Quando il bambino nasce, cosa deve mangiare?

Finalmente è nato ed il cibo è la prima forma di comunicazione. L’alimentazione è pertanto la più elementare e al tempo stesso la più complessa manifestazione della vita umana, permeata di significati nutrizionali, comportamentali, culturali, religiosi, sociali, economici. E’ inoltre veicolo di tradizioni, credenze, simbolismi, è condizionata dai mutamenti secolari della storia dell’umanità ed è essa stessa spesso artefice di tali mutamenti. L’alimentazione del neonato e del lattante nel primo anno di vita ha un unico grande protagonista: il latte materno. Successivamente il divezzamento o diversificazione con alimenti semisolidi dell’alimentazione del lattante deve avvenire con pazienza, cura e competenza. Un esempio? Il latte vaccino, l’albume dell’uovo, il sale e lo zucchero devono essere introdotti solo dopo il compimento del primo anno di vita.
L’influenza dei fattori ambientali (iperalimentazione, ridotta attività fisica) è particolarmente importante nei primi periodi della vita in quanto essi sembrano avere non solo effetti immediati sull’accrescimento del bambino ma anche sul “programming” endocrino-metabolico dell’individuo, condizionandolo quindi per tutta la vita. Attualmente, in Italia, 4 bambini su 10, in età scolare, sono sovrappeso od obesi. Abbiamo per questo il triste primato europeo e il trend non accenna a migliorare. Siamo “assediati” da una pubblicità diretta soprattutto ad un pubblico giovane, che inevitabilmente influenza le scelte alimentari dell’intera famiglia. Ogni ora trascorsa da un bambino davanti alla televisione è associata a un aumento di 167 kcal giornaliere ingerite. Erroneamente si tende a ridurre il numero dei pasti assunti durante il giorno e di consumare più “pasti-snack”, anche davanti a TV e computer. La ristorazione scolastica rappresenta di solito un grande cambiamento nelle consuetudini alimentari che stimola la curiosità del bambino e favorisce una maggiore apertura verso i nuovi sapori. Il pranzo a scuola ha soprattutto una valenza affettiva e relazionale e assume un significato più ampio della semplice somministrazione di cibo e principi nutritivi. E’ un momento di condivisione e di familiarizzazione con gli altri bambini e con gli insegnanti. Mangiare a scuola può rappresentare quindi, non solo nutrirsi ma anche apprendere. “I bambini mangiano anche con gli occhi”. Dialogare ed interessarsi al parere dei nostri figli è utile anche a tavola. In generale 1 bambino su 3 rifiuta frutta e verdura. La refezione scolastica, in questo senso, è la sede più adeguata per interventi di educazione alimentare, con l’obiettivo di favorire un percorso educativo e formativo che attraverso l’apprendimento di sapori alternativi e modalità di presentazione diverse dei cibi, possa correggere abitudini consolidate e non rispondenti ad una dieta equilibrata e salutare.
In conclusione, il comportamento alimentare è uno dei fattori mediante il quale i genitori hanno l’opportunità di capire il bambino; ma, attenzione: anche il bambino ricava le sue impressioni su mamma e papà !

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