Una corretta alimentazione dovrebbe essere un’abitudine trasmessa continuamente ai nostri figli sin dall’infanzia per non essere in futuro adolescenti obesi.

Ma, durante la pubertà, tali segnali rischiano di interrompersi, influenzati dall’adolescenza, periodo di grandi cambiamenti e di grosse conflittualità. La ricerca di una propria individualità si manifesta in tutti gli aspetti della vita e di conseguenza anche in quello alimentare.

È in questa fase, purtroppo, che buona parte della popolazione giovanile si allontana da un modello nutrizionale bilanciato e corretto.

Anche se oltre 8 adolescenti su 10 dicono che una corretta alimentazione è essenziale per la salute, la maggior parte consuma i pasti fuori casa e finisce spesso per assumere hamburger, patatine, snack e bibite zuccherate. Oggi il 20-30 % degli adolescenti è obeso, soprattutto nel sud Italia.

È un dato da non sottovalutare, anche perché un adolescente obeso sarà quasi certamente un adulto obeso, che può andare incontro a gravi patologie.

In genere, in età adolescenziale si ha una stima confusa della propria classe di peso, fino a quadri di vera e propria dismorfofobia (sensazione soggettiva di deformità o di difetto fisico, per la quale il paziente ritiene di essere notato dagli altri, nonostante il suo aspetto rientri nei limiti della norma).

È utile conoscere, a questo proposito, il valore medio della massa grassa nei soggetti in età evolutiva. Fino a 4 anni il valore medio della massa grassa è simile nei due sessi (16-17% del peso corporeo).

In seguito le femmine aumentano la massa grassa, fino a raggiungere il 25% del loro peso mentre i maschi contengono questa percentuale (13%). Quindi, nei ragazzi le spalle si allargano, aumenta il loro tessuto muscolare, tendono a perdere peso.

Di contro, le ragazze, a causa del rallentamento della velocità della crescita, tendono ad ingrassare e, soprattutto, ad accumulare adipe sui fianchi. La conseguenza (non banale!) di tutto ciò è che i maschi sono generalmente molto contenti di quello che gli sta succedendo, mentre le femmine no. Il perché è facilmente immaginabile: nella nostra società le ragazze inseguono il mito della magrezza.

La pubertà è invece per loro associata a una tendenza inesorabile ad ingrassare; il vedersi grasse (soprattutto rispetto ai canoni che la società ci impone) può associarsi a una percezione negativa di sé e del proprio corpo e questo comporta, molto spesso, l’inizio di diete severe.

L’anoressia, spesso associata alla bulimia, è una malattia dei nostri tempi: nel 1955 erano anoressici 30 giovani su centomila, oggi sono 80. Colpisce quasi l’1% delle diciassettenni, ma ultimamente si ammalano anche ragazze più giovani, di 12-13 anni. La causa scatenante può essere il disagio verso il proprio corpo, ma anche un lutto, una delusione amorosa, un conflitto con i genitori o un episodio depressivo di un genitore.

Nell’adolescenza, poi, i rapporti sociali si vanno formando sempre più ed è proprio questa la fase in cui i ragazzi frequentano assiduamente i “fast-food”. Ormai è dimostrato che il frequente consumo di pasti “fast-food”, può rappresentare una possibile fonte di squilibri nutrizionali nel senso di un eccessivo introito di grassi e di proteine animali e un ridotto apporto di fibre.

Un errore spesso commesso dai frequentatori di fast-food (essenzialmente in età giovanile) è quella di ritrovarsi tra amici in un ambiente accogliente e informale e, proprio per occupare un tavolo, consumare cibi e bevande prima o dopo aver assunto il “pasto casalingo”.

Incentivazione dell’attività fisica

La terapia dell’obesità infantile deve tenere conto di una complessa serie di fattori che interagiscono gli uni con gli altri.

I bambini di oggi consumano approssimativamente circa 600 kcal al giorno in meno dei loro coetanei di 50 anni fa. Recenti linee guida suggeriscono che i bambini dovrebbero praticare 60 minuti di moderata/intensa attività fisica ogni giorno, integrata da attività regolari che migliorino la forza e la flessibilità.

Comunque l’attività fisica per i bambini piccoli deve essere di intrattenimento e divertente. È quindi fondamentale incentivare sempre una moderata attività fisica: il camminare o andare in bicicletta offrono sostanziali benefici per la salute.

È dimostrato che uno stile di vita sedentario nell’infanzia favorisce lo sviluppo di malattie cardiovascolari, diabete e obesità in età adulta. Negli anni Novanta del XX secolo, il diabete mellito di tipo 2 veniva diagnosticato solo nell’1-2% dei giovani; dal 1994 rappresenta più del 16% dei nuovi casi di diabete infantile.

Comunque un valore di glicemia nel bambino superiore a 100 mg/dl deve essere considerato anormale e meritevole di approfondimento diagnostico.

Altra funzione del Pediatra:responsabilizzare i genitori!

Per molti secoli il compito principale dei genitori è stato quello di assicurare ogni giorno il cibo ai propri figli. Negli ultimi decenni, nei Paesi ritenuti più industrializzati, il panorama è totalmente cambiato. L’offerta alimentare è aumentata in maniera impressionante e si è passati a un’alimentazione eccessiva e spesso monotona: un bambino sovrappeso è un problema complesso per se stesso, per la sua famiglia e per la società.

In ogni famiglia c’è spesso un settore della vita del figlio a cui dedicare particolare attenzione: scuola, amici, sport; in questo senso anche l’alimentazione costituisce un classico “terreno di battaglia”.

D’altra parte attraverso il comportamento alimentare i genitori hanno l’opportunità di capire il proprio bambino. Il consiglio è allora quello di non fuggire dal problema ma di raccogliere la sfida che può costituire un’occasione unica di maturazione e di crescita per la famiglia nel suo complesso. Spesso si mangia più del necessario per ansia, tristezza o noia. La soluzione? Non solo ridurre la quantità degli alimenti ma anche cercare i motivi della sofferenza che causa l’iperalimentazione.

Importante è ricostruire l’autostima dell’individuo.

“Mio figlio non mangia niente!” Ancora oggi il cibo è considerato simbolo di sicurezza e serenità.

Spesso uno o entrambi i genitori sono convinti di essere più validi se riescono a “ipernutrire” il proprio figlio. Il bambino può allora avere due comportamenti: assecondare i genitori, diventando così sovrappeso o, al contrario, mangiare sempre meno. Una volta seduti a tavola sarebbero da evitare frasi come quelli riportate nella figura della pagina successiva.Complessivamente esprimono in maniera autoritaria un solo concetto: “in te c’è qualcosa di negativo!”.

Il risultato è scontato: il bambino non collabora più alla sua alimentazione e tende a rifiutare gli alimenti proposti. Attenzione.

Il gusto può essere educato, anche in maniera negativa: negli ultimi decenni, ad esempio, è aumentato il consumo di fruttosio (dolcificante a basso costo derivato dal mais) e, di pari passo, il tasso di obesità. Attualmente i nostri bambini fin dai primi mesi di vita sono “addomesticati” al gusto dolce che ricercano poi, negli anni successivi, negli alimenti, a costo calorico eccessivo. In questo senso bibite dolci e gassate non aiutano certo a controllare il peso corporeo.

Le problematiche alimentari non risolte in età scolare si ripercuotono, inevitabilmente, in età puberale. L’indagine, che la Società Italiana di Pediatria effettua ormai da diversi anni su un campione nazionale di studenti di età compresa tra i 12 e i 14 anni mostra un rapporto non incoraggiante: largo impiego dei fuoripasto e alimentazione poco variata. 1 ragazzo su 3 dichiara di mangiare quotidianamente, al di fuori di pranzo e cena, biscotti, panini, cioccolata, caramelle, gelati, patatine e merendine. L’altro problema nutrizionale deriva dalla dieta poco variata: il 15% degli intervistati ha dichiarato di mangiare “sempre le stesse cose” e il 41% di mangiare “solo le cose che piacciono”. I comportamenti alimentari, inoltre, peggiorano con l’aumentare delle ore trascorse davanti alla televisione o ad un PC.

È quindi necessario impostare, fin dai primi anni di vita del bambino, un programma educativo che può essere riassunto nella tabella 3. Frutta e verdura andrebbero assunte in quantità adeguata (per intenderci un volume pari a 5 “pugni” del bambino al giorno) e l’impiego del sale andrebbe ridotto, anche mediante l’impiego delle spezie che possono essere usate per insaporire gli alimenti.

Educare la nostra alimentazione è quindi possibile ma è necessario una pur minima attenzione, evitando di mangiare “come capita” e soprattutto, perché impossible is nothing!

Impossibile è solo una parola pronunciata dai piccoli uomini che trovano più facile vivere nel mondo che gli è stato dato, piuttosto che cercare di cambiarlo, è un’opinione. Impossibile non è una regola, è una sfida. Impossibile non è uguale per tutti Impossibile non è per sempre.

Adolescenti obesi

 

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