NEW

Covid-19 e i bambini: Esposizione prolungata allo schermo

Covid-19 e i bambini. Il COVID-19 è una grave crisi di salute pubblica e ha cambiato notevolmente le nostre vite. In particolare, la maggior parte dei bambini è colpita poiché il COVID-19 ha impedito loro di accedere all'istruzione in presenza. Covid-19 e i bambini....

Il nichel: onnipresente ma sconosciuto

Il nichel (Ni) appartiene agli elementi ferromagnetici, ed è naturalmente presente nella crosta terrestre solitamente in combinazione con ossigeno e zolfo sotto forma di ossidi e solfuri. In mare ci sono circa otto miliardi di tonnellate di Ni. Grazie alle sue...

Alimentazione ed eros – Parte seconda

I cibi afrodisiaci - Alimentazione ed eros - Parte seconda Alimentazione ed eros: Aglio e cipolla. Considerati eccitanti in tante culture, aglio e cipolla sono proibiti in molte congregazioni monastiche sia in Oriente che in Occidente. Sono i più popolari cibi...

Alimentazione ed eros – Prima parte

Tutto merito della BBC che in un programma aveva attribuito all’aglio crudo delle proprietà simili a quelle dei noti farmaci per il “potenziamento” della funzione sessuale maschile. Alimentazione ed eros. In effetti, da sempre e in ogni parte del mondo, l’uomo ha...

Uso degli antibiotici

Uso degli antibiotici. Si ritiene che il microbiota intestinale sia coinvolto nella patogenesi della malattia celiaca, unitamente alla componente genetica. Il microbiota intestinale è fortemente influenzato dagli antibiotici sistemici, specialmente nelle prime fasi...
vinci-partners
Il nichel: onnipresente ma sconosciuto

Il nichel: onnipresente ma sconosciuto

Il nichel (Ni) appartiene agli elementi ferromagnetici, ed è naturalmente presente nella crosta terrestre solitamente in combinazione con ossigeno e zolfo sotto forma di ossidi e solfuri.

In mare ci sono circa otto miliardi di tonnellate di Ni.

Grazie alle sue proprietà fisiche e chimiche uniche, il nichel viene utilizzato nelle moderne metallurgie come la produzione di leghe, nella produzione di batterie al nichel-cadmio e come catalizzatore nell’industria chimica e alimentare.

A seconda della dose e della durata dell’esposizione, il Ni è un agente immunotossico e cancerogeno e può causare una varietà di effetti sulla salute, come dermatite da contatto, malattie cardiovascolari, asma, fibrosi polmonare e cancro del tratto respiratorio. Comunque, l’esposizione degli esseri umani riguarda principalmente l’ingestione orale attraverso l’acqua e il cibo poiché il Ni può essere un contaminante nell’acqua potabile e/o negli alimenti.

Alimenti e oggetti contenenti Ni ed effetti tossici del Ni.

  • Nocciole;
  • cacao e cioccolato fondente;
  • frutta (mandorle, datteri, fichi, ananas, prugne, lamponi);
  • cereali (crusca, grano saraceno, miglio, pane integrale, avena, riso integrale, semi di sesamo, semi di girasole);
  • frutti di mare (gamberi, cozze, ostriche, granchi, salmone);
  • verdure (fagioli, verze, porri, lattuga, lenticchie, piselli, spinaci, cavoli), tè dai distributori di bevande;
  • soia e prodotti a base di soia; arachidi;
  • liquirizia; lievito in polvere.

Articoli contenenti nichel

  • Gioielli economici;
  • cosmetici;
  • chiavi;
  • telefono cellulare;
  • montature per occhiali;
  • graffette;
  • apparecchi ortodontici;
  • articoli in acciaio inossidabile;
  • articoli nichelati;
  • chiusure per indumenti (cerniere, bottoni automatici, fibbie per cinture);
  • materiale elettrico; armamenti;
  • lega;
  • industrie metallurgiche e di trasformazione alimentare;
  • pigmenti;
  • catalizzatori.

Effetti tossici del nichel

  • Dermatite da contatto;
  • mal di testa;
  • manifestazioni gastrointestinali;
  • manifestazioni respiratorie;
  • fibrosi polmonare;
  • malattia cardiovascolare;
  • cancro ai polmoni;
  • cancro nasale;
  • effetti epigenetici.

La sua neurotossicità sarebbe legata allo stress ossidativo e alle disfunzioni mitocondriali. Per questo l’utilizzo di molecole antiossidanti, come L-carnitina https://www.giustopeso.it/la-vitamina-c-e-massa-muscolare-quale-correlazione/, taurina e melatonina https://www.giustopeso.it/la-melatonina/ può prevenire la neurotossicità e la cancerogenicità indotte dal Ni.

Dove si trova il nichel?

Nichel e composti di Ni hanno molti usi industriali e commerciali grazie alle proprietà chimiche, alla brillantezza e al prezzo basso.

È utilizzato in gioielli poco costosi, chiavi, graffette, chiusure per indumenti (come cerniere, bottoni automatici e fibbie per cinture), apparecchiature elettriche, armamenti, monete, leghe, ma anche nelle protesi mediche e nei materiali ortodontici.

Non basta: le fonti naturali di Ni atmosferico includono la polvere trasportata dal vento, derivata dall’erosione di rocce e terreni, incendi boschivi e attività vulcaniche.

La presenza di Ni nell’aria deriva anche dalla combustione di carbone, gasolio e olio combustibile e dall’incenerimento di rifiuti e liquami.

Altre fonti ambientali di Ni includono utensili da cucina in acciaio inossidabile e fumo di tabacco.

A questo proposito è stato dimostrato che ogni sigaretta contiene una quantità di nichel da 1,1 a 3,1 μg.

Infine il nichel viene anche aggiunto involontariamente alla dieta attraverso la lavorazione degli alimenti utilizzando attrezzature in acciaio inossidabile o attraverso il contatto mano-bocca. Si noti inoltre che i bollitori da cucina possono rilasciare Ni nell’acqua potabile quando viene fatta bollire in bollitori con elementi nichelati.

A causa della sua abbondanza, la carenza naturale di nichel non si verifica facilmente; inoltre, una dieta carente di Ni è difficile da mantenere a causa della sua abbondanza negli alimenti.

Una piccola frazione di nichel viene assorbita anche a livello cutaneo e le particelle di Ni penetrano nella pelle nei dotti sudoripari e nei follicoli piliferi.

Inoltre, l’assorbimento dermico di questo metallo è influenzato da agenti solubilizzanti, come detersivi, e da indumenti e guanti che si comportano da barriera alla pelle.

Lo sapevi?

  • I pazienti ortodontici sono esposti ad una notevole quantità di nichel, cobalto, titanio e altri metalli derivanti dalle leghe. L’ambiente orale microbiologico e acquoso combinato con il pH della saliva, l’assunzione di bevande, cibo e collutori facilitano la corrosione con conseguente rilascio di ioni dagli apparecchi ortodontici nei tessuti orali e nella saliva dei pazienti. Questi ioni rilasciati dagli apparecchi ortodontici causano dermatiti da contatto, ipersensibilità, citotossicità e danni al DNA.
  • Gli oggetti con valore affettivo (cimeli, fedi nuziali) potrebbero essere trattati con uno smalto o una placcatura in rodio.

Allergia al nichel

Tra i diversi metalli, il nichel è la causa più frequente di allergia ai metalli.

Clinicamente, l’allergia al nichel a volte si verifica quando gli oggetti contenenti Ni sono a contatto diretto e prolungato con la pelle, portando alla corrosione del Ni da parte del sudore, rilasciando ioni di Ni da assorbire attraverso la pelle e avviando un effetto allergenico.

Una volta sensibilizzati, gli individui possono sviluppare dermatite da contatto, lichen planus, eczema disidrotico, desquamazione labiale, chelite angolare, parodontite, stomatite con eritema da lieve a grave, perdita del gusto e intorpidimento. Un problema particolare è dovuto all’uso del nichel per la monetazione, come le monete europee da uno e due euro.

All’inizio del 1930-1935 osservazioni di dermatiti da nichel prodotte da oggetti di uso quotidiano furono riportate anche sull’uso di montature per occhiali e sull’uso dell’orologio da polso.

I dati della letteratura indicano che le donne sono più inclini alla dermatite rispetto agli uomini.

Infatti, circa il 13-18% delle donne e il 3-6% degli uomini sono allergici al nichel, e questo può essere dovuto a un maggiore contatto con oggetti contenenti Ni, come gioielli, bottoni, alcuni shampoo e detersivi, e pigmenti.

Secondo i dermatologi, la frequenza dell’allergia al nichel è ancora in aumento e può essere spiegata dal piercing alla moda e dai dispositivi contenenti Ni utilizzati in medicina come stent coronarici e endoprotesi.

Circa il 10-15% della popolazione della Terra soffre di allergia al nichel e molti non sono in grado di indossare gioielli o maneggiare monete e altri oggetti che contengono Ni.

Le reazioni allergiche al nichel sono state implicate nelle complicanze legate agli stent coronarici, tra cui emicrania, febbre, dispnea, dermatite e pericardite.

Il nichel rilasciato da varie leghe è un potente allergene o aptene che può scatenare l’infiammazione cutanea.

Questa può avvenire nel punto di contatto o talvolta diffondersi al resto del corpo. L’esposizione cutanea può causare chiazze eritematose, pruriginose, vescicolari e squamose localizzate.

Può manifestarsi come chiazze cutanee acute, subacute o croniche simili all’eczema.

Conclusioni

Il nichel è un metallo di ampia diffusione nell’ambiente.

Il contatto con composti di nichel solubili e insolubili può causare una varietà di effetti collaterali sulla salute umana.

L’esposizione umana al Ni può avvenire attraverso il cibo, l’acqua o l’aria. Il sistema nervoso è uno dei principali organi bersaglio della tossicità del Ni; infatti, può essere accumulato nel cervello. L’inquinamento del suolo, dell’acqua e dell’aria, dovuto ai metalli pesanti, è probabilmente il risultato più eccezionale dell’evoluzione della nostra società.

Fonte:
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7037090/

Alimentazione ed eros – Parte seconda

Alimentazione ed eros – Parte seconda

I cibi afrodisiaci – Alimentazione ed eros – Parte seconda

Alimentazione ed eros:

Aglio e cipolla.

Considerati eccitanti in tante culture, aglio e cipolla sono proibiti in molte congregazioni monastiche sia in Oriente che in Occidente.

Sono i più popolari cibi afrodisiaci conosciuti al mondo. Ovidio consigliava agli amanti insalata di aglio e cipolle; Galeno definiva questi alimenti eccitanti.

Il ricettario popolare ci insegna che è possibile preparare anche bevande stimolanti, ad esempio facendo bollire in mezzo litro d’acqua tre spicchi d’aglio, un gambo di sedano e un rametto di santoreggia.

Per evitare che l’alito sappia poi di cipolla o di aglio, si possono usare molte erbe aromatiche, come prezzemolo, basilico, rosmarino, salvia che hanno un ottimo effetto “deodorante”, ovviamente da usare crude. Si possono utilizzare anche spezie essiccate come i semi di finocchio, di coriandolo, di anice, di cumino che hanno il vantaggio di essere efficaci sia crudi che cotti.

Ancora, meglio sarebbe sgranocchiare a fine pasto qualche frutto di cardamomo verde chiaro, che libera un fresco aroma in bocca e favorisce la digestione.

I principi attivi di aglio sono enzimi contenenti zolfo, quali l’allicina. Molte pubblicazioni disponibili lo indicano come alimento antibatterico, anti-ipertensivo e anti-trombotico. (ROCZ Panstw Zakl Hig. 2014; 65 (1): 1-8)

Asparagi.

Sono ricchi di potassio, vitamine del gruppo B e sostanze che favoriscono la produzione di ormoni sessuali maschili e la fertilità.

Il cromo contenuto nell’asparago migliora la capacità dell’insulina di trasportare il glucosio all’interno delle cellule dell’organismo.

Inoltre, l’acido folico, associato alla vitamina B12, previene i disturbi della sfera cognitiva dovuti all’avanzamento dell’età.

Gli asparagi prevengono le patologie cardiocircolatorie, favoriscono il buon funzionamento del sistema nervoso e hanno una tipologia di carboidrato (inulina), che è una fonte ideale di nutrimento per la flora batterica, con particolare riferimento ai lactobacilli.

Gli asparagi supportano la digestione e fungono da antinfiammatorio naturale.

Avocado.

È considerato cibo afrodisiaco per le sue proprietà nutrizionali che forniscono un’elevata quantità di energia (231 kcal per 100 grammi), è ricco di acido folico, vitamina B6, vitamina A, C e soprattutto potassio. Contiene il beta-sitosterolo (fitosterolo che riduce i livelli di colesterolo) e il glutatione (che previene le malattie cardiovascolari).

Banana.

È ricca di vitamina B, potassio, magnesio e numerosi minerali.

Contiene un enzima appartenente alla famiglia delle Bromeliacee, che aumenta la libido maschile e combatte l’impotenza.

Contiene elevate quantità di potassio, funge da antiossidante, riducendo la pressione sanguigna, mantenendo sane le ossa e il sistema cardiaco e rafforzando la vista. La presenza del triptofano, e quindi di serotonina, migliora l’umore contrastando la depressione.

È un ottimo ricostituente naturale grazie al suo elevato contenuto di calorie.

Alimentazione ed eros:

Cacao e cioccolato fondente (70%).

Contiene sostanze sia stabilizzanti sull’umore (feniletilamina), che stimolanti (teobromina).

Il suo uso quindi ha dei pro e dei contro. Secondo una leggenda il dio azteco Quetzalcóatl utilizzava il cacao per sostenersi durante i suoi convegni amorosi.

La teobromina stimola il sistema nervoso centrale, aumentando l’energia, la prontezza di riflessi, la concentrazione e il desiderio sessuale.

Inoltre il cioccolato stimola la produzione di endorfine che, avendo effetti analoghi alla morfina, stimola la sensazione di piacere.

D’altra parte il cioccolato contiene anche la feniletilamina che, invece, rilascia “dopamina”, neurotrasmettitore legato alle sensazioni di piacere, in modo da soddisfare stimoli come pulsione erotica, sete e fame.

Il cioccolato contiene anche caffeina, sostanza stimolante.

Cannella.

È consigliata nella medicina ayurvedica come rimedio all’impotenza. È perfetta anche per le sue virtù riscaldanti, digestive e carminative (contro i gas intestinali).

Coriandolo.

Alle donne vengono consigliati i semi seccati, dall’effetto euforizzante, lasciati in infusione oppure utilizzati in cucina. Da usare con moderazione, per evitare effetti opposti.

Frutta secca (mandorle e noci).

Nel Medioevo la mandorla era un ingrediente principale della cucina di corte, indispensabile per pranzi afrodisiaci e filtri d’amore.

Il potere afrodisiaco è correlato alle sue proprietà nutritive. Le mandorle sono ricche di vitamina A, ferro e zuccheri per dare la giusta energia necessaria anche per le prestazioni fisiche.

L’olio di mandorla, poi, è un ottimo detergente delicato.

In particolare le noci avrebbero effetti simili al Viagra e le noci di Betel (semi della palma di Areca), si ritiene abbiano notevoli proprietà stimolanti e afrodisiache.

Maca (ginseng peruviano).

È un tubero della famiglia della senape, che cresce nelle Ande del Sud America.

La radice o tubero era utilizzata già 2000 anni or sono dagli Incas, dai quali era considerata divina e destinata al nutrimento di nobili e soldati per la ricchezza di vitamine, proteine, zuccheri e sali minerali.

La pianta di maca viene venduta per aumentare la fertilità, come equilibratore ormonale, in caso di disfunzioni o disturbi legati all’apparato sessuale maschile e femminile, contro l’impotenza maschile e il calo di libido.

Si rivela molto utile nel contrastare le affezioni delle vie respiratorie, l’artrosi e come agente anti-invecchiamento e viene usato dagli atleti per aumentare la resistenza muscolare.

Alimentazione ed eros:

Noce moscata.

Usata con parsimonia, a questa spezia viene attribuita la proprietà di risvegliare o migliorare la libido.

Ostrica.

Mollusco bivalve ed ermafrodita (nasce maschio e col tempo diventa femmina), è noto a molti per il suo potere afrodisiaco.

Tutto parte da una leggenda greca che vede Venere emergere dagli abissi dell’oceano sul dorso di un’ostrica, partorendo poi Eros, dio dell’Amore.

Sicuramente questo mollusco rappresenta la miglior fonte di zinco esistente, favorisce la funzionalità ormonale, in particolare il testosterone (la carenza di zinco provoca sterilità e impotenza).

È comunque un alimento ricco di minerali e antiossidanti.

Prezzemolo, basilico, menta, rafano, sedano, zenzero.

In generale hanno tutti un’azione tonica e stimolano la circolazione.

Peperoncino.

Contiene la capsaicina ed è ricchissimo di vitamine, soprattutto di vitamina C, ma anche A, B2, E, PP, K2, oltre a rame, potassio, acidi grassi, lecitina, pectina e altri sali minerali e antiossidanti.

Stimola la produzione di acidi biliari che contrastano il colesterolo, riducendo il deposito dei grassi circolanti, ossidandoli.

Ha proprietà vasodilatatrici e la presenza di lecitina, un acido grasso insaturo contenuto nei semi del peperoncino, rafforza le coronarie e conferisce maggiore elasticità alle arterie.

Sembra che il peperoncino funzioni come “viagra naturale” in grado di stimolare il Vip (Vasoactive Intestinal Polipeptide), un ormone che favorisce la vasodilatazione.

Pinoli.

Sono considerati da tempo potenti afrodisiaci in tutto il bacino del Mediterraneo. Il medico greco Galeno (28 d.C.) li consigliava come rimedi contro l’impotenza.

Verbena.

Proprietà particolarmente stimolanti vengono attribuite alla verbena: c’è chi consiglia di profumare delicatamente con il suo olio essenziale lenzuola e federe.

Alimentazione ed eros:

Rucola.

I romani la consideravano afrodisiaca e la facevano crescere intorno alle statue falliche di Priapo, il dio della fertilità.

È una verdura ricca di minerali, utili per l’attività sessuale e l’apparato cardio-vascolare. Nel medioevo era proibito coltivarla nei monasteri in quanto considerata un potente eccitante.

Salvia.

È uno dei pochi afrodisiaci solamente femminili. Contiene una sostanza, il tujone, un terpenoide che può avere effetti simili a quelli degli estrogeni. Particolarmente adatta per le donne ipersensibili, ha un’azione sia antispastica che stimolante per il sistema nervoso. Per non disperdere i principi attivi, in cucina va utilizzata insieme a una sostanza grassa, come il burro o l’olio.

Santoreggia.

Tra le erbe aromatiche nostrane è quella considerata più efficace. Sembra che possa agire con un effetto stimolante sulle ghiandole surrenali. Ha un aroma che ricorda quello del timo e dell’origano.

Sedano.

È ricco di minerali e vitamine. Ha un’azione benefica sull’apparato ematopoietico e cardiovascolare, nonché su sistema osteoarticolare.

È la radice che è tradizionalmente la parte considerata afrodisiaca.
Stimola le ghiandole surrenali e contiene ormoni steroidei simili ai feromoni.

Tartufo.

Come altri cibi molto costosi (caviale, ostriche, champagne, aragoste) è considerato uno stimolante sessuale perché associato alla ricchezza e al piacere.

Anche in passato i cibi di lusso venivano considerati afrodisiaci: dopo la scoperta dell’America lo erano pomodori e patate, ai tempi costosissimi.

Contiene androstenediolo, uno steroide presente nei maiali maschi.

Per analogia col mondo animale, si è ipotizzato che i tartufi fossero afrodisiaci anche per l’uomo.

Bartolomeo Sacchi, detto il Plàtina (1421-1481), umanista e gastronomo italiano, autore del trattato di cucina “De honesta voluptate et valetudine”, definì il tartufo come “un’eccitazione della lussuria…servito spesso nei pruriginosi banchetti di uomini ricchi e raffinatissimi che desiderano essere meglio preparati ai piaceri di Venere”.

Vaniglia.

Il suo dolce e sensuale aroma giustifica forse la sua fama di potente afrodisiaco. In più sembra che la vaniglia combatta l’astenia sessuale, agendo sul sistema nervoso.

Attenzione a usare soltanto la vaniglia naturale in bacche, poiché la vanillina è un aroma sintetico.

Alimentazione ed eros:

Zafferano.

Contiene delle sostanze ormonosimili che sarebbero in grado di innescare o aumentare il desiderio sessuale.

È una pianta della famiglia delle Iridiaceae e le sue caratteristiche stimolanti sono citate nella mitologia greca.

In passato per curare l’impotenza, si ricorreva a rucola, molluschi, piselli, zafferano, vino misto a miele.

È una spezia che risveglia i sensi, migliora la circolazione sanguigna e favorisce il riscaldamento delle mucose, aumentandone la sensibilità.

Zenzero.

È una spezia non molto conosciuta alle nostre latitudini.

In Asia viene considerata una spezia “calda”, in grado di rafforzare l’energia maschile del fuoco e della vitalità, mentre in Cina viene considerata un efficace tonico Yang.

Lo zenzero, associato a ginseng e all’eleuterococco, può essere impiegato nelle astenie sessuali. Lo zenzero si trova sotto forma di radice fresca oppure essiccata, ma molto comodo in polvere (ricavata dalla radice bollita ed essiccata della pianta). Esso è un forte coadiuvante contro nausea e vomito, è utile per il mal d’auto e il mal d’aereo, ma anche contro raffreddore, influenza, artriti e dolori articolari.

Combatte i radicali liberi e ha proprietà antiossidanti, utili contro l’invecchiamento. (Jundishapur J Nat Pharm Prod. 2015 17 gennaio; 10 (1): e18402)

Zucca (semi).

Sono una fonte eccezionale di zinco, conosciuto come “combustibile” per gli uomini. La presenza di zinco stimola la secrezione di testosterone.

Alimentazione ed eros – Parte seconda: Piante dagli effetti tonici e stimolanti.

Numerose piante officinali considerate afrodisiache devono la loro fortuna in realtà al fatto di possedere proprietà tonificanti e stimolanti.

Come per esempio il ginseng, una radice che ha attività toniche, energizzanti e stimolanti.

Nessuna virtù “magica”, dunque. Oppure l’eleuterococco, che stimola il sistema immunitario ed è un valido antistress.

La maca, che secondo alcuni studi è in grado di aumentare il numero e la motilità degli spermatozoi, potrebbe anche agire sulla performance e sul desiderio sessuale.Tonica e stimolante è anche la rodiola.

In più, secondo alcune ricerche, potrebbe migliorare le prestazioni sessuali maschili. Ma anche in questo caso il condizionale è d’obbligo. Recenti indagini etnobotaniche hanno indicato un gran numero di piante come afrodisiaci (Ribulus terrestris, Withania somnifera, Eurycoma longifolia, Avena sativa, Ginko biloba, Psoralea coryifolia). (Acta Pol Pharm. 2011 Jan-Feb; 68 (1): 3-8)

Alimentazione ed eros – Parte seconda: In conclusione.

I cibi dell’amore sono tantissimi e sono considerati efficaci nella tradizione popolare e nelle medicine antiche per i loro benefici sull’attività sessuale.

Solo alcuni sono stati riconosciuti per la loro efficacia anche dalla moderna ricerca scientifica.

Infatti, gli alimenti considerati afrodisiaci o cibi dell’amore o stimolanti per l’attività sessuale spesso sono soltanto il risultato di tradizioni popolari o credenze che si sono tramandate nel tempo, che non sostituiscono le cure mediche tradizionali, ma ci aiutano a rendere la nostra cucina più creativa, stimolante e divertente. La ricerca di alimenti o rimedi che servano a dare maggior impulso all’attività sessuale è da sempre stata argomento di grande interesse nel corso della storia.

Da millenni ci si affanna a trovare “pozioni” o cibi che attirino l’oggetto del proprio amore, o che accendano il desiderio, sciolgano le inibizioni o aumentino la potenza sessuale.

Deve essere chiaro che l’alimento “Viagra” non esiste. Non ci sono cibi o alimenti in grado di provocare in tempi brevi forte eccitazione o aumentare la propria potenza sessuale.

Malgrado questo in molte tradizioni e culture si attribuiscono qualità afrodisiache a molti alimenti.

Molti cibi si possono considerare erotici perché stimolano la fantasia e i sensi, sia perché hanno proprietà gastronomiche note, sia perché si attribuiscono loro significati simbolici, personali o culturali. Una ricetta può essere afrodisiaca perché stimola i sensi dell’olfatto, della vista, del gusto.

Forma, colore, aroma, sapore e consistenza di un piatto concorrono a renderlo più o meno sensuale.

Sono state fatte alcune scoperte sugli effetti extra nutrizionali dei cibi che confermano un legame tra alimentazione e attività sessuale.

Nell’attesa dell’”alimento perfetto” non ci resta che rimanere in finestra, possibilmente e, conseguentemente a quanto finora scritto, in compagnia di molti bambini!


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giovane contadina con 3 bimbi alla finestra di Ferdinand Georg Waldmüller, 1840

Alimentazione ed eros – Prima parte

Alimentazione ed eros – Prima parte

Tutto merito della BBC che in un programma aveva attribuito all’aglio crudo delle proprietà simili a quelle dei noti farmaci per il “potenziamento” della funzione sessuale maschile.

Alimentazione ed eros. In effetti, da sempre e in ogni parte del mondo, l’uomo ha attribuito ad alcuni cibi poteri favorenti la sessualità.

Se mangiare bene fa bene all’amore, è possibile aumentare ulteriormente “l’efficacia” del pasto scegliendo determinati alimenti? Cerchiamo di fare un pò di chiarezza tra i diversi cibi afrodisiaci.

 

Alimentazione ed eros – Eros e mitologia

 

Alimentazione ed erosSandro Botticelli La nascita di Venere. 1482

Il termine afrodisiaco deriva dal nome Afrodite, dea dell’amore e della bellezza.

Nella mitologia greca, Afrodite (Venere per i Romani) era una presenza che incuteva riverenza, perché provocava nei mortali e nelle divinità l’innamoramento e il concepimento di una nuova vita.

Il mito racconta che Afrodite, sia nata dalla schiuma delle onde marine e che sia emersa su di una conchiglia d’ostrica, elementi dai palesi richiami sessuali che con l’andare dei secoli hanno trovato qualche conferma scientifica sulle loro proprietà, appunto, afrodisiache.

Sempre dalla mitologia greca, il giovane Kròkos si innamorò della ninfa Smilax; ma Kròkos era un mortale.

Gli Dei trasformarono Smilax in Salsapariglia (Smilax aspera) e Kròkos (o croco – dal quale si ricava lo zafferano) in un bel fiore.

I due innamorati poterono così continuare a vivere la loro storia d’amore.

Per questo il fiore di croco rappresenta il “desiderio d’amore” è usato per adornare le tombe dei morti per amore.

Tornando al mito, Zeus giaceva su di un letto di zafferano durante i suoi incontri amorosi, vista la capacità di risvegliare i sensi.

Alimentazione ed eros – I cibi che aiutano l’amore

Vi siete mai chiesti come mai spesso scegliamo un ristorante per iniziare a conoscere una persona?

La risposta è semplice: nella danza della seduzione il cibo e l’eros vanno a braccetto.

Se la sera di San Valentino (e non solo!), oltre alla parte romantica si decide di non trascurare la sessualità, sarà utile limitare sia la quantità dei cibi che adottare dei piccoli accorgimenti riguardo alla qualità.

Cene ricche di cibi grassi, fritture e quant’altro, annaffiate da molto vino, abbisognano poi di lunghi sforzi digestivi.

In più facilitano la sonnolenza, lasciando poche energie per altre attività, pur se piacevoli.

Attenzione quindi alla scelta dei ristoranti: meglio evitare quelli tipici regionali, che spesso offrono i piatti “robusti” della tradizione, preferire invece quelli vegetariani o di pesce, dai menu più digeribili.

In ogni caso, al ristorante o in casa, un pasto basato su piatti cucinati con cura ma allo stesso tempo leggeri, non chiude la serata ma ne facilita la continuazione.

Alimentazione ed eros – Insomma, ancora una volta le scelte equilibrate a tavola sono le migliori.

Ad esempio, una cenetta che preveda degli antipasti tipo paté vegetali e crudités (vegetali o frutti di mare), una leggera vellutata di verdure e un secondo a base di pesce o di piccoli e preziosi formaggi – sempre accompagnati da un rinfrescante contorno di verdure – soddisfa il palato senza appesantire.

È noto che mangiare cibi gustosi rilasci in circolo sostanze benefiche per l’umore come le endorfine.

Mangiare bene, in un contesto piacevole e in buona compagnia, senz’altro predispone maggiormente ai contatti umani di qualsiasi tipo.

Storicamente ad alcuni cibi sono state attribuite qualità afrodisiache in virtù del proprio aspetto: per esempio, nel Medioevo si consigliava alle donne di mangiare asparagi per la loro forma fallica, mentre gli uomini dovevano nutrirsi di fichi.

Gli asparagi in realtà sono ricchi di potassio e vitamine del complesso B, nonchè di acido folico, tutti elementi indispensabili per una valida riproduzione.

Nei banchetti dionisiaci non dovevano mai mancare i frutti di mare che la scienza moderna ha scoperto in realtà ricchi di zinco (minerale indispensabile per la produzione del testosterone), di fosforo, di acidi grassi e di omega-3, importanti per l’apparato riproduttore.

Tra gli alimenti considerati “hot”, troviamo anche il peperoncino, il prezzemolo, la melissa, il basilico e la rucola. Bocciati invece i conservanti, gli zuccheri raffinati e i grassi saturi. Occhio però anche ad alcool e caffè, che se presi in dosi eccessive finiscono per stroncare l’eros. Sconsigliati inoltre anche i cibi consumati in tutta fretta.

Comunque per stimolare passione e desiderio non occorre imbandire la tavola con costosissime prelibatezze, come ostriche e champagne, ma è meglio puntare, ancora una volta, sui piatti della tradizione enogastronomica mediterranea (spezie, formaggi, miele e vino rosso).

Alimentazione ed eros – È il caso quindi di non esagerare con gli alcolici.

In piccole dosi, uno – due bicchieri al massimo, il vino provoca una leggera alterazione dello stato di coscienza e dei freni inibitori.

Se assunto in dosi maggiori l’effetto si rovescia e le prestazioni maschili precipitano.

Lo champagne è considerato la bevanda più afrodisiaca: certamente per il suo costo che ne fa un alimento di lusso e quindi consumato raramente, ma non solo.

Le sue tante bollicine avrebbero la capacità di rendere più spumeggiante chi ne beve.

Effetto del tutto contrario lo produrrebbe invece la birra, prodotta con il luppolo, una pianta anafrodisiaca: raccolta in primavera veniva un tempo utilizzata per placare i bollori maschili.

Sono considerati inibitori anche altri vegetali quali cetrioli, lattuga, melone e zucca. Attenzione infine a non esagerare con bevande eccitanti come tè o caffè: si rischia di diventare “troppo” nervosi.

Eros tra minerali, ormoni ed enzimi

La bromeliacea, enzima che aumenta la libido maschile e combatte l’impotenza, si trova in buone quantità nella banana, che è ricca anche di triptofano che aiuta la produzione di serotonina (ormone della felicità).

Il miele è invece ricco di boro, minerale che modula la produzione degli estrogeni e del testosterone.

Il rizoma dello zenzero contiene i principi attivi della pianta: olio essenziale (composto in prevalenza da zingiberene), gingeroli e shogaoli (principi responsabili del sapore pungente), resine e mucillagini.

Il gingerolo e lo zingiberene garantiscono un maggior afflusso sanguigno e in associazione con la cannella, contrasterebbero l’impotenza.

Il re azteco Montezuma ricorreva invece al cacao per aumentare il proprio desiderio.

E se la mitologia è ricca di bizzarri aneddoti, la scienza si limita a indicare nella vitamina E e nello zinco la certezza di ottenere un vero aiuto per la sfera sessuale; il resto è lasciato molto alla “location” e all’atmosfera in cui si consumano i cibi.

“Utili” possono risultare i formaggi come gorgonzola, taleggio o parmigiano, ricchi di feniletilamina, l’ormone (anfetamico) secreto dal cervello quando ci si innamora.

Ma la lista dei cibi afrodisiaci non finisce qui.

Tra gli altri alimenti dal potere afrodisiaco si annoverano i chiodi di garofano, il coriandolo e la noce moscata.

Cacao e cioccolato sono ricchi di polifenoli (con elevata capacità di migliorare il flusso sanguigno), teobromina e feniletilamina.

L’olio extra-vergine di oliva favorisce infine la circolazione sanguigna e la vasodilatazione, mentre il tartufo, il pesce e i crostacei, sono ricchi di zinco utili anch’essi per la riproduzione.

L’ostruzione nasale

L’ostruzione nasale

L’ostruzione nasale (NO) è definita come la percezione soggettiva di disagio o difficoltà nel passaggio dell’aria attraverso le narici.

È un motivo comune per la consultazione nelle cure primarie e specialistiche e può interessare fino al 30% – 40% della popolazione. Colpisce la qualità della vita (soprattutto il sonno) e riduce l’efficienza lavorativa.

L’ostruzione nasale può essere unilaterale o bilaterale, intermittente o persistente e può essere causato da fattori locali o sistemici, che possono essere di origine anatomica, infiammatoria, neurologica, ormonale, funzionale, ambientale o farmacologica.

Lo studio diretto della storia medica e l’esame obiettivo sono fondamentali per diagnosticare la causa specifica.

L’ostruzione nasale può essere valutato utilizzando strumenti di valutazione soggettiva (scala analogica visiva, punteggio dei sintomi, questionari standardizzati) o mediante stima oggettiva (rinomanometria anteriore attiva, rinometria acustica, flusso inspiratorio nasale di picco).

Sebbene ci sia poca correlazione tra i risultati, possono essere considerati complementari e non esclusivi.

È inoltre consigliabile valutare l’impatto sulla qualità della vita attraverso questionari standardizzati in base alla malattia sottostante.

L’ostruzione nasale viene trattato in base alla sua causa.

Il trattamento è fondamentalmente farmacologico (topico e / o sistemico) quando l’eziologia è infiammatoria o funzionale.

La chirurgia può essere necessaria quando il trattamento medico non riesce a completare o migliorare il trattamento medico o quando altri approcci terapeutici non sono possibili.

Possono essere necessarie combinazioni di tecniche chirurgiche e cure mediche.

Punti chiave dell’ostruzione nasale:

  • è uno dei motivi più comuni per la consultazione in cure primarie e specialistiche.
  • può essere causato da farmaci e da anatomia, infiammatori, neurologici, ormonali, funzionali e fattori ambientali.
  • se è unilaterale e progredisce nel tempo può essere un segno che il disturbo ha origine espansiva.
  • può essere valutato soggettivamente utilizzando una scala analogica visiva (VAS), un sintomo scala di valutazione (ad es. tipo Likert) e / o un questionario a valutare l’effetto dell’ostruzione nasale (NOSE, CQ7 o DyNaChron).
  • può essere valutato oggettivamente utilizzando tecniche che valutare la geometria nasale (AcR) o la permeabilità nasale (AARMN e PNIF).
  • influisce sulla qualità della vita del paziente, in particolare sulla qualità del sonno.
  • dovrebbe essere trattato in base alla sua causa.
  • I decongestionanti nasali si sono dimostrati efficaci nel trattamento dell’ostruzione nasale associata a rinite allergica (AR) e rinite non allergica (NAR), ma non ci sono prove che questo è il caso di rinosinusite acuta (ARS) o rinosinusite cronica (CRS). Dato i loro effetti collaterali, l’uso dovrebbe essere limitato sia nel dosaggio che nel tempo.
  • I cortisonici intranasali (INC) si sono dimostrati efficaci contro l’ostruzione nasale, nella rinite e nella rinosinusite. I corticosteroidi orali hanno un maggiore effetto, ma non dovrebbero essere indicati come terapia d’elezione ma soltanto nel controllo delle riacutizzazioni e quando il trattamento medico di routine fallisce.
  • Gli anti-H1 sia orali che intranasali si sono dimostrati efficaci contro l’ostruzione nasale nei pazienti con AR, sebbene il beneficio sia modesto rispetto ai decongestionanti e ai cortisonici locali.
  • L’efficacia della formulazione intranasale di formulazione intranasale di azelastina cloridrato (MP-AzeFlu) è superiore a quello dei cortisonici locali e dell’anti-H1 intranasale (cetirizina, fexofenadina) in pazienti con forme moderate-gravi; l’azione è scarsa nei casi di AR o NAR controllati.
  • Lavaggi o docce nasali con soluzione salina (isotonica o ipertonico) migliorano l’NO nelle riniti e nelle rinosinusiti.
  • Anche se l’immunoterapia specifica (AIT) ha una raccomandazione “A” per AR, non sono dati specifici per il suo effetto su NO.
  • I farmaci biologici possono svolgere un ruolo chiave nel migliorare l’NO associati a rino-sinusite cronica (CRS) e poliposi nasali (NP), sebbene siano ancora in la fase di sperimentazione clinica per questa indicazione. Ci sono anche studi di efficacia in AR.
  • Potrebbe essere necessario un intervento chirurgico dopo che il trattamento medico ha fallito, o quando altri approcci terapeutici non sono stati efficaci. Spesso sarà necessario combinare diverse tecniche nello stesso paziente.

Fonte http://www.jiaci.org/summary/vol28-issue2-num1585

Diagnosi della sensibilità al glutine non celiaca (NCGS).

Diagnosi della sensibilità al glutine non celiaca (NCGS).

Diagnosi della sensibilità al glutine non celiaca (NCGS). Data la mancanza di un biomarcatore per la diagnosi di NCGS, c’è la necessità di standardizzare la procedura che porta alla conferma della diagnosi.

Sebbene l’NCGS sia attivato dai cereali contenenti glutine, la proteina alimentare offensiva non è stata ancora identificata e potrebbe includere componenti diversi dal glutine stesso, ad esempio, gli inibitori dell’amilasi-tripsina (ATIs) della proteina dei cereali.

Quindi la terminologia “NCGS” potrebbe essere modificata in “Sensibilità al grano non celiaco” (NCWS) nel prossimo futuro, sebbene ciò escluderebbe altri cereali rilevanti come l’orzo e la segale.

La prevalenza di NCGS non è ancora chiaramente definita.

Prove indirette suggeriscono che la NCGS è più comune della Malattia Celiaca, quest’ultima colpisce circa l’1% della popolazione generale.

Il trattamento della NCGS si basa sulla dieta priva di glutine di tipo celiaco (GFD) sebbene non sia necessario evitare rigorosamente a lungo termine tutti i prodotti correlati al glutine. Poiché la NCGS può essere transitoria, la tolleranza al glutine deve essere rivalutata nei pazienti con NCGS.

La latenza tra l’ingestione di glutine e la comparsa dei sintomi è generalmente breve, entro poche ore o giorni.

Diagnosi della sensibilità al glutine non celiacaLe caratteristiche comuni della NCGS sono gli stessi sintomi della sindrome dell’intestino irritabile (IBS), p. es., gonfiore, dolore addominale e movimenti intestinali irregolari.

Recenti studi clinici hanno aperto una nuova visione dell’eziologia di questi sintomi e la letteratura attuale suggerisce che molti dei pazienti precedentemente noti sotto IBS sono in realtà intolleranti a qualcosa che mangiano.

Le reazioni alimentari più comuni sono state segnalate a glutine, lattosio, proteine del latte e oligo fermentescibili, Di e monosaccaridi e polioli (FODMAP). I pazienti con NCGS, tuttavia, spesso riferiscono sintomi al di fuori del tratto intestinale, ad esempio, mal di testa e / o mente annebbiata, che non possono essere spiegati dall’intolleranza al lattosio e / o ai FODMAP.

Negli ultimi anni, diversi studi hanno esplorato la relazione tra l’ingestione di alimenti contenenti glutine e la comparsa di disturbi / sintomi neurologici e psichiatrici come:

  • atassia
  • neuropatia periferica
  • schizofrenia
  • autismo
  • depressione
  • ansia e allucinazioni.

Uno dei collegamenti ipotizzati tra l’intestino e il cervello (cioè l’asse cervello-intestino) postula l’esistenza di una maggiore permeabilità intestinale, nota anche come “sindrome dell’intestino permeabile”.

Questo a sua volta potrebbe consentire ai peptidi del glutine (o ad altre proteine derivate dal grano) di attraversare la barriera intestinale, entrare nel flusso sanguigno e attraversare la barriera emato-encefalica, causando neuroinfiammazione o influenzando il sistema endogeno degli oppiacei e la neurotrasmissione all’interno del sistema nervoso.

Le modifiche indotte dal cibo potrebbero anche colpire il cervello attraverso l’asse microbiota-cervello-intestino, dove anche il vago è un elemento chiave.

Va tuttavia sottolineato che la possibile relazione tra NCGS e alcuni disturbi neuro-psichiatrici come l’autismo e la schizofrenia è ancora tutt’altro che chiara.

Inoltre, la relazione di causa / effetto tra ingestione di glutine e disturbi neuropsichiatrici, in termini di latenza temporale, può essere particolarmente difficile da accertare.

NCGS non dovrebbe essere solo una diagnosi di esclusione.

Vi è una crescente necessità di standardizzare la procedura che porta alla conferma di sospetta NCGS. Idealmente dovremmo avere una diagnosi chiara prima di iniziare il trattamento, tuttavia tale certezza non è sempre possibile.

In medicina clinica questa incertezza può essere risolta utilizzando il trattamento come test che conferma la diagnosi.

Ad esempio, se non siamo sicuri che l’ostruzione delle vie aeree di un paziente abbia un elemento reversibile, una prova con steroidi può verificarlo: una risposta sufficiente è quindi considerata una prova di reversibilità.

Allo stesso modo la strategia del “test di trattamento” con la GFD può essere utilizzata per diagnosticare NCGS.

Nei pazienti con NCGS, gli anticorpi di classe IgG diretti contro la gliadina nativa (AGA) si trovano più frequentemente (circa il 50%) rispetto alla popolazione generale, quando si segue una dieta contenente glutine.

Pertanto, il riscontro di positività IgG-AGA isolata può essere un indizio per la diagnosi di NCGS, in particolare nei soggetti con manifestazioni extra-intestinali.

Quando inizialmente positivo, IgG-AGA si normalizza più rapidamente nei pazienti con NCGS rispetto ai pazienti con CD dopo l’inizio del trattamento con la GFD. Tuttavia, non è ancora chiaro se il monitoraggio dei livelli di IgG-AGA possa essere utile per scopi diagnostici durante il periodo piuttosto breve della sfida di eliminazione / reintroduzione del glutine.

In conclusione la NCGS è un’entità clinica recentemente “riscoperta” distinta dal CD di cui abbiamo pochissime certezze e molti “buchi neri”.

NCGS è stato descritto per la prima volta all’inizio degli anni ’80, ma negli ultimi dieci anni il numero di pazienti con diagnosi di NCGS e le pubblicazioni su questo argomento sono aumentati notevolmente.

Tuttavia, non è ancora chiaro come diagnosticare e gestire questa condizione ei meccanismi fisiopatologici non sono chiari. Pertanto, in termini di conoscenza, siamo con NCGS ora dove eravamo con CD 40 anni fa.

Fonte: https://www.mdpi.com/2072-6643/7/6/4966/htm

Baobab. L’albero del farmacista è salutare.

Baobab. L’albero del farmacista è salutare.

L’Adansonia digitata L. (Malvaceae), comunemente chiamata baobab, pane di scimmia o albero del farmacista, è un albero deciduo con ampia distribuzione nella maggior parte delle regioni semi-aride e sub-umide del Sub-Sahara.

La specie è solitamente associata alla savana secca, alle foreste secche e agli insediamenti umani.

Nelle regioni in cui il baobab cresce spontaneamente, l’albero costituisce una componente essenziale del paesaggio agricolo.

È un albero molto longevo con usi polivalenti, che fornisce cibo, riparo, vestiti, corde, letame e, ultimo ma non meno importante, medicinali e cosmetici, oltre a materiale per la caccia e la pesca.

La farina di polpa del frutto di baobab è comunemente utilizzata per preparare bevande rinfrescanti, dolci, ma anche salse e, recentemente, gelati.

È considerato un complemento alimentare, e può essere consigliato per il contributo all’apporto giornaliero di energia, carboidrati e proteine per bambini e donne in gravidanza.

La polpa del frutto di baobab è usata nella medicina tradizionale africana come rimedio antipiretico o febbrifugo, anti-dissenterico, diaforetico, immunostimolante, antinfiammatorio, analgesico e probiotico.

In Mali, la farina di polpa di baobab viene utilizzata anche per curare la diarrea dei bambini e per stimolare la produzione di latte nelle donne che allattano.

Le foglie di baobab sono conosciute nella medicina popolare come antipiretici o febbrifugo.

Studi biologici hanno riportato che la polpa del frutto del baobab ha mostrato attività antiossidante, effetto epatoprotettivo, cardioprotettivo, antidiabetico e azione antitumorale.

In termini di macronutrienti, la polpa di frutta secca del baobab è povera di grassi e molto ricca di fibre (circa 50 g / 100 g).

La polpa ha un basso contenuto di zucchero rispetto ad altri frutti.

È relativamente povero di proteine ma è una buona fonte di aminoacidi. La polpa di frutta secca di baobab sarebbe quindi ideale come ingrediente per:

  • l’aggiunta di fibre agli alimenti, oltre che per aumentare il loro profilo nutrizionale complessivo.
  • Il suo profilo rispetto ad altri alimenti indicherebbe che potrebbe essere sia un alimento a basso indice glicemico che un ingrediente saziante, grazie al suo alto contenuto di fibre solubili.

La polpa del frutto di baobab contiene più vitamina C di altri frutti (oltre 100 mg / 100 g) ed è una buona fonte di calcio, ferro e magnesio.

Inoltre, la polpa del frutto del baobab è una ricca fonte di composti polifenolici che potrebbero svolgere un ruolo protettivo contro lo stress ossidativo.

Le foglie e i frutti di baobab sono fonte di polifenoli importanti per ridurre lo stress ossidativo ed hanno quindi un’azione antiossidante.

La maggiore attività antiossidante potrebbe essere dovuta ai polifenoli, come le proantocianidine e i flavonoli glicosidi, identificati negli estratti di frutti di baobab.

Inoltre, i polifenoli possono influenzare l’attività degli enzimi chiave.

Molti studi hanno riportato la loro capacità di inibire gli enzimi digestivi come l’α-glucosidasi.

Studi in vitro hanno dimostrato che gli estratti di frutti di baobab interferiscono con la degradazione dell’amido e riducono il rilascio di zucchero dagli alimenti ricchi di amido come il pane.

Le glicosidasi sono diffuse in microrganismi, piante e animali.

Sono una classe molto importante di enzimi, che catalizzano una scissione idrolitica dei legami glicosidici negli oligosaccaridi o nei glicoconiugati.

Tra queste glicosidasi, l’α-glucosidasi è in grado di catalizzare la scissione dei legami glicosidici che coinvolgono il glucosio terminale connesso al sito di scissione tramite α-linkage al centro anomerico.

Le glicosidasi sono coinvolte in diversi importanti processi biologici (come: digestione, biosintesi delle glicoproteine e catabolismo lisosomiale dei glucoconiugati) correlati a disturbi e malattie metaboliche, come diabete, obesità, malattia da accumulo lisosomiale dei glicosfingolipidi, infezioni da HIV e tumori.

Queste osservazioni indicano che l’inibizione delle glicosidasi rappresenterebbe un nuovo e importante approccio farmacologico al trattamento delle complicanze sopra menzionate, incluso il diabete.

Tutti gli estratti hanno riportato una maggiore inibizione dell’α-glucosidasi rispetto a quella dell’acarbosio usato come standard.

In conclusione, l’attività di inibizione degli antiossidanti e dell’α-glucosidasi hanno confermato la classificazione del baobab come “super frutto”.

Pertanto la presenza di potenziali nutraceutici è adatta e promettente per lo sviluppo di prodotti alimentari sicuri e additivi vegetali.

Fonte:
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6321735/