.

Hanno una composizione nutrizionale superiore agli SSB, poiché contengono potassio, vitamine A e C e alcuni sono fortificati con vitamina D e/o calcio, ma contengono quantità simili di zuccheri liberi (5% -17% di saccarosio, glucosio, fruttosio e/o sorbitolo) ed energia (23-71 kcal/100 mL) cosicchè, al pari degli SSB, hanno un potenziale simile a promuovere l’aumento di peso nei bambini.

È anche importante notare che i latti zuccherati (es. latte di cioccolato, bevande di soia al cioccolato) contengono da 3,6 a 11,5 g di zuccheri liberi/100 ml e sono consumati da bambini e adolescenti.

L’OMS raccomanda di limitare l’assunzione di zuccheri liberi a meno del 10% del consumo totale di energia nei bambini e negli adulti.

Negli individui in sovrappeso, la riduzione degli zuccheri liberi dovrebbe far parte della riduzione dell’apporto energetico.

Inoltre si raccomanda di minimizzare il consumo di SSB nei bambini e negli adulti.

Il 5% dell’energia giornaliera per una bambina di 3 anni equivale a circa13 g di zuccheri liberi/giorno (cioè circa 3 cucchiaini), che è presente in una media di 170 ml (81-260 ml) di nettare di frutta.

Il liquido consigliato per la sete dopo l’introduzione di cibi solidi è l’acqua.

I neonati non devono ricevere bevande contenenti bevande zuccherate e questa abitudine deve essere scoraggiata, come anche il tè senza zuccheri aggiunti.

Le bevande raccomandate per bambini e adolescenti sono acqua, acqua minerale naturale e/o frutta o verdura.

Il cibo attuale è caratterizzato da un approvvigionamento di zuccheri a buon mercato e abbondante.

Gli zuccheri aggiunti contribuiscono per circa il 14% dell’apporto energetico giornaliero in bambini da 2 a 9 anni in Europa e da 2 a 18 anni negli Stati Uniti.

Negli adolescenti sloveni dai 15 ai 16 anni l’assunzione di zuccheri liberi costituiva il 16% dell’apporto energetico giornaliero (130 g/giorno) nei ragazzi e il 17% (110 g/die) nelle ragazze.

I neonati hanno una innata preferenza per i gusti dolci, salati e umami, e il rifiuto innato dei sapori aspri e amari.

I neonati preferiscono soluzioni zuccherine all’acqua e soluzioni più dolci a soluzioni meno dolci, probabilmente perché l’ingestione di zuccheri dolci porta al rilascio di oppioidi endogeni.

Insieme alla preferenza per il gusto dolce, siamo anche predisposti a preferire cibi densi di energia, quindi cibi “sani” dati come carboidrati complessi mentre le verdure, che non sono dolci, salati e densi di energia sono inizialmente rifiutati dai bambini.

I bambini nutriti con un latte in formula sono esposti ad un sapore costante, un gusto prevalentemente dolce.

Anche il latte umano ha un sapore dolce, ma espone ulteriormente il bambino a sapori e aromi variabili, a seconda dell’alimentazione della madre.

Inoltre l’allattamento al seno può essere associato ad una maggiore accettabilità di nuovi cibi e sapori.

Per quanto riguarda lo sviluppo del gusto dolce e la preferenza per i cibi dolci questa ha una forte componente genetica e diminuisce con l’età.

Infatti la preferenza per il gusto dolce è determinata dall’interazione di molti fattori che riguardano il comportamento alimentare (sistema di ricompensa), le scelte alimentari (sensi ed emozioni) e il gusto (effetti genetici e di programmazione).

L’assunzione di zuccheri liberi o SSB è associata al peso corporeo. Le probabilità di obesità sono aumentate del 71% per l’assunzione di SSB e del 92% per l’introduzione di SSB prima dei 6 mesi di età rispetto ai bambini che non avevano assunto SSB durante l’infanzia.

I soggetti che hanno consumato più di 1 porzione di SSB/giorno all’età di 15 anni hanno avuto aumenti più elevati di BMI e circonferenza della vita (WC) rispetto ai non consumatori nei successivi 6 anni.

I soggetti che hanno aumentato il consumo di SSB da 9 a 15 anni hanno avuto anch’essi aumenti più consistenti nel BMI e nel WC.

Il saccarosio è lo zucchero più cariogeno.

L’assunzione di SSB è associata ad un aumento del rischio di carie dentale che si traduce in erosione dello smalto.

Due meta-analisi degli adulti hanno mostrato un’associazione tra consumo di SSB e incidenza di diabete di tipo 2 (T2D).

Un’altra meta-analisi, sempre negli adulti ha dimostrato una significativa riduzione del rischio correlato del T2D attraverso l’aderenza a un modello alimentare sano, incluso un ridotto consumo di SSB.

In uno studio cross-sectional negli adolescenti, il consumo di fruttosio e zuccheri aggiunti era associato a un aumento della pressione sanguigna.

Una serie di studi pubblicati dopo questa revisione suggerisce possibili associazioni tra consumo di zuccheri e fattori di rischio cardiovascolare.

Uno studio prospettico di coorte ha suggerito una relazione significativa tra zuccheri aggiunti nella dieta degli adulti e aumento del rischio di mortalità per malattie cardiovascolari.

Una revisione sistematica e una meta-analisi negli adulti sull’associazione tra assunzione di zuccheri e pressione sanguigna e lipidi ha concluso che gli zuccheri alimentari influenzano la pressione diastolica e i lipidi sierici.

Negli studi che duravano più di 8 settimane, un maggiore consumo di zuccheri era associato a una pressione sanguigna più elevata rispetto all’effetto degli zuccheri sul peso corporeo.

Un possibile effetto degli zuccheri sulla pressione sanguigna è anche suggerito da alcune recensioni su bambini, adolescenti e adulti.

Due studi hanno mostrato una relazione tra consumo di zuccheri e marcatori di malattie cardiovascolari negli adolescenti.

In uno studio condotto su 559 adolescenti di età compresa tra 14 e 18 anni vivevano negli Stati Uniti meridionali il consumo totale di fruttosio totale era associato positivamente a più marcatori di aumentato rischio di malattie cardiovascolari e T2D.

Tra gli adolescenti in sovrappeso e obesi, gli zuccheri aggiunti erano positivamente correlati all’indice di resistenza all’insulina.

L’eccessiva assunzione di SSB comporta quindi elevati livelli di pressione arteriosa, di acido urico, dislipidemia e steatosi epatica non alcolica nei bambini.

L’eccessiva assunzione di fruttosio determina un aumento della pressione sanguigna nei bambini e nei giovani adulti.

Altri possibili effetti sulla salute di bevande contenenti SSB sono dismicrobismo intestinale, diarrea cronica, flatulenza, meteorismo, dolori addominali e crescita non ottimale sia nei bambini che negli adolescenti.

Il consumo di SSB nei bambini e negli adolescenti è anche associato a un’assunzione inadeguata di calcio, ferro e vitamina A).

La forma (liquida o solida) dell’assunzione alimentare è correlata al bilancio energetico.

In uno studio longitudinale di 6 anni su 359 bambini danesi di età compresa tra 8 e 10 anni, il consumo di saccarosio liquido era fortemente associato a cambiamenti nel WC e BMI rispetto al consumo di saccarosio solido.

Le bevande contenenti zuccheri non promuovono la sazietà rispetto alla quantità equivalente di zuccheri in forma solida e quindi inducono un consumo eccessivo di energia.

Di solito, un alimento intero diminuisce l’assunzione di cibo nei pasti successivi, mentre le fibre aggiunte a una bevanda non sono efficaci.

I succhi di frutta non hanno alcun vantaggio nutrizionale sui frutti interi e, in quanto privi di fibre, vengono consumati rapidamente rispetto ai frutti interi.

Sostituire gli SSB con acqua o latte, ma non con il 100% di succo di frutta, è inversamente associato allo sviluppo della massa grassa.

Come se non bastasse esistono poi gli zuccheri con edulcoranti non nutritivi (NNS o dolcificanti non calorici) che sono a basso contenuto calorico o senza calorie e includono dolcificanti artificiali (aspartame, acesulfame-K, saccarina, sucralosio, neotame, advantame), edulcoranti ipocalorici (es, la stevia).

Sostituire gli zuccheri liberi con NNS può ridurre l’apporto energetico a breve termine, ma la loro efficacia e sicurezza come strategia di gestione del peso a lungo termine deve ancora essere valutata.

Gli zuccheri presenti naturalmente nella frutta (naturalmente, congelati o essiccati) e presenti in natura nel latte materno o nella formula per lattanti così come nel latte di mucca o di capra e nei prodotti a base di latte non zuccherato (es. yogurt naturale) non sono zuccheri liberi.

In conclusione

L’assunzione di zuccheri liberi deve essere ridotta e con un limite inferiore del <5% di apporto energetico nei bambini e negli adolescenti di età ≥ 2-18 anni.

Questo rappresenta: 15-28 g di zuccheri liberi (3,5-7 cucchiaini) per le ragazze; Da 16 a 37 g (4-9 cucchiaini) per i ragazzi, in base all’età.

Queste quantità dovrebbero essere ancora ridotte nei neonati e nei bambini <2 anni.

Le autorità nazionali dovrebbero adottare politiche volte a ridurre l’assunzione di zuccheri liberi nei neonati, bambini e adolescenti.

A seconda delle circostanze locali, questo può includere l’istruzione, l’etichettatura migliorata, la limitazione della pubblicità, l’introduzione di standard per la scuola materna e il cibo scolastico che include limiti agli zuccheri liberi e misure fiscali come la tassazione per lo zucchero e i cibi ricchi e/o incentivare l’acquisto di alimenti sani.

Ridurre l’assunzione di SSB sostituendoli con acqua e latte nei bambini e negli adolescenti.

Gli zuccheri dovrebbero preferibilmente essere consumati nella loro forma naturale come latte umano, latte, latticini non zuccherati, frutta fresca, piuttosto che come SSB, succhi di frutta, frullati e/o bevande o prodotti a base di latte zuccherato.

Le bevande e gli alimenti contenenti zucchero (SSB, succhi di frutta, frullati a base di frutta e bevande / prodotti a base di latte zuccherato) devono essere sostituiti con acqua o, in quest’ultimo caso, con latte non zuccherato e prodotti a base di latte non zuccherato.

Tratto da
Sugar in Infants, Children and Adolescents: A Position Paper of the European Society for Paediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition Committee on Nutrition
Fidler Mis, et al. Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition: December 2017 – Volume 65 – Issue 6 – p 681–696