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DIETA on LINE... |
NUTRIZIONE, OBESITA' E DINTORNI
ovvero: appunti e spunti dalla
letteratura medica ... e non solo
(copyright by www.giustopeso.it)
Bambini italiani obesi mentre gli altri muoiono (la Repubblica)
Rassegna
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22-02-2008. (AGI) - Londra - Un'alimentazione ricca di sale potrebbe essere la causa principale dell'obesita' infantile. A sostenerlo e' stato un gruppo di ricercatori della University of London in uno studio pubblicato sulla rivista Hypertension. I ricercatori hanno scoperto che i bambini che mangiano cibi particolarmente salati sono anche quelli che bevono piu' bibite zuccherate e ipercaloriche. E questo porta i bambini a dover affrontare il problema dell'obesita'. Secondo i ricercatori, basterebbe ridurre l'assunzione di sale di 6 grammi al giorno per tagliare all'incirca 250 calorie dalla dieta dei bambini. Si tratta del primo studio che e' riuscito dimostrare un collegamento fra alimenti salati, consumo di bibite ipercaloriche e obesita' nei bambini. I ricercatori inglesi hanno analizzato i dati raccolti nel 1997 dal National Diet and Nutrition Survey che rigurdavano circa 1.600 bambini di eta' compresa dai 4 ai 18 anni. Dall'eleborazione dei dati e' emerso che i bambini che consumano cibi con un basso contenuto di sale bevono anche molto meno bevande zuccherate. I ricercatori hanno quindi esortato i genitori a tagliare un po' di sale dalle diete dei loro bambini, sottolinenado come anche una riduzione del 10-20 per cento di sale non cambierebbe il sapore dei cibi. Invece, meno sale nei pasti dei propri figli significherebbe meno chili di troppo da adulti e, quindi, meno malattie collegate all'obesita'.
22-02-2008. (Reuters Health) Numerosi genitori di ragazzi sovrappeso o francamente obesi non percepiscono la situazione patologica dei propri figli: è quanto riporta un lavoro pubblicato su Diabetes care. Lo studio ha monitorato 104 adolescenti con diabete di tipo 2 e ha valutato la percezione della problematica sia da parte dei genitori che dei ragazzi. Si è visto che solo il 41% dei genitori riconosce il proprio figlio come obeso e si accorge della stessa evidenza solo il 35% dei ragazzi. I genitori che considerano adeguato il peso del proprio figlio, ha nel 40% dei casi un figlio con un indice di massa corporea (IMC) a dir poco preoccupante. Se i genitori non riescono a stimare adeguatamente il peso dei propri figli non sono in grado di spronarli ad adottare uno stile di vita più salutare e a seguire una dieta equilibrata. Se i ragazzi non prendono coscienza del proprio peso eccessivo non hanno le giuste motivazioni per cambiare stile di vita e intraprendere una dieta adeguata. :
TRATTAMENTO FARMACOLOGICO DELL' OBESITA' :ORLISTAT, SIBUTRAMINA E RIMONABANT. Lancet. 2007 Jan 6; 369 (9555):71-7 Il trattamento farmaco logico dell'obesità è suggerito per pazienti selezionati nei quali la modifica dello stile di vita è inefficace. Attualmente sono autorizzati due farmaci per uso cronico contro l'obesità. Orlistat, inibitore della lipasi gastrointestinale, riduce il peso in media di 3 kg e fa diminuire la comparsa di diabete in pazienti ad alto rischio; sono comuni effetti collaterali gastrointestinali. Sibutramina, un inibitore del reuptake delle monoamine, provoca una perdita media di peso di 4-5 kg, ma è associato con aumenti della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa. Rimonabant, il primo degli antagonisti del recettore degli endocannabinoidi, riduce in media il peso di 4-5 kg e migliora la circonferenza vita e le concentrazioni di HDL e trigliceridi; tuttavia, è stato segnalato un aumento dell'incidenza dei cambiamenti dell'umore. Fin qui, tutte le prove dei farmaci contro l'obesità sono state limitate dalla mancanza di dati a lungo termine su mortalità e morbosità. Altri farmaci promettenti contro l'obesità, compresi quelli che agiscono a livello della melanocortina, sono in via di sviluppo, ma ci vorranno anni per un loro utilizzo clinico. Alla luce della mancanza di trattamenti efficaci sulla perdita di peso e le implicazioni di sanità pubblica per l'incremento del fenomeno obesità, dovrebbe essere una priorità lo sviluppo di farmaci sicuri ed efficaci. Tuttavia, mentre i nuovi farmaci sono in via di sviluppo, suggeriamo che i processi di valutazione dovrebbero includere sia obiettivi finali (es. perdita di peso), sia risultati clinici (es. morbilità e mortalità degli obesi gravi). Soltanto i pazienti e i loro medici, possono essere sicuri che i benefici presunti di tali farmaci siano superiori ai rischi e ai costi. |
Medico & Bambino 10/2002 pag. 685
Se
la fame è eccessiva si può sospettare una carenza genetica
Una voracità irrefrenabile, dovuta ad una disfunzione di
natura genetica, che spinge ad ingurgitare tutto il cibo che passa sotto il
naso. E' questa la caratteristica della sindrome di Preder-Willi che colpisce
un bambino su 12 mila. Può essere diagnosticata già nel periodo
prenatale. Le cause? mancanza di un segmento del Dna del cromosoma 15 (anomalia
che si ricontra in 3 soggetti su 4).
Sindrome
plurimetabolica
E' un'aggregazione di più sintomi ognuno dei quali è di per sè un fattore di rischio cardiovascolare. Ridotta captazione del glucosio insulino-dipendente, intolleranza glucidica (glicemia >110 mg/dl), iperinsulinemia, aumento dei trigliceridi VLDL (>150 mg/dl), riduzione dell'HDL-colesterolo, ipertensione, obesità centrale (maschi circonferenza vita >102 cm, femmine >88), microalbuminuria, elevati livelli plasmatici di inbitore dell'attivatore del plasminogeno I, iperleptinemia, iperuricemia (1999). L'aumento del peso è un forte predittore della sindrome metabolica.
Business e cellulite
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Soluzione | Tempi | Costi | Quando sì | Quando no |
| Cellulite molle e rilassamento cutaneo | Trattamento riducente e modellante Matis (fanghi) | 12 sedute di 1h15' | 702,35 euro | presenza di "cuscinetti" | disturbi tiroidei |
| Cellulite, problemi circolatori, gonfiori | Effet Ideal Line (placche e bende elastiche che emettono calore) | 2 volte a sett. x 3 sett. | 774,69 | cellulite di vecchia data | Vene varicose |
| Forte ritenzione idrica | Trattamento modellante Spa marine di Germaine de Capuccini (fanghi) | 10 sedute di 1h 1 volta a sett. | 620,00 | disturbi tiroidei | |
| Cellulite localizzata | Fisiotron Dibibody (fanghi, elettrostimolazione) | 18 sedute di 1h 2 volte a sett. | 1022,58 | rilassamento cutaneo | fragilità dei capillari |
Obesità
infantile e vasculopatia
L'obesità
infantile grave è associata a irrigidimento della parete vascolare arteriosa
ed ad alterazione dei vasi sanguigni. (Tuonian P, et al. Lancet 2001:358:1400-4).
Strategie
di comportamento ed obesità infantile
Alcune semplici regole possono essere di aiuto:
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Il bambino vuoto con madre ansiosa
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Elevata
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primitiva
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VUOTI DIPENDENTI
Ogni desiderio del bambino
viene risolto con il cibo. Sono bambini dipendenti da madri ansiose.
Tali madri sono state messe in crisi dalla maternità in quanto
dipendenti a loro volta dalla loro madre. Sono bambini abituati a chiedere
ed a delegare. Quando crescono rimangono pigri, poco interessati alle
attività fisiche. Tutte le ansie, problemi e difficoltà
trovano una soluzione certa, immediata e rassicurante nell’atto di mangiare,
proposto anticamente dalla madre. Rinunciano a tutto e si concentrano
sulla loro fame continuando ad illudersi che prima o poi la buona mamma
arriverà.
VUOTO-INDIPENDENTI
Non si sono arresi di fronte ad una madre deludente, hanno attivato le proprie risorse per essere autonomi. E’ qui presente un’avidità ad ogni livello, la tendenza a fagocitare senza limite ogni esperienza. Scavalcano ogni regola, non stanno mai fermi, si interessano di tutto senza mettere a fuoco nulla. Diventano con il tempo insopportabili. |
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Il bambino non differenziato con madre iperprotettiva
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Media
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Media
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Le madri li colmano di attenzioni
illimitate, perchè incapaci di vivere il bambino come separato
da sé. Fanno fatica ad adeguarsi alla disciplina scolastica.
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Il bambino arrabbiato con mamma instabile
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Ridotta
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Evoluta
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La qualità del rapporto
madre-figlio, anche buona, è stata interrotta (lutti, accidentalità,
nascita di un fratello). Crescono pieni di rabbia. Sono bambini fragili
e permalosi.
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I
massaggi fanno dimagrire?
No, i massaggi non fanno certo dimagrire, se non il massaggiatore o la
massaggiatrice. Ciò premesso, è sempre piacevole farsi massaggiare
per la sensazione di benessere che se ne riceve. Durante una dieta poi il massaggio
può eliminare lo stress che deriva dalla privazione di cibo.
Ipercolesterolemia
del bambino
La cardiovasculopatia aterosclerotica (Coronary Artery Disease,
CAD), costituisce la prima causa di mortalità e morbilità dell'adulto
nei paesi industrializzati, fra cui l'Europa, per la quale è riportata
un’incidenza particolarmente elevata nelle regioni del Nord, Centro ed Est,
ed un’incidenza inferiore nei paesi del bacino del Mediterraneo.
Le strategie preventive attuate per la popolazione adulta hanno portato ad una
riduzione della mortalità per CAD in molti paesi europei, anche se non
in tutti; l'infarto miocardico tuttavia continua a rappresentare la prima causa
di morte nell’Unione Europea per uomini e donne dopo il 40° anno di età.
Numerosi studi indicano che il processo aterosclerotico inizia in età
pediatrica ed è correlato ai valori di colesterolemia, che valori elevati
di colesterolo in età pediatrica sono predittivi di valori elevati in
età adulta, ed infine che i valori di colesterolemia sono correlati all'assunzione
dei grassi alimentari, specie di quelli saturi e di colesterolo.
Lipidi ed accrescimento
I lipidi sono componenti essenziali della dieta: veicolano molta energia in
un piccolo volume, e ciò è particolarmente importante per i bambini,
che possiedono limitate capacità di intake energetico in relazione agli
elevati fabbisogni. Inoltre il bambino, soprattutto in età prescolare,
ha una disponibilità limitata a variare le scelte alimentari tra le diverse
categorie di alimenti.
I grassi ed il colesterolo sono elementi strutturali
delle membrane cellulari e veicolano le vitamine liposolubili nel loro assorbimento;
il colesterolo è precursore degli ormoni corticosurrenali e degli acidi
biliari. Il colesterolo esogeno presente nella dieta ed in particolare quello
assunto attraverso il latte materno nei primi mesi di vita attiva la soppressione
feed-back sull’idrossi-metil-glutaril-Coenzima A (HMGCoA) reduttasi, l’enzima
condizionante la sintesi di colesterolo.
Gli acidi grassi polinsaturi della serie omega-6 ed
omega-3 (sia come precursori essenziali, rispettivamente acido linoleico ed
alfa-linolenico, che come derivati) sono importanti per la crescita, lo sviluppo
del sistema nervoso centrale e dell’apparato visivo, sono precursori di prostaglandine
e leucotrieni e come tali regolano la funzione immune e l’infiammazione.
Gli acidi polinsaturi della serie omega-3 (acido alfa-linolenico, eicosapentaenoico
o EPA e docosaesaenoico o DHA) possiedono nell’adulto un effetto ipotrigliceridemizzante,
antiipertensivo ed antitrombogeno e pertanto riducono il rischio di CAD; se
la quota giornaliera assunta non supera il 10% delle calorie totali sono al
riparo dai rischi recentemente ipotizzati di aumento della perossidazione lipidica,
di un effetto avverso sul metabolismo glucidico, di provocare un aumento del
rischio di sanguinamenti e infezioni ed alterazioni degli enzimi epatici; è
descritto tuttavia un effetto degli acidi grassi polinsaturi omega-3 di lieve
riduzione della quota HDL associata all’effetto ipotrigliceridemizzante.
Gli acidi grassi monoinsaturi hanno pure un effetto
benefico sul quadro lipidico (riduzione dei valori di trigliceridemia senza
variazione dei valori di HDL, talora addirittura aumento dei valori di HDL);
in particolare l’olio di oliva presenta un elevato apporto di antiossidanti
(vitamina E e fenoli).
Al contrario gli acidi grassi idrogenati della serie
trans (contenuti principalmente nelle margarine vegetali) possiedono un effetto
negativo sul quadro lipidico, elevando i valori di colesterolo LDL e riducendo
la frazione HDL, e sono pertanto da evitare; è inoltre descritta una
associazione fra assunzione in gravidanza e peggioramento della crescita fetale.
A questo proposito sta emergendo il ruolo protettivo degli antiossidanti nella
prevenzione delle malattie degenerative fra cui l’aterosclerosi; solo le LDL
ossidate hanno potenziale aterogeno e si depositano nella parete arteriosa;
gli studi epidemiologici mostrano che le popolazioni con bassa incidenza di
CAD (ovvero quelle del bacino del Mediterraneo) sono anche quelle in cui è
elevato il consumo di frutta, verdura e vino rosso, alimenti che forniscono
un elevato apporto di composti ad alto potere antiossidante (vitamine E, C,
carotenoidi e flavonoidi).
In base ai dati finora disponibili si può dunque affermare che una restrizione dell’apporto lipidico non è mai consigliabile prima dei 2 anni di vita; in seguito un apporto intorno al 30% delle calorie totali giornaliere sembra essere compatibile con una crescita adeguata; un’assunzione inferiore al 30% può talora associarsi ad un apporto inadeguato di vitamine e minerali e ad aumento del rischio di crescita insoddisfacente, specie se la percentuale scende sotto il 25% delle calorie totali; un intake superiore al 30% sembra portare ad aumento del rischio di eccesso calorico, sovrappeso ed obesità.
A che età ed in
quali condizioni effettuare la determinazione dell’assetto lipidico?
La determinazione dell’assetto lipidico prima dei 2 anni di vita è sconsigliata,
poiché i valori possiedono ancora una significativa variabilità
intra- ed inter-individuale e non riflettono, nella maggior parte dei casi (eccezion
fatta per i rari casi di Ipercolesterolemia Familiare in forma eterozigote grave
od in forma omozigote).
La determinazione dell’assetto lipidico, oltre che dopo 12 ore di digiuno,
deve essere effettuata in condizioni di benessere (alcune lipoproteine plasmatiche
si comportano difatti come indici di fase acuta, a cui consegue una elevazione
dei valori di VLDL con ipo- od ipercolesterolemia totale, ipertrigliceridemia
ed ipo-HDLemia).
I valori di colesterolemia totale e LDL si possono considerare
stabili fra i 2 e gli 11 anni di età nei maschi, e tra i 2 e i 9 anni
nelle femmine.
In seguito scendono in entrambi i sessi in corrispondenza della fase di
sviluppo puberale per risalire a valori precedenti quando lo sviluppo è
completo; nei maschi si osserva anche una riduzione dei valori di HDL intorno
ai 12-13 anni. Come conseguenza, sarebbe opportuno che tali determinazioni venissero
effettuate nel periodo di maggior stabilità, vale a dire tra i 2 ed i
9-11 anni di vita.
Nelle adolescenti in stato di gravidanza, così come in tutte le donne,
la colesterolemia si innalza fisiologicamente a valori superiori ai limiti di
norma, compresi tra 200 e 300 mg/dl.
Quali determinazioni
effettuare?
E’ consigliabile come test di screening iniziale la determinazione di colesterolemia
totale, colesterolemia HDL e trigliceridi; i valori di colesterolo LDL possono
essere derivati mediante la formula di Friedewald (con tutti i valori espressi
in mg/ml):colesterolo LDL = colesterolo totale - colesterolo HDL - (Trigliceridi/5)La
formula non è accurata se il bambino presenta valori di trigliceridi
>400 mg/dl.
Quante determinazioni
effettuare?
Poiché il quadro lipoproteico è soggetto a variabilità
intraindividuale, è consigliabile ripetere la determinazione una seconda
volta per ottenere una conferma o una media dei 2 valori ottenuti prima di intraprendere
qualunque tipo di intervento. Si consiglia di ripetere la determinazione dopo
3-6 mesi in caso di valori normali o borderline e dopo 1-3 mesi in caso di valori
medio-elevati.
Nella tabella 1 sono indicati
i valori del quadro lipidico da considerare accettabili, borderline, associati
a rischio intermedio o a rischio elevato in bambini ed adolescenti sottoposti
allo screening.
Il valore di colesterolo LDL costituisce un indice di rischio cardiovascolare
più attendibile in età pediatrica rispetto alla colesterolemia
totale.
| Colesterolo totale | Colesterolo LDL | |
| ACCETTABILE | <180 mg/dl | <110 mg/dl |
| BORDERLINE | 180 – 199 mg/dl | 110 - 129 mg/dl |
| RISCHIO INTERMEDIO | 200 – 249 mg/dl | 130 - 159 mg/dl |
| RISCHIO ELEVATO | >250 mg/dl | >160 mg/dl |
Terapia dietetica
I numerosi studi non controllati finora condotti su bambini affetti da Ipercolesterolemia
Familiare o poligenica hanno mostrato riduzioni dei valori di colesterolo totale
o LDL con la sola terapia dietetica ampiamente variabili, da pochi punti percentuali
fino al 20%; i risultati migliori si osservano nei soggetti che partono da valori
di colesterolemia più alti rispetto a quelli con ipercolesterolemia borderline.
A questo proposito bisogna ricordare che in età pediatrica si osserva
un effetto delle diete ipolipemizzanti anche sui valori di colesterolemia HDL.
Le diete rigorose non sono ampiamente diffuse in età pediatrica per il
trattamento dell’ipercolesterolemia familiare, sebbene le diete vegetariane
e quelle che impiegano proteine della soia in sostituzione alle proteine animali
abbiano mostrato risultati promettenti. L’effetto delle proteine della soia
è probabilmente attribuibile ai fitoestrogeni in essa contenuti; un altro
effetto benefico documentato degli alimenti a base di soia sui valori di trigliceridemia
è dovuto alla componente lipidica, ricca in acidi grassi polinsaturi.
Un’ipotesi interessante riguarda l’aumento della quota di monoinsaturi, che
sembrerebbero avere effetto sul miglioramento del rapporto LDL/HDL.
L'obiettivo principale da raggiungere nel trattamento dietetico dell'ipercolesterolemia
del bambino è quello di instaurare delle abitudini alimentari corrette
che abbiano le maggiori probabilità di mantenersi nel tempo, fino all'età
adulta. Le modifiche devono essere principalmente qualitative, volte ad ampliare
il più possibile la scelta delle diverse categorie di alimenti; di per
sé solo pochissimi alimenti devono considerarsi vietati, tutti sono necessari
purchè assunti con una frequenza adeguata.
La dieta ideale dovrebbe avere le seguenti caratteristiche:
Farmaci
ed obesità.Recentemente si parla molto di
due farmaci indicati per la terapia dell'obesita'. Il primo e' l'orlistat
che agisce nell'intestino inibendo l'enzima che permette la scissione dei
grassi in trigliceridi, essenziale per l'assorbimento. Provoca una riduzione
del 30% dei grassi ingeriti. Comunque, pur ingerendo il farmaco (molto costoso
e in fascia C), non si puo' prescindere da una dieta ipocalorica. Inoltre il
farmaco comporta dolori addominali, impellente necessita' di espellere deiezioni
grasse, spesso liquide, in genere maleodoranti e per lo piu' accompagnate da
flatulenze rumorose.
Il secondo farmaco, impiegato nella cellulite, e'
un insieme di antinfiammatori, attivatori del metabolismo tiroideo e sostanze
vasoattive e vasoprotettive. Anche questo farmaco, comunque, necessita di cure
integrate e diete appropriate per svolgere al massimo la sua attivita'.
Obesità
e prodotti dimagranti: come funzionano? Come regolarsi con i cosiddetti
“preparati dimagranti”? Quali sono i loro meccanismi d’azione e sono davvero
efficaci o invece sono pericolosi?
Promettono perdite di peso consistenti e in poco tempo, ma su quali basi agiscono
i famosi “prodotti dimagranti” e sono davvero efficaci? Innanzitutto non tutti
i preparati svolgono la stessa azione: alcuni accelerano il metabolismo, alcuni
riducono il senso di fame, altri eliminerebbero grassi o zuccheri.
Quelli a base di fucus, per esempio, un’alga che vive nei mari
freddi, grazie allo iodio contenuto, stimolerebbero la tiroide, agendo sul metabolismo;
inoltre l’alga ha un potere assorbente pari a cento volte il proprio peso, di
qui una pretesa azione anticellulite. In realtà solo chi è ipotiroideo
beneficerebbe di questa azione, quindi un numero ristretto di persone.
Quanto alle sostanze che brucerebbero i grassi, queste agirebbero sul metabolismo
dei lipidi, togliendo anche il senso di fame e controllando l’accumulo dei grassi.
L’azione tuttavia è limitata e in sé questi prodotti non porterebbero
a una riduzione consistente di peso, se non si seguisse parallelamente una dieta
bilanciata ipocalorica.
Ci sono, infine, prodotti che toglierebbero il senso di fame grazie al loro
rigonfiamento nello stomaco dopo essere stati ingeriti con abbondanti dosi di
acqua (guar, glucomannano, chitosano), ma che potrebbero provocare disturbi
allo stomaco e all’intestino se assunti per un tempo prolungato.
Il consiglio è quello di risalire alle cause del sovrappeso per stabilire
l’eventuale uso di questi prodotti, che oltretutto fanno risparmiare non più
di 300 calorie al giorno e risulterebbero inefficaci, quindi, se non si seguisse
un regime a basse calorie. In conclusione, nessun “prodotto dimagrante”
risolverà da solo un problema di obesità, tutt’al più potrà
aiutare occasionalmente a riparare gli effetti di qualche pranzo troppo abbondante.
L'obesità vista dalla Letteratura medica internazionale
Una ricerca condotta su 354 bambine evidenzia che quelle con elevato indice di massa corporea sviluppano intorno ai nove anni, cioè prima delle altre
CHICAGO - Le ragazzine obese raggiungono prima la pubertà. E dato che l'obesità tra i bambini è sempre più diffusa, di conseguenza si starebbe abbassando l'età media in cui le ragazze vanno incontro alle trasformazioni tipiche del passaggio all'età adulta. E' quanto scrive la rivista di medicina infantile 'Pediatrics' che ha pubblicato uno studio pluriennale condotto dall'università del Michigan su 354 bambine, seguite dai tre ai 12 anni. I ricercatori hanno rilevato che le bimbe in sovrappeso già a tre anni, e che continuavano a ingrassare anche nei tre anni successivi, raggiungevano la pubertà in anticipo rispetto alle coetanee di corporatura normale. E cioè già a nove anni. La teoria è che ad anticipare lo sviluppo del corpo femminile è la 'Leptina', un ormone prodotto dai tessuti adiposi. "Alcuni studi precedenti avevano sottolineato che le ragazzine con pubertà precoce tendono ad avere un elevato indice di massa corporea - ha sottolineato Joyce Lee, a capo del team di ricerca - ma ancora non era chiaro se era la precocità dello sviluppo a comportare l'aumento di peso o il contrario. La nostra ricerca dimostra invece che è giusto il secondo caso", cioè che le bimbe più in carne crescono prima. E le conseguenze di questa tendenza sono potenzialmente pericolose. Nello studio si sottolinea infatti che "una pubertà precoce è stata associata a una quantità di esiti negativi per la salute, tra cui disordini psichiatrici, problemi di socializzazione, precoce uso di alcohol e sigarette, obesità diffusa nell'età adulta e persino cancro all'apparato riproduttivo e al seno". Inoltre la pubertà precoce si associa anche ad un abbassamento dell'età dei primi rapporti sessuali, aumentando il numero di gravidanze in adolescenza. Già in precedenza era stato ipotizzato che l'età della pubertà femminile si stesse abbassando rispetto alle adolescenti di 30 anni fa. Ora la ricerca confermerebbe questa ipotesi, tanto più che nel frattempo l'incidenza dell'obesità è in costante aumento.
Weight Status in Young Girls and the Onset of Puberty |