A cura di Rossella Aromando – Psicologa psicoterapeuta


Segnali da riconoscere e strategie da mettere in pratica. Guida per genitori e insegnanti.

In questa rubrica ci concentreremo sui disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, analizzando nello specifico l’anoressia e la bulimia.

I disturbi alimentari sono delle sindromi gravi e complesse, determinate da componenti sociali, familiari, individuali e neurobiologiche non ancora chiaramente definite.

Spesso i sintomi dell’anoressia e della bulimia sono la manifestazione di un dolore profondo che per esprimersi utilizza il linguaggio del cibo e del corpo.

La persona che soffre di anoressia non riconosce il disturbo alimentare come un comportamento anomalo ma, al contrario, lo vive come una soluzione alle proprie fragilità emotive. Il controllo ossessivo del cibo e delle calorie, l’illusione onnipotente di dominare le proprie forze e il proprio corpo compensano una paura angosciosa di vulnerabilità.

D’altro canto, il genitore di una persona affetta da un disturbo alimentare si sente disorientato, impotente e spaventato.

Interpretare, accogliere e rispettare lo strillo silenzioso del figlio è un compito particolarmente delicato. Spesso il disturbo inizia con una normale dieta o con l’intento di dedicare tempo e attenzioni alla propria immagine.

Spesso il genitore non riesce a decifrare i campanelli d’allarme, anche perché il carico emotivo e le tensioni accumulate nella gestione dei comportamenti di rifiuto possono ostacolare un dialogo più sereno e spostare l’attenzione dall’ascolto del disagio alle lotte di potere.

L’adulto che propone, o peggio impone, un’alimentazione adeguata e una diversa lettura della realtà corre il rischio di diventare un nemico e di innescare dinamiche conflittuali e patologiche che possono aggravare la situazione.

L’identificazione precoce dei disturbi dell’alimentazione può accompagnare la famiglia verso una cura adeguata e tempestiva e migliorare la prognosi.

Il trattamento prevede un lavoro multidisciplinare, integrato ed individualizzato, con un percorso di riabilitazione e/o psicoeducazione alimentare e una presa in carico degli aspetti medici, psicologici e familiari.

Come riconoscere i campanelli d’allarme?

Il rapporto con il proprio corpo è soggettivo, dinamico (si trasforma durante la crescita) e sensibile alle esigenze dettate dal contesto sociale.

Molti comportamenti a rischio sono governati da regole socialmente approvate, dettate da una cultura dell’apparenza, dell’onnipotenza e del perfezionismo.

Stabilire confini netti tra la normalità e la patologia non è facile, anche perché i segnali si sviluppano in modo graduale. Proviamo, dunque, a tracciare un quadro dei sintomi comportamentali ed emotivi più diffusi tra le persone che soffrono di anoressia e bulimia.

Consigli per i genitori

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    • Controllare i propri comportamenti alimentari.
      Diversi studi notano una forte correlazione tra le abitudini alimentari della madre e del figlio, in parte determinata da condizioni biologiche e genetiche, in parte condizionata dall’esposizione e dall’imitazione;
    • Definire la gravità della situazione.
      Soprattutto nella fase iniziale è difficile stabilire il margine di rischio. Per capire se l’ossessione per la dieta e per il corpo sta diventando pericolosa, il genitore deve osservare lo stile di vita del ragazzo e porre particolare attenzione ai seguenti aspetti:

    • Analizzare la situazione in maniera risoluta. Spesso i genitori alternano periodi di negazione del disagio in cui si mostrano estremamente permissivi e compiacenti, a momenti di sconforto o angoscia in cui diventano dispotici e coercitivi.
      È, invece, assolutamente necessario identificare il disturbo e assumere una posizione emotiva e comportamentale chiara e propositiva;
    • Avvicinarsi al figlio con il giusto approccio, utilizzando un atteggiamento partecipe ed accogliente ma risoluto e contenitivo.
      Il messaggio che deve arrivare al figlio è: “proprio perché capisco la tua difficoltà , ho il dovere di prendermi cura di te e della nostra famiglia, anche se in questo momento tu non sei d’accordo con me!”;
    • Non concentrarsi sul cibo e sul peso. Per costruire un dialogo costruttivo i genitori devono cercare di portare l’attenzione sulle proprie preoccupazioni, sulla qualità di vita del ragazzo, evitando di parlare di alimentazione e di controllare la quantità ingerita.

    Accompagnare l’adolescente, e l’intero sistema familiare, verso il percorso di cura adeguato.

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