A cura di Giorgio Pitzalis


L’invasione degli ultracorpi.

L’alimentazione è la più elementare ed al tempo stesso la più complessa manifestazione della vita umana, permeata di significati nutrizionali, comportamentali, culturali, religiosi, sociali, economici, ed oltremodo variegata di tradizioni, credenze, simbolismi, condizionata dai mutamenti secolari della storia dell’umanità ed essa stessa spesso artefice di tali mutamenti.

L’obesità costituisce un problema di notevole rilevanza sociale e, come affermato nel 2002 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (International Obesity Task Force), tende ad assumere sempre di più i connotati di un’epidemia globale.

Oltre all’aumento dei tassi di obesità tra gli adulti, anche nei bambini il fenomeno sta raggiungendo livelli allarmanti. La prevalenza del sovrappeso infantile risulta del 10-20% nei Paesi del Nord Europa e del 25-30% nei bambini dell’Europa mediterranea (1-5).

Sempre nel 2002 l’ISTAT mostrava come il 42,5% della popolazione italiana fosse sovrappeso od obesa. Il controllo del “giustopeso” deve quindi divenire un impegno medico e sociale da perseguire fin dai primi anni di vita.

Attualmente in Italia 4 bambini su 10 in età scolare sono sovrappeso od obesi e il trend non sembra affatto migliorare.

Studi compiuti su varie popolazioni hanno mostrato che nell’ultimo secolo si è assistito, nei paesi sviluppati, ad:

  • un rapido e progressivo aumento della statura media della popolazione;
  • poi ad un incremento esponenziale della prevalenza dei soggetti sovrappeso ed obesi;
  • attualmente ad un trend di anticipazione dell’età della pubertà.

La rapidità e l’entità di tali fenomeni è senza dubbio legata a fattori ambientali (elevati apporti di energia e nutrienti, ridotto dispendio energetico). Infatti, Il patrimonio genetico degli ominidi africani di 140.000 anni fa differisce dal nostro solo per lo 0,003%.

Il sovrappeso infantile è un disturbo multifattoriale che interessa percorsi genetici, biologici, sociali ed ambientali (6-10). In questo senso il peso alla nascita è il risultato degli effetti interattivi della nutrizione, fumo, stress, eventuale sovrappeso e/o iperinsulinemia materna.

La qualità dello sviluppo intrauterino e della alimentazione materna, il tasso di crescita postnatale, il tipo di allattamento e gli squilibri nutrizionali nel corso del divezzamento, sono tutti fattori particolarmente importanti in quanto essi sembrano avere non solo effetti immediati sull’accrescimento del bambino ma anche sul “programming” endocrino-metabolico dell’individuo, condizionandolo quindi per tutta la vita.

Il pediatra, da sempre il primo e spesso unico nutrizionista della famiglia, deve essere considerato il fulcro di questa importante battaglia per la vita: mangiare per vivere e non vivere per mangiare. Infatti, l’approccio iniziato precocemente (tra i 2-3 anni di vita) sembra dare risultati più duraturi (11).

Obesità: definizione

Per obesità si intende un accumulo eccessivo e generalizzato di grasso nel tessuto sottocutaneo, ma anche negli altri tessuti e può essere associato ad alterazione di parametri metabolici, a conseguenze sullo stato di salute fisico e psicologico, presente e futuro.

Il Body Mass Index

Nella pratica clinica il concetto di sovrappeso e/o obesità può essere ottenuto attraverso il semplice calcolo dell’Indice di Massa Corporea (IMC) o Body Mass Index (BMI), ottenuto dal rapporto tra il peso in kg e la statura in metri al quadrato:

IMC o BMI = kg/m2

Il valore del BMI dimostra una sufficiente correlazione con il grasso corporeo, risulta pressoché indipendente dall’altezza e correla bene con il peso (12-14). La correlazione del BMI con il contenuto di grasso corporeo è buona (variando da 0,6 a 0,8 secondo l’età).

L’errore della predizione della percentuale corporea di grasso (3-5%) è simile a quella osservata con la misura delle pliche cutanee o dell’impedenza corporea.

Nell’adulto i valori superiori a 25 e 30 kg/m2 esprimono rispettivamente la situazione di sovrappeso ed obesità.

Anche in età pediatrica, a partire dal secondo anno di vita, il calcolo del BMI può essere un indice semplice ed affidabile di adiposità. A titolo di esempio nella tabella 1 che segue sono indicati i valori limite in alcune età (15). Superato il BMI limite riportato, il soggetto sarà sovrappeso od obeso.

Il pediatra deve porre maggiore attenzione ai bambini il cui BMI aumenti di 1kg/m2 ogni per anno nei bambini di età superiore agli 8 anni.

Tab. 1 – Cut-off del BMI per sovrappeso ed obesità in età evolutiva

sovrappeso infantile

Un ulteriore parametro quantitativo dell’entità dell’eccesso ponderale, è rappresentato dalla deviazione percentuale del peso corretto per la statura.

Tale calcolo, frequentemente impiegato in ambito pediatrico, si esegue sulle tavole dei centili del peso e della statura (http://www.cdc.gov/growthcharts), così da definire le seguenti classi di peso: 90-110% normopeso; 111-120% sovrappeso; >120% obesità; >160% obesità di grado elevato o “superobesi”.

Pliche e circonferenze

Tra le metodiche di misurazione del tessuto adiposo quello di uso più comune è rappresentato dalla psicometria (16).

Tale metodica consiste nella rilevazione, mediante un apposito strumento (plicometro), dello spessore del grasso sottocutaneo in più zone del corpo, permettendo così, mediante apposite formule matematiche una rapida ed attendibile valutazione della massa grassa corporea.

La misurazione delle pliche è semplice e non invasiva, ma risente della possibile variabilità (inter ed intra-operatore) e richiede quindi una standardizzazione con un operatore di riferimento, al fine di non superare i limiti di errore (tabella 2).

Tab. 2 – Plicometria: limiti di errore

sovrappeso infantile

Un valore della plica tricipitale maggiore del 95° centile è suggestivo di obesità. Anche la misurazione delle circonferenze corporee possono essere impiegate sia per la valutazione dello stato nutrizionale (es. circonferenza del braccio) che della distribuzione del grasso corporeo, mediante la misurazione della circonferenza della vita (17).

Obesità: meglio agire
Il 70-80% dei figli di entrambi i genitori obesi saranno, a loro volta, obesi in età pediatrica.

Tale percentuale scende al 30-40% se uno solo dei genitori è obeso. Inoltre la probabilità di essere sovrappeso od obeso in età adulta aumenta con il passare delle età pediatriche di insorgenza dell’incremento ponderale: 30% a 5 anni, circa 35% a 10 anni, 50% a 15 anni e 70% a 18 anni (18). La persistenza dell’obesità in età adulta comporta numerose complicanze a carico di diversi organi ed apparati (tabella 3).

Tab.3 – Complicanze dell’obesità (19-22)


Sistema endocrino

sono possibili: pubertà precoce, riduzione di GH e prolattina, carente risposta secretoria e soppressiva dell’ADH, aumentata secrezione degli oppioidi endogeni, aumentato turnover del cortisolo, aumentata secrezione di androgeni surrenalici, aumento degli estrogeni sierici, diminuzione del testosterone, iperinsulinismo da resistenza periferica all’insulina, valori modicamente elevati di fT3.

Metabolismo:
sono frequenti la ridotta tolleranza glucidica, il diabete di tipo 2 (da resistenza periferica), quadri dislipidemici (ipertrigliceridemia, ipercolesterolemia, diminuzione dell’ HDL-C, aumento delle LDL-C e delle VLDL-C), iperuricemia.

Apparato respiratorio:
diminuita compliance toracica, dispnea da sforzo. Ipoventilazione polmonare con ipossia e ipercapnia, s. di Pickwick (rara), crisi di apnea notturna, ostruzione ed infezioni delle vie respiratorie, asma. L’influenza della “sola” obesità sulla funzione respiratoria si realizza con riduzione del Volume di Riserva Espiratorio ed ipossiemia con aumento della pCO2.

Apparato cardio-vascolare:
ipertensione arteriosa (circa il 60% degli obesi sono ipertesi, mentre la metà circa degli ipertesi sono anche obesi), forme più o meno precoci di aterosclerosi, malattia ischemica del miocardio (angina, infarto), ipertrofia e/o dilatazione del miocardio, stasi venosa agli arti inferiori, edemi, varici. Il bambino obeso ha certamente un aumentato rischio di coronaropatia e di lesioni ateromasiche.

Apparato digerente:
colelitiasi, steatosi epatica e steatoepatite sono i quadri più frequenti.

Apparato locomotore:
osteoartrosi, scoliosi, piattismo, tibia vara (m. di Blount), ginocchio valgo, m. di Legg-Calvè-Perthes, scivolamento della testa del femore, epifisiolisi.

Cute:
intertrigine, foruncolosi, acanthosis nigricans, smagliature cutanee.

Complicanze ginecologiche e ostetriche:
menarca e menopausa precoce, irregolarità del ciclo mestruale, meno-metrorragie, complicanze gravidiche (gestosi, eclampsia).

Neoplasie:
è stata riportata un’aumentata incidenza di tutti i tumori estrogeno-dipendenti (ca. della mammella, fibromi uterini, adenocarcinoma dell’endometrio), nonché del ca. del colon-retto, della prostata, di alcuni tumori dell’ovaio e della colecisti.

Complicanze chirurgiche:
Aumentata frequenza di ernie ombelicali, inguinali e crurali; fra le ernie diaframmatiche, aumentata frequenza dell’ernia iatale da scivolamento; maggior rischio operatorio in generale.

Complicanze psicologiche:
I principali sentimenti sono la depressione, l’emarginazione e, in generale, l’insoddisfazione della propria immagine.


Adipociti: la storia

Esistono almeno tre periodi a rischio per obesità: il primo anno di vita, tra i 4 ed i 6 anni e il periodo puberale.

Il tessuto adiposo può aumentare sia per iperplasia sia per ipertrofia oppure per entrambi i fattori.

Tre sono anche i periodi di iperplasia degli adipociti. La prima intensa moltiplicazione cellulare si verifica negli ultimi mesi di vita intrauterina, cosicché alla nascita il neonato possiede circa 5 miliardi di adipociti (10-15% della massa corporea totale).

Il neonato con peso elevato per l’età gestazionale è più a rischio di obesità e diabete nelle età successive.

Il primo periodo a rischio per obesità è il primo anno di vita, durante il quale il numero degli adipociti resta stabile, mentre ne aumenta il volume; cosicché la percentuale di tessuto adiposo sale al 25-30% della massa corporea totale alla fine del primo anno.

L’accrescimento volumetrico è tale che a quest’età le dimensioni degli adipociti raggiungono già i valori dell’adulto. In questa epoca della vita sono da evitare eccessivi apporti in proteine e carboidrati rispetto ai reali fabbisogni. Dai due anni fino alla pubertà (secondo periodo di iperplasia), il tessuto adiposo si espande progressivamente per un lento aumento numerico degli adipociti (fino a 15 miliardi in età prepuberale).

In particolare, tra 4 e 6 anni (secondo periodo a rischio per obesità), l’alimentazione errata (eccessivo intake proteico), la sedentarietà e l’influenza dell’ambiente, possono portare ad una anticipazione dell’adiposity rebound, che di solito avviene a 6 anni. Questo sembra associato all’insorgenza di obesità nelle età successive.

In pratica con una assunzione dietetica di proteine pari a 4g/kg di peso corporeo al giorno (circa il 16% dell’intake calorico totale) l’associazione con il sovrappeso è più probabile, mentre sotto il 15% l’associazione può non essere presente (23).

Se nel breve periodo, l’eccessivo apporto di proteine animali comporta un sovraccarico renale, a lungo termine si hanno elevati livelli ematici di IGF-1, iperplasia del tessuto adiposo ed aumento della differenziazione dei preadipociti in adipociti (24).

Il periodo puberale coincide con il terzo periodo di iperplasia ed il terzo periodo a rischio per obesità:

gli adipociti raggiungono il numero totale fra 20 e 40 miliardi. L’obesità del bambino è caratterizzata certamente da un’ipertrofia cellulare, ma soprattutto da un aumento delle cellule: nel soggetto obeso post-pubere il numero medio delle cellule adipose supera i 70 miliardi.

Il periodo fetale, i primi due anni di vita e l’adolescenza sono dunque i periodi “critici” e maggiormente a rischio per lo sviluppo di un’eventuale futura obesità, in quanto una volta verificatasi l’iperplasia, non è poi possibile sopprimere lo “stimolo della fame” prodotto da tali cellule (25).

Esistono più forme di obesità?

Solo nel 5% dei casi l’obesità in età evolutiva è secondaria a cause organiche ben identificabili che possono essere di natura endocrina genetico-malformativa, iatrogena, neurologica, neoplastica.

L’obesità può infatti rappresentare la manifestazione più evidente di una malattia organica di base (ipersecrezione di cortisolo, ipotiroidismo, iperinsulismo, alterazioni diencefaliche). Fortunatamente un’obesità non attribuibile a cause patologiche, e perciò detta primitiva o essenziale, rappresenta la stragrande maggioranza dei casi (95%). La diagnosi differenziale (26) dei diversi tipi di obesità è mostrata in tabella 4.

Tab. 4 – Diagnosi differenziale delle obesità

L’obesità secondaria si associa sempre a ritardo di crescita e ipostaturalità, a ritardo mentale nelle forme genetico-malformative e ad altri sintomi specifici secondo l’eziologia.

Al contrario, l’obesità essenziale si associa a media o elevata statura, ad accelerata maturazione ossea e sessuale e lo sviluppo psichico è regolare.

Obesità e diabete di tipo 2

La condizione di obesità comporta una insulino-resistenza ed una conseguente produzione eccessiva di insulina da parte delle cellule beta pancreatiche. Una diagnosi di diabete di tipo 2 è suggerita dalla presenza di iperglicemia, iperinsulinemia, livelli elevati di peptide-C, associata all’assenza degli anticorpi contro l’insulina (27).

Negli adolescenti, tra l’altro, il periodo di alterata tolleranza glucidica (prediabete), è considerevolmente più breve (alcuni mesi) rispetto a quanto avviene negli adulti (alcuni anni).

Lo screening del diabete di tipo 2 negli adolescenti deve essere eseguito dall’età di 10’ anni e con cadenza semestrale in tutti i soggetti che presentano un indice di massa corporea > 85° centile in base all’età ed al sesso, o il rapporto peso/statura > 85° centile o la deviazione percentuale del peso corretto per la statura > di 120%. La diagnosi di diabete di tipo 2 viene posta se la glicemia a digiuno è maggiore di 126 mg/dl (7,0 nmol/L). Comunque, prima di porre la diagnosi, è obbligatorio ripetere i test risultati positivi in un giorno diverso.

Oltre l’80% dei pazienti con diabete di tipo 2 presenta achantosis nigricans, eruzione cutanea con superficie ruvida e scura descritta a livello delle pieghe cutanee del collo, delle ascelle e a livello inguinale. In alcuni soggetti affetti da diabete di tipo 2, non sono infrequenti le complicanze a carico degli organi bersaglio (retinopatia, nefropatia o vasculopatia dei piccoli vasi).

Inoltre, alcuni adolescenti diabetici presentano alcune caratteristiche della sindrome metabolica, caratterizzata da ipertensione arteriosa, iperlipidemia, ridotti livelli di HDL-C, aumento della circonferenza della vita, alterata tolleranza glucidica).

Il bambino obeso: esame obiettivo ed iter diagnostico

L’esame obiettivo del bambino sovrappeso/obeso deve indagare circa la familiarità per obesità, dislipidemie, diabete, malattie cardiovascolari. Inoltre deve essere considerata l’età e le modalità di insorgenza di tale patologia, ricostruire una curva di crescita staturo-ponderale, indagare circa le abitudini alimentari, eventuale storia mestruale, livello socio-economico della famiglia, valutazione di problematiche psicologiche-relazionali in ambito familiare e/o scolastico.

Deve essere ovviamente rilevato peso e statura, ma anche pressione arteriosa, stadio puberale, presenza di irsutismo o altri segni di iperattività androgenica, volume testicolare, sviluppo psichico, la presenza o meno di dismorfismi facciali e anomalie delle mani e dei piedi.

Per una valutazione più approfondita possono essere impiegate metodiche non invasive, quali psicometria cutanea, impedenziometria e studio delle circonferenze corporee. Alcune indagini ematochimiche e strumentali devono essere richieste in presenza di obesità essenziale (tabella 5), mentre nel sospetto di obesità secondaria possono essere aggiunte le indagini seguenti (tabella.6).

Tab. 5 – Indagini di laboratorio proposte il corso di obesità essenziale


Indagini ematologiche consigliate:
Glicemia, insulinemia, creatinina, emocromo, sideremia, ferritina, colesterolo totale, trigliceridi, HDL-C, uricemia, TSH, fT4.


Tab.6 – Indagini diagnostiche proposte in corso di obesità secondaria


  • Rx del polso e della mano sinistra per valutazione dell’età ossea
  • Consulenza genetica
  • Consulenza endocrinologica
  • Visita oculistica per studio del fundus oculi
  • Calcio, fosforo, fosfatasi alcalina, cortisolo urinario

Quale dieta in età evolutiva?

Una corretta alimentazione, valida anche per l’età infantile, prevede che il 12-15% delle calorie sia fornito dalle proteine, il 25-30% circa dai lipidi e il 55-60% circa dai carboidrati. La percentuale dei lipidi dovrebbe essere suddivisa in: 10% acidi grassi saturi, 7-8% polinsaturi e 12-13% monoinsaturi. L’apporto di colesterolo non deve superare i 100 mg/1000 kcal.

Per dieta bilanciata ipocalorica s’intende uno schema caratterizzato da un apporto energetico inferiore (riduzione del 30% di calorie rispetto al fabbisogno energetico raccomandato per l’età). In tabella 7 vengono riportati gli apporti calorici medi che tengono già conto di una modica attività fisica.

Tab. 7 – Apporti calorici consigliati


La distribuzione dei pasti deve avvenire in 5 appuntamenti con il cibo, così suddivisi:

15% di calorie a colazione, presenza di frutta e verdura nella giornata, due piccoli snack che apportino un 10-15% di energia, 35-40% a pranzo, 30% a cena (28).

Il calo ponderale deve risultare lento ma progressivo e la dieta deve essere ipocalorica bilanciata in termini di macronutrienti (proteine, carboidrati, lipidi) e contenere il quantità adeguata minerali e vitamine. Comunque il tipo di trattamento dipenderà dal grado di obesità, dall’età, dalla presenza di complicanze, dalla volontà del bambino e della famiglia di cambiare.

Quali porzioni per l’età evolutiva?

In pratica, come organizzare una dieta per l’età evolutiva? Spesso è sufficiente adeguarsi alle quantità medie per le diverse fasce di età, come riportato in tabella 8. Come prima affermato e, in presenza di un bambino sovrappeso/obeso, è consigliato ridurre tali porzioni del 30%.

Tabella 8 – porzioni alimentari


Adolescenza

L’adolescenza è notoriamente un periodo di grandi cambiamenti e di grosse conflittualità.

La ricerca di una propria individualità si manifesta un po’ in tutti gli aspetti della vita e di conseguenza anche in quello alimentare.

È in questa fase, purtroppo, che buona parte della popolazione giovanile si allontana da un modello nutrizionale bilanciato e corretto. Anche se oltre 8 adolescenti su 10 dicono che una corretta alimentazione è essenziale per la salute, la maggior parte pranza fuori casa e finisce spesso per assumere hamburger, patatine, snack e bibite zuccherate. Oggi il 20-30% degli adolescenti è obeso, soprattutto al Sud Italia. È un dato da non sottovalutare, anche perché un adolescente obeso sarà quasi certamente un adulto obeso, che può andare incontro a gravi patologie (tabella 9).

In genere, in età adolescenziale si ha una stima confusa della propria classe di peso, fino a quadri di vera e propria dismorfofobia, ovvero una sensazione soggettiva di deformità o di difetto fisico, per la quale il paziente ritiene di essere notato dagli altri, nonostante il suo aspetto rientri nei limiti della norma. Nei ragazzi le spalle si allargano, aumenta il tessuto muscolare, tendono a perdere peso. Di contro, le ragazze, a causa del rallentamento della velocità della crescita, tendono ad ingrassare, e, soprattutto, ad accumulare adipe nei fianchi. La conseguenza (non banale!) di tutto ciò è che i maschi sono generalmente molto contenti di quello che gli sta succedendo, mentre le femmine no.

Il perché è facilmente immaginabile: nella nostra società le ragazze inseguono il mito della magrezza. La pubertà è invece per loro associata ad una tendenza inesorabile ad ingrassare; il vedersi grasse (soprattutto rispetto ai canoni che la società ci impone) si associa molto spesso ad una percezione negativa di sé e del proprio corpo e questo comporta, molto spesso, l’inizio di diete severe.

L’anoressia, spesso associata alla bulimia, è una malattia dei nostri tempi: nel 1955 erano anoressici 30 giovani su centomila, oggi sono 80. Colpisce quasi l’1 per cento delle diciassettenni, ma ultimamente si ammalano anche ragazze più giovani, di 12-13 anni. La causa scatenante può essere il disagio verso il proprio corpo, ma anche un lutto, una delusione amorosa, un conflitto con i genitori o un episodio depressivo di un genitore.

Nelle indagini nutrizionali svolte in Europa e negli USA è generalizzato l’eccessivo consumo di proteine animali e di grassi, un elevato apporto di acidi grassi saturi, un ridotto apporto di carboidrati e di fibra alimentare, con la quota di zuccheri semplici superiore al 10% raccomandato. Elevato è invece il consumo di sodio mentre calcio, ferro e acido folico sono assunti in maniera insufficiente.

L’adolescenza è quindi zona di confine, spesso trascurata dal pediatra, dal medico generico e, talvolta, dalla famiglia. Il flusso di informazioni e, in genere il dialogo è invece fondamentale. Il controllo del giusto rapporto peso/statura deve poter continuare (tab.9), interessando i ragazzi alle tematiche nutrizionali proprie dell’età. E’ bene ribadire, durante le visite di controllo, le porzionature corrette per l’età adolescenziale (tabella10) ed informare i giovani circa gli snack-food ed i fast-food.

Tab. 9- Valori soglia del BMI in età adolescenziale (15)

Tab. 10 – Porzioni indicative quotidiane degli alimenti nell’adolescente


È nell’adolescenza che i ragazzi prendono sempre più “confidenza” con i “fast food”, possibile fonte di squilibri nutrizionali nel senso di un eccessivo introito di grassi e di proteine animali ed un ridotto apporto di fibre. Un errore spesso commesso dai frequentatori di fast-food è quella di ritrovarsi tra amici in un ambiente accogliente ed informale e, proprio per occupare un tavolo, consumare cibi e bevande prima o dopo aver assunto il pasto “casalingo”.

È bene invece valutare quali sono gli introiti di questi alimenti. L’apporto calorico dei soft-drink (cola, aranciata) può arrivare fino a 220 kcal e, perfino, una porzione (25 grammi) di salsa (barbecue, agrodolce), incrementa il nostro “bagaglio calorico” di 50 kcal. Gli alimenti, proposti sempre in veste accattivante, non sono tutti uguali. Alcuni risultano effettivamente ipercalorici (tabella 11).

Tab. 11 – Fast-food: alimenti ipercalorici


Altri prodotti possono essere saltuariamente inseriti nell’ambito di una alimentazione diversificata (tabella 12).

Tab. 12 – Fast-food: i possibili


Aumento dell’attività fisica

La terapia dell’obesità in età evolutiva deve tenere conto di una complessa serie di fattori che interagiscono gli uni con gli altri.

Questo sistema multifattoriale può essere concettualizzato usando l’acronimo EST (Ecological System Theory). EST enfatizza il concetto di esaminare il contesto o la nicchia ecologica in cui la persona è collocata per capire l’emergenza di particolari caratteristiche e adeguare le strategie terapeutiche. Una moderata attività fisica, come camminare o andare in bicicletta offre sostanziali benefici per la salute. È dimostrato che uno stile di vita sedentario nell’infanzia favorisce lo sviluppo di malattie cardiovascolari, diabete e obesità in età adulta.

I bambini di oggi spendono approssimativamente circa 600 kcal al giorno in meno dei loro coetanei di 50 anni fa. Recenti linee guida suggeriscono che i bambini dovrebbero accumulare 60 minuti di moderata-intensa attività fisica ogni giorno, integrata da attività regolari che migliorino la forza e la flessibilità.

Quindi, non è corretto pensare di perdere peso semplicemente sottoponendosi a diete (a volte troppo drastiche).

È invece fondamentale associare a regimi controllati un aumento dell’attività fisica che dovrà poi divenire parte dello “stile di vita”.

Il suggerimento è quello di affidarsi ad un istruttore qualificato per non rischiare di intraprendere discipline inadatte agli obiettivi o alle nostre capacità (coloro che fino a ieri hanno sollevato al massimo le borse della spesa o il telecomando del televisore non possono cambiare se non gradualmente l’intensità dell’attività fisica).

Soprattutto in questi casi, ma comunque in ogni altro caso, è importante una visita medico-sportiva.

Perfino i produttori di videogame sono “sensibili” al problema. Alcuni videogiochi invitano i bambini ad alzarsi dal divano per indurli a saltare davanti alla TV.

In particolare “kinetic” ha trasformato la PlayStation in una palestra virtuale. In arrivo sono anche Powergrid e Game-runner: spingendo un manubrio con forza o camminando su un tapis-roulant si otterrà il duplice scopo di giocare e bruciare contemporaneamente calorie.

Non siamo lontani dal pensare di azionare con il lavoro muscolare questi accattivanti intrattenimenti virtuali!

Marketing o educazione alimentare?

Le scelte alimentari condizionano inevitabilmente il nostro stato di salute ed il funzionamento dei diversi organi ed apparati; per tale ragione è utile, non solo conoscere le caratteristiche dei diversi alimenti che entrano nella nostra dieta, ma anche i diversi fabbisogni nutrizionali nelle varie età.

Siamo “assediati” da una pubblicità diretta soprattutto ad un pubblico giovane, che inevitabilmente influenza le scelte alimentari dell’intera famiglia.

Ogni settimana, sulle diverse reti televisive, vengono “proposti” circa 1800 spot pubblicitari nelle fasce orarie e nei programmi dedicati ai bambini; di questi circa il 26% di questi è dedicato ai prodotti alimentari (171.000 ogni anno). Al primo posto si trovano biscotti e merendine (non certo frutta e verdura!).

Le informazioni fornite dai mass media concorrono spesso a disorientare il consumatore: se da un lato ci invogliano a comprare (e mangiare) di tutto, dall’altro propongono comunque un modello di perfetta forma fisica. Inoltre, la diffusione di ipermercati, discount e centri commerciali, con il conseguente costo relativamente contenuto dei cibi, hanno contribuito ad un aumento dei consumi.

Sono presenti diversi e talora subdoli tentativi di orientare i “bisogni” alimentari:

  • Legare “ l’alimentazione al gioco, fino a “giocare” con il cibo, e richiedere cibo non tanto per effettivo bisogno, ma spesso per completare la collezione di figurine o di gadget (comunque inquinanti per l’ambiente).
  • Invitare i ragazzi alla lettura di libri “unitamente” a barrette di cioccolato.
  • Convincere i consumatori della presenza nefasta del sodio solo nell’acqua minerale ma non negli snack salati o nelle patatine.
  • Attribuire “ovvii pregi” ad alcuni alimenti: acqua o caramelle prive di colesterolo!
  • Esporre nei pressi delle casse di supermercati, discount, centri commerciali dolciumi, gelati e chewin-gum di ogni foggia e gusto.
  • Ammaliare i consumatori con frasi tipo “You know the old routine: exercise more, eat less, cut the fat, cut the snacks. Cut the snacks? NO WAY! The days of watching everyone bite into crunchy, crispy Pringles chips while you nibble on a lettuce leaf are over!” (da www.pringles.com). Il problema è che questi famosi snack salati (38 grammi di lipidi ogni 100 g), hanno un apporto calorico di 450 kcal/100 g, ben lontano dall’insalata (19 kcal/100 g).

Attenzione poi alle bevande ed alimenti senza zucchero: non sono automaticamente senza calorie. In sostituzione del saccarosio, il dolcificante più usato, è il sorbitolo.

Pur avendo le stesse calorie dello zucchero, fornisce circa la metà delle calorie del saccarosio e può essere adatto ai diabetici. L’incremento del consumo di tale dolcificante ha prodotto la “sindrome della segretaria inglese”.

È la sindrome degli abituali masticatori di chewing-gum o caramelle aggiunte di sorbitolo. Questo può non essere assorbito completamente a livello intestinale e, in caso di uso eccessivo, può causare gonfiore, meteorismo intestinale ed alitosi.

Altro dolcificante a buon mercato è lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio: la sua comparsa sul mercato ha coinciso con l’incremento dell’obesità (29).

Il fruttosio è un prodotto largamente impiegato come dolcificante nei soft drinks ed ha la caratteristica di non stimolare la secrezione di insulina né quella della leptina, importanti segnali di regolazione dell’introduzione di cibo. Nel frattempo il consumo di frutta e di succo di frutta senza zuccheri aggiunti va progressivamente calando, come anche il consumo di latte.

L’Accademia Americana di Pediatria suggerisce di non dare succhi di frutta o prodotti di frutta zuccherata dalla nascita al sesto mese e di somministrare con moderazione succhi di sola frutta da 1 a 4 anni (30).

E non è tutto: è in arrivo sul mercato una speciale carta in grado di riprodurre animazioni ed effetti grafici sulle confezioni dei prodotti alimentari. Si tratta di un sottile display fotocromico che stimolato da una lieve carica elettrica mostra e nasconde l’inchiostro, creando giochi di testi e immagini.

L’obiettivo principale di queste merendine animati sono i ragazzini che non si limiteranno più a chiedere il prodotto ma arriveranno addirittura a “pretenderlo”.

Insomma, “mala tempora currunt” ed è indispensabile evitare di cadere nelle diverse e sempre più complesse trappole alimentari. Se è vero che la pubblicità ci invita a mangiare di tutto è vero anche che il modello fisico proposto dai mass-media è magro, in forma e, quasi sempre, giovane. E allora, una volta che siamo divenuti sovrappeso o peggio? Ecco che altre ditte ci propinano “pillole e barrette miracolose”. Evitiamo pertanto di riempirci oltre misura di cibo, per poi sottoporre il nostro fisico a diete scomposte ed attività fisica eccessiva: cerchiamo invece di fare pace con il cibo.

I principali errori alimentari nutrizionali sono i seguenti:

 

  • La prima colazione è di frequente frettolosa, ridotta o “dimenticata”
  • Lo spuntino del mattino è, di conseguenza, ipercalorico
  • ll latte è spesso precocemente abolito e sostituito da bevande gassate e zuccherate (che determinano una ridotta assunzione di calcio ed aumento della quota di fosforo assunto con la dieta)
    è frequente un consumo eccessivo di proteine animali, grassi saturi e sodio, mentre si registrano carenze di carboidrati complessi (amidi), fibra alimentare, calcio, ferro, zinco ed acido folico.
  • Il pranzo è spesso incompleto e veloce
  • La merenda del pomeriggio, carente di latte o yogurt o frutta, è basata su cibi industriali (snack dolci o salati)
  • La cena (molto spesso l’’unico momento di “aggregazione familiare”), tende ad essere il pasto principale della giornata, spesso ipercalorico e carente comunque di verdure e frutta
  • La tendenza è di ridurre il numero dei pasti assunti a casa negli orari canonici al e di consumare più ” pasti-snack”, consumati senza soluzione di continuità durante la giornata a scuola, al lavoro o nei locali pubblici
  • La diffusione di distributori automatici di alimenti ad alto contenuto di grassi e di zuccheri semplici e di bibite analcooliche dolci, non facilita il corretto comportamento alimentare
  • Infine è pressante il ruolo dei mass media, i soli a fare educazione alimentare, quasi mai obbiettiva.
  • Quali indicazioni di massima è giusto seguire in caso di sovrappeso?
  • Mangiare solo per fame e non per altre ragioni
  • Evitare l’alimentazione automatica
  • Non fare altro quando si mangia (es. non guardare la televisione)
  • Poggiare la forchetta tra un boccone e l’altro
  • Evitare di tenere a tavola i piatti di portata
  • Ridurre i grassi di condimento (maionese, burro, strutto) ed eliminare i cibi che ne contengono grosse quantità (formaggi grassi, tagli grassi di carne, salse, condimenti in eccesso)
  • Ridurre o evitare succhi di frutta, bevande gassate o altre “tentazioni” (biscotti, merendine, snack, insaccati, formaggini, dolci, ecc.)
  • Ridurre o eliminare alcool, zuccheri e dolci in eccesso
  • Evitare tè e bibite gasate dolci (bevande senza zucchero non sono senza calorie!)
  • Diffidare dalle proposte alimentari che prevedono l’esclusione di pane e pasta dalla dieta: sono regimi squilibrati che possono condurre a risultati soddisfacenti nell’immediato, ma non garantiscono il mantenimento, né tantomeno l’educazione alimentare, cioè l’acquisizione di quel “sapere” che permetterà scelte consapevoli nel lungo periodo
  • Ridurre il sale da cucina. È necessario rammentare che il sale (sodio e potassio) non è solo quello che si aggiunge al cibo, ma è presente in molti altri alimenti: cibi in scatola, affettati, affumicati e sotto sale, dadi da brodo, alcune acque minerali. È consigliato comunque l’impiego del sale iodato
  • Non è difficile dare un taglio alle calorie in eccesso. Non pensare di recuperare la linea saltando qualcuno dei pasti (si arriva al pasto successivo ancora più affamati). E’ indicato frazionare il numero dei pasti inserendo spuntini “soft” (un frutto – preferibilmente pompelmo o ananas, una tisana con due fette biscottate o due biscotti secchi, uno yogurt magro o un bicchiere di latte scremato con un cucchiaio di cereali integrali)
  • Iniziare il pasto dalla razione di verdura (per favorire la comparsa del senso di sazietà) o meglio ancora con un passato di verdure. Si può puntare su alcuni ortaggi che hanno effetto diuretico/depurativo quali carciofi, cipolle, finocchi, lattuga
  • Fare attenzione ai sistemi di cottura: frittura e sistemi che richiedono troppi condimenti sono da evitare. Preferire quindi la cottura ai ferri, lesso, a vapore, al cartoccio. In questo modo è possibile utilizzare i condimenti a crudo sugli alimenti cotti e pronti per il consumo. Ciò consente di utilizzare non più di tre cucchiai di olio al giorno
  • Esistono dei trucchi per tagliare le calorie e conservare il gusto: mantecare i risotti con yogurt magro o con un cucchiaio di besciamella e non con il burro, utilizzare spezie, aromi, aceto, capperi, qualche oliva, piccole quantità di senape, salsa di pomodoro, poco vino secco, succo di limone o di arancia per la cottura degli alimenti.

In conclusione, mangiamo troppo?

Non solo, spesso mangiamo male e quello che capita.
Quali sono i motivi della epidemia obesità? Eccessiva disponibilità di cibo a buon mercato, eccessiva sedentarietà, introito calorico eccessivo.

Molto spesso i bambini hanno un’alimentazione monotona e mangiano spesso le stesse cose a pranzo e a cena.

La refezione scolastica è ancora oggi considerata con diffidenza dai genitori che, molto spesso si “preoccupano” ma non di “occupano” dei propri figli. La pastasciutta si conferma il piatto “tuttofare” seguita dalla carne, mentre le verdure sono le più detestate in età pediatrica. Gli errori alimentari sempre rilevati sono: colazione del mattino assente o scarsa, snack a scuola, un pranzo spesso frugale o squilibrato (vedi scarti di mensa), merenda spesso davanti alla TV e, infine, mega-cena.

Secondo alcuni analisti le previsioni sull’aumento della vita media negli USA dovranno essere ridimensionate a causa delle conseguenze sulla salute di quella che ormai definita come una vera e propria epidemia.

In Italia, tra il 1994 ed il 1999, l’ISTAT ha registrato un aumento del 25% dei casi di obesità e almeno 16 milioni di italiani dovrebbero perdere qualche chilo.

In mancanza della “pillola” miracolosa, meglio cambiare lo stile di vita, muovendosi di più e facendosi guidare verso un programma che aiuti a cambiare le proprie abitudini.

È infatti indispensabile imparare a mangiare ed è obbligatorio saper scegliere tra gli innumerevoli prodotti del mercato alimentare.

I cardini della dieta mediterranea (pane, pasta, olio di oliva, frutta e verdura di stagione, poca carne “bianca” e pesce) nelle giuste quantità, sono tuttora validi e consigliati a livello internazionale.

Per tutto questo è fondamentale continuare nell’opera divulgativa ed informativa di come e quanto mangiare, nonché richiamare l’importanza dei prodotti alimentari della natura e della loro tipicità territoriale, che soli possono consentire a noi tutti uno stato di salute ottimale (tabella 13).

Tab. 13- Campagna di educazione alimentare “Oggi imparo a mangiare dal mio Pediatra” (ideazione di www.giustopeso.it)


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