Autismo? Un aiuto viene dalla lettura a voce alta

L’IMPORTANZA DI LEGGERE A VOCE ALTA.

Leggere negli ospedali o nelle carceri sono esperienze già note e vissute, ma ai disabili? Capiscono il senso di quello che sarebbe stato loro letto? Leggere un libro ti consente di volare con la fantasia, di vedere posti nuovi, di vivere le vite degli altri. Leggere per gli altri è un atto d’amore, il donarsi incondizionatamente. Chi legge si mette a nudo, privo di ogni sovrastruttura culturale, libero dai condizionamenti che la vita sociale impone, è vero ed è questa veridicità che viene recepita dalle persone con disturbi cognitivo-comportamentali.

Gabriella La Rovere è autrice di teatro, medico, giornalista esperta nelle tematiche relative alle malattie rare e alla disabilità.

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Cosa mangia a scuola tuo figlio?

Ristorazione scolastica, ovvero,

COSA MANGIA A SCUOLA TUO FIGLIO?

di Giorgio Pitzalis MD, PhD

www.giustopeso.it

Per aiutare i figli a crescere bene,
i genitori devono guardare lontano.
A volte lontanissimo.
E’ nella seconda parte della vita, infatti,
che la salute può presentare il conto.
I bambini hanno bisogno di imparare buone abitudini,
che proteggano il loro sviluppo ma anche la futura vita adulta.

L’alimentazione è la più elementare e al tempo stesso la più complessa manifestazione della vita umana, permeata di significati nutrizionali, comportamentali, culturali, religiosi, sociali, economici. E’ inoltre veicolo di tradizioni, credenze, simbolismi; è condizionata dai mutamenti secolari della storia dell’umanità ed è essa stessa spesso artefice di tali mutamenti.

Studi compiuti su varie popolazioni hanno mostrato che nell’ultimo secolo si è assistito, nei paesi sviluppati, all’incremento esponenziale del numero dei soggetti sovrappeso ed obesi. La rapidità di tale fenomeno è influenzato da fattori ambientali (iperalimentazione, ridotta attività fisica, scarsa socializzazione dei bambini, minori stimoli culturali e, spesso, anche riduzione del tempo trascorso con i genitori).

L’influenza di tali fattori è particolarmente importante nei primi periodi della vita in quanto essi sembrano avere non solo effetti immediati sull’accrescimento del bambino ma anche sul “programming” endocrino-metabolico dell’individuo, condizionandolo quindi per tutta la vita.

L’obesità costituisce un problema di notevole rilevanza sociale e, come affermato fin dal 1998 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, tende ad assumere sempre più i connotati di un’epidemia globale (pandemia). Oltre all’aumento dei tassi di obesità tra gli adulti, anche nei bambini il fenomeno ha raggiunto livelli allarmanti.

Attualmente, in Italia, 4 bambini su 10, in età scolare, sono sovrappeso od obesi. Abbiamo per questo il triste primato europeo e il trend non accenna a migliorare.

La probabilità di essere sovrappeso od obeso in età adulta aumenta con il passare dell’età di insorgenza dell’incremento ponderale: 30% a 5 anni di età, circa 35% a 10 anni, 50% a 15 anni (in pratica 1 bambino su 2) e 70% a 18 anni. Funzione del medico pediatra, primo e spesso unico nutrizionista della famiglia, è fondamentale per assicurare un attento follow-up staturo-ponderale e una corretta sorveglianza delle abitudini alimentari del nucleo familiare durante tutta l’epoca evolutiva.

Siamo “assediati” da una pubblicità diretta soprattutto ad un pubblico giovane, che inevitabilmente influenza le scelte alimentari dell’intera famiglia. Le informazioni fornite dai mass media concorrono spesso a disorientare il consumatore: se da un lato ci invogliano a comprare (e mangiare) di tutto, dall’altro propongono comunque un modello estetico di perfetta forma fisica. Inoltre, la diffusione di ipermercati, discount e centri commerciali, con il conseguente costo relativamente contenuto dei cibi, hanno contribuito ad un aumento dei consumi. Ogni ora trascorsa da un bambino davanti alla televisione è associata a un aumento di 167 kcal giornaliere ingerite.Erroneamente si tende a ridurre il numero dei pasti assunti durante il giorno e di consumare più “pasti-snack”, anche davanti a TV e computer.

I principali errori alimentari nutrizionali sono i seguenti:

- La prima colazione è di frequente frettolosa, ridotta o “dimenticata”

- Il latte è spesso precocemente abolito e sostituito da bevande gassate e zuccherate (che determinano una ridotta assunzione di calcio ed un aumento della quota di fosforo assunto con la dieta)

- Lo spuntino del mattino è, di conseguenza, spesso ipercalorico

- Frequente è il consumo eccessivo di proteine animali, grassi saturi e sodio, mentre si registrano carenze di carboidrati complessi (amidi), fibra alimentare, calcio, ferro, zinco ed acido folico.

- Il pranzo è spesso incompleto e veloce

- La merenda del pomeriggio, carente di latte, yogurt o frutta, è basata su cibi industriali (snack dolci o salati)

- La cena (molto spesso unico momento di “aggregazione” familiare), tende ad essere il pasto principale della giornata, spesso ipercalorico e carente comunque di verdure e frutta.

La mensa scolastica non è una ristorazione di serie B.

La ristorazione scolastica non deve essere vista esclusivamente come semplice soddisfacimento dei fabbisogni nutrizionali, ma deve essere considerata un importante e continuo momento di educazione e di promozione della salute diretto ai bambini, che coinvolge anche docenti e genitori.

Al Comune/scuola paritaria in qualità di responsabile del servizio compete la sorveglianza sul buon andamento della ristorazione, sia in caso di gestione diretta che di gestione indiretta, con controlli rivolti a: – qualità merceologica degli alimenti e del piatto finito – rispetto delle porzioni – buona organizzazione e conduzione del servizio – accettazione del pasto.

La ristorazione scolastica rappresen­ta di solito un grande cambiamento nelle consuetudini alimentari che stimola la curiosità del bambino e favorisce una maggiore apertura verso i nuovi sapori. Il pranzo a scuola ha soprattutto una valenza affettiva e rela­zionale e assume un significato più ampio della semplice somministrazione di cibo e principi nutritivi. E’ un momento di condivisione e di familiarizzazione con gli altri bambini e con gli insegnanti.

I menù scolastici sono articolati su 5 settimane e variano da stagio­ne a stagione: ciò consente di utilizzare al meglio prodotti ortofrutticoli secon­do la stagionalità e di assicurare la varietà dei cibi sulla tavola dei bambini. La varietà è uno dei principi fondamentali per una corretta nutrizione. Nessun alimento contiene, infatti, tutti i nutrienti necessari al nostro organismo ma la loro assunzione è garantita solo dal consumo di cibi il più possibile diversificati. Inoltre una dieta non monotona e ripetitiva stimola la curiosità del bambino e lo inco­raggia a mangiare di tutto.

Il menù scolastico deve avere alcune caratteristiche particolari:

  • riduzione della quota proteica al 10-15% del fabbisogno calorico (proteine animali/vegetali =1)
  • riduzione dei grassi al 25% del fabbisogno calorico, utilizzando preferibilmente olio di oliva
  • aumento del consumo di pesce, legumi, verdure (dieta mediterranea)
  • varietà della dieta, di fondamentale importanza per abituare il gusto del bambino alla più ampia varietà di alimenti, indispensabile per evitare possibili stati carenziali.
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Aggiungi troppi zuccheri nella tua dieta? Peccato!

Non solo brioche e biscotti, ma ketchup, minestroni, sughi pronti e yogurt. Nella preparazione di questi alimenti si aggiunge sempre lo zucchero, generalmente fruttosio o sciroppo di glucosio. Con delle conseguenze sulle patologie cibo-correlate (sovrappeso, dislipidemie, diabete). Secondo l’OMS, gli zuccheri aggiunti non devono superare il 10% dell’apporto energetico quotidiano e meglio sarebbe restare sul 5%. Quindi, per una dieta da 2000 kcal al giorno, gli zuccheri aggiunti non dovrebbero superare i 50 grammi: è un limite difficile da rispettare a meno di non verificare tutti gli zuccheri, più o meno nascosti, aggiunti alla maggioranza dei cibi. La raccomandazione dell’Oms non riguarda invece gli zuccheri nella frutta fresca e nei vegetali o quelli naturalmente presenti nel latte, poiché non vi sono evidenze di effetti avversi legati alla loro assunzione. Dopo il primo anno di vita le raccomandazioni nutrizionali sottolineano l’importanza di assumere un’elevata quota di carboidrati a lento assorbimento, come i cereali di tipo integrale, orzo, farro e legumi, riducendo a meno del 10% gli alimenti che contengono zuccheri a rapido assorbimento. La preferenza per il sapore dolce è spesso determinata dall’esposizione perinatale. Per questo è bene che l’introduzione precoce di zuccheri aggiunti nella dieta dei bambini sia contrastata fin dai primi anni di vita. Oggi, in Europa, deve essere dichiarato il solo “zucchero totale” e non c’è alcuna etichettatura obbligatoria per gli zuccheri aggiunti, cosa che andrebbe invece introdotta. Lavoriamo quindi sull’educazione alimentare, sia a livello familiare che sociale.

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Obesità: vivere l’animale che è in noi.

Nel mondo animale, quando l’acido urico, contenuto all’interno delle cellule, aumenta al di sopra di un certo livello critico, il corpo si predispone ad uno stato di insulino-resistenza e di leptino-resistenza, in pratica una condizione di pre-diabete e conseguente aumento del peso corporeo. Aumentare il livello di acido urico è semplicissimo, basta mangiare in maniera eccessiva cibi ricchi di fruttosio (succhi di frutta, zuccheri di qualsiasi tipo, miele, sciroppi di glucosio e fruttosio, sciroppo di mais, sciroppo di acero, etc.) o di cibi ricchi di purine ed RNA (in primo luogo la birra). Anche l’uomo ha la capacità di utilizzare lo stesso meccanismo metabolico degli altri animali e l’interruttore che lo attiva è esattamente lo stesso. Il problema è che a differenza degli altri animali l’uomo si alimenta in questo modo per tutto l’anno, senza mai fare digiuni, né grandi sforzi fisici e così questo interruttore rimane attivato in maniera permanente e dopo un pò diviene fonte di patologia esplicita (sindrome metabolica).

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