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Covid-19 e frammenti di vita adolescenziale.

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Covid-19 e frammenti di vita adolescenziale.

Covid-19 e frammenti di vita adolescenziale.

Covid-19 e frammenti di vita adolescenziale. “Sono sola tutto il giorno, i miei vanno a lavoro e mio fratello piccolo alle elementari. Io non posso perché sono al liceo. Mi sveglio cinque minuti prima del collegamento con la classe, mi infilo una felpa al volo e neanche mi lavo la faccia. La DAD non è scuola, è solo finzione: accendi il computer, fai finta di essere presente e poi spegni il computer. Tutto qui. Niente sport, niente amici, niente di niente. Il covid ci sta togliendo gli anni migliori della nostra vita. E allora che posso fare? Vomito, vomito fino a quando non resta più niente”.

Questa è solo una delle tante testimonianze raccolte: un frammento di un’età sospesa chiamata adolescenza, costretto a convivere con una pandemia mondiale.

Com’è cambiata la situazione psicologica dei ragazzi dal primo lockdown ad oggi?

Nel primo lockdown di Marzo abbiamo registrato una significativa alterazione del ritmo sonno-veglia, un’aumentata instabilità emotiva con irritabilità e attacchi d’ansia.

Devo dire però che i ragazzi sono stati straordinari, hanno mantenuto un comportamento esemplare.

Molti di loro hanno riscoperto tempi e mondi affettivi che sembravano dispersi, hanno investito sul loro futuro, rispolverando vecchi libri o dedicando attenzione a nuove passioni.

I ragazzi percepivano quel tempo come un tempo sospeso, con un inizio e una fine ma soprattutto con uno scopo condiviso e condivisibile. Le regole erano chiare ed erano uguali per tutti. Sappiamo bene quanto questo sia importante per i soggetti in crescita.

Paradossalmente infatti il primo lockdown aveva fatto da contenitore per alcune situazioni lievi e moderate, in particolare nei casi di ansia sociale o da prestazione.
In linea di massima però possiamo affermare che il livello di gravità dei comportamenti disfunzionali dei ragazzi è risultato direttamente proporzionale alle loro fragilità psicologiche e alle criticità del sistema familiare e genitoriale.

In quanto evento critico paranormale, la pandemia ha semplicemente messo in luce tutto il sommerso psichico e ha offerto alle persone di ogni età la possibilità di usufruire di risorse accumulate o di palesare fragilità sottosoglia.

Con la parziale riapertura di Maggio la situazione è diventata paradossalmente più complessa: regole confuse, sensazione generalizzata di chiusura e precarietà.

L’anno scolastico volgeva al termine e questo ha amplificato la sensazione di perdita, lasciando da un lato il vuoto di un passaggio mancato e dell’altro l’impossibilità di sperimentarsi nella progettualità a lungo termine.

Non a caso, in quel periodo, molti ragazzi hanno riportato una certa ambivalenza emotiva: c’era il desiderio di tornare alla vita ma anche l’insicurezza e la paura di trovare un mondo diverso, meno accogliente.

In alcuni casi, l’isolamento e l’assenza di contenitori quali la scuola o lo sport avevano ormai incancrenito alcuni disagi sociali: i ragazzi avevano creato la loro comfort zone, priva di fattori di stress e piena di “distrattori emotivi” che, fino a quel momento, avevano avuto una funzione riempitiva (dispositivi elettronici, cibo, alcool, veglia notturna).

Solitamente la confusione emotiva dei ragazzi mal si concilia con la mancanza di modelli educativi coerenti e con l’assenza di assertività nel rispetto delle regole da parte del mondo adulto.

Quando i punti di debolezza dei “figli della società” si sono scontrati con le mancanze educative della società stessa si è creata una frattura dalle sfumature paradossali: da un lato le giovani generazioni hanno aumentato i disagi emotivi e comportamentali, dall’altro gli adulti hanno riversato sulle loro spalle colpe e responsabilità.

Ci siamo così ritrovati con adolescenti bramosi di vita e di esperienze, tendenzialmente irritabili ed oppositivi e con coetanei eccessivamente coartati, ritirati ed ingabbiati dai disturbi d’ansia e dalla depressione. Ma, ancora una volta, mi chiedo: “siamo sicuri che questa dualità espressiva appartenga solo ai giovani? Siamo sicuri di offrire modelli coerenti e condivisi?”.

La carenza di interventi preventivi e terapeutici causata della pandemia, la confusione e l’incertezza che hanno caratterizzato la riapertura di Settembre hanno creato un ulteriore aggravio nella condizione psichica dei ragazzi.

Abbiamo registrato un crescente innalzamento di sintomi, in particolare nella fascia adolescenziale: disturbi del sonno, ansia, depressione, disturbi alimentari, cutting, dipendenze da sostanze o da videogiochi, sintomi ossessivo-compulsivi e/o di stress post-traumatico, alterazione del pensiero e persino tentativi di suicidio.

La didattica a distanza ha comportato diminuzione della motivazione e dei livelli di partecipazione allo studio, difficoltà di concentrazione, un investimento eccessivo nell’uso di dispositivi elettronici e, in casi particolari, dispersione scolastica.

Proviamo ora a considerare il sintomo psicologico come una richiesta, un messaggio espresso in una lingua sconosciuta ancora da decodificare. Proviamo a cercare le emozioni non espresse e mascherate dalle parole o dai comportamenti disfunzionali.

A mio avviso gli elementi trasversali che potremmo rintracciare nelle diverse espressioni emotive e comportamentali sono il vuoto della noia e della solitudine, il peso della frustrazione e dell’impotenza che viene espresso attraverso la rabbia o la disperazione e la sensazione di non avere il controllo della propria vita.

Emozioni e vissuti che, tradotti, diventano accettabili e condivisibili. Tuttavia, come sempre avviene da generazioni, troppi adulti attivano uno sguardo moralistico e oltremodo giudicante per le manifestazioni delle generazioni precedenti; internet ha ulteriormente inasprito i toni.

Mi capita spesso di accogliere genitori sconcertati dalla percepita mancanza di resilienza dei giovani d’oggi.

Nella ferocia verbale di alcuni attacchi, riesco ad intravedere la frustrazione di una generazione di adulti che ha coltivato la speranza di poter sostentare le relazioni con gli oggetti o di poter sostituire i modelli educativi con ideali sempre più sfumati ed individualistici. L’aspetto che mi colpisce è l’assunto secondo il quale i giovani d’oggi non hanno diritto al disagio psichico perché possono beneficiare di benefit economici e strumenti elettronici.

La retorica anti giovanile è una costante storica, vi sono scritti antichissimi a testimoniarla.

D’altronde è più facile sminuire la nuova generazione quando quella vecchia è consapevole di fornire un cattivo esempio.

Le differenze non possono e non dovrebbero divenire un giudizio di valore e di conferme meramente narcisistiche.

Io sono fermamente convinta che la costruzione di un’identità per un adolescente sia oggi molto più difficile rispetto alle generazioni precedenti.

La società che abbiamo lasciato loro in eredità rincorre il falso mito della felicità, della negazione del dolore e delle fragilità, della competizione sfrenata, dell’ostentazione e del “tutto è possibile”. Tutti questi aspetti vengono amplificati dai social e dall’esposizione mediatica di massa.

Ritengo invece che come in questa situazione noi adulti siamo chiamati a metterci in una posizione di ascolto, un ascolto che sia in grado di accogliere e contenere, per provare ad arginare il disagio e a rinforzare le risorse.

Partiamo dunque da un punto centrale: la sofferenza espressa dai ragazzi non è un capriccio puerile di giovani viziati e menefreghisti e non è un naturale effetto collaterale del Covid.

I ragazzi subiscono misure, dettate dall’alto, che non prendono in considerazione i loro bisogni evolutivi e relazionali, considerati sacrificabili.

Nella stanza di psicoterapia riportano spesso questa sensazione di dimenticanza delle istituzioni.

Riporto un estratto di una seduta: “Hai presente quando mamma e papà si scordano della promessa che ti avevano fatto perché sono troppo impegnati a lavorare o a fare altro? Ecco, così! Ne parlavamo proprio con i miei compagni qualche settimana fa. Tutti possono fare tutto, noi no, noi non possiamo fare niente perché siamo irresponsabili e siamo diventati gli untori della società. La scuola riparte o non riparte ma noi viviamo nella consapevolezza che la chiuderanno di nuovo, a breve, per una scusa qualsiasi”.

Concluderei dicendo che tutti gli adolescenti, da generazioni, hanno bisogno di sperimentare il limite e la trasgressione, fa parte del loro percorso di crescita. La società moderna aveva già ridotto le possibilità di ribellarsi, perché aveva reso tutto possibile ed esasperato, ma il Covid ha ridotto ulteriormente gli spazi di sperimentazione – individuazione.

Appare però evidente che la situazione di stress e le difficoltà economiche, emotive e sociali abbiano intaccato ulteriormente anche la responsabilità genitoriale. I genitori riportano spesso sentimenti di stanchezza e impotenza o di ansia e disperazione e spesso si ritrovano occupati o emotivamente non disponibili.

I giovani e le loro famiglie hanno dunque bisogno di ricostruire la loro normalità, la loro routine.

Da adulti responsabili abbiamo il dovere di vigilare costantemente sugli aspetti psichici dei nostri figli, provare a ricavare spazi di condivisione ma anche spazi di solitudine e individualizzazione, puntare il più possibile sulle risorse individuali e/o familiari, mantenere regole flessibili ma chiare e condivise e attivare reti protettive che prevedano, se necessario, l’intervento di professionisti della salute mentale.

COVID-19 e allergia alimentare nei bambini

COVID-19 e allergia alimentare nei bambini

Per ridurre l’esposizione dei pazienti durante una pandemia, le visite di follow-up devono essere posticipate, a meno che non vengano segnalati nuovi eventi clinici come reazioni sistemiche gravi, che suggeriscono una nuova allergia alimentare.

Qualsiasi nuovo deferimento ai fini di una prova di dieta di eliminazione può essere ritardato, a meno che non si sospetti una reazione mediata da IgE, una Food Protein-Induced Enterocolitis Syndrome (FPIES) o una esofagite eosinofila.

Maggiore attenzione e priorità dovrebbe essere data ai pazienti affetti da anafilassi idiopatica ricorrente.

In un contesto di pandemia, a meno che non vi sia una necessità nutrizionale critica per l’introduzione di un nutriente fondamentale, come nel caso di neonati e bambini con sospetti di allergia al latte vaccino, è probabile che tutte le “sfide alimentari” vengano rimandate.

Un trattamento medico dovrebbe essere intrapreso anche quando si sospetta che un bambino non tolleri il latte formulato o ogni volta che si sospetta fortemente una diagnosi errata di allergia, così da essere in presenza di una dieta di eliminazione non necessaria.

In tutte le altre situazioni, come nei casi di ingestione sintomatica incerta, si può seguire la dieta di eliminazione prescritta per l’eczema e l’esofagite eosinofila, la reintroduzione del cibo può essere ritardata e possono essere implementati i servizi di telesanità, come alternativa -visite frontali per la valutazione di questi pazienti.

Nei bambini con allergie alimentari (AF), evitare il cibo “incriminato” rappresenta attualmente il cardine del trattamento.

La scelta di alimenti “sicuri” è fondamentale per i bambini allergici e le loro famiglie.

Tuttavia, questo può essere difficile durante una pandemia, quando le persone possono avere difficoltà ad accedere a prodotti allergici specializzati, a causa dell’elevata domanda nei negozi o del basso reddito a causa della pandemia stessa.

Pertanto, può diventare difficile trovare prodotti sicuri per i bambini allergici a uno o più alimenti.

La difficoltà nel reperire prodotti già consumati e tollerati può avere un duplice effetto:

  • il rischio di acquistare prodotti nuovi, sconosciuti che potrebbero non essere sicuri;
  • il rischio di non leggere correttamente le etichette dei prodotti acquistati.

Questi effetti aumentano il rischio potenziale di esposizione all’allergene e qualsiasi reazione anafilattica.

Per questo motivo, è di estrema importanza che i pazienti abbiano un piano d’azione aggiornato per essere in grado di riconoscere e trattare tempestivamente l’anafilassi e portare sempre adrenalina autoiniettabile.

In generale, una dieta di esclusione può portare a carenze nutrizionali che possono dipendere anche dall’età del bambino e dal cibo/alimenti che vengono eliminati.

Le carenze nutrizionali possono verificarsi in particolare con i micronutrienti (oligoelementi, vitamine e minerali), indispensabili per garantire i meccanismi immunologici coinvolti nella risposta alle infezioni.

A questo proposito, è il caso di considerare che:

  • le malattie infettive possono anche portare a una maggiore carenza di vitamina A, diminuendone l’assorbimento e aumentandone l’escrezione. Tutto ciò può avere effetti negativi sia sull’immunità innata che sull’immunità adattativa.
  • Le prove più recenti sottolineano il ruolo della vitamina D nella possibile prevenzione delle infezioni respiratorie e della vitamina C nel ridurre la durata delle infezioni delle alte vie respiratorie, generalmente di origine virale.
  • Una pandemia può portare ad errate abitudini alimentari. Il mancato accesso agli elementi essenziali per una dieta equilibrata può comportare un inadeguato apporto di nutrienti, fondamentale per il funzionamento del sistema immunitario.

I genitori dovrebbero cercare di garantire che il bambino/adolescente che soffre di allergie alimentari consumi una dieta equilibrata e varia, con porzioni adeguate di frutta e verdura, ricche di micronutrienti e vitamine.

Su base individuale, a seconda dell’alimento o dei gruppi di alimenti esclusi dalla dieta, possono essere presi in considerazione integratori vitaminici e/o minerali (es. calcio e vitamina D nei bambini con intolleranza alle proteine del latte vaccino). Studi recenti raccomandano un’assunzione regolare, soprattutto nei bambini in età prescolare.

In particolare, è consigliabile un’integrazione di Vitamina D alla dose di 600-1000 UI/giorno durante una pandemia, che richiede la permanenza in casa con conseguente riduzione dell’esposizione ai raggi solari.

Dosaggi più generosi sarebbero appropriati in presenza di fattori di rischio, come obesità, terapia antiepilettica e pelle scura.

In generale, i pazienti allergici dovrebbero essere rivalutati regolarmente e la dieta adattata alle esigenze nutrizionali di un individuo specifico.

Tuttavia, il monitoraggio di una dieta di eliminazione a breve o lungo termine nei neonati e nei bambini può essere particolarmente difficile durante una pandemia.

Per ridurre l’esposizione dei pazienti, i medici dovrebbero migliorare la telemedicina fornendo consultazioni mediche periodiche per telefono, videochiamate o corrispondenza e-mail, quando possibile.

I pazienti affetti da qualche tipo di allergia alimentare (ad esempio allergia alle arachidi) possono trarre beneficio dall’immunoterapia orale (OIT).

L’OIT richiede molte visite in ospedale per un aumento graduale dell’ingestione della dose di allergeni.

Durante una pandemia, l’avvio di OIT dovrebbe essere posticipato. Se un paziente è sottoposto a OIT, è consigliabile mantenere a casa la stessa dose giornaliera di allergeni fino a quando non vengono fornite nuove indicazioni mediche.

(Fonte https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7569639/)

Come funziona il vaccino Pfizer-BioNTech

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Il vaccino Pfizer-BioNTech noto come BNT162b2, il nome generico tozinameran o il marchio Comirnaty.

Uno studio clinico ha dimostrato che il vaccino ha un tasso di efficacia del 95% nella prevenzione del Covid-19.

Il virus SARS-CoV-2 è costellato di proteine che utilizza per entrare nelle cellule umane.

Queste cosiddette proteine spike sono un bersaglio favorevole per potenziali vaccini e trattamenti.

Come il vaccino Moderna, il vaccino Pfizer-BioNTech si basa sulle istruzioni genetiche del virus per costruire la proteina spike.

Il vaccino utilizza l’RNA messaggero, materiale genetico che le nostre cellule leggono per produrre proteine.

La molecola – chiamata mRNA in breve – è fragile e verrebbe fatta a pezzi dai nostri enzimi naturali se fosse iniettata direttamente nel corpo.

Per proteggere il loro vaccino, Pfizer e BioNTech avvolgono l’mRNA in bolle oleose costituite da nanoparticelle lipidiche.

Inoltre, a causa della loro fragilità, le molecole di mRNA decadrebbero rapidamente a temperatura ambiente. Per questo il vaccino Pfizer deve essere trasportato e mantenuto a –70 ° C (94 ° F) per rimanere vitale.

Dopo l’iniezione, le particelle del vaccino urtano le cellule e si fondono con esse, rilasciando mRNA.

Le molecole della cellula leggono la sua sequenza e costruiscono proteine spike.

L’mRNA del vaccino viene infine distrutto dalla cellula, senza lasciare tracce permanenti.

Alcune delle proteine spike formano spike che migrano sulla superficie della cellula e sporgono le punte.

Le cellule vaccinate suddividono anche alcune delle proteine in frammenti, che presentano sulla loro superficie.

Questi picchi sporgenti e frammenti di proteine spike possono quindi essere riconosciuti dal sistema immunitario.

Quando una cellula vaccinata muore, i detriti conterranno molte proteine spike e frammenti proteici, che possono quindi essere assorbiti da un tipo di cellula immunitaria chiamata cellula che presenta l’antigene.

La cellula presenta frammenti della proteina spike sulla sua superficie.

Quando altre cellule chiamate cellule T helper rilevano questi frammenti, le cellule T helper possono dare l’allarme e aiutare altre cellule immunitarie a combattere l’infezione.

Altre cellule immunitarie, chiamate cellule B, possono urtare contro i picchi di coronavirus sulla superficie delle cellule vaccinate o frammenti di proteine spike fluttuanti.

Alcuni dei linfociti B potrebbero essere in grado di agganciarsi alle proteine spike.

Se questi linfociti B vengono poi attivati dai linfociti T helper, inizieranno a proliferare e verseranno anticorpi che prendono di mira la proteina spike.

In questo modo gli anticorpi possono attaccarsi ai picchi del coronavirus, contrassegnare il virus per la distruzione e prevenire l’infezione bloccando gli spike dall’attaccarsi ad altre cellule.

Le cellule che presentano l’antigene possono anche attivare un altro tipo di cellula immunitaria chiamata cellula T killer per cercare e distruggere le cellule infettate da coronavirus che mostrano i frammenti di proteine spike sulla loro superficie.

Il vaccino Pfizer-BioNTech richiede due iniezioni, somministrate a distanza di 21 giorni, per innescare il sistema immunitario abbastanza bene da combattere il coronavirus.

Ma poiché il vaccino è così nuovo, i ricercatori non sanno per quanto tempo potrebbe durare la sua protezione.

Prima dose
0,3 ml

Seconda dose
21 giorni dopo

Uno studio preliminare ha rilevato che il vaccino sembra offrire una forte protezione circa 10 giorni dopo la prima dose, rispetto alle persone che assumono un placebo.

Fonte
(https://www.nytimes.com/interactive/2020/health/moderna-covid-19-vaccine.html)

Covid-19 e disagio psicologico

Covid-19 e disagio psicologico

Il servizio dedicato al Covid-19 e disagio psicologico è articolato in:

Servizi gratuiti

La psicologa risponde offre uno spazio di consulenza online attraverso:

  • L’invio di mail attraverso la pagina contatti del sito
  • Facebook
  • Tramite il form dedicato in fondo alla pagina

Il servizio è dedicato a persone di ogni età, genitori e famiglie, educatori e personale scolastico.

Il Servizio prevede la risposta online ai quesiti posti dagli utenti.


Servizi a pagamento ▶️ 

Prezzi convenzionati con gli utenti del sito giustopeso.it sconto del 15%

Colloqui di sostegno psicologico online o in presenza.

Il servizio si rivolge alle persone di ogni età, alla coppia o alla famiglia.

  • Percorso di psicoterapia solo in presenza.
  • Valutazione psicologica e psicopatologica dell’individuo online o in presenza (dai tre ai cinque colloqui).

Insieme al colloquio clinico, la valutazione psicodiagnostica permette l’accertamento degli aspetti della personalità del paziente, delle difficoltà psicologiche e/o dei disturbi psicopatologici riportati.

Rappresenta pertanto uno step fondamentale per l’organizzazione dell’intervento psicoterapico e per l’efficacia stessa del trattamento, per la condivisione del progetto di cura con il paziente, la famiglia e l’equipe.

 


 

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