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Autosvezzamento

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In particolare, negli Stati Uniti, circa uno su quattro decessi si verificano a causa di malattie cardiache. La causa principale del CVD è l'aterosclerosi, che è una condizione infiammatoria cronica legata dalla deposizione di colesterolo e dei tessuti fibrosi nelle...

L’importanza di giustopeso.it

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Latte Sano, chi pensa Sano ama il buono della vita.
Noci e malattie cardiovascolari (CHD).

Noci e malattie cardiovascolari (CHD).

(Ros E Br J Nutr. 2015 aprile; 113 Suppl 2: S111-20)

In virtù della loro composizione unica, è probabile che le noci influiscano positivamente sulla salute cardiovascolare.

Studi epidemiologici hanno associato il consumo di noci con una ridotta incidenza di CHD in entrambi i sessi e di diabete nelle donne, ma non negli uomini.

Le prove di alimentazione hanno chiaramente dimostrato che il consumo di tutti i tipi di frutta a guscio ha un effetto di abbassamento del colesterolo, anche nel contesto di diete sane.

Vi è una crescente evidenza che il consumo di noci ha un effetto benefico sullo stress ossidativo, sull’infiammazione e sulla reattività vascolare.

Anche la pressione sanguigna, l’adiposità viscerale e la sindrome metabolica sembrano essere positivamente influenzate dal consumo di noci.

Contrariamente alle aspettative, gli studi epidemiologici e gli studi clinici suggeriscono che il consumo regolare di noci non è associato ad un eccessivo aumento di peso.

Recentemente, il Prevención con la prova clinica randomizzata di Dieta Mediterránea sull’intervento nutrizionale a lungo termine in soggetti ad alto rischio cardiovascolare ha fornito prove di prima classe che il consumo regolare di noci è associato a una riduzione del 50% del diabete e, cosa più importante, a una riduzione del 30% delle malattie cardiovascolari.

Di nota, l’ictus dell’incidente è stato ridotto di quasi il 50% nei partecipanti assegnati a una dieta mediterranea arricchita con una porzione giornaliera di noci miste (15 g di noci, 7,5 g di mandorle e 7,5 g di nocciole).

Così il consumo frequente di frutta secca in guscio ha un effetto benefico sul rischio di CVD che può essere mediato da effetti salutari sui fattori di rischio intermedi.

Gamberi e uova sono dannosi per il colesterolo?

Gamberi e uova sono dannosi per il colesterolo?

In particolare, negli Stati Uniti, circa uno su quattro decessi si verificano a causa di malattie cardiache.

La causa principale del CVD è l’aterosclerosi, che è una condizione infiammatoria cronica legata dalla deposizione di colesterolo e dei tessuti fibrosi nelle pareti arteriose che si accumulano e che, a lungo andare, comportano un restringimento ed un ispessimento o blocco del lume arterioso.

L’infiammazione regola la formazione della placca e le complicanze trombotiche dell’aterosclerosi.

L’ipotesi che il colesterolo alimentare contribuisca al rischio di malattie cardiache fu inizialmente suggerita nel 1968 e basata sulla letteratura di ricerca dell’epoca.

A tal proposito, l’American Heart Association raccomandava di limitare l’assunzione di colesterolo alimentare a 300 mg/giorno per gli individui sani negli Stati Uniti e limitare il consumo di uova a un massimo di tre uova intere a settimana.

Tuttavia, la totalità delle prove scientifiche e dei dati sperimentali non ha convalidato l’ipotesi che il colesterolo alimentare aumenta il colesterolo nel sangue e, per estensione, aumenta il rischio di CVD.

I ricercatori hanno riferito che un maggiore apporto di colesterolo nella dieta (esogeno) è associato a una diminuzione della sintesi del colesterolo “de novo” (endogeno), probabilmente come un meccanismo di compensazione che mantiene costante l’omeostasi del colesterolo.

Per questo, le linee guida dietetiche 2015-2020 per gli americani hanno rimosso le raccomandazioni di fissare un limite all’assunzione massima di 300 mg/die di colesterolo consigliando un modello alimentare sano.

Ricordiamo che le principali fonti alimentari includono tuorlo di uovo, gamberi, carne di manzo e maiale, pollame, formaggio e burro.

E che ci sono due fonti principali che contribuiscono e costituiscono il pool di colesterolo del fegato, vale a dire colesterolo alimentare (esogeno) e colesterolo de novo (endogeno) che viene sintetizzato nel fegato o nel tessuto extraepatico.

Comunque, l’assunzione di colesterolo alimentare è solitamente associata ad un maggiore apporto di acidi grassi saturi che è determina aumento del colesterolo LDL e del rischio di malattie cardiovascolari.

A questo proposito le uova sono l’unica fonte alimentare di colesterolo che è povera di acidi grassi saturi ma è anche nutrizionalmente valida ed economica.

L’uovo medio (50 g) contiene solo 1,56 g di grassi saturi, 1,83 g di grassi monoinsaturi e 0,96 g di grassi polinsaturi.

Il tuorlo d’uovo è anche ricco di colina dietetica (147 mg), che è un nutriente essenziale per il fegato umano e per le funzioni muscolari.

Inoltre, la colina è essenziale per lo sviluppo del cervello fetale e neonatale e l’apporto inadeguato di colina nelle donne in gravidanza aumenta il rischio di difetti del tubo neurale nella prole anche nell’era della fortificazione dei folati di cibo.

Il colesterolo, uno sterolo importante nei tessuti animali, ha una funzione significativa nel corpo umano.

È un componente strutturale delle membrane cellulari e svolge un ruolo fondamentale nella fluidità della membrana.

L’anello del colesterolo è il precursore degli ormoni steroidei inclusi estrogeno, progesterone, testosterone e vitamina D.

Come molecola idrofobica, il colesterolo viene trasportato nel sangue tramite macromolecole sferiche all’interno delle lipoproteine plasmatiche denominate chilomicroni, VLDL, LDL e HDL.

Le particelle LDL-C trasportano il colesterolo ai tessuti periferici, e quindi se il colesterolo LDL è elevato, i lipidi possono depositarsi nel lume arterioso comportando la formazione di placca e ispessimento o restringimento del vaso sanguigno, il segno distintivo dell’aterosclerosi.

D’altra parte, l’HDL-C è responsabile del trasporto del colesterolo inverso dai tessuti periferici al fegato per la sintesi degli acidi biliari e della sintesi steroidea o per lo smaltimento dell’anello del colesterolo attraverso la bile.

Come accennato in precedenza, il colesterolo nel sangue è derivato da due fonti, colesterolo dietetico esogeno e colesterolo endogeno de novo sintetizzato, e vi è un equilibrio e un feedback negativo per mantenere l’omeostasi del colesterolo.

Il colesterolo endogeno è sintetizzato da tutte le cellule e i tessuti, ma prevalentemente nel fegato, nell’intestino e negli organi riproduttivi.

La fase di limitazione della velocità e della regolazione della sintesi del colesterolo endogeno è mediata dalla 3-idrossi-3-metilglutaril-CoA reduttasi (HMG CoA reduttasi), che riduce le molecole di HMG CoA a mevalonato, in presenza di NADPH come agente riducente.

L’espressione di HMG CoA reduttasi è inibita dal colesterolo e dalle statine (atorvastatina, lovastatina e simvastatina). Pertanto, per mantenere l’equilibrio del colesterolo, se l’assorbimento del colesterolo alimentare è aumentato, la sintesi endogena diminuisce.

…continua da

Ghada A. Soliman Dietary Cholesterol and the Lack of Evidence in Cardiovascular Disease Nutrients. 2018 Jun; 10(6): 780.

Il calcio nella dieta

Il calcio nella dieta

E mangiare in maniera equilibrata significa soprattutto “ruotare” i cibi presenti nel mondo animale ed in quello vegetale. Anche per quanto riguarda i minerali è indispensabile variare giornalmente le pietanze.

Il calcio è il minerale più abbondante dell’organismo, è un costituente essenziale di tutte le cellule viventi ed è elemento fondamentale nella formazione delle ossa e dei denti.

La sua quantità totale aumenta da 9 g/kg nel neonato a 20 g/kg nell’adulto.

Il 98% del calcio corporeo è contenuto nello scheletro.

Nell’uomo la formazione dell’osso impiega circa venti anni e durante la crescita è trattenuta giornalmente una quantità pari a circa 160 mg di calcio.

Il periodo puberale (10-18 anni) è il periodo della vita in cui viene accumulato il maggior quantitativo di calcio ed aumenta del 40% la massa ossea totale.

In seguito, dopo l’età giovane-adulta si osserva una diminuzione del contenuto corporeo di calcio.

Questo minerale è indispensabile per la trasmissione degli impulsi nervosi, per la contrazione muscolare, per la coagulazione del sangue e per l’attività del cuore.

L’assorbimento intestinale del calcio è sotto il controllo vitaminico ed ormonale (vitamina D, paratormone, calcitonina).

Comunque, perché il calcio possa svolgere al meglio la sua funzione, necessita della co-presenza di magnesio, fosforo, e delle vitamine A, C, E.

Ad esempio, una carenza di vitamina A può rallentare la crescita scheletrica. Alcune sostanze, come lassativi a base di oli minerali, acido fitico (presente nei cereali e nei legumi), ossalati delle verdure, spinaci e cioccolata, interferiscono negativamente con l’assorbimento intestinale di calcio; al contrario, proteine e lattosio, ne favoriscono l’assorbimento.

Il calcio è presente in quantità rilevanti in una varietà limitata di alimenti. Il latte ed i suoi derivati ne sono una fonte sicura.

Contenuto di calcio in alcuni prodotti lattiero-caseari

Alimento mg/100 g

  • Grana 1165
  • Fontina 870
  • Stracchino 567
  • Caciotta 531
  • Formaggino 430
  • Feta 360
  • Ricotta di vacca 295
  • Mozzarella 160
  • Yogurt intero 125
  • Latte di vacca intero 119

Ma il calcio è presente non solo nel latte, formaggi e derivati, ma anche nelle alici, gamberi, polpo, lattarini, caffè, wafer al cioccolato, biscotti per l’infanzia, muesli, basilico, cicoria, menta, prezzemolo, rosmarino, rughetta, salvia.

Contenuto di calcio in alcuni alimenti:

Alimento mg/100 g

  • Tarassaco 316
  • Rughetta o Rucola 309
  • Spinaci 170
  • Cicoria 150
  • Alici 148
  • Polpo e calamaro 144
  • Agretti 131
  • Bietole 130
  • Gamberi surgelati 128
  • Muesli 110

Le carni sono una sorgente povera di calcio e riguardo ai vegetali è importante sapere che molto del contenuto calcico è perduto con l’acqua di bollitura.

L’assorbimento del calcio è alquanto difficoltoso e di solito solo il 20-30% del calcio ingerito viene assorbito; circa il 70% del calcio assunto con la dieta viene perso con le feci e il 10% con le urine.

Nel latte materno il calcio è presente in quantità inferiore (33 mg/100 ml) rispetto al latte vaccino (137 mg/100 ml) ma è meglio assorbito (fino al 50%).

Maggiore è il fabbisogno di calcio dell’organismo, maggiore sarà il suo assorbimento intestinale.

In un’alimentazione corretta il calcio e il fosforo dovrebbero essere presenti in quantità pressoché uguali. Un eccesso di fosforo (come ad esempio nell’alimentazione americana ed ora anche occidentale), può limitare l’assorbimento del calcio.

Il livello di assunzione di calcio giornaliero raccomandato (LARN 1996) è pari a 300-500 mg nel bambino fino ad 1 anno e 800 mg nell’età successive. Nell’adolescenza sale fino a 1200 mg e nell’età adulta è pari a 1000 mg.

Durante la gravidanza e l’allattamento il fabbisogno di calcio consigliato è 1200 mg al giorno, ed ancora maggiore (fino a 1500 mg/giorno) è consigliato nelle donne in età post-menopausale.

È consigliata l’assunzione, nelle diverse età, di almeno 500 ml di latte o yogurt, preferibilmente parzialmente scremato.

Latte e yogurt non devono quindi essere considerati alimenti per bambini e, per questo “abbandonati” precocemente, ma devono rappresentare presidi alimentari fondamentali per una sana alimentazione.

Se l’apporto di calcio è senza dubbio importante, è interessante anche considerare che ogni cibo “trascina con sé” una quota diversa di calcio a parità di calorie.

In pratica, la cicoria apporta 12,5 mg di calcio per ogni kcal, mentre la caciotta ne ha solo 1,5 mg. Per assumere quindi una valida quantità di calcio senza per questo “appesantire” il fabbisogno calorico è quindi consigliato assumere quotidianamente anche alimenti come indivia, finocchi, bieta, spinaci, lattuga e cavolfiori.

Rapporto calcio/kcal di alcuni alimenti

Alimento mg calcio/kcal

  • Cicoria 12.5
  • Indivia 5.81
  • Finocchi 5.00
  • Bietole 3.61
  • Grana 2.90
  • Emmenthal 2.84
  • Fontina 2.54
  • Spinaci 2.51
  • Lattuga 2.37
  • Ricotta 2.02
  • Yogurt intero 1.90
  • Stracchino 1.89
  • Latte intero 1.86
  • Cavolfiore 1.76
  • Provolone 1.62
  • Feta 1.44
  • Caciotta toscana 1.44
  • Gamberi 1.29
  • Carote 1.26
  • Carciofi 0.93
  • Pomodori 0.65
  • Fior di latte 0.60
  • Trota 0.58
  • Riso parboiled 0.18
  • Patate 0.12
  • Pane integrale 0.11
  • Burro 0.03

Altra grande fonte di calcio per l’alimentazione è senza dubbio l’acqua.

Il suo assorbimento è variabile ma è sovrapponibile a quello dei prodotti caseari, variando dal 27,6 al 47,0 %.

Diverse sono le caratteristiche delle acque a nostra disposizione.

L'”acqua del rubinetto” viene in pratica fornita solamente dalle reti idriche municipali: il requisito fondamentale è la potabilità e quindi essere batteriologicamente pura.

Esiste poi l’acqua purificata che è in pratica, acqua del rubinetto imbottigliata al termine del processo di depurazione.

In questa maniera si evita la contaminazione dell’acqua durante il passaggio nelle tubazioni.

L’acqua di sorgente (spring water o eau de source), occupa una posizione ibrida tra le acque naturali e le così dette acque potabili.

Infine ci sono le acque minerali che devono essere già “sane alla sorgente” e possedere alcune caratteristiche igieniche particolari e favorevoli alla salute. Ultima arrivata è l’acqua microfiltrata.

Non è un’acqua minerale ma acqua di rubinetto filtrata per eliminare i microrganismi. Ma anche l’acqua di acquedotto è già priva di microrganismi !

La percentuale di assorbimento intestinale del calcio contenuto nelle acque è maggiore quando viene assunta durante il pasto.

Inoltre, un suo migliore assorbimento avviene se il contenuto di sodio dell’acqua assunta è minimo.

Qualora il fabbisogno necessario non sia soddisfatto da un’alimentazione squilibrata (diete povere di latte e derivati) o in corso di malattie debilitanti e/o rapido accrescimento, il calcio può essere infine assunto come supplemento medicinale.

Esistono prodotti in compresse, flaconi e in tavolette masticabili.

Uno dei primi segni di carenza di calcio sono i crampi muscolari e da debolezza di braccia e gambe.

Una sua ridotta assunzione porta ad una scarsa mineralizzazione delle ossa e dei denti (rachitismo nell’età evolutiva e osteomalacia nell’adulto).

Un’altra malattia da carenza di calcio è l’osteoporosi nella quale le ossa diventano porose e fragili, perché viene sottratto calcio in maniera più rapido di quanto non si depositi.

La perdita ossea, legata all’invecchiamento è presente in entrambi i sessi, ma più evidente nella donna in menopausa, in quanto la perdita avviene con maggiore rapidità, come diretta conseguenza della privazione estrogenica.

È importante anche evitare un introito alimentare eccessivo di calcio perché comporta un aumento del calcio urinario ed è quindi possibile l’insorgenza di calcolosi delle vie urinarie. Inoltre può rallentare l’assorbimento intestinale di ferro, zinco ed altri minerali.

Nella tabella seguente sono riportate numerose patologie in cui la somministrazione di calcio può risultare terapeutica.

Impiego terapeutico del calcio nelle diverse patologie:

Organi Malattie
Generale Sovrappeso, obesità, invecchiamento

Apparato intestinale

  • Colite
  • diarrea
  • emorroidi
  • celiachia
  • stitichezza
  • ossiuriasi

Apparato osteoarticolare

  • Artrite
  • crampi muscolari
  • tetania
  • fratture
  • osteomalacia
  • osteoporosi
  • rachitismo

Sistema nervoso centrale

  • Epilessia
  • insonnia
  • malattie mentali
  • morbo di Parkinson
  • vertigini

Apparato cardiocircolatorio

  • Aterosclerosi
  • ipertensione arteriosa
  • anemie
  • aritmie
  • coagulopatie

Apparato respiratorio

  • Allergie Cute e volto
  • Acne
  • piorrea
  • cataratta

In un pasto composto di primo, secondo, contorno, frutta e pane, si raggiungono circa 80-100 mg di calcio.

A questo si possono aggiungere 2 bicchieri di acqua si arriva a circa 120 mg di calcio per pasto.

Ecco quindi che l’apporto giornaliero di questo minerale non può essere maggiore di 250-300 mg, se non si introducono latte e derivati.

Troppo poco rispetto agli 800-1000 mg di calcio ritenuti necessari.

In conclusione, diamo spazio ogni giorno a latte e/o yogurt parzialmente scremato e ricordiamoci di assumere ogni giorno anche piccole quantità di formaggio.

È utile aggiungere supplementi vitaminici alla nostra dieta?

È utile aggiungere supplementi vitaminici alla nostra dieta?

Vitamina

Vitamina

Intervista al Dott. Giorgio Pitzalis, responsabile scientifico di giustopeso.it e il pediatraonline.it


Non sempre un supplemento vitaminico è indicato e privo di effetti collaterali.

In generale, se l’alimentazione del bambino e dell’adulto è variata, comprensiva di frutta e verdura multicolore e di stagione, non sono necessarie supplementazioni farmacologiche.

Un esempio? un eccessivo introito di Vitamina C con prodotti farmacologici interferisce con l’assorbimento di Vitamina B12 e favorisce la formazione di calcoli renali di ossalato.

Inoltre un’eccessiva somministrazione di vitamine liposolubili (Vitamine A,D,E,K) possono comportare gravi sintomi tossici.

In generale è sconsigliato impiegare gli integratori in associazione con altri farmaci come aspirina, lassativi, rimedi per la tosse e raffreddore, antiacidi o con vitamine, minerali, aminoacidi o erbe medicinali.

Inoltre è bene evitare l’uso di integratori di non provata efficacia in gravidanza, durante l’allattamento e in età pediatrica.

Vediamo adesso se è utile aggiungere supplementi vitaminici alla nostra dieta:

Fluoro:

È vero che va somministrato dalla nascita per prevenire la carie? E che non è necessario per i bimbi allattati con latte in formula (già addizionato di fluoro)? È vero che contribuisce alla diminuzione del rischio di carie ma che un eccesso può invece portare all’alterazione della dentizione?

La mamma dovrebbe integrare questo elemento nella sua dieta già durante la gravidanza (1 mg al giorno dal terzo mese) e, in caso di allattamento, per i primi sei mesi di vita del bimbo. E’ bene proporre il fluoro al neonato fin dalla nascita (se la mamma non allatta al seno o se interrompe l’assunzione dello stesso) e poi al bimbo fino ai 3 anni, sotto forma di pastiglie o gocce (0.25 mg al giorno).

Se il bambino è allattato con latti formulati è il caso di verificarne il contenuto, per evitare un iperdosaggio.

Comunque la necessità di fluoro è difficile da valutare perché le fonti di apporto del fluoro sono molteplici e dipendono soprattutto dal contenuto di fluoro dell’acqua che si utilizza.

Il Fluoro favorisce il deposito del calcio a livello osseo (azione antiosteoporotica); riduce la formazione degli acidi nella bocca contrastando la formazione della carie dentaria; rafforza lo smalto; rafforza i legamenti.

L’organismo adulto contiene circa 3-7 mg di fluoro.

Se è contenuto in quantità ridotta si ha una diminuita resistenza del tessuto osseo, carie dentaria, lassità dei legamenti, incisioni dello smalto.

Un eccesso di fluoro può essere nocivo; un suo eccesso può bloccare alcuni enzimi coinvolti nel metabolismo delle vitamine.

Alti dosaggi possono causare ritardo dell’accrescimento, calcificazioni dei tendini, malattie renali, epatiche e cardiache, macchie dei denti (fluorosi).

Dove trovo il fluoro?

  • Uova
  • Formaggio
  • Salmone
  • Merluzzo
  • Frutti di mare
  • Mele.

Vitamina K

È utile e necessaria per tutti i neonati?

Assolutamente si.

Il deficit di vitamina K può causare sanguinamento nei bambini nei primi tre mesi di vita.

Questa condizione è conosciuta da tempo come malattia emorragica del neonato o, secondo una dizione più recente, emorragia da deficit di vitamina K. Viene comunemente suddivisa in due forme: classica e tardiva.

La forma classica si manifesta tra il primo e il settimo giorno di vita con un’incidenza di 2,5-17/1000 nati a termine nei bambini non sottoposti a profilassi con vitamina K. Le sedi di sanguinamento sono cutanea e gastrointestinale.

Numerosi studi clinici randomizzati e controllati hanno dimostrato un’uguale efficacia della profilassi con vitamina K somministrata entro 6 ore dalla nascita per via intramuscolare (1 mg) o per via orale (1-2 mg). Nella forma tardiva può invece esserci frequentemente un interessamento intracranico (50-80% dei casi).

Nella prevenzione di tale forma vengono proposti nei primi 3 mesi di vita uno schema olandese (25 μg/die) o uno schema danese (1mg/settimana), meno costoso e con una migliore compliance.

Vitamina K

Sintetizzata anche dalla flora batterica intestinale (Vitamina K2), viene comunque assorbita a livello intestinale dagli alimenti (Vitamina K1). È poi depositata nel fegato ma in quantità non rilevanti. Come le altre vitamine liposolubili, il suo assorbimento è favorito dalla concomitante presenza di grassi nella dieta.

Interviene nei meccanismi della coagulazione del sangue; infatti questa vitamina è elemento essenziale per la sintesi nel fegato di vari fattori proteici tra cui la protrombina.

Una carenza diVitamina K, per riduzione della disponibilità o per deficit di assorbimento o per riduzione dell’utilizzazione in presenza di fattori antagonisti, comporta emorragie specie sottocutanee, muscolari ed intestinali.

In genere, il fabbisogno consigliato è assicurato da una dieta variata.

Dove trovo la vitamina K?

Ortaggi a foglia verde:

  • spinaci
  • lattuga
  • broccoli
  • cavoli
  • piselli
  • carote.

I pomodori e il fegato ne contengono scarse quantità. La frutta, il latte e la carne in quantità minime.

Vitamina D

È davvero utile per i neonati che vivono in zone con scarso irraggiamento solare e di pelle scura?

Certamente si.

Sono considerati classi a rischio di deficienza di vitamina D i bambini e gli adolescenti con pelle scura e i bambini e gli adolescenti con ridotta esposizione solare.

La supplementazione con 400 UI/ die di vitamina D è raccomandata per:

  • ogni lattante alimentato con latte materno esclusivamente oppure parzialmente fino a quando non assuma almeno 400 UI di vitamina D con latte formulato
  • ogni lattante alimentato esclusivamente con latte formulato sino a quando non assuma almeno 400 UI di vitamina D con latte formulato
  • tutti i bambini e gli adolescenti che non assumono con la dieta un adeguato apporto giornaliero di vitamina D

Vitamina D

Come le altre vitamine liposolubili anche la vitamina D è assorbita a livello intestinale insieme ai lipidi. L’organo di deposito principale è rappresentato dal fegato.

Varie sono le forme di vitamina D, ma le principali sono rappresentate dalla vitamina D2 (ergocalciferolo) che deriva dall’ergosterolo di origine vegetale e dalla vitamina D3 (colecalciferolo) che deriva dal 7-deidro-colesterolo di origine animale.

Le due forme hanno nell’uomo un’attività simile ed entrambe sono trasformate nella forma attiva per azione fotochimica dei raggi ultravioletti della luce solare a livello del tessuto cutaneo.

La vitamina D regola il metabolismo del calcio e del fosforo per il processo di ossificazione, favorendo l’assunzione e la fissazione dei minerali.
Sintomi carenziali sono il rachitismo (deformazione delle ossa) nei bambini e l’osteomalacia negli adulti che si manifesta con intensa decalcificazione e rarefazione delle ossa del torace, del bacino e degli arti.

Dosi eccessive (60.000 U.I. il giorno) possono provocare:

  • ipercalcemia
  • debolezza muscolare
  • apatia
  • cefalea
  • nausea
  • vomito
  • diarrea
  • perdita di peso
  • ipertensione arteriosa
  • aritmie cardiache.

Il soggetto normale adulto probabilmente sintetizza quantità sufficienti (circa l’80%) di vitamina mediante esposizione al sole ed un’alimentazione variata.

Al contrario, è necessaria una somministrazione della vitamina nei primi 6 mesi di vita, pari a 10 mcg (400 Unità internazionali), nel periodo dell’accrescimento 2.5 mcg (100 U.I), mentre durante la gravidanza e l’allattamento l’assunzione raccomandata sale di nuovo a 10 mcg il giorno (400 U.I.).

Dove trovo la vitamina D?

Oltre che nel classico olio di fegato di merluzzo, nel salmone, aringa, uovo intero e burro.

Oligoelementi omeopatici

Sono utili o sono più efficaci i prodotti di sintesi?

La terapia degli Oligoelementi (oligoterapia) consiste nella cura di vari disturbi tramite l’assunzione di elementi minerali. Gli oligoelementi, in genere, fanno da supporto a una terapia omeopatica, pratica medica comunque non riconosciuta ufficialmente.

Vitamina B6 e B12 e Acido folico

Sono davvero utili per i bambini che fanno fatica a concentrarsi (età scolare):

Riguardo all’acido folico, un deficit nutrizionale di acido folico si riscontra nel 10-20% della popolazione.

Una carenza di questa vitamina comporta un rallentamento della moltiplicazione cellulare e un’anemia megaloblastica (aumento del volume dei globuli rossi).

È necessario supplementare le donne gravide per evitare patologie della colonna vertebrale (quale ad es. la spina bifida). Riguardo poi all’aumento della capacità di apprendimento del bambino, se fosse vero, sarebbe somministrato a pioggia!

Dove trovo l’acido folico?

  • Carni
  • fagioli
  • pomodori
  • arance.

Vitamina B6

La vitamina B6 è essenziale per l’uomo, in quanto non è sintetizzata dall’organismo. La sua perdita con la cottura dei cibi può raggiungere il 40%. La vitamina B6 entra come coenzima nel metabolismo di proteine, carboidrati e lipidi e nella produzione di neurotrasmettitori.

La carenza di vitamina B6 comporta:

  • scarsa crescita
  • ridotta produzione di anticorpi
  • glossite
  • stomatite
  • polinevrite periferica
  • vomito
  • dermatite seborroica in particolare intorno agli occhi, naso e bocca.

Il fabbisogno oscilla da 0,4 mg/die nel lattante a 1,5 mg/die nell’adulto.

Dosi superiori ad 1 grammo il giorno comportano neuropatie periferiche con marcata perdita di sensibilità dolorifica, tattile e termica.

Il suo fabbisogno è praticamente sempre coperto da un’alimentazione variata.

Dove trovo la vitamina B6?

  • Carne
  • pollo
  • salmone
  • fegato
  • maiale
  • vitello
  • formaggio
  • pesce
  • uova
  • pane integrale
  • lievito
  • latte vaccino intero
  • piselli
  • cavolfiori
  • banane
  • noci.

Vitamina B12

È la vitamina del gruppo B ad essere fornita dagli alimenti di origine animale.

La percentuale di assorbimento alimentare è pari al 75%. È immagazzinata dall’organismo. Una carenza di tale vitamina comporta anemia megaloblastica.

Dove trovo la Vitamina B12?

  • Fegato
  • carne
  • pesce.

Ferro

È vero che è indispensabile nei prematuri e nei figli di donne anemiche?

Negli ultimi anni, si è posta maggiore attenzione ai disturbi comportamentali legati alla carenza di ferro. È emersa quindi una stretta relazione tra una carenza minerale, spesso derivata da un’alimentazione errata e/o monotona, e modificazioni comportamentali, ambiti un tempo ritenuti lontani.

Il ferro, quindi, come ulteriore prova del legame alimentazione e comportamento.

Un corretto apporto di ferro deve essere comunque prescritto in caso di prematurità o nei figli di donne anemiche. Queste ultime devono essere valutate al fine di ricercare il motivo di tale anemia (malassorbimento?).

Ferro (Fe)

Il Ferro interviene nella costituzione dell’emoglobina e nella composizione di diversi enzimi.

In quanto costituente dell’emoglobina e di enzimi implicati nella produzione di energia, il ferro interviene nelle seguenti funzioni: trasporto di ossigeno dal polmone ai tessuti e di anidride carbonica dai tessuti ai polmoni, respirazione cellulare, metabolismo delle vitamine del gruppo B, sintesi dell’adrenalina e noradrenalina, difesa dalle infezioni.

Il contenuto dell’organismo è di 3-4 grammi.

Nei vegetali sé presente un tipo di ferro scarsamente assorbibile (2-13%) detto anche FERRO –NON EME. Nella carne e nel pesce invece è presente il FERRO-EME, assorbito per il 25%.

Il ferro-non eme è l’unico ferro disponibile dai prodotti vegetali mentre nei prodotti animali la metà è data dal ferro eme e metà dal ferro non eme.

In media, la quota assorbita di ferro con alimentazione, è pari al 15%.

Alcune sostanze come la Vitamina C favoriscono l’assorbimento del ferro, altre come il calcio, in parte la ostacolano.

Mentre non sono descritti casi di fenomeni di accumulo alimentare da ferro, è frequente la condizione di anemia da carenza di ferro (sideropenica) che si manifesta con pallore, difficoltà di concentrazione, tachicardia, indebolimento del sistema immunitario.
Nei bambini e negli adulti maschi si raccomanda un’assunzione di 8-10 mg il giorno di ferro, mentre più elevato 12-18 mg il giorno è consigliato nelle adolescenti e nelle donne.

Dove trovo il ferro?

  • Carni
  • pesce
  • legumi
  • spinaci
  • ecc.

Bambini che non mangiano frutta e verdura devono assumere integratori particolari per uno sviluppo completo?

Integrazioni vitaminiche e minerali in bambini che non assumono frutta e verdure sono possibili.

È comunque d’obbligo insegnare a loro (e soprattutto ai loro genitori) di integrare via via qualche frutto o verdura nella loro dieta quotidiana. Educare la famiglia a corretti stili alimentari è possibile!

È vero che un integratore a base di Vitamina A e C contribuiscono a migliorare le difese dell’organismo?

Possono avere un razionale medico ma sempre in caso di dieta squilibrata, carente o monotona.

La vitamina C è un prezioso aiuto per contribuire a mantenere fisiologicamente il benessere dell’organismo del bambino.

Risulta particolarmente utile negli stati di raffreddamento e nelle convalescenze per stimolare e rinforzare le difese dell’organismo.

Vari studi dimostrano che gli antiossidanti (Selenio, Zinco, Vitamina C, E ed A) forniscono benefici al sistema immunitario rafforzando le difese naturali dell’organismo.

In particolare due sono i gruppi in cui gli esperti di nutrizione suddividono frutta e verdura.

Nella prima classificazione rientrano la frutta e la verdura che forniscono all’organismo soprattutto vitamina A, come:

  • le albicocche
  • i cachi
  • le carote
  • la zucca
  • la bieta
  • la cicoria
  • gli spinaci
  • i pomodori
  • le olive da tavola
  • etc.

Fanno parte del secondo gruppo i prodotti che forniscono principalmente la vitamina C, come:

  • le arance
  • i limoni
  • i mandarini
  • i lamponi
  • i cavolfiori
  • i pomodori
  • le fragole
  • la lattuga
  • gli ananas
  • i peperoni
  • l’uva
  • le banane
  • i fichi
  • etc.

Oltre alle vitamine, la frutta e la verdura.

Vitamina A

Per la sua specifica funzione sull’attività della retina dell’occhio e per la sua composizione chimica le è stato assegnato il nome di retinolo.

La vitamina A è presente nei tessuti animali come tale mentre nei vegetali si trovano i carotenoidi ritenuti provitamine in quanto sono trasformati in vitamina nell’organismo animale. La conversione dei carotenoidi in retinolo avviene nella mucosa intestinale, mentre il fegato ne è l’organo di deposito.

Il beta-carotene è un pigmento diffusamente presente nei vegetali (soprattutto frutta e ortaggi di colore giallo-arancione)</strong ed è il precursore più efficiente della vitamina A. Per questo è considerata una provitamina, pronta a trasformarsi in vitamina A in caso di bisogno.

In genere meno del 20% del beta-carotene ingerito è trasformato in vitamina a livello intestinale. Tale processo è in relazione alla quantità di vitamina A presente nell’organismo. Il beta-carotene non può quindi essere fonte di ipervitaminosi A.

Il beta-carotene può ridurre la sua efficacia quando gli alimenti che lo contengono sono conservati a lungo o esposti al sole.

Questa provitamina ha proprietà anti-ossidanti, vale a dire contribuisce a neutralizzare i radicali liberi, potenziali agenti nocivi delle membrane cellulari e del materiale genetico.

Tale sostanza è quindi consigliata come agente protettivo nei confronti di alcune neoplasie, nelle coronaropatie e in molte malattie croniche dell’invecchiamento cellulare.

La vitamina A favorisce e promuove la nutrizione, la crescita e l’attività vitale di tutti i tessuti organici e in particolare di quelli epiteliali, delle mucose e dell’occhio.

La carenza di Vitamina A conduce a malformazioni ossee, ritardo dello sviluppo, secchezza della congiuntiva e difficoltosa visione crepuscolare e notturna.

L’iperdosaggio di vitamina A (non superare assunzioni croniche di oltre 7,5-9 mg/die), si manifesta con cefalea, vomito, dolore addominale, lesioni della pelle, anoressia, alterazioni delle ossa lunghe, aumento della pressione intracranica.

L’ingestione eccessiva di precursori della vitamina A (es. carote), comporta una colorazione giallastra della cute (carotenemia). Tale sintomatologia non è tossica e regredisce con l’eliminazione delle carote dalla dieta.

Il fabbisogno di Vitamina  A varia da 350 mcg nel lattante a 700 mcg nell’adulto.

Dove trovo la Vitamina A?

  • Fegato di bovino
  • carote
  • burro
  • rucola
  • tuorlo d’uovo
  • zucca gialla
  • spinaci
  • caciotta toscana
  • tonno fresco
  • peperoni
  • albicocche
  • ecc.

Vitamina C

La vitamina C è una vitamina idrosolubile, è anche detta vitamina anti-scorbuto. L’uomo non può sintetizzare la vitamina C. Tale vitamina deve essere quindi assunta da fonti esterne (alimenti, farmaci).
Inoltre la riserva dell’organismo di vitamina C è limitata, al contrario delle vitamine liposolubili ed è pari a 20 mg di vitamina C ogni kg di peso corporeo.

La vitamina C è sensibile al calore, alla luce e all’ossigeno. Le normali procedure di preparazione dei cibi comportano una riduzione del 50% del contenuto di Vitamina C. È completamente distrutta con una cottura o conservazione prolungata.

La vitamina C è necessaria per la produzione del collagene, struttura portante delle cellule viventi. Entra inoltre a far parte dei processi immunitari, ormonali, antiossidanti.
La vitamina C favorisce inoltre l’assorbimento del ferro.

L’eccesso di acido ascorbico è eliminato con le urine e con le feci e in minima quantità con il sudore.

I sintomi precoci di una carenza di vitamina C sono:

  • facile stancabilità
  • riduzione dell’appetito
  • irritabilità
  • insonnia
  • scarsa resistenza alle infezioni
  • emorragie gengivali.

I fumatori, unitamente a soggetti che assumono notevoli quantità di alcool, hanno bisogno di più elevate quantità di vitamina C.

L’acido ascorbico, spesso aggiunto come antiossidante nei cibi, non ha niente a che vedere con l’azione vitaminica.

Riguardo alla capacità antiossidante dei cibi i migliori sono i mirtilli, le more, l’aglio, i cavoli, le fragole, gli spinaci, i broccoli e le arance.

Il fabbisogno quotidiano consigliato di Vitamina C varia da 35 mg nel lattante a 60 mg nell’adulto, con un incremento del 50% (90 mg/die) nell’allattamento e, in misura minore, nella gravidanza.

Dove trovo la vitamina C?

  • Uva
  • peperoni
  • kiwi
  • spinaci
  • agrumi
  • ecc.
La dieta Mayr, ovvero tu sei solo intestino

La dieta Mayr, ovvero tu sei solo intestino

A cura di Giorgio Pitzalis


Intorno agli anni ‘950 di Dott. Xavier Mayr era convinto che molte patologie dipendessero dal malfunzionamento dell’intestino, e che esso andasse depurato.

Cosa è la dieta Mayr

Digiuno per i primi due giorni (sono concessi acqua, te, tisane e succhi di frutta), seguita da una fase di semi-digiuno della durata di una settimana.

Fase 3

Si reintroducono gli alimenti poveri di fibre e i cibi di origine animale, infine nella fase 4 si reintroducono tutti i cibi, ma privilegiando i cereali integrali, i vegetali, la carne magra e il pesce.

Se un tempo la dieta Mayer non era stata pensata per far dimagrire i pazienti, attualmente questa dieta viene proposta in centri centri benessere o Spa come dieta dimagrante, perché è questo che la gente desidera, anche a costo di perdere la salute.

In questo senso la dieta Mayr è perfetta perché è estremamente inefficace e perché non possiede alcun requisito di base per essere considerata una buona dieta.

Non è educativa

Perché non consente l’apprendimento di corretti stili alimentari e poi perché il digiuno fa perdere qualche kg che poi viene ripreso molto velocemente nell’arco di qualche giorno.

Questa dieta rientra nel vastissimo mondo delle cosiddette VLCD, ossia Very Low Calories Diet (diete a bassissime calorie o diete fortemente ipocaloriche).

Le VLCD sono diete a bassissimo potere calorico (classicamente non dovrebbero superare le 800 kcal giornaliere), impiegate comunemente nel trattamento dell’obesità patologica.

Si tratta di diete sensibilmente al di sotto del fabbisogno calorico medio giornaliero di un adulto (stimato grossolanamente nelle 2000 kcal) e pertanto facilmente inducono di uno stato di malnutrizione.

Sono quindi assolutamente da evitare.

In caso di sovrappeso o disturbi nutrizionali rivolgetevi intanto al vostro medico di fiducia che provvederà, nel caso, a inviarvi presso strutture o medici competenti in materia.

2019, tra boom economico e recessione

2019, tra boom economico e recessione

A cura di Giorgio Pitzalis


Da sempre i modelli alimentari sono influenzati dai comportamenti, dagli stili di vita e dalle condizioni di mercato, appunto tra boom economico e recessione.

L’attuale congiuntura socio-politica (anno di recessione o di boom economico?) ed i continui rincari dei generi alimentari penalizzano la dieta degli italiani; in questo senso la crisi della quarta settimana ha modificato i consumi.

E allora?

Se mangiare bene costa troppo, è giusto cambiare i capisaldi della nostra dieta quotidiana?

Assolutamente no!

È necessario invece porre attenzione a quegli alimenti indispensabili per evitare malnutrizioni e mantenere un corretto stato psicofisico.

Anche in tempi di recessione (perché intanto pensiamo al peggio), è indispensabile suddividere, ogni giorno, 2650 kcal per gli adulti maschi e 2000 kcal per le femmine, in 4-5 appuntamenti con il cibo.

La colazione del mattino.

Deve comunque prevedere latte o yogurt, unitamente a pane o prodotti da forno, eventualmente integrati con frutta di stagione.

Lo spuntino del mattino e del pomeriggio.

Deve prevedere frutta o snack non più calorici di 120 kcal o yogurt, non disdegnando il classico panino.

Il pranzo.

Se casalingo, può benissimo comprendere 70-80 grammi di pasta o riso (ogni giorno), seguito da alimenti proteici di alto valore nutrizionale e di costo contenuto (carni, pesce, uova).

Ovviamente sarà il caso di acquistare i tagli di seconda scelta (provenienti dal quarto anteriore) o di terza scelta (collo, addome e sottospalle), meno pregiati ma di identico valore nutrizionale.

Riguardo al pesce la scelta potrà essere validamente orientata verso il pesce azzurro (acciuga o alice) e la trota.

Da sempre le uova rappresentano una fonte di proteine di alto valore biologico e di costo contenuto.

La cena.

Potrà essere a base di minestre di verdure e legumi o carni di piccola pezzatura o formaggi (40-50 grammi).

Utile, in tempo di recessione, è considerare la quantità degli alimenti proteici da assumere.

Il corretto fabbisogno proteico giornaliero è pari a 1-2 grammi per ogni chilo di peso corporeo.

Tutti i nutrizionisti ammettono che il consumo di carni e derivati nei paesi occidentali è decisamente troppo elevato e sarebbero sufficienti quantità pari alla metà o un terzo di quelle normalmente consumate.

Sono quindi accettati-consigliati quantitativi di 80-100 grammi a pasto o anche meno (non più di 2-3 volte a settimana). La dieta quotidiana deve anche prevedere frutta e verdura.

Indicativamente è necessario per ognuno di noi un volume pari a 5 pugni al giorno.

Se il costo della verdura è proibitivo, utili alternative sono i mercati rionali, i prodotti surgelati e/o gli hard discount.

Il risparmio alimentare passa necessariamente anche attraverso la “filiera corta” e la ricerca di prodotti locali e di stagione, a ”chilometri zero” e/o l’acquisto nei farmers market.

Attualmente, per ogni euro speso dai consumatori in alimenti, ben 60 centesimi vanno alla distribuzione commerciale, 23 all’industria alimentare e solo 17 centesimi agli agricoltori. Così facendo si potrà concorrere a salvare la terra dal surriscaldamento globale.

Sempre in questo periodo molti consumatori riscoprono il pane preparato in casa ed è segnalato il boom degli orti “fai da te”.

In conclusione, non tutto il male viene per nuocere:
l’aumento dei prezzi potrebbe spingere sempre più consumatori ad un consumo informato dei reali fabbisogni alimentari.

D’altra parte costa molto più mangiare fuori casa o comprare alimenti confezionati che accendere i fornelli. Insomma, se ogni nucleo familiare spende 457 euro mensili per la spesa di alimenti e bevande (Istat 2017), alla recessione non deve necessariamente corrispondere un cibo unhealthy!

I cibi-spazzatura ricchi di grassi, zuccheri e sale possono attendere!