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Latte Sano, chi pensa Sano ama il buono della vita.

2019, tra boom economico e recessione

A cura di Giorgio Pitzalis


Da sempre i modelli alimentari sono influenzati dai comportamenti, dagli stili di vita e dalle condizioni di mercato, appunto tra boom economico e recessione.

L’attuale congiuntura socio-politica (anno di recessione o di boom economico?) ed i continui rincari dei generi alimentari penalizzano la dieta degli italiani; in questo senso la crisi della quarta settimana ha modificato i consumi.

E allora?

Se mangiare bene costa troppo, è giusto cambiare i capisaldi della nostra dieta quotidiana?

Assolutamente no!

È necessario invece porre attenzione a quegli alimenti indispensabili per evitare malnutrizioni e mantenere un corretto stato psicofisico.

Anche in tempi di recessione (perché intanto pensiamo al peggio), è indispensabile suddividere, ogni giorno, 2650 kcal per gli adulti maschi e 2000 kcal per le femmine, in 4-5 appuntamenti con il cibo.

La colazione del mattino.

Deve comunque prevedere latte o yogurt, unitamente a pane o prodotti da forno, eventualmente integrati con frutta di stagione.

Lo spuntino del mattino e del pomeriggio.

Deve prevedere frutta o snack non più calorici di 120 kcal o yogurt, non disdegnando il classico panino.

Il pranzo.

Se casalingo, può benissimo comprendere 70-80 grammi di pasta o riso (ogni giorno), seguito da alimenti proteici di alto valore nutrizionale e di costo contenuto (carni, pesce, uova).

Ovviamente sarà il caso di acquistare i tagli di seconda scelta (provenienti dal quarto anteriore) o di terza scelta (collo, addome e sottospalle), meno pregiati ma di identico valore nutrizionale.

Riguardo al pesce la scelta potrà essere validamente orientata verso il pesce azzurro (acciuga o alice) e la trota.

Da sempre le uova rappresentano una fonte di proteine di alto valore biologico e di costo contenuto.

La cena.

Potrà essere a base di minestre di verdure e legumi o carni di piccola pezzatura o formaggi (40-50 grammi).

Utile, in tempo di recessione, è considerare la quantità degli alimenti proteici da assumere.

Il corretto fabbisogno proteico giornaliero è pari a 1-2 grammi per ogni chilo di peso corporeo.

Tutti i nutrizionisti ammettono che il consumo di carni e derivati nei paesi occidentali è decisamente troppo elevato e sarebbero sufficienti quantità pari alla metà o un terzo di quelle normalmente consumate.

Sono quindi accettati-consigliati quantitativi di 80-100 grammi a pasto o anche meno (non più di 2-3 volte a settimana). La dieta quotidiana deve anche prevedere frutta e verdura.

Indicativamente è necessario per ognuno di noi un volume pari a 5 pugni al giorno.

Se il costo della verdura è proibitivo, utili alternative sono i mercati rionali, i prodotti surgelati e/o gli hard discount.

Il risparmio alimentare passa necessariamente anche attraverso la “filiera corta” e la ricerca di prodotti locali e di stagione, a ”chilometri zero” e/o l’acquisto nei farmers market.

Attualmente, per ogni euro speso dai consumatori in alimenti, ben 60 centesimi vanno alla distribuzione commerciale, 23 all’industria alimentare e solo 17 centesimi agli agricoltori. Così facendo si potrà concorrere a salvare la terra dal surriscaldamento globale.

Sempre in questo periodo molti consumatori riscoprono il pane preparato in casa ed è segnalato il boom degli orti “fai da te”.

In conclusione, non tutto il male viene per nuocere:
l’aumento dei prezzi potrebbe spingere sempre più consumatori ad un consumo informato dei reali fabbisogni alimentari.

D’altra parte costa molto più mangiare fuori casa o comprare alimenti confezionati che accendere i fornelli. Insomma, se ogni nucleo familiare spende 457 euro mensili per la spesa di alimenti e bevande (Istat 2017), alla recessione non deve necessariamente corrispondere un cibo unhealthy!

I cibi-spazzatura ricchi di grassi, zuccheri e sale possono attendere!

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