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Autosvezzamento

Il divezzamento, anche detto (meno correttamente) svezzamento, descrive il periodo di tempo in cui una progressiva riduzione dell'allattamento al seno o dell'alimentazione con il latte formulato, lascia il posto ad una graduale introduzione di alimenti complementari...

Noci e malattie cardiovascolari (CHD).

(Ros E Br J Nutr. 2015 aprile; 113 Suppl 2: S111-20) In virtù della loro composizione unica, è probabile che le noci influiscano positivamente sulla salute cardiovascolare. Studi epidemiologici hanno associato il consumo di noci con una ridotta incidenza di CHD in...

Gamberi e uova sono dannosi per il colesterolo?

In particolare, negli Stati Uniti, circa uno su quattro decessi si verificano a causa di malattie cardiache. La causa principale del CVD è l'aterosclerosi, che è una condizione infiammatoria cronica legata dalla deposizione di colesterolo e dei tessuti fibrosi nelle...

L’importanza di giustopeso.it

Obiettivo. Esaminare l'impatto dell'influenza dei social media sul marketing degli alimenti (sani e malsani) sull'assunzione di cibo da parte dei bambini. Per questo sono stati esaminati 176 bambini (9-11 anni, media 10,5 ± 0,7 anni), assegnati in modo casuale a...

Il calcio nella dieta

E mangiare in maniera equilibrata significa soprattutto "ruotare" i cibi presenti nel mondo animale ed in quello vegetale. Anche per quanto riguarda i minerali è indispensabile variare giornalmente le pietanze. Il calcio è il minerale più abbondante dell'organismo, è...
Latte Sano, chi pensa Sano ama il buono della vita.
Cibi contro l’invecchiamento

Cibi contro l’invecchiamento

A cura di Giorgio Pitzalis


Anche a tavola si può aiutare l’organismo a prevenire l’invecchiamento.

Lo dimostrano gli studi condotti in tutto il mondo negli ultimi anni che hanno evidenziato il ruolo di alcune sostanze contenute negli alimenti, gli antiossidanti, nel combattere i radicali liberi, vera minaccia per l’invecchiamento del nostro organismo.

I radicali liberi si formano all’interno delle nostre cellule (nei mitocondri), dove l’ossigeno viene utilizzato per produrre energia e sono molecole instabili, cioè molecole a cui “manca qualcosa”, pronte a reagire con altre molecole, in quanto hanno un elettrone disponibile (“spaiato”).

Quindi i radicali liberi sono molecole o parti di molecole cariche negativamente che tendono a legarsi a atomi di idrogeno da altre molecole, determinando reazioni chimiche dannose (es. perossido d’idrogeno o acqua ossigenata).

La loro azione negativa si esplica soprattutto sui grassi delle membrane cellulari e sulle proteine del nucleo delle cellule.

Quando prevale la produzione di radicali si viene a determinare un danno, definito stress ossidativo. In pratica, un organismo “stressato” non riesce a neutralizzare l’eccessivo livello di radicali liberi endogeni.

I radicali liberi si formano sia nei processi energetici sia nei processi di difesa dell’organismo (i globuli bianchi li usano per attaccare gli agenti patogeni).

Inoltre il fumo, l’inquinamento, le radiazione sono altre fonti di radicali liberi. Gli antiossidanti sono oltre 4 mila e sono presenti in tracce significative nella frutta e nella verdura (sono invece irrilevanti, negli alimenti animali).

Vediamo quali sono i cibi contro l’invecchiamento e antiossidanti che sono:

  • alcune vitamine (C, E, betacarotene)
  • sostanze vegetali (polifenoli, bioflavonoidi, pigmenti vari)
  • micronutrienti (glutatione, selenio, Q10 ecc.).

In realtà, quantitativamente parlando, molte di queste sostanze hanno efficacia minima, altre (come le vitamine) hanno un’efficacia dimostrata, ma limitata.

ll Dipartimento dell’Agricoltura americano ha misurato la capacità delle verdure e della frutta (l’unità di misura è l’ORAC, la capacità di assorbimento del radicale ossigeno): nella categoria frutta la migliore è la prugna nera (5770 ORAC per 100 g), mentre per la verdura il migliore è il cavolo (1700 ORAC per 100 g).

Per capire come queste sostanze svolgano un’azione comunque limitata, si consideri che una sigaretta produce 10 miliardi di radicali liberi. Ogni giorno bisognerebbe consumare 5000 unità Orac. Conoscendo il contenuto di Orac di ogni alimento sarà facile creare menù giornalieri antietà.

In linea di massima sarà bene ricordare che ogni giorno andrebbero consumate tre porzioni di frutta e due di verdura, gli alimenti in assoluto più ricchi di antiossidanti.

Alimenti e unità ORAC: oltre 1000 punti (mezza coppetta di mirtilli, una coppetta di fragole, mezza coppetta di more, tre prugne, una arancia, 150 grammi di spinaci, di cavoli e di barbabietole); circa 500 punti (mezzo bicchiere di succo di arancia, di pompelmo, di mela e di pomodoro; 70 grammi di ciliege, un grappolino di uva, un kiwi, un peperone, una patata, 150 grammi di funghi, una cipolla); circa 200 punti (una pera, una banana, una pesca, una mela, una fetta di anguria, tre fette di melone, tre albicocche, 100 grammi di carote, due zucchine, una porzione di insalata, un cetriolo, un gambo di sedano, 150 grammi di broccoli, un pomodoro).

Altre verdure e frutta contengono sostanze antiossidanti:

  • ananas
  • limone
  • germe di grano
  • prezzemolo
  • finocchio
  • cetriolo
  • carota
  • zucca
  • mango
  • papaia
  • mirtillo
  • fragola
  • cavolfiore.

Via libera quindi ad una alimentazione ricca di questi nutrienti!

Essenziale è anche l’attività fisica:

senza una attività fisica regolare, le difese organiche contro i radicali liberi (compresi gli antiossidanti endogeni naturali prodotti dall’organismo) possono indebolirsi troppo al punto tale da non permettere anche agli stessi integratori di agire con piena efficacia.

Da tutto quanto esposto è evidente l’infinita importanza dei radicali liberi e l’importanza di una dieta antiossidante, ricca di frutta e verdura cruda (la cottura riduce o distrugge il potere antiossidante) e fresca, povera di grassi saturi e di grassi idrogenati, fonti molto ricche di radicali liberi.

La dieta-tipo antinvecchiamento?

  • Colazione del mattino = uno yogurt magro in cui spezzettare 100 grammi di fragole, una spremuta di pompelmo.
  • Spuntino del mattino = un frutto a piacere.
  • Pranzo = una porzione di pasta condita con pomodoro e basilico, un’insalata mista con dadini di formaggio condita con olio di oliva, una porzione di pane.
  • Spuntino del pomeriggio = un frutto a piacere.
  • Cena = pesce al forno con contorno di peperoni, insalata mista, una porzione di pane.

…to be continued

Alimentazione e latte vaccino: cosa sapere

Alimentazione e latte vaccino: cosa sapere

La presenza del latte, insieme allo yogurt e ai derivati, in un’alimentazione varia ed equilibrata, è promossa da tutte le linee guida nutrizionali pubblicate nel mondo, che condividono l’indicazione al consumo quotidiano di almeno 2-3 porzioni di questo alimento.

D’altra parte, in Italia, si registra un consumo medio di latte vaccino nella popolazione adulta decisamente inferiore alle raccomandazioni e tra i più bassi in Europa.

Cerchiamo di comprendere quali sono le caratteristiche ed i benefici del latte vaccino.

Il latte vaccino è composto per quasi il 90% da acqua (87% circa); contiene inoltre, in media, il 3,9% di grassi, il 3,4% di proteine e il 4,8% di lattosio.

Il contenuto di grasso nel latte è standardizzato al livello previsto per le tre tipologie commerciali: latte intero (>3,5%), parzialmente scremato (1,5-1,8%), scremato (<0,5%).

La quota glucidica è rappresentata quasi esclusivamente da lattosio, un disaccaride composto da glucosio e galattosio, la cui digestione da parte dell’uomo è vincolata alla presenza della lattasi, l’enzima in grado di idrolizzare il legame tra i due zuccheri rendendoli disponibili per l’assorbimento e il metabolismo.

La frazione proteica del latte è costituita per l’80% da caseine (aggregati di proteine) e per il restante 20% da sieroproteine (proteine solubili).

Le proteine del latte vaccino sono, nel complesso, di alto valore biologico, sia perché soddisfano completamente il fabbisogno aminoacidico dell’organismo umano, e sia per l’elevata digeribilità e biodisponibilità.

Inoltre, le proteine del latte sono dotati di importanti effetti biologici (antimicrobici, antianemici), trasportatori di calcio e fosforo, mentre altri hanno proprietà antitrombotiche, antipertensive, immunomodulatorie, antiossidanti, ecc.

I grassi, costituiti per il 98% da trigliceridi, sono presenti nel latte all’interno di globuli microscopici, circondati da una membrana proteica.
Una quota importante degli acidi grassi del latte (circa il 65% del totale) è costituita da acidi grassi saturi, ma da rilevare è anche la presenza di acido oleico (monoinsaturo a 18 atomi di carbonio) fino al 26-28%.

Tra i minerali presenti nel latte, oltre al calcio, vanno segnalati il fosforo, del quale il latte rappresenta una buona fonte, il potassio, il magnesio, lo zinco e il selenio. Il latte apporta anche vitamine idrosolubili del gruppo B (ribofavina e B12) e vitamine liposolubili in concentrazioni direttamente proporzionali al tenore lipidico.

Il latte è commercializzato in diversi tipi:

  • Latte fresco pastorizzato: trattato a 72-78 °C per 15-20 secondi, si conserva fino a 6 giorni in frigorifero (4-6 °C).
  • Latte fresco pastorizzato denominato di “alta qualità”: sottoposto ad una pastorizzazione meno aggressiva (72 °C per 15-18 secondi), si conserva fino a 6 giorni in frigorifero.
  • Latte microfiltrato pastorizzato: il latte scremato, sottoposto a un processo di microfiltrazione (rimozione fisica delle cellule batteriche) viene pastorizzato, in genere dopo avere reintrodotto la quota lipidica separata all’inizio del processo; si conserva fino a 15-18 giorni in frigorifero (4-6 °C).
  • Latte pastorizzato a temperatura elevata: trattato con procedimenti che vanno da 90°C per 30-60 secondi a128°C per 4 secondi; si conserva fino a 15-18 giorni in frigorifero.
  • Latte sterilizzato UHT (Ultra High Temperature): trattato da 135 a 150 °C per 2-4 secondi, confezionato in condizioni asettiche; si conserva a temperatura ambiente per almeno 3 mesi.
  • Latte delattosato (a basso o trascurabile tenore in lattosio, con un contenuto in lattosio, rispettivamente, < 0,1% e < 0,01% in peso): adatto al consumo da parte di individui intolleranti al lattosio.
  • Latte in polvere: ottenuto per essiccazione del latte liquido. Una volta ricostituito, non presenta caratteristiche quali-quantitative sensibilmente differenti dall’alimento originale, purché non sia conservato troppo a lungo.
  • Latti arricchiti: è possibile l’arricchimento con proteine, acidi grassi, fibra, vitamine, minerali, per rispondere a specifiche esigenze del consumatore, con opportuna indicazione nella denominazione di vendita.

A partire dall’età di 2 anni è molto importante promuovere il consumo di latte vaccino, soprattutto per il contenuto di proteine digeribili e di calcio, il cui apporto adeguato è essenziale in questa fase della vita.

Le linee guida consigliano infatti due porzioni al giorno di latte/yogurt (1 porzione = 125 ml di latte o 125 g di yogurt), una a colazione e una a merenda, per coprire il 50% del fabbisogno di calcio.

Il latte vaccino non è invece indicato prima dei 12 mesi di età, soprattutto per le criticità nutrizionali riguardanti l’eccesso proteico e il rischio di carenza di ferro.

L’abitudine dei bambini del giorno d’oggi, che assumono il latte solamente fino all’età scolare, per abbandonarlo progressivamente nel corso dell’adolescenza, va quindi contrastata sia in famiglia e sia dal medico.

In gravidanza l’apporto proteico è determinante:
sia la carenza che l’eccesso di proteine nella dieta materna (rispetto al 10-15% delle calorie complessive raccomandato dalle linee guida nutrizionali) infuenzano negativamente il peso del bambino alla nascita.

In questo contesto ricoprono un ruolo importante gli alimenti che siano fonti di proteine ad alto valore biologico, come il latte e i derivati.

Infine, non bisogna dimenticare che la gravidanza rappresenta un’ottima opportunità per diffondere in modo efficace l’educazione alimentare, e quindi per promuovere l’adesione a una dieta varia ed equilibrata, con importanti implicazioni future per la salute e il benessere sia della donna che della famiglia.

Anche nella terza età, oltre alla grande importanza dell’apporto di proteine e calcio, studi recenti suggeriscono come un’altra sostanza presente nel latte, la nicotinamide riboside, derivata dalla niacina (vitamina B3) agisca sul metabolismo del NAD e sulle sirtuine, proteine coinvolte in diversi processi anti-aging a livello di molti organi, inclusi muscolo, fegato e cervello.

FOCUS: latte vaccino

  • Il latte vaccino aumenta il rischio di sovrappeso e obesità?
    Al contrario consumi più elevati di latte e yogurt sono risultati associati a minore accumulo di grasso corporeo e a minor rischio cardio-metabolico.
    Una caratteristica estremamente interessante del latte è l’effetto saziante, dimostrato da studi di intervento controllati, con la conseguente minore assunzione di calorie al pasto seguente. Effetto che si manifesta soprattutto se il latte viene consumato come alimento a colazione.
  • Il latte vaccino ha un ridottissimo contenuto di IGF-1
    Il consumo di latte vaccino influenza solo modestamente i livelli di IGF-1 nell’uomo. Quindi non sembra esistere alcun rapporto tra l’IGF-1 e gli effetti del latte vaccino sulla salute umana.
  • Non esistono attualmente motivi, al di fuori delle condizioni di allergia e delle intolleranze sintomatiche al lattosio (queste ultime gestibili peraltro in maniera adeguata scegliendo il latte delattosato) per limitare o bandire il consumo alimentare di latte vaccino.
  • Il calcio, riccamente contenuto nel latte, ridurrebbe la proliferazione cellulare, stimolerebbe la differenziazione e l’apoptosi delle cellule della mucosa gastrointestinale e della mammella e si legherebbe infine agli acidi biliari e agli acidi grassi prodotti dalla fermentazione batterica nel colon, riducendone gli effetti dannosi sulla mucosa.
  • Si può escludere un effetto sfavorevole del consumo di latte sul rischio di sviluppare sovrappeso, obesità e diabete di tipo 2.

Nell’alimentazione dello sportivo il latte riveste un ruolo importante, non solo come fonte di liquidi, proteine e minerali, ma anche per il recupero dopo esercizio fisico.

Il latte contiene infatti carboidrati semplici (il lattosio, che in quanto disaccaride viene rapidamente assorbito) in quantità simile a quella di molte bevande appositamente formulate per lo sport, che contengono invece in genere glucosio e maltodestrine.

Il latte ha inoltre una buona concentrazione di elettroliti, che possono contribuire a ripristinare quelli persi con il sudore durante l’esercizio.

L’intolleranza al lattosio viene spesso confusa dal pubblico con l’allergia al latte, ma si tratta di due fenomeni a patogenesi molto diversa, con conseguenze cliniche pure ben differenti.

In ogni caso è importante tenere presente che, non trattandosi di un’allergia ma di un’intolleranza, si è di fronte (nei casi realmente diagnosticati) a una condizione nella quale i sintomi sono dose-dipendenti e pertanto piccole quantità (come quelle che sono rappresentate dagli eccipienti di compresse e farmaci) non danno in genere origine ad alcuna sintomatologia.

Il latte vaccino esce quindi assolto da tanti peccati ed ecco emergere un quadro rassicurante. Il latte vaccino è un alimento con caratteristiche nutrizionali interessanti, che – consumato secondo le indicazioni delle linee guida e nell’ambito di un’alimentazione equilibrata – può facilitare il raggiungimento degli obiettivi nutrizionali di alcuni importante macro- e micronutrienti, in tutte le età della vita.

Il suo consumo regolare si associa al mantenimento dell’abitudine a fare la prima colazione: una consuetudine i cui favorevoli effetti metabolici e sul benessere generale dell’organismo sono ben riconosciuti.

Il complesso delle evidenze disponibili nella letteratura scientifica suggerisce inoltre che la larga maggioranza delle associazioni tra consumo di latte e salute sia favorevole.

Favorevole, specie nelle prime fasi della vita (ma in realtà per tutto l’arco della vita stessa), appare il rapporto tra consumo di latte (e di prodotti della filiera) e massa ossea.

Non esistono attualmente motivi, al di fuori delle condizioni di allergia alle proteine del latte vaccino e all’intolleranza per limitare o bandirne il consumo alimentare.

Alimentazione e calcio

Alimentazione e calcio

A cura di Giorgio Pitzalis

Il latte e i suoi derivati sono apportatori di acqua, calcio, proteine, grassi, vitamine e sali minerali.

Tra questi il calcio assume una fondamentale importanza perché è l’elemento che offre rigidità alla struttura scheletrica del nostro organismo.

Una curiosità: il calcio contenuto nelle ossa subisce un ricambio totale nel corso di 5 anni.

In generale l’opportunità di avere una solida costituzione ossea dipende da pochi elementi: un’adeguata fornitura di calcio, una buona esposizione al sole e un’adeguata attività fisica.

In più è importante considerare che il “pieno” di calcio può essere raggiunto intorno ai 20-25 anni, per poi mantenere nel tempo il proprio contenuto calcico.

E in pratica?
Sempre più spesso si assiste fin dai primi anni all’abbandono dell’abitudine di fare la prima colazione e dato che il consumo di latte è tradizionalmente legato a questo momento, in molte situazioni non sarà facile arrivare a validi apporti di calcio, con il conseguente rischio di una crescita normale ma con ossa fragili.

Altro problema:
uno degli errori più comuni commessi da chi segue diete ipocaloriche è quello di controllare solo le calorie dei cibi scelti.

La dieta, infatti, è intelligente se è equilibrata, con un apporto proteico di almeno 1 grammo al giorno di proteine per kg di peso cor¬poreo: all’incirca 50-60 g per le donne e 70 g per l’uomo.

Spesso, invece, meno calorie significa anche meno proteine.

Ad esempio:
se una giovane donna si alimenta con un the e due fette biscottate a colazione, un panino al prosciutto e una spremuta a pranzo, e per cena con una minestrina, una bistecca con un po’ di insalata poco condita e un frutto, avrà ingerito una quota-limite di proteine: 40 g.

Lo stesso vale per uno schema del tipo:
caffè per colazione, una porzione di pasta (80 g) con insalata e un pane per pranzo e, a cena, una bistecca (100 g) con verdure e un frutto, con un contenuto medio di 35 g di proteine.

Anche in questo caso il deficit di proteine è dietro l’angolo, soprattutto per un soggetto giovane.

In entrambi i casi si ha un introito energetico di 1.000 – 1.200 kcal, ma con un contenuto proteico troppo basso.

Anche l’apporto in calcio è scarsissimo:
200 mg nel primo esempio, 300 mg nel secondo, mentre il fabbisogno medio è di 1000 mg per l’adulto (1.300 mg per soggetti in crescita).

Tutto ciò rischia di indirizzare il metabolismo verso l’utilizzo dei muscoli come fonti di riserva di proteine e le ossa come “miniera” di calcio. Il rischio può essere evitato includendo nella giornata alimentare un bicchiere di latte, o due yogurt, o un pezzetto di formaggio ricco in proteine e calcio.

L’incremento calorico resta contenuto ma il miglioramento dell’equilibrio nutrizio¬nale rende molto più efficace il controllo del peso. Quasi tutte le diete al di sotto delle 1500 kcal al giorno si accompagnano ad una carenza di calcio, soprattutto quando si escludono latte, yogurt e formaggi.

Ma in pratica, quanto calcio contengono latte e derivati?
300 mg di calcio sono contenuti in 250 ml di latte o in 2 yogurt, in circa 25 grammi di grana padano, in 30 grammi di groviera, in 50 grammi di caciotta o stracchino, in 70 grammi di ricotta o in 180 grammi di fior di latte.

E gli altri alimenti?
ogni 100 grammi di carni, pesce, pasta, pane ne contengono 10-15 mg. Anche l’acqua del rubinetto può fornire 100 mg di calcio ogni litro.

In sintesi, sommando il calcio contenuto in un pasto completo e 2 bicchieri di acqua si raggiungono circa 120 mg di calcio per pasto.

Solo introducendo i prodotti caseari sarà quindi possibile alimentarsi in maniera corretta e mantenere quanto più a lungo salute e giusto peso.

FODMAP: di cosa si parla?

FODMAP: di cosa si parla?

A cura di Giorgio Pitzalis

L’acronimo FODMAP ad indicare un insieme di molecole (Fermentable Oligo-, Di-, Mono-saccharides And Polyols) che sono fisiologicamente incompletamente assorbite nell’intestino tenue.

La quota non assorbita giunge al colon dove viene fermentata dalla flora residente con produzione di gas (H2, CO2, CH4, ecc) e di piccole molecole che fanno aumentare l’osmolarità nel lume intestinale, con richiamo di acqua.

Oggi i FODMAP sono considerati tra i fattori che concorrono a generare i sintomi della sindrome dell’intestino irritabile. Tra i monosaccaridi è ben noto il fruttosio, il cui assorbimento dipende da un co-trasportatore glucosio-fruttosio-Na

È da notare che il consumo di fruttosio è in aumento nel mondo occidentale, soprattutto come dolcificante ipocalorico (prodotti cosiddetti “senza zucchero”).

Ma in assenza di glucosio, il fruttosio è assorbito per meno del 50%. Anche il lattosio può comportarsi da FODMAP se, dopo lo svezzamento e per lo più in età scolare, si verifica il fisiologico “spegnimento” della lattasi.

E ancora, sono FODMAP i frutto- e galacto-oligosaccaridi (FOS e GOS), i fruttani (inuline), e molti polialcool (sorbitolo, mannitolo).

Va comunque ricordato che i FODMAP hanno anche un ruolo utile nella fisiologia dell’organismo; tra le piccole molecole generate dalla fermentazione vi sono infatti anche quegli acidi grassi a catena corta (acetico, butirrico, propionico) che possono essere assorbiti dal colon, stimolando il riassorbimento di acqua da parte degli enterociti del colon stesso.

Infine, vi sono robuste evidenze che attribuiscono ai FODMAP (in particolare ai fruttani contenuti in frumento, segale, e orzo) i segni e sintomi della cosiddetta “gluten sensitivity”, il che escluderebbe, in realtà, qualsiasi ruolo del glutine.

Latte vaccino. Domande frequenti

Latte vaccino. Domande frequenti

A cura di Giorgio Pitzalis – tratto dal libro “Latte, compagno di vita”.


I dubbi e le domande riguardanti il consumo del latte vaccino e dei suoi derivanti sono da sempre al centro dei dibattiti, anche accesi, della pubblica opinione. In questa sezione riportiamo quanto emerge, a questo proposito, dalla letteratura scientifica, enunciati mediante semplici concetti da una recente relazione (2017) del Prof. Fernando Aiuti, professore emerito e docente di Allergologia e Immunologia Clinica Università “Sapienza” di Roma.

È vero che negli ultimi anni sono aumentati i casi di allergia alle proteine del latte vaccino?
Falso. È soltanto aumentata l’autodiagnosi mediante l’uso di test diagnostici non validati scientificamente. 

L’allergia al latte vaccino regredisce spontaneamente nel 63 % dei casi entro 5 anni e in 2/3 dei casi i bambini guariscono prima con un vaccino orale desensibilizzante (Kivistö JE. Et al. Acta Paediatr. 2015).

È vero che l’allergia agli alimenti, incluso il latte, perdura per tutta la vita o per decenni?
Falso. Nel 95% dei casi l’allergia al latte vaccino nei bambini regredisce senza terapia all’età di 6-8 anni, ma è anche vero che in rari casi può iniziare in età adulta (Schoemaker AA. J Allergy Clin Immunol Pract. 2016).

La sola positività dei test in vitro o in vivo per allergia al latte è sufficiente per fare diagnosi di malattia allergica?
Falso. Se non si hanno sintomi dopo esposizione agli alimenti, latte incluso, o segni di malattia (dermatite, gastroenterite, orticaria) non si può fare diagnosi di allergia alimentare. 

Troppo spesso si fanno diagnosi basate solo sulla positività dei test di laboratorio.

Esistono test non validati scientificamente per porre diagnosi di allergia alimentare?

Assolutamente si! 

Ecco i principali. Ovviamente questi elencati non hanno nessuna validità scientifica e sono quindi da evitare (Aiuti F. et al. Il nostro meraviglioso Sistema Immunitario. 2015).

  • Test DRIA: studio delle variazioni del tono muscolare in rapporto all’assunzione di cibi non tollerati.
  • Test EAV: (VEGA Test) e loro varianti: variazioni del potenziale elettrico cutaneo in relazione al contatto con alimenti intolleranti
  • Test leucocitotossico: documentazione, in vitro, dell’azione citotossica (vacuolizzante) di certi alimenti sui neutrofili del paziente.
  • Analisi del capello
  • Kinesiologia applicata
  • Prime test
  • Biorisonanza
  • Pulse test
  • Test del riflesso cardiaco-auricolare
  • Mineralogramma
  • Iridologia
  • Test bioenergetico di virus e batteri.

È vero che in caso di allergia al latte di mucca si può utilizzare il latte di capra, pecora, cammella e che questi sarebbero anche molto più nutrienti di quello vaccino?
Falso. Esiste una reazione crociata allergenica tra questi tipi di latte e quindi non è così che si risolve il problema.

È giustificato raccomandare ai soggetti che non tollerano il lattosio di sospendere ed evitare il consumo di latte e prodotti caseari?
Non sempre. La maggior parte degli adulti intolleranti al lattosio può tollerare un bicchiere di latte o una pallina di gelato.

Lo yogurt e la maggior parte dei formaggi (fiocchi di latte, formaggi molli e duri), possono essere tollerati dagli individui intolleranti al lattosio senza sintomi (Savaiano DA. Am J Clin Nutr. 2014, Sieber R. Z Ernahrungswiss. 1997).

L’intolleranza non è mai totale tranne in casi rari, il Breath-test può risultare positivo nel 15 % degli adulti ma la vera intolleranza clinica è < 1-3 % e spesso non è cronica. Dopo un periodo di esclusione, negli adolescenti e negli adulti il latte si può reintrodurre fino 240 ml al giorno (12 g di lattosio) senza eccessivi disturbi.

È vero che il latte e i latticini nell’infanzia, adolescenza e negli anziani possono essere eliminati senza danni per la salute delle persone?
Falso. L’eliminazione del latte e derivati può causare deficit dell’accrescimento staturo-ponderale, osteopenia, osteoporosi, determina problemi psicologici nella vita di relazione del bambino e dei suoi familiari, produce un danno economico alla società (Ambroszkiewicz J et al. Allergy. 2015).

Al termine di queste domande che ricorrono nei discorsi comuni è bene ribadire che “la dieta vegana può comportare un rischio per la popolazione normale e un alto rischio di carenze nutrizionali per infanti, bambini, adolescenti, donne in gravidanza e in allattamento e pertanto dovrebbe essere sconsigliata.

Sono state associate con carenze di proteine ed energia, rachitismo, ritardi della crescita e deficit nutrizionali. Il sistema immunitario e quello ematopoietico sono i primi a soffrire delle diete vegane“ (OMS e UNICEF Position paper SIPPS-FIMP-SIMP 2017).

Composizione del Latte

Composizione del Latte

A cura di Giorgio Pitzalis – tratto dal libro “Latte, compagno di vita”.


Il latte (da intendersi come latte vaccino) è composto da acqua per l’87% circa e contiene, in media, il 3,9% di grassi, il 3,4% di proteine e il 4,8% di lattosio.

Scopriamo insieme la composizione del latte

Nel latte destinato al consumo alimentare diretto, il contenuto di grasso è standardizzato al livello previsto per le tre tipologie commerciali: latte intero (>3,5%), parzialmente scremato (1,5-1,8%), scremato (<0,5%). I grassi, costituiti per il 98% da trigliceridi, sono rappresentati da acidi grassi saturi per il 65%, (acido palmitico, acido miristico e acido stearico) e da acido oleico per una percentuale compresa fra il 26 e il 28%.

La componente glucidica del latte è rappresentata quasi esclusivamente da lattosio, un disaccaride composto da glucosio e galattosio, la cui digestione da parte dell’uomo è vincolata alla presenza della lattasi, l’enzima in grado di idrolizzare il legame tra i due zuccheri rendendoli disponibili per l’assorbimento e il metabolismo. La frazione proteica del latte è costituita per l’80% da caseine o aggregati di proteine o micelle e per il restante 20% da sieroproteine o proteine solubili.

Le proteine del latte vaccino sono, nel complesso, di alto valore biologico, sia perché soddisfano completamente il fabbisogno aminoacidico dell’organismo umano, sia per l’elevata digeribilità e biodisponibilità che le contraddistinguono.

Tra i minerali presenti nel latte, oltre al calcio (119 mg/100 ml), vanno segnalati il fosforo, del quale il latte rappresenta una buona fonte, il potassio, il magnesio, lo zinco e il selenio.

Il latte apporta anche vitamine idrosolubili del gruppo B (vitamina B2 e B12) e vitamine liposolubili in concentrazioni direttamente proporzionali al tenore lipidico.