#stopfakeatavola 2

Eliminiamo il glutine dalla dieta?

Un’alimentazione senza glutine aiuta a mantenere la linea, fa funzionare meglio l’intestino, disintossica e migliora l’aspetto della pelle? Non è vero. Se non ci sono reali problemi di salute, come la celiachia, ridurre, o addirittura eliminare, il glutine dalla propria dieta può condurre a un regime dietetico molto restrittivo, in alcuni casi sbilanciato perché quasi del tutto privo di carboidrati, la nostra fonte principale di energia. Inoltre, eliminare il glutine dalla dieta in maniera arbitraria non rende possibile, nel medio-lungo periodo, la diagnosi medica di malattia celiaca che risulta essere ultimamente piuttosto frequente: 1 caso ogni 80-100 individui. Esiste poi la NCGS (acronimo dell’inglese Non-celiac gluten sensitivity), un disturbo completamente diverso dalla celiachia e la quasi totalità delle persone che ne soffrono non diventerà mai celiaca; si comincia quindi a fare finalmente chiarezza sui motivi per cui alcuni soggetti, negativi al test per il morbo celiaco, traggono comunque beneficio da una dieta priva o povera di glutine. Si stima che, se il numero di celiaci in Italia è di circa 500.000 unità, i pazienti con sensibilità diretta al glutine possano essere almeno tre milioni.

Sembra che la sensibilità diretta al glutine sia quindi una sorta di disturbo che, potenzialmente, è in grado di colpire 1 paziente su 20. La sensibilità correlata al glutine implica dei sintomi molto simili a quelli che si palesano nella celiachia e nell’allergia al grano, rendendo quindi necessario, per la sua diagnosi, l’esclusione di queste patologie. L’ingestione di glutine fa si che le difese immunitarie reagiscano nei suoi confronti, contrastandolo e provocando di conseguenza un processo infiammatorio che interessa l’apparato digerente e altre zone dell’organismo. Tutto ciò può provocare: dolore addominale, gonfiore, stanchezza, diarrea. Può essere comunque un problema transitorio, destinato a risolversi spontaneamente, seguendo una dieta priva di glutine. E’necessario provvedere ad una diagnosi completa del disturbo, eseguendo degli esami specifici, costituiti da Prick-test, Rast-test o altro per escludere allergie o intolleranze (ad esempio al lattosio). Per tutti questi buoni motivi, attenzione a non eliminare, senza controllo medico, pane e pasta dall’alimentazione di tutti i giorni.

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I bambini non mangiano le verdure? Fategli coltivare l’orto!

Convincere i bambini a mangiare le verdure non è sempre facile. Ma il tema è più generale e coinvolge tutta la popolazione. “Un consumo inadeguato di verdure è un problema di sanità pubblica a livello pubblico, legato a molti rischi sanitari” scrivono gli autori di uno studio di tipo psicologico. Secondo gli autori, un possibile aiuto è la creazione di un orto con il coinvolgimento diretto dei bambini. L’idea è stata sviluppata dai ricercatori, che hanno creato un programma ad  Amsterdam, nei Paesi Bassi. I bambini sono stati coinvolti nella coltivazione delle verdure a scuola. Secondo i ricercatori, questo approccio potrebbe cambiare il rapporto tra i più piccoli e i vegetali a tavola. I primi risultati della sperimentazione sembrano promettenti. I bambini, dopo aver sperimentato la coltivazione delle verdure, si mostrano più pronti a consumarle, spingendosi a chiederne un maggiore consumo anche a casa.

Fonte: Sarti, Asia, et al. “‘I Eat the Vegetables because I Have Grown them with My Own Hands’: Children’s Perspectives on School Gardening and Vegetable Consumption.” Children & Society (2017)

da Educazione nutrizionale Grana Padano

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#stopfakeatavola 1

Acqua minerale

L’Italia è la prima nazione in Europa per consumo di acqua minerale in bottiglia. Fortunatamente dal 2008 al 2013 si è passati da quasi 190 litri annui pro capite a meno di 180 nel 2013. I messaggi pubblicitari per incentivare le persone ad acquistare l’acqua in bottiglia sono sempre stati insistenti e spesso ingannevoli (“acqua della salute”, “fa bene al cuore e al sistema cardiocircolatorio“, “tonifica i muscoli“, “è di aiuto nel controllo dei livelli di glicemia nel sangue“, “riattiva l’intestino”, “migliora la digestione”, “contrasta i dolori articolari e muscolari”, “tratta i sintomi della sindrome premestruale e della menopausa”, “favorisce la riduzione del peso corporeo”, “rigenera il cervello, contribuisce a vincere ansia e stress e migliora la qualità del sonno”. “purifica il fegato”, ecc.). Ancora oggi, quindi, sono diffusi molti falsi miti su proprietà positive e negative dell’acqua, di cui le pubblicità spesso si approfittano.

Ecco cosa è giusto sapere relativamente all’acqua:

-Non è vero che l’acqua deve essere bevuta fuori dai pasti per non appesantire lo stomaco.

-Non è vero che l’acqua faccia ingrassare (non contiene calorie).

-Non è vero che bere molta acqua aumenta la ritenzione idrica. La ritenzione dipende soprattutto dalla quantità di sale ingerito attraverso il cibo.

-Non è vero che il calcio presente nell’acqua non sia assorbito, anzi il meccanismo è simile a quello per il calcio nel latte.

-Non è vero che per “mantenere la linea” o per “curare la cellulite” bisogna bere acque oligominerali.

-Non è vero che i bambini (ad eccezione dei lattanti) devono bere acqua oligominerale. È meglio alternare acque oligominerali con altre ricche di sali, perché una diuresi eccessiva può ridurre la quantità di sali utili all’organismo in crescita.

-Non è vero che il calcio dell’acqua favorisca la formazione di calcoli renali. Anche le persone predisposte a questo problema devono bere abbondantemente.

-Non è vero che l’acqua naturalmente gassata o quella addizionata di anidride carbonica facciano male. Quando la quantità di gas è molto elevata solo gli individui che soffrono di disturbi gastrici e/o intestinali possono avere lievi problemi.

Altre acque sono definite come “acque della salute” (ma tutte le acque assolvono a questo compito poiché il nostro corpo è composto per il 55-60% di acqua), e altre promettono di ridurre l’assunzione di sodio. Secondo i dati dell’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (INRAN, ora CREA) ogni italiano assume mediamente 4 grammi di sodio al giorno (che dovrebbero essere dimezzati).  Per ridurre veramente il sodio deve limitare l’impiego di sale da cucina e, soprattutto, mangiare cibi poco salati.  L’80% dell’assunzione di sale e di sodio, arriva dai i cibi pronti, da prodotti a base di cereali e da molti alimenti industriali in cui il sale è usato come conservante o per dare maggior palatabilità.  La rimanente quota proviene dal sale aggiunto a tavola e in misura minima all’acqua.

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Acqua e dintorni

Una ditta ha affermato che i propri depuratori casalinghi per il trattamento delle acque potabili sarebbero in grado di prevenire le malattie più disparate, dalla cattiva digestione al diabete. La pubblicità è risultata ovviamente ingannevole e l’Antitrust ha multato la ditta produttrice di 10 mila euro: l’acqua depurata non previene nessuna malattia e non è un presidio medico. All’inizio del 2016, sempre l’Antitrust ha multato per 80 mila euro un’altra ditta che definiva l’acqua potabile trattata con altri depuratori come “anticancro”. Dubbi sono sorti anche per le caraffe domestiche per l’acqua, ma questi oggetti sono tranquillamente venduti in Europa e l’Istituto Superiore di Sanità non considera caraffe e filtri pericolosi per la salute.

#stopfakealimentari

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Tanti Auguri!

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