Venire al mondo per bere scuro ed essere felici?

di Giorgio Pitzalis

Pubblicità ed alimentazione sono da sempre legati a doppio filo. Purtroppo le conseguenze, proprio perché i prodotti in questione sono destinati ad un pubblico eterogeneo possono provocare mode e comportamenti diseducativi. Si arriva a inneggiare teorie filosofiche e ad accomunare concetti e prodotti alimentari a sensazioni comunque positive. Tutto questo per convincere semplici acquirenti che un liquido frizzante e scuro possa donarci il segreto della felicità o che esistano cracker leggeri leggeri; non importa poi se questi prodotti siano più calorici dell’acqua o del pane e non propriamente utili; l’importante è portarli in tavola tutti i giorni. Per pensare e produrre spot pubblicitari di prodotti alimentari è indispensabile avere denaro e registi di grido ma è obbligatorio avere cultura, la cultura di evitare di influenzare negativamente i comportamenti nutrizionali, soprattutto dei bambini: è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno.  In Italia 4 bambini su 10 in età scolare sono sovrappeso od obesi e ovviamente anche gli adulti del Bel Paese non scherzano.  Nei Paesi industrializzati c’è il rischio che l’aspettativa di vita dei figli sia inferiore a quella dei loro genitori, proprio a causa delle patologie derivanti dall’eccesso ponderale. Ancora oggi, in tema di nutrizione, l’informazione è frammentaria, talvolta incompleta e il più delle volte mediata da interessi commerciali. L’attenzione posta agli alimenti assunti quotidianamente spesso è superficiale e il cibo continua ad essere costantemente veicolo di affetto o attenzione. Intanto l’elogio della dieta mediterranea, ad opera del ricercatore americano Ancel Benjamin Keys compie 43 anni. Pane, pasta, legumi, latte e formaggi, olio d’oliva, frutta, verdure ed ortaggi, pesce e carni alternative sono i cibi più rappresentativi della tradizione alimentare mediterranea, che anche nei Paesi più industrializzati viene oggi proposta come modello ideale di alimentazione, sulla base di vasti studi epidemiologici.  Esistono infatti valide prove scientifiche che un’alimentazione come quella mediterranea riduca notevolmente i rischi di insorgenza di obesità, aterosclerosi, diabete, ipertensione, malattie digestive, ecc. All’estero vengono così rivalutate le sane e tipiche abitudini alimentari dei popoli del bacino mediterraneo, abitudini che peraltro sono state oggi da noi abbandonate, perché considerate espressione di “vita povera”. Come conseguenza, oltre a spendere molto di più, mangiamo male (cioè in modo poco equilibrato) e troppo. Un esempio? 1 solo biscotto o 1 brick di succo di frutta possono apportare all’organismo anche 100 kcal che, se in eccesso rispetto al fabbisogno, possono “regalare” in poco più di 2 mesi 1 kg di peso. Gli alimenti tipici della tradizione mediterranea sono adatti anche a costituire facilmente dei “piatti unici”, capaci cioè di fornire da soli l’apporto nutritivo degli usuali “primo” e “secondo”, sostituendoli efficacemente ed economicamente in una unica portata. Esempi tipici: pasta e fagioli (o ceci o lenticchie), spezzatino con patate, paste asciutte o riso con condimento di carni, pesce o formaggi, minestrone con formaggio grattugiato, la pizza, ecc. Far seguire a questi “piatti unici” un “secondo” tradizionale è inutile ed eccessivo: è infatti sufficiente la sola aggiunta di verdura fresca e di frutta per realizzare un pasto completo, nutrizionalmente equilibrato e poco costoso. In generale la dietoterapia dell’obesità (anche in età evolutiva), deve essere in primo luogo bilanciata a livello dei macronutrienti (proteine, lipidi, carboidrati) e moderatamente ipocalorica. Particolare attenzione meritano i bambini in età scolare: questa è la fascia di età più colpita dal fenomeno sovrappeso-obesità: è bene consigliare loro di seguire una dieta bilanciata in termini di proteine, carboidrati e lipidi. A questo proposito la dieta mediterranea (Italian way of eating) assicura una giusta quota di proteine (15%), dando comunque lo spazio che merita ai carboidrati (60%), non lesinando i grassi o lipidi (25%). In pratica, queste possono essere le corrette indicazioni alimentari in età evolutiva: – preferire i cereali integrali con ridotto indice glicemico (pasta, orzo, riso, etc.) rispetto a quelli con indice glicemico più alto (pane, patate, etc.); – contenere il consumo proteico (carni rosse, insaccati, formaggi); -incentivare il consumo di frutta e verdura di stagione; – utilizzare spesso grassi “buoni” (olio d’oliva extravergine, pesce), e qualche frutta secca oleosa con guscio, come noci, mandorle, pinoli (1-2 volte/sett.); – insaporire ed esaltare gli aromi con uso di erbe aromatiche piuttosto che con intingoli complessi; -mantenere un buon ritmo fame-sazietà (meglio 5 pasti al giorno); -variare gli alimenti nell’arco della settimana; – bere molto (1,0-1.5 litri di acqua al giorno) limitando quanto più possibile i soft drinks; – assumere i dolci con parsimonia (piccole porzioni alla settimana di dolci semplici). Cos’altro aggiungere? Vigilare ed “aprire” la bocca solo dopo aver “aperto” la nostra mente: non tutti gli spot di prodotti alimentari sono educativi ed intelligenti!

 

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