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Consigli e regole per una corretta alimentazione

Consigli e regole per una corretta alimentazione

Intervista al Dott. Giorgio Pitzalis, specialista in Pediatria, gastroenterologo e dottore di ricerca in Gastroenterologia, Epatologia e Scienze Nutrizionali pediatriche.

Oggi infatti, i fattori che possono influenzare le scelte alimentari del bambino sono molteplici: come l’offerta, la varietà e la presentazione degli alimenti, il contesto in cui li si consuma, le abitudini familiari, l’educazione scolastica e i messaggi pubblicitari. Di conseguenza, può capitare che il bambino e la sua famiglia commettano degli errori che possono condizionare la salute a lungo a termine.

Cerchiamo di capire quali sono le abitudini corrette e quali errori non vanno commessi.

Quali sono i principali errori nutrizionali da evitare in età scolare?

  • In età scolare, ma non solo, ecco i principali errori alimentari nutrizionali:
  • La prima colazione è di frequente frettolosa, ridotta o “dimenticata”
  • Lo spuntino del mattino è, di conseguenza, ipercalorico
  • Il latte è spesso precocemente abolito e sostituito da bevande gassate e zuccherate (che determinano una ridotta assunzione di calcio ed aumento della quota di fosforo assunto con la dieta)
    è frequente un consumo eccessivo di proteine animali, grassi saturi e sodio, mentre si registrano carenze di carboidrati complessi (amidi), fibra alimentare, calcio, ferro, zinco ed acido folico.
  • Il pranzo è spesso incompleto e veloce
  • La merenda del pomeriggio, carente di latte o yogurt o frutta, è basata su cibi industriali (snack dolci o salati)
  • La cena (molto spesso unico momento di “aggregazione familiare”), tende ad essere il pasto principale della giornata, spesso ipercalorico e carente comunque di verdure e frutta
  • La tendenza è di ridurre il numero dei pasti assunti a casa negli orari canonici al e di consumare più “pasti-snack”, consumati senza soluzione di continuità durante la giornata a scuola, al lavoro o nei locali pubblici
  • La diffusione di distributori automatici di alimenti ad alto contenuto di grassi e di zuccheri semplici e di bibite analcoliche dolci, non facilita il corretto comportamento alimentare
  • Infine è pressante il ruolo dei mass media, i soli a fare educazione alimentare, quasi mai obiettiva

Come è meglio ripartire il fabbisogno energetico a questa età?

  • Sarebbe utile mangiare cinque volte al giorno (prima colazione, spuntino del mattino, pranzo, merenda, cena).Si è visto infatti che concentrare i pasti in 2-3 “grossi appuntamenti con il cibo” è spesso la maniera migliore per assumere cibo in eccesso, tendendo ad assumere alimenti più grassi.
  • La suddivisione percentuale dell’apporto calorico all’interno della giornata dovrebbe (cerchiamo sempre di suggerire delle indicazioni di massima) rispettare le seguenti percentuali delle kcal giornaliere:
    • Colazione 15
    • Spuntino 5
    • Pranzo 40
    • Merenda 5
    • Cena 35

Altri ritengono di impiegare altre percentuali (Colazione 20%, Spuntino del mattino 10%, Pranzo 30%, Merenda 10%, Cena 30%), ma questo presuppone una colazione ancora più ricca, difficile da far entrare tra le abitudini degli italiani.

Inoltre le percentuali caloriche del pranzo non consentono un pasto completo (primo piatto, secondo piatto, verdure/ortaggi, frutta).

Ci potrebbe fare un esempio di una corretta giornata alimentare?

Colazione: latte o yogurt parzialmente scremato + amidi o frutta

  • Spuntino: latte o yogurt o panino o cracker o biscotti o frutta (anche frullata)
  • Pranzo: pasta o riso o patate, carne o pesce o formaggio, verdure od ortaggi, pane, olio, frutta
  • Spuntino: latte o yogurt o panino o cracker o biscotti o frutta (anche frullata)
  • Cena: carne o pesce o formaggio, verdure od ortaggi, pane, olio, frutta

Quali sono i trucchi per far mangiare correttamente i bambini più reticenti a frutta e verdura?

“I bambini mangiano anche con gli occhi”.
Dialogare ed interessarsi del parere dei nostri figli è utile anche in tavola.

In generale 1 bambino su 3 rifiuta frutta e verdura. La refezione scolastica, in questo senso, è la sede più adeguata per interventi di educazione alimentare, con l’obiettivo di favorire un percorso educativo e formativo che attraverso l’apprendimento di sapori alternativi e modalità di presentazione diverse dei cibi, possa correggere abitudini consolidate e non rispondenti ad una dieta equilibrata e salutare.

Un esempio? Farsi aiutare dai bambini e preparare degli spiedini di frutta, anche nelle feste di compleanno.

La scarsa accettazione delle verdure può essere data dalle qualità intrinseche del nutriente, dalla modalità di cottura e presentazione del prodotto, dal “modello dei genitori”, da fattori culturali ed ereditari. Per i bambini anche le verdure non sono tutte uguali:

“Mi piace tantissimo”
Patate, Carote, Pomodoro, Insalata, Piselli, Spinaci, Zucchine
“Non mi piace per niente”
Verze, Cetrioli, Cavolfiori, Carciofi, Melanzane, Fagiolini, Finocchi.
“Basta chiedere e lo avrai”.
È questa una frase troppo spesso ripetuta da noi genitori e familiari al “piccolo dittatore”. Ma ottenere ogni cosa è solo un’apparente soddisfazione: al bambino manca la guida dei suoi genitori.
Non è quindi possibile affidare l’armonia di tutta la famiglia, familiari compresi, ad un bambino. Prima o poi il castello di carte cade!
È quindi necessario impostare, fin dai primi anni di vita del bambino, un programma educativo che può essere riassunto nella tabella seguente.

Programma educativo alimentare

Niente cibo davanti alla televisione
Meglio poca tv e soprattutto senza cibo. Mangiare meccanicamente davanti al video è il modo migliore per perdere il controllo e per riempirsi di cibo senza accorgersene. Inoltre, se rimani immobile, le calorie ingerite non vengono smaltite.
Niente scorte di “cose buone” in casa
Non tenete scorte di merendine, biscotti, dolci, patatine fritte e altri cibi che possano essere saccheggiate senza controllo, meno che mai se il bambino rimane spesso solo in casa. Comunque nessun cibo è da vietare del tutto, i divieti stimolano.
Il gusto del proibito
Conviene “contrattare” le occasioni in cui certe golosità sono concesse e, per quelle più facilmente disponibili, fargli capire che vanno mangiate in piccole quantità.
Attenzione alle bevande gassate
In questo caso anche il bere fa ingrassare, perché le bevande gassate sono ricche di zuccheri. Una ogni tanto è concessa, ma bisogna far capire che la sete si toglie con l’acqua. Mai lasciare in frigo bottiglie da due litri dalle quali attingere liberamente: per un bambino una lattina è già troppo.
Mai mangiare troppo in fretta
Quando si mangia troppo velocemente, la mente non ha neppure il tempo di rendersi conto che lo stomaco si è già riempito. Ci vogliono infatti circa 20 minuti perché il segnale di sazietà arrivi al cervello dallo stomaco pieno. Insegnategli a masticare bene, a fare una pausa dopo ogni portata o, meglio ancora, quando il piatto è vuoto a metà. Naturalmente devono mangiare piano anche i genitori.
Non saltare la colazione del mattino
Anche se può sembrare strano, i bambini che saltano la colazione rischiano di ingrassare quattro volte di più, perché partono con un debito calorico che tendono a riempire in eccesso durante la giornata. Nell’intervallo a scuola è sufficiente un frutto.
Non spingetelo a vuotare il piatto
Insegnargli a non avanzare niente è una buona abitudine, ma solo se le porzioni non sono eccessive. Se vi capita spesso di insistere per farlo mangiare, probabilmente ha ragione lui: fate porzioni più piccole e semmai concedete un bis.
Non esagerate con la carne
Almeno cinque volte alla settimana va sostituita con i legumi o con del pesce (sogliola, nasello, palombo, pesce azzurro) che contiene gli acidi grassi insaturi fondamentali, specie nei primi tre anni di vita, per lo sviluppo del sistema nervoso centrale.

Infine, qualità e sicurezza dell’alimentazione sono fra i temi essenziali, argomenti che ci toccano da vicino, dai quali non si può prescindere per il nostro benessere. Siamo però inondati da informazioni confusionarie e a volte contraddittorie a proposito di cosa voglia dire “mangiare bene” tra mode, filosofie e correnti scientifiche contrastanti. Lei cosa ne pensa?

Dopo aver ricordato che l’Italia è ai primi posti per quel che riguarda il controllo alimentare, viene da pensare come Mc Donalds e Coca-Cola siano stati sponsor ufficiali di Expo2015.

Ma evidentemente pecunia non olet, anche in campo alimentare. L’alimentazione è la più elementare e al tempo stesso la più complessa manifestazione della vita umana.

Con il cibo vengono “trasmessi” tradizioni, comportamenti, cultura, religione ma anche credenze e simbolismi. Un’eccessiva produzione di prodotti alimentari spesso ipercalorici ed a buon mercato, unitamente al ridotto dispendio energetico attraverso l’attività motoria (tipica delle civiltà evolute), hanno condotto in pochi decenni ad un aumento del numero di soggetti sovrappeso e/o obesi.

Alla luce di queste considerazioni, come dobbiamo alimentarci? Quali sono i nostri effettivi bisogni nutrizionali?

Attualmente sono almeno 4 i testi di educazione alimentare che abbiamo realizzato, unitamente al sito www.giustopeso.it, presente sul web da ormai molti anni.

Sinceramente speriamo di aver aiutato, nel tempo, i nostri navigatori ed i nostri lettori.

ALIMENTAZIONE E PSICHE

ALIMENTAZIONE E PSICHE

È indubbio che esiste un forte tra alimentazione e psiche.

La famiglia, oltre a trasmettere i caratteri genetici, influenza inevitabilmente il comportamento alimentare e questo “imprinting” familiare risulta particolarmente importante in età prescolare.

Nelle famiglie dei soggetti obesi spesso si assiste ad un elevato attaccamento (invischiamento) fra i vari componenti, con intrusioni del singolo oltre i confini personali di ognuno.

In questa situazione confusionaria i genitori possono perdere il loro ruolo gerarchico alleandosi con uno o più figli contro l’altro genitore, oppure uno dei figli assume il ruolo di genitore.

Questo conduce paradossalmente ad una scarsa comprensione dei segnali e dei bisogni dei singoli componenti la famiglia.

Un’altra tipologia che si rinviene spesso nelle famiglie con dei componenti sovrappeso-obesi è l’iperprotettività.

I componenti sono sempre pronti a dispensare cure eccessive in caso di necessità.

In questo caso il tentativo terapeutico è quello di ridurre il grado di iperprotettività, ponendo in discussione il potere di chi protegge.

Infine è possibile riscontrare un bambino obeso in una famiglia caratterizzata da una forte “rigidità” e che nega prima di tutto l’esistenza dei problemi al suo interno.

Queste tre tipologie familiari hanno in comune una bassa soglia di tolleranza al conflitto e cercano, attraverso modalità diverse, di evitare i problemi.

Al sorgere di cambiamenti relazionali (es. scolarità), nell’ambito delle famiglie iperprotettive si mettono in discussione miti collaudati.

Quando non si riesce a reagire, superando il problema, un nuovo equilibrio viene trovato rafforzando il sintomo (es. obesità), spostando quindi l’interesse della famiglia dal problema emergente verso il soggetto ma, per questo, invischiandosi in relazioni che non producono soluzioni positive del conflitto.

D’altra parte, il cibo diventa una fonte facilmente disponibile ed affidabile di sostegno, soddisfazione e consolazione.

Se il bambino obeso riesce a ridurre le emozioni negative con l’assunzione di cibo vi è una minore probabilità di dover affrontare un conflitto familiare.

Di conseguenza, l’assunzione di cibo in seguito a stimoli emozionali negativi, diviene utile e funzionale a mantenere il legame familiare, riducendone la contrasti.

Spesso le adolescenti si sottopongono a diete rigidissime ed a digiuni prolungati configurando quadri clinici riconducibili all’anoressia.

Altri soggetti anche contemporaneamente all’anoressia si alimentano in maniera eccessiva e compulsiva (bulimia) per poi allontanare tale cibo con il vomito indotto e/o con uso smodato di lassativi.

Questi disturbi del comportamento alimentare, rari fino agli anni ’50, sono aumentati in maniera considerevole, sia delle scuole medie inferiori che superiori.

Più della metà delle anoressie evolve in genere verso la bulimia e la maggior parte dei casi di bulimia sono stati in precedenza casi di anoressia conclamata o parziale.

A seconda dei diversi studi la frequenza varia tra il 2 ed il 10%, dipendendo dal tipo di popolazione studiata e dai criteri diagnostici utilizzati, questo ha fatto si, che si sia parlato di una “epidemia sociale moderna” a proposito di anoressia e bulimia, e si siano fatte le ipotesi più disparate per giustificare questo sviluppo.

È chiaro che i ricercatori si sono dedicati allo studio di questa popolazione, in quanto risulta maggiormente affetta da queste patologie, ed è contemporaneamente la maggiormente influenzabile dalle mode e dagli atteggiamenti culturali dei mass media, sentendo su di sé in modo pesante la pressione dei fortissimi condizionamenti pubblicitari, che l’industria alimentare e non, riversa su di loro. È possibile inoltre che fattori genetici possano favorire le condizioni ambientali.

Da queste considerazioni deriva un importante problema di politica sanitaria, ed è decidere se eventuali forme di educazione alimentare o di semplice formazione di base sulla nutrizione, migliorano il comportamento alimentare di queste popolazioni, e diminuiscono l’incidenza e la prevalenza di anoressia e bulimia.

I criteri diagnostici sono i seguenti:

  • Perdita di peso e rifiuto di mantenere il peso corporeo al livello minimo normale per l’età e la statura
  • Disturbi nel modo di sentire il proprio peso e negazione della gravità della perdita di peso
  • Paura di aumentare di peso, pur essendo sottopeso
  • Amenorrea (o perdita della libido nei maschi)

In questo senso il rapporto madre-figlia è molto importante.

Spesso infatti nella storia si possono incontrare madri intrusive e limitanti, che hanno rinunciato alle loro ambizioni personali per dedicarsi ai figli e che operano su questi ultimi un controllo tale da non permettere loro una naturale acquisizione di autonomia ed una corretta percezione dei loro bisogni ed esigenze.

La diagnosi di anoressia è posta se il BMI (kg/m2) è inferiore a 18, in assenza di patologia organica e se è manifesta una riduzione dell’apporto alimentare e/ un’attività fisica intensa di tipo ritualizzato.

Il decorso dell’anoressia è variabile.

A lungo termine circa il 50% delle pazienti riacquisisce un peso normale, il 20% va incontro ad un miglioramento ma rimane sottopeso, il 20% continua e rimane anoressico, il 5% diventa obeso ed il 6% va incontro al decesso.

Quando sono presenti questi disordini alimentari devono essere affrontati con decisione da uno staff medico-psicologico esperto di tali condizioni.

Possiamo a riguardo consigliare ai genitori alcune indicazioni comportamentali di massima:

  • non cambiare le abitudini di vita in funzione del figlio/a
  • i genitori devono evitare di litigare e di contraddirsi
  • pretendere che il paziente si sieda a tavola con gli altri o impedire che il soggetto bulimico svuoti il frigorifero
  • mantenere gli impegni sociali e contatti con il mondo esterno
  • non derogare dalle regole e dai principi educativi in famiglia
  • non trattare la paziente diversamente dagli altri figli
  • continuare a fare i genitori, con fermezza e coerenza.

Il medico dovrà pertanto individuare le famiglie a rischio per consigliare, quando necessario, un trattamento psicologico familiare unitamente alla dietoterapia.

Il fenomeno sovrappeso-obesità rappresenta comunque il quadro clinico di più frequente riscontro.

I principali consigli che si possono impartire al fine di ridurre gli eccessi alimentari sono i seguenti, applicabili sia ai grandi che ai bambini:

  • Si dovrebbe dapprima “bonificare” la propria abitazione da tutte le “tentazioni alimentari” pronte ad essere consumate (biscotti, merendine, snack, insaccati, formaggini, dolci, ecc.).
  • Evitare di bere succo di frutta o bevande gassate zuccherate.
  • È bene inoltre evitare di mangiare in maniera automatica e poggiare la forchetta sul tavolo tra un boccone e l’altro.
  • È importante, se non si ha veramente fame, trovare alternative al cibo.
  • Non fare niente altro mentre si mangia (non vedere, ad esempio, la televisione).
  • È utile servire gli alimenti in piatti di dimensioni ridotte, come i piatti da frutta.
  • Comperare i cibi servendosi da una lista, senza improvvisare, scegliendo alimenti che richiedono la cottura.
  • Fare la spesa dopo aver mangiato.
  • È utile prepararsi per gli eventi speciali o a rischio, come ad esempio compleanni e festività.
  • Comunque è utile aumentare l’attività fisica (rendere il bambino più autonomo nelle attività quotidiane – vestirsi, lavarsi – iscriversi in palestra, usare le scale e non l’ascensore).

In generale è essenziale controllare il proprio stato d’animo prima di mangiare, e mangiare solo per fame e non per altre ragioni, assumere un cibo alla volta, evitare di portare a tavola piatti di portata, lasciare la tavola alla fine del pasto. Infine è necessario comprendere quando il cibo è un “antidoto” alla solitudine.

QUIZ DI VALUTAZIONE (la risposta corretta è in neretto)

1 – Quali delle caratteristiche psicologiche si riscontrano in famiglie con soggetti soprappeso-obesi:

  • “invischiamento”
  • “iperprotettività”
  • ”rigidità”
  • tutte le precedenti
  • nessuna delle precedenti

2 – La frequenza dei disturbi dell’alimentazione (anoressia e/o bulimia) è pari a:

  • 1-2%
  • 2-5%
  • 10%
  • 2-10%
  • 0-1%

3 – Il trattamento di anoressia e/o bulimia deve essere intrapresa da:

  • medico
  • nutrizionista
  • psicologo
  • tutti i precedenti
  • nessuno dei precedenti

4 – Quali tra le seguenti sono i caratteri clinici dell’anoressia:

  • Perdita di peso
  • Rifiuto di mantenere il peso corporeo al livello minimo normale
  • Disturbi nel modo di sentire il proprio peso e negazione della gravità della perdita di peso
  • Amenorrea (o perdita della libido nei maschi)
  • Tutte le precedenti

5 – Per porre diagnosi di anoressia il BMI deve essere inferiore a:

  • 19
  • 20
  • 18
  • 17
  • 16

6 – La diagnosi di anoressia è posta sulla base dei seguenti elementi:

  • importante calo ponderale
  • assenza di patologia organica
  • riduzione dell’apporto alimentare
  • esercizio fisico ritualizzato
  • Tutte le precedenti

7 – Nel lungo termine i soggetti anoressici riacquistano il proprio peso nel:

  • 10% dei casi
  • 20% dei casi
  • 30% dei casi
  • 40% dei casi
  • 50% dei casi

8 – Nel lungo termine i soggetti anoressici vanno incontro ad un miglioramento pur se sottopeso nel:

  • 10% dei casi
  • 20% dei casi
  • 30% dei casi
  • 40% dei casi
  • 50% dei casi

9 – Nel lungo termine i soggetti rimangono anoressici nel:

  • 10% dei casi
  • 20% dei casi
  • 30% dei casi
  • 40% dei casi
  • 50% dei casi

10 – Nel lungo termine i soggetti anoressici vanno incontro al decesso:

  • 6% dei casi
  • 10% dei casi
  • 4% dei casi
  • 15% dei casi
  • 20% dei casi
Alimentazione e Pubblicità

Alimentazione e Pubblicità

Bambini e obesità, i dati italiani

L’Italia alimentare è sempre più alla deriva. Intanto 4 mamme e papà (parenti inclusi) su 10 con bambini in sovrappeso non ritengono che il proprio figlio o nipote abbia un problema di questo tipo e sottovalutano la quantità di cibo che consumano i loro pargoli.

Ogni anno queste percentuali peggiorano dell’1%, ma tutto questo sembra preoccupare molto poco.

Gli italiani affermano di sapere per grosse linee cosa fare, ma passare dalla teoria alla pratica è praticamente impossibile.

Cattiva maestra televisione, anche nella dieta

Scegliere, come spesso avviene, cosa mettere nel piatto lasciandosi guidare solo dagli spot televisivi significa adottare una dieta molto squilibrata rispetto alle linee guida messe a punto dagli esperti di nutrizione e sintetizzate nella “Piramide alimentare” e dalle indicazioni della dieta mediterranea.

Ad esempio, una dieta da 2000 calorie basata solo sui cibi reclamizzati dalle principali tv in fasce orarie importanti come la prima serata o durante i cartoni animati conterrebbe 25 volte le razioni giornaliere raccomandate di zucchero e 20 volte di grasso.

Ma meno della metà delle porzioni di verdura, frutta e latticini.

I cibi degli spot forniscono un eccesso di sostanze correlate alle malattie croniche, come grassi saturi, colesterolo e sale, mentre sono carenti di nutrienti con effetto protettivo, come fibre, vitamine A, E e D, calcio e potassio.

Gli USA continuano a proporre vane linee guida sulla pubblicità, che le aziende alimentari dovrebbero seguire.

La posta in gioco è la salute odierna e soprattutto futura di centinaia di milioni di piccoli e grandi abitanti della nostra cara Terra.

Ormai anche in Italia, non c’è alimento per bambini che non inviti a visitare il suo sito e a giocare per continuare a comprare.

Incentivare quindi la pubblicità ed il consumo di alimenti più salutari e ridurre l’apporto di zuccheri, grassi saturi e sale sembra proprio una battaglia persa.

Gli inganni alimentari della pubblicità: qualche esempio

Lo zucchero aggiunto nei cereali non dovrebbe superare gli 8 grammi a porzione, ma una porzione media ne contiene 12 grammi (altri, come per esempio le palline al Nesquik vendute in Italia, arrivano a 15 grammi).

Discorso analogo vale per il sale, considerato uno dei fattori più dannosi, anche perché porta a consumare bevande gassate e zuccherate.

L’assedio dei nuovi alimenti continua.

Patatine che in pratica sono bastoncini croccanti di purea di patate, prefritti e surgelati: insomma, un impasto a base di patate tenuto insieme da un emulsionante (E471).

Come al solito le informazioni nutrizionali sono poche e prive di indicazioni sui grassi saturi e sul contenuto di sodio. La grande industria propone, dopo i frullati una nuova versione di snack, la frutta al cucchiaio: si tratta di purea e pezzi di frutta in coppetta, con tanto di cucchiaino, senza zuccheri, coloranti o conservanti.

L’unico arricchimento è costituito dall’aggiunta di vitamina C. I nutrizionisti consigliano 5 porzioni di frutta e/o verdura al giorno? Perfettamente sincronizzata con queste proposte, la grande industria dichiara che una coppetta è in grado di coprire 1,5 porzioni di vegetali rispetto al fabbisogno giornaliero.

È da rilevare però che questi prodotti hanno uno scarso o assente contenuto di fibre alimentari rispetto al prodotto fresco. Altro tasto dolente è il prezzo: con 1,45 euro a coppetta, una merenda di questo tipo diventa piuttosto elitaria.
Passiamo alle bevande. Del tutto recente è la censura dell’ultima campagna della Coca-Cola: non deve essere bevuta tutti i giorni!

È questa la decisione presa dall’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria contro la campagna pubblicitaria apparsa su numerosi giornali pochi mesi fa e caratterizzata dallo slogan “La formula della felicità”.

Questo legame tra alimento e sentimento (felicità) è oltremodo falso e offensivo per la normale intelligenza degli italiani. Nella pubblicità si invitavano i consumatori a bere Coca-Cola durante i pasti, lasciando intendere che si tratta di una vecchia tradizione italiana. Ma quando mai? Speriamo solo di non vedere più questo spot demenziale ed errato dal punto di vista nutrizionale.

Il consumo di bibite dolci deve essere comunque occasionale, per non contrastare con i principi della corretta alimentazione e le campagne di educazione alimentare destinate ai ragazzi ed agli adulti. Concludiamo trattando di consigli per gli acquisti televisivi di cereali per la colazione.

Pubblicità e alimentazione: la regolamentazione che non c’è

Se pensate che esista un divieto di reclamizzare prodotti alimentari durante le trasmissioni destinate ai bambini, non è così!

Infatti, al momento in Italia non esistono divieti espliciti: non ve n’è traccia nelle leggi, come il Codice di Autoregolamentazione Tv e minori e la legge n. 122 del 1998, né nella legge Gasparri, né nel Codice del Consumo.

Neppure nel Codice sorvegliato dall’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria. L’unica eccezione riguarda gli spot di bevande alcoliche: il Codice di Autoregolamentazione Tv e minori infatti prevede che nella fascia oraria “dalle 16.00 alle 19.00 si dovrà evitare la pubblicità in favore di bevande superalcoliche e alcoliche, all’interno dei programmi direttamente rivolti ai minori e nelle interruzioni pubblicitarie immediatamente precedenti e successive”.

Ora, le stesse industrie di croccanti fagottini di cereali hanno sottoscritto l“EU Pledge”.

Un impegno volontario assunto da alcuni gruppi alimentari all’interno della Piattaforma europea per l’Azione sulla dieta, l’attività fisica e la salute, istituita nel 2005 dalla Direzione generale per la Salute e tutela del consumatore (DG Sanco) della Commissione europea, per incoraggiare iniziative sinergiche pubblico-private contro la crescente obesità in Europa.

Tutte le aziende partecipanti si erano impegnate ad attuare entro il 31 dicembre 2008 una serie di azioni volontarie in materia di pubblicità di cibi e bevande rivolta ai bambini, che avrebbero dovuto soddisfare questi requisiti minimi:

  • nessuna pubblicità di alimenti e bevande destinata a bambini di età inferiore ai 12 anni su TV, stampa e Internet, fatta eccezione per quei prodotti che soddisfano precisi criteri nutrizionali basati su valutazioni scientifiche accreditate e/o direttive dietetiche nazionali e internazionali;
  • nessuna partecipazione a comunicazioni promozionali correlate a prodotti alimentari e bevande nelle scuole elementari, salvo i casi in cui ciò avvenga a fini educativi su esplicita richiesta di o d’intesa con l’amministrazione scolastica;
  • pubblicare ogni anno tutti gli impegni assunti dall’azienda su un sito Web dedicato www.eu-pledge.eu;
  • commissionare a enti indipendenti apposite verifiche sul corretto adempimento degli impegni assunti in materia pubblicitaria su TV, stampa e Internet, a partire dal mese di gennaio 2009.

Comunque si legge poi che le aziende che aderiscono a EU-Pledge hanno sviluppato le proprie guide nutrizionali.

Insomma: ognuno decide da sé cosa soddisfi “precisi criteri nutrizionali basati su valutazioni scientifiche accreditate e/o direttive dietetiche nazionali e internazionali”.

Il bombardamento pubblicitario

Risultato: in Italia, secondo una ricerca promossa dalla Coop nel 2007 e condotta dall’Università Roma Tre, qualsiasi bambino italiano che guarda la tv 3 ore al giorno – dalle 16 alle 19 – è costretto a subire uno spot alimentare ogni 5 minuti, per un totale di 32.850 pubblicità in un anno.

Da noi gli spot che pubblicizzano alimenti ricchi di grassi, zuccheri e sali rappresentano il 36% del totale di pubblicità. E pochi avvertono di consumare i prodotti con moderazione.

Il Codice di autodisciplina pubblicitaria sottolinea l’importanza di non sminuire il ruolo dei genitori nelle scelte alimentari.

E allora, ancora una volta, dove sono i genitori? Sono purtroppo sempre più “volatili” ed incapaci di dare ai loro figli poche e semplici regole, anche alimentari.

E le industrie non chiedono di meglio: pubblicità scorretta, aggressiva e via! Del peso di noi e dei nostri figli penseranno altre multinazionali, ad esempio quelle farmaceutiche!

Ogni settimana, sulle diverse reti televisive, vengono “proposti” circa 1800 spot pubblicitari nelle fasce orarie e nei programmi dedicati ai bambini; di questi circa il 26% di questi è dedicato ai prodotti alimentari (171.000 ogni anno). Al primo posto si trovano biscotti e merendine (non certo frutta e verdura!).

Gli errori nell’alimentazione dei bambini

In uno studio condotto su 70 classi elementari di Milano, il 55% dei bambini tra 8 e 10 anni e il 46% di quelli fra 6 e 7 anni mangia spesso le stesse cose a pranzo e a cena; la pastasciutta è il piatto “tuttofare” seguita dalla carne. Le verdure sono le più detestate.

Gli errori alimentari sempre rilevati sono: colazione del mattino assente o scarsa, snack a scuola, un pranzo spesso frugale o squilibrato (vedi scarti di mensa), merenda spesso davanti alla TV e, infine, mega-cena (spesso il solo vero pasto familiare).

Secondo alcuni analisti le previsioni sull’aumento della vita media negli USA dovranno essere ridimensionate a causa delle conseguenze sulla salute di quella che ormai definita come una vera e propria epidemia. In Italia, tra il 1994 ed il 1999, l’ISTAT ha registrato un aumento del 25% dei casi di obesità e almeno 16 milioni di italiani dovrebbero perdere qualche chilo.

In mancanza della “pillola” miracolosa, meglio cambiare lo stile di vita, muovendosi di più e facendosi guidare verso un programma che aiuti a cambiare le proprie abitudini.

É infatti indispensabile imparare a mangiare ed è obbligatorio saper scegliere tra gli innumerevoli prodotti del mercato alimentare. I cardini della dieta mediterranea (pane, pasta, olio di oliva, frutta e verdura di stagione, poca carne “bianca” e pesce) nelle giuste quantità, sono tuttora validi e consigliati a livello internazionale.

Altro caposaldo per una corretta e consapevole alimentazione è la figura del medico pediatra, spesso unico “nutrizionista” del bambino e della sua famiglia.

Per tutto questo è fondamentale continuare nell’opera divulgativa ed informativa dei prodotti alimentari della natura e della loro tipicità territoriale, che soli possono consentire a noi tutti uno stato di salute ottimale.

Alimentazione e calcio

Alimentazione e calcio

A cura di Giorgio Pitzalis

Il latte e i suoi derivati sono apportatori di acqua, calcio, proteine, grassi, vitamine e sali minerali.

Tra questi il calcio assume una fondamentale importanza perché è l’elemento che offre rigidità alla struttura scheletrica del nostro organismo.

Una curiosità: il calcio contenuto nelle ossa subisce un ricambio totale nel corso di 5 anni.

In generale l’opportunità di avere una solida costituzione ossea dipende da pochi elementi: un’adeguata fornitura di calcio, una buona esposizione al sole e un’adeguata attività fisica.

In più è importante considerare che il “pieno” di calcio può essere raggiunto intorno ai 20-25 anni, per poi mantenere nel tempo il proprio contenuto calcico.

E in pratica?
Sempre più spesso si assiste fin dai primi anni all’abbandono dell’abitudine di fare la prima colazione e dato che il consumo di latte è tradizionalmente legato a questo momento, in molte situazioni non sarà facile arrivare a validi apporti di calcio, con il conseguente rischio di una crescita normale ma con ossa fragili.

Altro problema:
uno degli errori più comuni commessi da chi segue diete ipocaloriche è quello di controllare solo le calorie dei cibi scelti.

La dieta, infatti, è intelligente se è equilibrata, con un apporto proteico di almeno 1 grammo al giorno di proteine per kg di peso cor¬poreo: all’incirca 50-60 g per le donne e 70 g per l’uomo.

Spesso, invece, meno calorie significa anche meno proteine.

Ad esempio:
se una giovane donna si alimenta con un the e due fette biscottate a colazione, un panino al prosciutto e una spremuta a pranzo, e per cena con una minestrina, una bistecca con un po’ di insalata poco condita e un frutto, avrà ingerito una quota-limite di proteine: 40 g.

Lo stesso vale per uno schema del tipo:
caffè per colazione, una porzione di pasta (80 g) con insalata e un pane per pranzo e, a cena, una bistecca (100 g) con verdure e un frutto, con un contenuto medio di 35 g di proteine.

Anche in questo caso il deficit di proteine è dietro l’angolo, soprattutto per un soggetto giovane.

In entrambi i casi si ha un introito energetico di 1.000 – 1.200 kcal, ma con un contenuto proteico troppo basso.

Anche l’apporto in calcio è scarsissimo:
200 mg nel primo esempio, 300 mg nel secondo, mentre il fabbisogno medio è di 1000 mg per l’adulto (1.300 mg per soggetti in crescita).

Tutto ciò rischia di indirizzare il metabolismo verso l’utilizzo dei muscoli come fonti di riserva di proteine e le ossa come “miniera” di calcio. Il rischio può essere evitato includendo nella giornata alimentare un bicchiere di latte, o due yogurt, o un pezzetto di formaggio ricco in proteine e calcio.

L’incremento calorico resta contenuto ma il miglioramento dell’equilibrio nutrizio¬nale rende molto più efficace il controllo del peso. Quasi tutte le diete al di sotto delle 1500 kcal al giorno si accompagnano ad una carenza di calcio, soprattutto quando si escludono latte, yogurt e formaggi.

Ma in pratica, quanto calcio contengono latte e derivati?
300 mg di calcio sono contenuti in 250 ml di latte o in 2 yogurt, in circa 25 grammi di grana padano, in 30 grammi di groviera, in 50 grammi di caciotta o stracchino, in 70 grammi di ricotta o in 180 grammi di fior di latte.

E gli altri alimenti?
ogni 100 grammi di carni, pesce, pasta, pane ne contengono 10-15 mg. Anche l’acqua del rubinetto può fornire 100 mg di calcio ogni litro.

In sintesi, sommando il calcio contenuto in un pasto completo e 2 bicchieri di acqua si raggiungono circa 120 mg di calcio per pasto.

Solo introducendo i prodotti caseari sarà quindi possibile alimentarsi in maniera corretta e mantenere quanto più a lungo salute e giusto peso.

I salumi nell’alimentazione

I salumi nell’alimentazione

Non solo: rappresentano un ottimo secondo e sono espressione della tradizione gastronomica italiana.

I salumi sono fonte di proteine a elevato valore biologico, in quanto sono ricchi di aminoacidi essenziali.

Nella bresaola 1/3 del peso è rappresentato da proteine e oltre 25 grammi su 100 g sono presenti nel prosciutto crudo.

Per quanto riguarda il contenuto di grassi, questo si è andato riducendo nel tempo, grazie ad una più corretta alimentazione degli animali ed a nuove tecnologie.

Per questo la parte grassa nel prosciutto crudo sgrassato è ora pari al solo 5% del peso. È poi cambiata in meglio la composizione qualitativa del grasso.

Si è cercato di equilibrare il contenuto di grassi saturi e insaturi. Insieme alla quantità dei grassi i salumi moderni sono migliorati anche per quanto riguarda al il contenuto di colesterolo.

A questo proposito deve essere ricordato che il colesterolo alimentare contribuisce solo in parte alla colesterolemia dell’organismo, che è dovuta in maniera prevalente alla produzione endogena.

Infatti la maggior parte dei casi gravi di ipercolesterolemia sono di origine genetica e non in conseguenza del consumo eccessivo di particolari alimenti.

In pratica 100 g di salame apportano 90 mg di colesterolo mentre 70 mg è fornito da 100 g di pollo senza pelle. I salumi sono poi una buona fonte di ferro altamente biodisponibile.

In particolare la bresaola apporta 2,4 g/100 g (ricordiamo che il fabbisogno giornaliero di un adulto è pari a 10 mg e che l’assorbimento intestinale medio è pari al 15%).

Non è da sottovalutare la funzione antiossidante offerta dai salumi. In particolare la presenza del selenio (altre fonti alimentari sono le carni ed il pesce) e della vitamina E.

Quest’ultima è un potente antiossidante che protegge le membrane delle cellule e dei globuli rossi dal danno ossidativo e dall’invecchiamento. Inoltre questa vitamina è in grado di promuovere la funzione immunitaria, rendendo l’organismo più resistente alle malattie.

Infine alimenti di origine animale (salumi compresi) apportano vitamine B1, B2 e B12, essenziali per l’utilizzazione dei carboidrati, il mantenimento degli epiteli e la maturazione dei globuli rossi e della funzione nervosa.

Le diete strettamente vegetariane sono, anche per questo, ad alto rischio di deficienze nutrizionali. Il contento di sale nei salumi non controindica un loro consumo nell’alimentazione, soprattutto se si rispettano porzioni e frequenze di consumo in equilibrio con gli altri cibi.

I salumi con un contenuto minore di sale sono mortadella, wurstel, prosciutto cotto (inferiore a 0,5 g ogni 50 g di prodotto). Speck, salame, bresaola, coppa, prosciutto crudo superano invece il valore di 0,5 g.

Occorre poi evidenziare che ai salumi non viene aggiunto altro sale, come invece avviene per altri cibi. Infatti, nelle minestre, brodi o arrosti, viene spesso utilizzato il dado da brodo che apporta mediamente una quantità di sodio maggiore di una porzione di salumi.

Una quantità elevata di sale è anche collegata al consumo di pizza, formaggi o ketch-up con il quale vengono condite patatine fritte già salate.

Una curiosità:

una pizza margherita contiene circa 13 grammi di sale! Riguardo ai tempi di digestione, si deve considerare che il prosciutto crudo, pur essendo formato da proteine e grassi, ha un tempo di digestione veramente veloce: 1,4 ore considerando, ad esempio le 2 ore necessarie per digerire la frutta fresca.

I salumi possono essere inseriti tranquillamente non solo in una dieta normocalorica ma anche in una dieta dimagrante.

Questi alimenti possono rappresentare un ottimo secondo piatto o snack a calorie piuttosto ridotte. 50 g di prosciutto cotto apportano 107 kcal, mentre 50 g di formaggio stagionato arrivano a 185 kcal, al pari di 50 g di prosciutto crudo.

Ricordiamo che 100 g di carne alla pizzaiola ha un apporto calorico di 320 kcal.

Quali sono i salumi meno calorici?

  • Bresaola (9-10 fette)
  • mortadella (2 fette)
  • prosciutto cotto (4 fette)
  • salame (4-5 fette),

corrispondono ciascuno a circa 185 kcal, e possono essere inseriti, 2-3 volte a settimana, anche da chi vuole perdere peso.
To be continued…