SALBUTAMOLO
La quota del farmaco che raggiunge le vie aeree è proporzionalmente più bassa in rapporto all’età del bambino: 1% sotto il primo anno, 3% tra 1 e 2 anni, 5% tra 2 e 5 anni, 10% nell’adulto e nel bambino più grandicello.
RINOSINUSITE IN ETA’ PEDIATRICA: è spesso una diagnosi sottovalutata. La maggiore prevalenza della sinusite etmoidale è nei primi 2 anni, mentre la sinusite mascellare è più frequente in età prescolare; nelle successive età pediatriche possono essere coinvolti anche il seno frontale q quello sfenoidale. Alla base dell’infezione c’è sempre un ristagno di secrezioni nel seno paranasale. La persistenza di rinorrea e tosse oltre i 10 giorni senza significativo miglioramento è il segno principale di sovrainfezione batteriche dei seni paranasali. La tosse è presente durante tutta la giornata ma peggiora solitamente nel corso della notte, in quanto la posizione supina favorisce lo scolo delle secrezioni e quindi l’irritazione della mucosa rinofaringea. Altri sintomi possono essere febbre, alitosi, cefalea, edema periorbitale. Da anni è nota l’associazione tra asma e sinusite. Attenzione quindi a non trattare con antibiotici una rinosinusite: possono esitare complicazioni (meningiti, ascessi, intracranici, estensione del processo infettivo all’orbita).
RIPETERE LA RADIOGRAFIA DEL TORACE DOPO LA DIAGNOSI DI POLMONITE ?
Se, fatta la diagnosi di polmonite e iniziata la terapia, il bambino sfebbra rapidamente e i segni obiettivi si attenuano, la richiesta di una radiografia di controllo è probabilmente immotivata (tranne nei casi in cui il pediatra ritiene necessari). Infatti, spesso l’evoluzione del quadro radiologico segue, anche di un paio di settimane, quella microbiologica e quindi la radiografia non può essere considerata un buon parametro per verificare un’eventuale guarigione. E’ fondamentale comunque il controllo pediatrico a distanza.
OTITI RICORRENTI E GINNASTICA TUBARICA
Nel bambino che soffre di otiti ricorrenti, è moto utile una terapia preventiva con esercizi di base per la muscolatura dell’orecchio medio, che possono essere praticati quotidianamente:
Esercizi linguali (es. spinta in avanti della lingua fino a toccare il mento).
Esercizi di deglutizione: si fa bere al bambino una bibita a sorsi, trattendendo un pò di liquido in bocca; si tiene il naso chiuso tra pollice ed indice e, facendo, piegare la testa in avanti fino a toccare lo sterno con il mento, si deglutisce in un solo colpo.
Esercizi velari (es. pronunciando più volte ed a scatto AK, KA, EK, KE).
Esercizi mandibolari (es. spostamento in laterale, in avanti ed indietro della mandibola).
Esercizio dello schiocco del cavallo: movimento a ventosa della lingua sul velo palatino.
Esercizio del palloncino: gonfiare le gote con la maggiore quantità di aria possibile.
L’influenza
Se l’influenza l’hai presa tu,
ci vuol pazienza, ci vuol virtù.
Se invece è dessa che ha preso te…
ci vuol la stessa pazienza, ohimè!
Questa è la regola Cara Stellina:
prima il purgante poi l’aspirina;
prima “trentotto” poi “trentasei”…
Quattro e quattr’otto guarita sei.
(di Lina Schwarz da “Bellariva” -Corso di lettura per la scuola elementare- Classe II – Vallecchi Editore Firenze 1948 pg. 52)
INFLUENZA NEL BAMBINO: QUANDO VACCINARE ?
Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomandano la vaccinazione antinfluenzale a tutti i bambini di età superiore ai sei mesi che abbiano uno o più fattori di rischio rappresentati da:
asma e altre patologie polmonari croniche come la fibrosi cistica
cardiopatie emodinamicamente significative
infezioni da HIV
emoglobinopatie
patologie che richiedono lunghi trattamenti con ASA come la malattia di Kawasaki o l’artrite reumatoide e a rischio di sindrome di Reye in caso di infezione influenzale
diabete ed altre malattie dismetaboliche
sindromi da malassorbimento intestinale
malattie croniche renali
VRS – che cos’è
Il virus respiratorio sinciziale (VRS), nell’ambito dei virus dell’apparato respiratorio, presenta una notevole rilevanza clinica. Esso è responsabile ogni anno nel mondo di circa 90.000 ricoveri ospedalieri ed è la causa più comune di infezioni delle basse vie respiratorie nei bambini di età inferiore ad un anno, manifestandosi in maniera particolarmente grave nei bambini di età compresa tra i due e i sei mesi. Il VRS è un virus a RNA, appartenente al genere Pneumovirus della famiglia Paramyxoviridae, isolato su colture cellulari nel 1956. Esistono due ceppi principali di VRS, A e B, che tendono a circolare insieme, anche se in una singola stagione predomina un tipo solo. Non sono state osservate differenze cliniche tra le infezioni dei due sottotipi. In entrambi i sottotipi le proteine G e F sono i maggiori determinanti antigenici. La proteina G, con significativa variabilità antigenica tra i due sottotipi, si lega ad un recettore cellulare. La proteina F, pressocchè costante tra i due sottotipi, è responsabile della fusione del virus con le cellule e della formazione dei sincizi. Le infezioni da VRS hanno in genere un carattere epidemico. Le epidemie spesso insorgono all’improvviso; nei paesi a clima temperato in genere si presentano nel periodo compreso tra Novembre ed Aprile, con un picco nei primi 2-3 mesi dell’anno. Praticamente tutti i bambini entro i primi 2 anni di vita sono infettati da VRS. In particolare è stato osservato che il 25-40% dei bambini infettati per la prima volta ha segni o sintomi di bronchiolite e lo 0,5-2% di questi bambini necessita di ricovero ospedaliero per grave insufficienza respiratoria; l’80% dei ricoveri si verifica nel primo anno di vita, la metà di questi tra il 1° e il 3° mese. E’ stato inoltre riscontrato come nel 50-90% dei bambini ricoverati per bronchiolite e nel 25-50% di quelli ricoverati per polmonite, responsabile dell’infezione sia il VRS. E’ ampiamente documentato che le categorie più a rischio di contrarre infezione respiratoria grave da VRS, con necessità di ricovero, sono i prematuri con o senza broncodisplasia polmonare, i lattanti di basso peso alla nascita o con patologie associate quali le cardiopatie congenite, la fibrosi cistica, l’immunodeficienza. Esistono inoltre fattori ambientali che aumentano il rischio e la gravità della malattia da VRS, quali le condizioni socio-economiche svantaggiate, il fumo passivo, l’inserimento precoce in comunità e la presenza di fratelli/sorelle. Nonostante il miglioramento delle terapie, la mortalità è ancora elevata: circa il 4% dei bambini ad alto rischio. Il VRS, che presenta diffusione ubiquitaria, viene trasmesso dalle secrezioni respiratorie attraverso il contatto con le persone infette o con oggetti o superfici contaminate. L’infezione ha un tempo di incubazione di 4 giorni durante i quali il virus, attraversata la mucosa del naso, delle fauci e più raramente della congiuntiva, si moltiplica. Dopo questa fase, a cui possono corrispondere i primi sintomi, nei bambini più colpiti, l’infezione diffonde nel basso tratto respiratorio. Il contatto con il VRS purtroppo è responsabile di una scarsa immunogenicità e pertanto il virus può determinare infezioni ripetute nello stesso soggetto, che in età prescolare possono raggiungere un’incidenza del 40-70%. Attualmente è disponibile un farmaco i.m. che protegge di mese in mese il bambino a rischio.
Se il vostro bambino è malato (tosse insistente simile alla pertosse, talvolta seguita da vomito, raffreddore, mal di gola e diarrea) ecco di chi è la colpa:
da settembre a dicembre: virus parainfluenzali tipo 1,2,3
ottobre: mycoplasma
novembre: adenovirus
da gennaio a marzo: virus respiratorio sinciziale
Genitori, non abbiate paura del freddo.
La causa delle infezioni delle prime vie respiratorie dei bambini piccoli non è solo il freddo, ma il fatto che si tengono sempre chiuse le finestre, aumentando la possibilità di contagio. Invece è molto meglio ventilare gli ambienti più volte al giorno. Ecco gli altri consigli:
-Evitare luoghi chiusi molto affollati (bus, cinema, ecc.)
-Non portare i bambini in luoghi chiusi con fumatori e non fumare in auto con loro
-Non eccedere nel vestiario per paura del freddo: il sudore aggrava le conseguenze della stagione fredda
-Se il bambino è allergico, tenere sempre aperto uno spiraglio alla finestra della cucina (almeno da non far appannare i vetri), perché qualsiasi apparecchio a gas ha una perdita impercettibile ma irritante.
-Nelle giornate ventose una sciarpa di lana davanti alla bocca è sempre utile, tanto più per gli asmatici (il freddo alla bocca può scatenare la crisi)
-Tenere pulito il naso del piccolo raffreddato e insegnargli a «soffiarsi», contro il rischio di complicazioni ai seni paranasali, orecchie, gola e bronchi
-Se il bambino è asmatico, spalancare le finestre un’ora al mattino e un’ora la sera, contro l’accumulo di polvere
-Favorire i giochi all’ aperto (per aumentare le resistenze) e ridurre le ore di televisione, computer o videogames
-Non surriscaldare gli ambienti (mai oltre i 20 gradi)


