Educa la tua salute: della stevia che ci fai? Se ti alimenti correttamente non ti servirà.

La stevia rebaudiana bertoni è una pianta nativa del Paraguay. Ha un potere edulcorante fino a 300 volte maggiore dello zucchero. Non ha calorie, non è cariogena e non innalza la glicemia. E’ disponibile in polvere o liquida. E’ presente come additivo nella preparazione di succhi di frutta, yogurt, marmellate, tavolette di cioccolato, caramelle, bibite. E’ fondamentale controllare se la stevia è effettivamente l’unico dolcificante del prodotto in questione. Infatti in molti casi l’impronta salutistica ed ipocalorica non è del tutto vera perché sono anche presenti saccarosio o fruttosio. Altre volte coesistono dolcificanti come l’isomaltosio o lo xilitolo che possono produrre effetti lassativi. Anche la CocaCola life non è un prodotto dietetico-ipocalorico perché contiene, oltre alla stevia, 6,7 grammi/100 ml di prodotto (33,5 grammi, pari a 134 kcal in una confezione da 1,5 litri). Attenzione quindi anche perché non è ancora obbligatorio indicare la quantità dell’additivo alimentare in questione (E960) e in attesa di stabilire la dose ammissibile giornaliera (ADI), attualmente pari a 1-4 mg/kg.

Scritto il Uncategorized | Leave a comment

Farmaci ed allattamento materno (Ministero della Salute. gennaio 2018)

  1. Conseguenze della sospensione dell’allattamento

    • Il consiglio sull’uso di un farmaco in corso di allattamento al seno deve tener conto che l’eventuale controindicazione ad allattare al seno implica la perdita di alcuni documentati benefici sia per la mamma, sia per il suo bambino. 20 21
    • Anche una breve sospensione dell’allattamento al seno può recare un certo grado di disagio al bambino, che, abituato all’allattamento, deve improvvisamente adattarsi ad assumere latte di formula (biberon) e successivamente riadattarsi a succhiare al seno.22 23
    • Estrarre il latte dal seno potrebbe rappresentare per la madre un impegno aggiuntivo e talora potrebbe comportare qualche difficoltà, considerate le precauzioni da prendere per la preparazione e la conservazione del latte materno 24. Va inoltre considerato che anche una sospensione transitoria dell’allattamento al seno aumenta il rischio di ingorghi mammari e di interruzione definitiva.
    • Il mantenimento della produzione di latte mediante spremitura (manuale, meccanica o elettrica) non è altrettanto efficace come la suzione diretta al seno materno. Ne deriva un calo di produzione di latte materno, che non è solo il risultato di una ridotta stimolazione ormonale del riflesso sensitivo-ormonale della prolattina, ma è anche in parte dovuto ad una riduzione

page5image3274312688

20 Davanzo R, Romagnoli C, Corsello G. Position Statement on Breastfeeding from the Italian Pediatric Societies. Ital J Pediatr. 2015 Oct 24;41:80.

21 AAFP website. http://www.aafp.org/about/policies/all/breastfeeding-support.html.Accesso in data 22 gennaio 201822Neifert M, Lawrence R, Seacat J. Nipple confusion: toward a formal definition. J Pediatr. 1995 Jun;126(6):S125-9.

23 Pang WW, Bernard JY, Thavamani G et al. Direct vs. Expressed Breast Milk Feeding: Relation to Duration of Breastfeeding. Nutrients. 2017 May 27;9(6). pii: E547. doi: 10.3390/nu9060547.

24 Cossey V, Jeurissen A, Thelissen MJ, Vanhole C, Schuermans A. Expressed breast milk on a neonatal unit: a hazard analysis and critical control points approach. Am J Infect Control. 2011 Dec;39(10):832-8.

Scritto il Uncategorized | Leave a comment

Salate la vita, ma non troppo!

Tutto il sale contiene sodio, ma questo elemento chimico è contenuto in tantissimi altri alimenti che non contengono sale (inteso come NaCl): è il caso ad esempio della salsa di soia, che contiene sodio legato a un aminoacido – il glutammato.  Il sodio è un esaltatore di sapidità, quindi sarà contenuto il tutti quegli ingredienti da cucina che hanno il fine di aumentare il gusto delle pietanze: dadi da brodo, estratti di carne, salse e mix di aromi. State attenti quando andate a fare la spesa: non è detto che se c’è scritto “senza sale” significhi che il prodotto è “senza sodio”, quindi controllate sempre la sua presenza in etichetta. Il cosiddetto “sale nascosto” può essere riportato tra gli ingredienti come cloruro di sodio, bicarbonato di sodio, nitrato di sodio, solfato di sodio, glutammato monosodico (sigla E621). Notate non solo le differenze più intuitive – ad esempio tra prosciutto crudo (ovvero carne di maiale conservata) e la lonza (carne di maiale fresca) – ma anche quelle più sorprendenti. Ad esempio la margarina contiene moltissimo sale, mentre il burro solo qualche traccia; i minestroni pronti (in busta, in lattina, liofilizzati) contengono mediamente 1 g di sale, mentre la verdura fresca ne contiene solo tracce. La tanto osannata salsa di soia (shoyu) contiene l’equivalente di ben 14 g di sale ogni 100 ml: attenzione la prossima volta che andate al giapponese! Chi è abituato a mangiare molto salato troverà insipido il cibo naturale; questo perché il gusto del salato (come quello per il dolce) crea assuefazione: più si mangia salato, meno si percepisce il sale e -come un circolo vizioso- il “pizzico di sale” aumenta ogni giorno di qualche granello. Fortunatamente è anche vero il contrario: quando ci si abitua a introdurre meno sale le papille gustative provano quasi disgusto quando assaggiano qualcosa di troppo saporito. Imparare a gustare il cibo poco salato aiuta anche a distinguerne la qualità: il salato aumenta l’appetibilità degli alimenti, quindi induce a mangiarne di più anche quando la materia prima è scarsa. Quanto sale c’è in una pizza? Mediamente, ben 8-9 grammi! Non poco, se pensiamo che per rimanere in salute non bisognerebbe superare i 6-8 g al giorno! Questo quantitativo si riferisce a una margherita, se poi ci aggiungiamo qualche fetta di prosciutto o dell’altro condimento i valori aumentano ulteriormente: ecco perché se il sabato sera mangiamo una pizza la domenica mattina pesiamo un chilo in più e perché ci sveglieremo di notte molto assetati! Non è di certo grasso: semplicemente, ritenzione idrica.

Scritto il Uncategorized | Leave a comment

Gravidanza, allattamento e dieta macrobiotica.

La versione rigorosamente vegetariana di questa dieta è costituita da cereali, legumi, verdure, alghe e prodotti a base di soia; mentre si evitano i latticini, le uova e alcune verdure. Il pesce è consumato da alcuni che seguono una dieta macrobiotica.

Il peso alla nascita di neonati nati da madri con una dieta macrobiotica era significativamente inferiore al previsto ed è stato attribuito a un minore aumento di peso materno durante la gestazione (Thomas, J. and Ellis, F.R. The health of vegans during pregnancy. Proc Nutr Soc. 1977; 36: 46).

Inoltre il latte delle donne a dieta macrobiotica ha un contenuto proteico significativamente inferiore rispetto al latte di mamme onnivore (Dagnelie, P.C., van Staveren, W.A., Roos, A.H., Tuinstra, L.G., and Burema, J. Nutrients and contaminants in human milk from mothers on macrobiotic and omnivorous diets. Eur J Clin Nutr. 1992; 46: 355–366).

Scritto il Uncategorized | Leave a comment

Il Pediatra: il primo nutrizionista. Da sempre!

Il sovrappeso infantile è associato ad un aumentato rischio di diabete di tipo 2 in età adulta. Abbiamo studiato se la remissione del sovrappeso prima della prima età adulta riduce questo rischio. Abbiamo condotto uno studio su 62.565 uomini danesi i cui pesi e altezze erano stati misurati a 7 e 13 anni di età e nella prima età adulta (da 17 a 26 anni di età). Il sovrappeso è stato definito in accordo con i criteri di controllo e prevenzione dei centri per la prevenzione delle malattie. I dati sullo stato del diabete di tipo 2 (a età ≥30 anni, 6710 persone) sono stati ottenuti da un registro sanitario nazionale. Risultati Il sovrappeso a 7 anni (3373 su 62.565 uomini, 5,4%), 13 anni (3418 su 62.565, 5,5%), o sull’età adulta (5108 su 62.565, 8,2%) è stato positivamente associato al rischio di tipo 2 diabete; le associazioni erano più forti in età avanzata in sovrappeso e in giovane età alla diagnosi di diabete di tipo 2. Gli uomini che avevano avuto una remissione del sovrappeso prima dei 13 anni rischiavano di avere il diabete di tipo 2 diagnosticato a 30-60 anni simile a quello degli uomini che non erano mai stati in sovrappeso (hazard ratio, 0,96, 95% di fiducia intervallo [CI], da 0,75 a 1,21). Rispetto agli uomini che non erano mai stati sovrappeso, gli uomini che erano stati sovrappeso a 7 e 13 anni ma non durante la prima età adulta avevano un rischio più elevato di diabete di tipo 2 (hazard ratio, 1,47, IC 95%, 1,10-1,98), ma il loro rischio era inferiore a quello tra gli uomini con persistente sovrappeso (hazard ratio [persistentemente sovrappeso vs mai sovrappeso], 4,14, 95% IC, da 3,57 a 4,79). Un aumento dell’indice di massa corporea tra i 7 anni e la prima età adulta è stato associato ad un aumentato rischio di diabete di tipo 2, anche tra gli uomini il cui peso era normale a 7 anni di età.

Conclusioni Il sovrappeso infantile a 7 anni era associato a un aumento del rischio di diabete di tipo 2 per adulti solo se continuava fino alla pubertà o età successive.

Bjerregaard  LG et al.
Change in Overweight from Childhood to Early Adulthood and Risk of Type 2 Diabetes.

N Engl J Med. 2018 Apr 5;378(14):1302-1312.

Scritto il Uncategorized | Leave a comment